11/10/2007
Silently Broken
Subject: AU (tutti umani).
Warnings: Tentato stupro, tentato suicidio.
Rating: NC17.
Genere: Dramma psicologico.
Lunghezza: 53 Capitoli (68030 parole)
Summary: Ogni notte, telefono in mano, Buffy Summers da a un uomo la colonna sonora vivente delle loro fantasie. Ha iniziato come semplicemente un altro lavoro – ma cos’accade quando ‘Spike’ appare dall’altra parte del telefono e poi nella sua vita come il vero William, fratellastro del suo patrigno?
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Permesso dell'autrice: Thank you so much...and since I haven't said so officially, yes you may translate Silently Broken--in fact I am very honored that you want to do so. Thank you. -Suzee
Link per la ff originale:http://spikeluver.com/SpuffyRealm/viewstory.php?sid=17980
Capitoli: Prologo 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 32 | 33 | 34 | 35 | 36 | 37 | 38 | 39 | 40 | 41 | 42 | 43 | 44 | 45 | 46 | 47 | 48 | 49 | 50 | 51 | 52 | 53 | Epilogo
Ho sentito uscire la voce
Mi sentivo morire
Fa così male farti male
Allora guardami
Non stai più gridando
Sei silenziosamente distrutta
‘Puoi sentirlo? Puoi, gattina? Sentirmi dentro di te?‘Non sapeva com’era arrivato a questo.
Al diavolo, era una bugia; sapeva esattamente come ci era arrivato. Dru, il suo amore per molti anni, si era rivelata essere una grande cagna e l’aveva piantata dopo averla trovata a letto col suo vicino e anche sua moglie.
Ora erano passati tre mesi e lui ancora non aveva nessuno. Aveva considerato la possibilità di andare in un locale e chiedere a qualche ragazza di stare con lui, sapeva che lo avrebbe fatto stare meglio.
Ma con la fortuna che aveva, qualunque ragazza avrebbe trovato sarebbe stata la ragazza di qualcuno. E lui non voleva mettere qualche altro tizio nella situazione in cui era lui.
Così, aveva chiamato una di quelle linee erotiche, o come diavolo erano chiamate.
‘Oh si! Dio, Spike sono così vicina, solo un altro po-‘
‘Buffy… su amore… ci sei quasi… su, vieni per me… adoro i suoni che fai… vieni per me, solo per me’
‘Oh! Spikeeeee!’ gridò lei
Quindi aveva chiamato la linea, furente per l’idea di spendere quasi due dollari al minuti solo per ascoltare qualche connetta che faceva del suo meglio per sembrare sexy al telefono.
E invece c’era Buffy.
“Ti senti bene, dolcezza?” chiese Spike dopo circa un minuto di conversazione.
“Huh? Si, certo. Cosa vuoi fare?”
“Amore, sul serio, cosa non va?”
“Niente di serio. Senti, stai pagando per questo” gli ricordò quello che cercava di dimenticare “Non voglio che paghi per niente”
Non voleva fingere che lui e Buffy avrebbero davvero avuto questo genere di conversazioni se si fossero mai davvero incontrati, ma voleva mostrarle che negli ultimi mesi era davvero arrivato a capirla.
E ora solo gli squisiti suoni che emetteva quando veniva.
“Dici bene, pago per uesto, quindi che ne dici se faccio quello che voglio e mi dici che cosa ti distrae così tanto” disse determinato.
Buffy poteva solo sperare che qualcuno così dolce – per non menzionare quanto fosse incredibilmente sexy – come Spike avrebbe voluto avere a che fare con lei se l’avesse incontrata dal vivo. Ma lui le stava dando una possibilità ora… la possibilità di agire come se avessero davvero una relazione.
Sapeva che non era sicuro, che si sarebbe fatta più male di quando non avevano niente, ma per un momento ignorò.
“Davvero è solo qualcosa di stupido”
“Dimmelo comunque”
“Ho questo lavoro in cui ‘sto’ con dei ragazzi tutto il tempo, ma per tutte le ore che devo fare, non riesco mai a far funzionare una relazione vera. Vedo tutti i miei amici, con le loro grandi relazioni… e io sono sola”Gli faceva davvero male sentirla dire questo. Voleva esserci per lei… voleva lei, chiaro e semplice.
“Avrai qualcuno piccola” le disse invece.
“No, non è così” discusse “Ma grazie per cercare di farmi stare meglio” non era pronta ad accettare che lui fosse carino con lei. Era poco più di una puttana, non meritava la sua gentilezza.
“Si” le disse, odiando sentirla così disfattista “Lo troverai”
“Non voglio discutere con te” gli disse “Specialmente non quando sei tu che devi pagare. Quindi torniamo a quello che dovremmo fare con queste chiamate –“ non era a suo agio per com’era cambiato il tono della chiamata. E’ più difficile fingere che la tua vita vada bene quando qualcuno ti mostra il contrario, quindi era meglio non guardare.
Negare era una cosa divertente.
“Su Spike” disse dopo qualche momento di silenzio “Sai che ti eccito. Sai che lo vuoi…”
Sapeva cosa stava facendo. O, meglio, pensava di sapere cosa stava facendo: ricordare a entrambi che genere di ‘relaizone’ avevano.
Lo odiava, ma se questo era il meglio che poteva ottenere…
“Sai che è così, piccola. Divento duro solo pensandoti. Cosa posso fare per te?”
“Cosa vuoi farmi, Spike?” era un dolce sussurro, che lui poteva a malapena sentire “Nessun altro, giusto?” gli chiese prima che lui avesse la possibilità di rispondere alla sua prima domanda, sperando che le mentisse. Sapeva che aveva una ragazza o magari una moglie. Forse non facevano sesso, ma doveva esserci. Buffy voleva che lui le mentisse.
“Nessuno oltre a te, piccola” le assicurà
”Dio Spike, hai idea di quanto ti voglio? Come mi siedo qui sul mio letto la notte sperando che tu sia davvero qui? Ogni volta che mi sdraio sul letto pensò quanto sarebbe perfetto se fossi qui a scoparmi”
Spike si limitò a ruggire.
“Ho tutta la casa per me e potremmo fare quello che vogliamo… ovunque vogliamo. In ogni momento” aggiunse. “Potremmo passare tutta la notte insieme e poi al mattino” la sua vice stava diventando setosa, gli sussurrava tutto come fosse un oscuro segreto “Lascerei che ti alzi prima di me ed entrassi nella doccia… e poi sai cosa farei?”
Non poteva rispondere, ma non importava perché lei non voleva una risposta.
“Aspetterei giusto il tempo di lasciarti diventare bagnato e insaponato… e poi entrerei nella doccia con te – ho una doccia molto bella, Spike, grande – entrerei e non ti direi niente… e sai cosa farei dopo?”
“C-cosa?” tentò di dire, perso nelle fantasie.
“Mi inginocchierei davanti a te e ti prenderei il cazzo tra le mani strofinandolo su e giù… su… e giù, finchè tutto il sapone non se ne va e posso prenderti in bocca. Ti piace, Spike?”
“Cazzo, si”
”Si, ti piace quando ti succhio, vero? Puoi sentire le mie labbra attorno a te?” chiese, in una fantasia più attiva “Mi senti succhiarti? Senti come te lo prendo tutto in bocca prima di lasciarti lentamente andare, ancora e ancora finchè non sei quasi pronto per venire?”
Ancora non potè rispondere. Ma si liberò l’erezione dai jeans ormai stretti e iniziò a strofinarsi, gli occhi chiusi, immaginando fosse la bocca di lei.
“Ti succhierei più forte, prendendoti tutto in gola” l’idea di quello, di lei sulle ginocchia di fronte a lui nella doccia – la sua doccia – lo fece venire più velocemente di quanto pensava fosse possibile “E poi dopo averti succhiato non mi fermerei Spike. Ti leccherei su e giù, baciandoti sulla punta ogni volta finchè non fossi di nuovo duro per me. E poi…” si fermò giusto il tempo di farlo fremere di anticipazione “Mi alzerei e ti porterei le mani sui miei fianchi, e ti direi ‘Scopami, Spike’”
“Dio, Buffy” disse con voce roca, cercando di prendere controllo e perdendolo allo stesso tempo “Ti piace che ti sbatta proprio lì nella doccia, non è così?” chiese immaginandosi prenderla e allacciare le sue gambe intorno a se spingendola contro la parete della doccia “Proprio contro il muro”
“Ti prego Spike” implorò, sentento improvvisamente che la sola conversazione non era più sufficiente.
”Si piccola, allaccia le gambe intorno a me… senti il mio cazzo che si sfrega contro di te?” Buffy sentiva in effetti qualcosa, Il proprio dildo “Su amore, prendimi in quelle piccolo manic he hai e mostrami dove hai bisogno di me” attentamente si mosse perchè il dildo la penetrasse leggermente.
“Non è bello Buffy? Avermi dentro di te?”
“Ugh” gemette “Spike ti prego!”
“Lo vuoi duro, gattina? La ragazzina vuole giocare pesante?”
“Ti prego” sussurrò ancora
“Si amore, senti mentre spingo dentro di te, sempre più forte. È bello vero?” era lui ora a controllare il suo piacere come il proprio “Non è mai stato così buono, vero?”
“No, Spike… mai… più forte!” implorò muovendo le mani più forte e velocemente.
“Ugn Buffy! Senti mentre ti sbatto contro quel muro? Senti come non importa nientì’altro? Come tutto quello che puoi sentire è il mio cazzo che si muove dentro e fuori di te?”
Poteva quasi sentire l’acqua colpirle le gambe.
“Si amore, stringi le gambe, fammi entrare piccola” quando ruggì di nuovo lei venne improvvisamente, con delle convulsioni attorno al suo membro, o almeno così le sembrò “Spike!”
Il suo urlo orgasmico lo spinse oltre il limite “Oh, gattina. Dio, sei così buona. Proprio quello di cui avevo bisogno” le disse qualche minuto più tardi, dopo aver ripreso fiato.
Lei ancora prendeva fiato, così continuò liu.
“Sai che non ti avrei fatto male, vero?” non voleva ammettere quanto era vicino dal chiederle se le aveva fatto male.
“Non finchè non te lo chiedo io” rispose, non sapendo quanto lui fosse serio, ma volendo comunque rassicurarlo.
“Buffy, dolcezza, vuoi aiutarmi ad apparecchiare la tavola,” era una frase fatta a domanda, ma Buffy lo sapeva. Sua madre non le stava dando nessuna scelta.
“Mamma, è il fratello di Giles… fratellastro. Non è che dobbiamo entusiasmarlo o qualcosa. Non conosce neppure tanto Giles… voglio dire il loro papà non era precisamente un giovanotto… è più di una coincidenza se sono imparentati…” Buffy non si preoccupò se non aveva senso — lei era di cattivo umore e aveva il diritto di essere controversa anche se non aveva un buon argomento.
“Capisco che Rupert è solo il tuo patrigno e così non senti il suo fratellastro come uno di famiglia, ma lo è. Buffy, è una serata importante per Rupert,” spiegò Joyce leggermente. “Sta male per il fatto di non essere là per il fratello più giovane e con William che per favore… ha passato un periodo difficile, non essere dura con lui, per favore dolcezza. Sono solo alcune ore, puoi farlo.”
“Sì, mamma, posso,” Buffy acconsentì. Odiava che sua madre la facesse sentire come se non volesse bene a Giles; era molto più un padre lui di come Hank lo fosse mai stato e se non potesse fare la brava per questo — bene allora, era semplicemente ingrata. “Vuoi usare il servizio di porcellana di nonna Mary?”
“Sarebbe bello, cara. Vado a prenderlo.”
Come sua madre andò a prenderlo, Buffy decise di controllare il suo patrigno. “Giles,” disse, trovandolo seduto nella quiete fioca dello studio, “Posso entrare?”
“Sì, naturalmente,” disse lui apparendo confuso.
“Giles, mi… mi dispiace se sono stata una cagna stasera,” Il suo linguaggio gli fece alzare gli occhi.
“Bene non ho trovato un’altra parola, scusa” si scusò rapidamente. “Ma non intendevo niente di questo; non sono di buon umore stasera,” ‘E non solo perché ritroverai il tuo fratellastro che hai perso e questo mi fa pensare alla famiglia, e come non ne avrò mai uno mio perché l’unico uomo che voglio pensa che sono una di quelle ragazza da quattro soldi. ‘ “E penso me la sono presa con te e la mamma a causa del mio cattivo uomo e ne sono veramente dispiaciuta. Penso che è grande che viene William e prometto di comportarmi meglio da adesso in poi.”
“Non preoccuparti cara, sono sicuro che andrà tutto bene.”
Lei sapeva che lui stava tentando di convincere se stesso più che lei. “Giles, non ti preoccupare troppo, lui è tuo fratello. Non c’è veramente niente di cui preoccuparsi.”
Lui desiderò di riuscire a rilassarsi e crederle, ma stavano parlando di suo fratello minore. Il suo giovane fratellastro che era stato anche abbandonato da loro padre— lui dalla sua morte e se stesso dalla sua partenza; il suo fratellastro era così depresso ultimamente che temeva per la sua salute.
Sperava che riuscisse a far uscire William dalla sua routine in cui era, se non per essere fratelli almeno per gentilezza. Era anche nervoso perché questo era la prima volta che la sua famiglia — Buffy e Joyce e William— erano oggi riuniti tutti insieme.
Con buona speranza non era nulla che un po’ di rilassante tranquillità è un po’ di scotch non poteva curare.
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“Mamma, perché William sta venendo adesso? Non è per essere cattiva o cosa, ma… sono solo curiosa suppongo” spiegò lei.
“Apparentemente William è stato un pò giù, o molto ultimamente e Rupert pensa che sarebbe stato bello averlo qui. Dimostrargli che non è solo.”
“Penso che sarà bello incontrare qualcuno della famiglia di Giles,” decise Buffy. “E ehi, se è solo un po’ come Giles, allora deve essere un bel ragazzo,” scherzò lei.
“Sono sicura che sarà un uomo meraviglioso. Ora, perché non ti vai a cambiare per la cena? William sarà qui tra qualche minuto.”
“Sei sicura che va bene se finisci te le cose qui?”
“Sono sicura. Abbiamo quasi fatto, in ogni modo.”
“Bene, sto andando, sto andando. Non pensavo di essere così orribile.” Buffy stava scherzando chiaramente; sapeva che la madre era solo un po’ nervosa per Giles.
“Non così. Ora, muoviti, non voglio che arrivi in ritardo.”
“Sto già andando,” disse Buffy mentre si diresse alla casa della piscina dove viveva da un anno fino alla laurea.
Buffy guardò per la sua sala da pranzo e camera da letto, comprendendo che se chiunque vedesse il posto dove viveva e conosceva la sua scelta —o poca eletto, più obbligata— professione, avrebbero pensato a lei come un paradosso. Era una contraddizione completa.
Decidendo per un semplice vestito maglione lungo fino al ginocchio, fatto a maglio che era sia casual e elegante, Buffy si cambiò rapidamente prima di dirigersi verso il bagno per farsi i capelli e truccarsi.
Era anche ansiosa per la sera. Era abituata ad incontrare persone nuove e si sentiva come se stava ingannandoli fingendo di essere questo… una buona e dolce ragazza. Odiava ingannare, ma non è che poteva solo dire la verità.
Ma questo era ancora più duro; era alla sua famiglia che mentiva. Per quando distante lui era, era la sua famiglia.
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“Devi essere William,” disse Joyce mentre aprì la porta anteriore dopo dieci minuti che Buffy era andata a cambiarsi. “Per favore entra. Io sono Joyce, la moglie di Rupert. Rupert sarà qui in un momento. Penso che sia un po’ nervoso,” bisbigliò. “E anche mia figlia Buffy sarà qui presto.”
Joyce non vide lo sguardo che passò sul suo viso mentre lui sentì il nome di sua figlia. ‘E’ come se non potessi fuggire da lei, ‘ pensò lui, ‘Veramente intendo, è un’opportunità che ho trovato un’altra ragazza che si chiama Buffy?. È come se non potessi fuggire da lei. ‘
Sperava che questo viaggio l’avrebbe aiutato a superare… qualunque cosa stesse sentendo per Buffy, la ragazza che chiamava ogni notte. Ma adesso la figlia di Joyce con lo stesso nome sarebbe stata là, ricordandogli sempre l’altra ragazza con quel nome.
Bene, forse sarebbe stato capace di conoscere un po’ meglio questo suo fratellastro.
Sicuro c’era una ventina di anni di differenza, ma erano imparentati— da parte di padre anche se non era stato per entrambi là. Ma era famiglia, qualcuno che poteva— e con buona speranza voleva— essere là per lui, qualcosa che ultimamente gli mancava molto.
Joyce lo portò nel soggiorno. “Posso portarti qualcosa da bere prima che vada a chiamare Rupert? Forse non ha sentito la porta.”
“Qualsiasi cosa va bene.” Stava per chiedere una birra quando comprese che forse era meglio non chiedere dell’ alcol; non voleva dare l’impressione sbagliata.
“Ho del vino che avremo per cena, Rupert ha alcune birre, e credo che abbia anche dello scotch. O, naturalmente, abbiamo della coca cola e dei succhi, cosa preferisci.”
“Una coca cola andrebbe bene, grazie.” Se avrebbero avuto del vino per cena, immaginò che poteva partire con qualcosa di analcolico per il momento. Inoltre, era probabile che l’ansia lo avrebbe portato a bere troppo, conducendolo solo a situazioni imbarazzanti.
“Fammi andare a prendertela e poi chiamo Rupert.” Dopo che gli aveva dato una Pepsi, Joyce andò a cercare il marito.
Lei fu sorpresa di trovarlo seduto dietro la sua scrivania, guardando apparentemente nulla. “Rupert, dolcezza, penso che dovrai uscire prima o poi da qui. William è qui e sarebbe da maleducati se rimani qui tutta la notte.”
“Non starò qui tutta la notte. È solo… l’avrei dovuto contattare prima. Non c’è possibilità che mi perdoni per quello.”
“Lui sa che avevi delle cose da fare… e non è precisamente come se siete cresciuti insieme. Questo è più di quello che la maggior parte delle persone possono fare— invitarlo per farlo stare a casa nostra.”
“Avrei dovuto farlo prima. So come era bastardo nostro padre e… e ho solo provato a distanziarmi da mia padre tanto quanto potevo, anche se questo comprendeva il distanziarsi da suo figlio; il mio fratellastro.”
“Bene, adesso è qui e finora non ha pensato che eri così ostile, ma se rimarrai qui ancora allungo, probabilmente comincerà a pensarlo. Adesso, andiamo; voglio conoscere tuo fratello.”
“Molto bene, cara.” Disse Giles sapendo che lei aveva ragione.
Prendendo un ultimo sorso dal suo scotch e tentando di farsi coraggio, Rupert Giles si mise in piedi e seguì sua moglie Joyce fuori dall’ufficio.
Era il momento di incontrare formalmente il suo giovane fratello e fare tutto quello che non aveva fatto negli anni passati. Non era qualcosa che si poteva facilmente perdonare, ma il perdono era meno probabile con orni secondo che passava rintanato nello studio.
Anche se non sapeva che il perdonarlo stava per essere la più piccola delle preoccupazioni di William per quella sera.
”Allora, William, Rupert mi ha ditto che suo – vostro padre veniva da Crackington. L’avete mai visitata da bambini?”
“No, non siamo mai andati a vederla quando ero piccolo. Non c’era molto tempo per vacanze di famiglia… o nemmeno ‘famiglia’ a dire il vero. Ma ci sono andato per conto mio – cioè, con un amico – qualche anno fa. È davvero un bellissimo posto” aggiunse prima di capire cosa stava ammettendo “Penso sarebbe bello andarci per la mia luna di miele”
“Pensi che questo ‘amico’ verrà con te?” chiese più in modo materno che altro
“Rick? No! è solo un mio vecchio amico. Siamo andati a scuola insieme e avevo pensato sarebbe stato bello fare un ultima gita prima di prendere strade separate. Non è stata l’idea migliore che abbia mai avuto, due ragazzi insieme per una settimana”
“Non posso immaginare di passare un intera settimana con un altro uomo – specialmente non in un posto come Crackington. Avrei di certo bisogno di una donna con me” Rupert finalmente contribuì alla conversazione “Troppo calmo per non usare l’occasione in un letto”
Lo disse in un modo così primitivo e senza il minimo accenno umoristico nel suo tono che Joyce lo guardò male “Rupert!” disse dandogli una leggera pacca sul braccio “Non dire queste cose”
“William ha appena detto la stessa cosa” contestò Giles
“Non l’ha fatto” rispose lei “Ha detto una cosa molto gentile e tu una molto cruda, c’è differenza”
“No tesoro” stava rinunciando “Ha detto che vuole andare là per fare sesso e io ho detto che è l’unica cosa degna di quel posto. Non c’è molta differenza”
“Ce n’è tanta. Lui ha suggerito che sarebbe stato un posto romantico per la luna di miele e tu che l’unica cosa buona là è fare sesso. Ce n’è tanta di differenza Rupert”
Giles sbuffò, non dandole ragione ma smettendo di contestarla.
William era lieto che suo fratello fosse così felice. Lui e Joyce erano una coppia perfetta, si completavano insieme. Sperava di trovare una persona con cui avere quel rapporto un giorno.
“Sei stato anche tu a Crackington Haven?” chiese, riportando la conversazione indietro “Ne parli come se ci fossi stato” guardò il fratello
“Oh, si” rispose a disagio “Io, uh, sono andato da giovane” non diede altre spiegazioni.
William stava per premere l’argomento quando vide lo sguardo nel viso di Rupert; quello sguardo che combinato alle sue precedenti frasi indicava che era meglio non indagare sulla natura del suo viaggio in quella città, e tantomeno che lo sapesse Joyce.
“Tanto sembra quasi inutile” continuò William “Voglio dire, ho girato per tutta l’Inghilterra, Galles, Scozia anche, e per la gente di qui sono solo stato in giro per la Gran Bretagna. Immagino che se resterò qui per un po dovrei viaggiare per sembrare di nuovo un uomo di mondo” scherzò. Ma era vero, quando parlava alle persone dei suoi viaggi, loro non consideravano nemmeno avesse viaggiato.
“C’è qualche posto che puoi consigliarmi Joyce? Posso chiamarti Joyce?” lei annuì accettando e lui continuò “C’è un posto in particolare che pensi che dovrei vedere? Immaginavo che data la tua professione dovresti aver viaggiato molto”
Lieta di essere coinvolta nella conversazione – era abituata a essere trattata solo come la donna di casa – evitò anche lei di chiedere spiegazioni al marito riguardo Crackington Haven.
“Beh, ovviamente c’è Los Angeles, non è lontana con la macchina. Buffy ci va spesso, in effetti potreste andare insieme. E più lontano c’è Chicago e New York, un bel posto da vedere in inverno, specialmente intorno a natale. Sono I posti principali direi. Miami è molto divertente, e Charleston e Savannah sono bellissimi se ti interessa la storia. Sono certa che dovresti viaggiarci presto o tardi. Quanto pensi di restare?”
“Non ci ho veramente pensato. Immagino di dover trovare un posto dove vivere e un lavoro. Sai, il solito”
“Rupert mi ha detto che qualche mese fa eri venuto con l’intenzione di trasferirti qui da noi?”
William desiderò non averlo menzionato.
“Si. Ero andato nell’Idaho, veramente, con la mia ragazza. Voleva per qualche motivo trasferirsi qui. Poi lei ha rotto con me circa una settimana dopo che ci siamo andati” ‘E fu lì che ‘incontrai’ Buffy’ pensò. “Fortunatamente nnon avevo ancora venduto il mio appartamento a Londra così tornai indietro” ‘E continuai a chiamare Buffy anche oltre oceano’.
“Oh, William, è orribile” Joyce continuava a sembrare sua madre “Spero che ti sentirai libero di restare qui tutto il tempo che vuoi”
“Io non vorrei essere invadente”
”Assolutamente. Buffy vive nella piccola casa dalla piscina ma ha due camere e sono certa che non le dispiacerà se ci resti. In effetti dovrebbe tornare fra qualche minuto, e gliene parlerà. Sempre se a te va bene…?”
Stava per protestare, dire loro che era capace di trovare un posto in cui vivere da solo. Non voleva essere dipentente da loro in caso decidessero di non volerlo più intorno. Ma fu lì che…
“Hey mamma, Giles! Scusate se ci ho messo tanto, non riuscivo a trovare il vestito” era ancora nell’ingresso, William non poteva vederla, ma avrebbe riconosciuto la sua voce ovunque.
Prima di poter cambiare idea e prima che Buffy entrasse nella stanza, William rispose a Joyce “Certo, mi fareste un grandissimo favore”
Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo - okay, forse non era adatto alla situazione— e alla compagnia — e non era la migliore parola da ripetere, ma cazzo!
Sentire che la figlia di Joyce si chiamava Buffy era una cosa. Sentire che Buffy viveva qui, permise al suo cervello di evocare la nozione che era la stessa ragazza— era una cosa.
Ma sentirla? Sentire quella voce che aveva sentito decide e decide di volte… era un’altra cosa.
Buffy, la sua Buffy era lì ad alcuni metri.
E lei non aveva capito chi fosse lui, concluse.
E lei non lo sta mostrando, decise.
Non per colpa di lei, o una svista; ma non le avrebbe permesso di scoprirlo. Almeno non mentre erano insieme tutti in una stanza.
Inoltre, cosa avrebbe pensato di lui? E se avesse pensato che lui aveva pianificato tutto?
E se lei pensasse che aveva orchestrato l’intera cosa? Dal parlarle a essere qui stasera?
Lei l’avrebbe odiato.
E lui non poteva ottenere quello.
Quindi doveva pensare.
‘Andiamo, Spike. Pensa!’ si ordinò silenziosamente. ‘Ci deve essere un modo di non farti riconoscere dalla ragazza.’
In fondo nella sua mente - o forse non così infondo, ma più in mezzo— c’era il pensiero, o piuttosto la paura che non lo avrebbe riconosciuto, confermandogli il timore che non fosse altro che un altro cliente; o che l’avrebbe riconosciuto e avrebbe solo voluto che se ne andasse.
Quindi doveva pensare ad un modo di impedirle di riconoscerlo e un modo di smettere di pensare se non l’avrebbe riconosciuto.
E visto che la sua voce era il fattore chiave dell’intera situazione, bene, avrebbe dovuto eliminare solo quel fattore.
Lui, William Giles (anche noto come Spike), che, siccome era stato un ragazzino, non era noto come un uomo silenzioso da un po’ di tempo, stava per non parlare.
Per un’intera notte.
Dio, avrebbero pensato che era matto.
“Mi dispiace se ci ho messo così tanto tempo,” continuò Buffy a spiegare, “non riuscivo a trovare il vestito da indossare per stasera e non volevo indossare una cosa vecchia cosa, sai, è importante per Giles e lui vuole veramente impressionare—Oh, lui è qui.” Buffy vide l’altro uomo seduto nella stanza appena girò l’angolo — e arrossì.
“Buffy, cara mi piacerebbe presentarti il fratello più giovane di Rupert, William.”
“Piacere di incontrarti, William” disse piacevole Buffy, mentre tentando di nascondere il rossore e non mostrare come si sentisse sciocca. “Sono contenta che hai deciso di venire a trovarci.”
William stava per dire che anche per lui era bello incontrarla prima che si ricordasse che non doveva parlare. Quindi, invece di dire qualcosa, accesso solo col capo, e sorrise. Buffy lo guardò stranamente, sorpresa che non avesse risposto, ma Joyce ancora una volta intervenne e gli risparmiò di apparire troppo strano.
“Davvero, Buffy,” sua madre cominciò attentamente, “stavamo pensando—Rupert e io,” lei indicò disinvoltamente sui marito, “che forse William potesse stare nella casa della piscina per un po’ di tempo.
“Ci sono due camere da letto,” aggiunse quando sembrò che sua figlia stava per obiettare in qualche modo. “Non sarà affatto nel tuo spazio. E inoltre,” la ricattò, “è di famiglia.”
‘Oh, Dio! ‘ pensò Buffy freneticamente. ‘Come uscirò da questo? Non può vivere là! Sicuro, ci sono due camere da letto, ma sono separate solo da approssimativamente 3 metri e… mi sentirà! ‘ frignò silenziosa.
Vero, aveva preso il lavoro di sua spontanea volontà e non ne aveva bisogno— per l’inferno, viveva nella casa della piscina della sua famiglia, per quel motivo!—mal… In qualche modo, psicologicamente non era pronta a rinunciare al lavoro… si sentiva come… okay, non stava per esaminare la psicologia dietro a ciò, non quando doveva prendere una decisione; stavano, dopo tutto, fissandola tutti ansiosi.
“Che, uh, suona bene, sai, come un, bene, sembra bello.” Lei fece del suo meglio per ignorare l’occhiata di sua madre.
E, va bene, non era la più eloquente delle risposte ma non è che loro le avevano dato qualche avvertimento. Anche qualche minuto le avrebbe dato abbastanza tempo per rispondere in modo appropriato alla domanda, o anche, possibilmente, trovare un modo per non rispondere.
Ma potevano farlo? No!
Quindi era qui a dire al fratellastro più giovane del suo patrigno (era troppo sexy e troppo giovane per chiamarlo zio) che poteva vivere con lei, mentre lavorò come una prostituta, con telefonate sul sesso ogni notte. Bene, non era solo un genio.
“Vedi, William,” disse Joyce, guardando ancora sua figlia, “Te l’avevo detto non è un problema. Ora, dopo cena, perché non portiamo le tua valige nella casa della piscina — hai portato qualcosa, vero?”
Lui accennò col capo, rifiutandosi ancora di parlare.
“Bene, allora dopo cena Buffy può aiutarti a prenderle e sistemarti. So che devi essere stanco dopo tutto questo. Ti lasceremo andare a letto prima stanotte, specialmente adesso che starai così vicino.”
Se lei avesse notato che William non aveva detto una parola da quando Buffy era entrata nella stanza e che non aveva tolto gli occhi da lei, Joyce non lo menzionò. E per il suo nervosismo, Rupert non si accorse di niente.
E Buffy, bene, era così concentrata sul proprio imbarazzo che non notava quello che le accadeva intorno.
Ma quello non sarebbe durato tutta la notte. Le cose non potevano andare così bene per troppo tempo.
Si sedettero a mangiare circa dieci minuti dopo, Joyce rimase fedele alle sue parole sul non tenere sveglio William troppo tempo quella sera.
Normalmente le avrebbe detto che non c’erano problemi, che stava comunque sveglio fino a tardi, ma non stanotte. Stanotte sperava solo di andarsene il prima possibile.
Essere solo, anche se era in una casa con Buffy, la ragazza di cui era certo di essere segretamente innamorato, o non essere solo gli avrebbe dato una possibilità di mettere insieme i propri pensieri e pensare a come sistemare la situazione.
E doveva pensarci perché non c’era modo in cui potesse vivere lì e non parlare più. Lo avrebbero spedito in qualche ospedale psichiatrico se ci avesse provato. E fra i due posti in gli avevano sempre detto per scherzo che sarebbe finito (ospedale psichiatrico e convento) preferiva il convento, anche se non ci sarebbero state possibilità di sesso.
E doveva veramente smettere di pensare al sesso (perché questo lo portava a pensare al sesso con Buffy) e iniziare a pensare sul serio a come superare queste poche ore, la cena e magari il dolce, poi sarebbe stato bene. Aveva tutta la notte per pensare a un piano.
Ma, si rese conto in fretta, c’erano ancora quelle ore… doveva ancora superare la cena.
E ora, sapeva come uscirne.
“William” disse Joyce, dopo aver servito i piatti. William annuì attentamente quando gli fu chiesto se voleva un certo piatto “Tutto bene? Non hai detto una parola da quando ci siamo seduti a mangiare”
Tempo di portare il suo piano all’azione.
“Tutto bene, madam” mise l’ultima parola per fare più effetto “Mi stavo semplicemente concentrando. Sa, cara, ho promesso a una mia cara amica che l’avrei aiutata a imparare il perfetto accento londinese del nord. Quindi ora, visto che sono dello Yorkshire, faccio un po di pratica. Stavo entrando nel personaggio”
Buffy lo guardò come fosse matto.
Ruperto lo guardò come se stesse cercando di capire cosa pensare.
Joyce, come madre, lo guardò come se fosse la persona migliore al mondo “Oh, William, è così carino da parte tua. Questa tua amica dovrebbe esserti molto grata”
Beh, non era esattamente quello che voleva ne uscisse. Non poteva lasciare che Buffy pensasse che fosse occupato.
‘Tipico’ pensò Buffy, senza sapere quanto fosse sbaglaita la frase della madre ‘Prima Spike probabilmente sposato e ora William ha una ragazza. Tutti gli inglesi sono già stati presi?’
“Non è proprio la mia fidanzata” spiegò ‘E non solo perché l’ho appena inventata’
Buffy non voleva sentire le sue spiegazioni su come questa persona non fosse ‘esattamente’ la sua fidanzata. Voleva, che ne fosse conscia o no, cambiare argomento e dimenticare di ragazze, fidanzate o mogli che William poteva avere.
“Allora la stai aiutando per una recita o qualcosa del genere?” chiese cercando di sembrare genuinamente curiosa.Non aveva considerato quanto sarebbe stato difficile mantenere una conversazione con lei. Non solo lei non aveva idea di chi lui fosse, a parte il mezzo fratello del suo patrigno (non c’era modo di chiamarsi suo zio perché sarebbe stato ancora più sbagliato dei pensieri che faceva a guardarla in quello stretto vestito nero).
“Si lo è” faceva un grosso sforzo a mantenere quell’accento – uno che era, fortunatamente, molto vicino al vero accento londinese del nord “è per uno spettacolo teatrale per cui deve fare un provino. Ha già fatto quelli preliminari ma prima di decidere vogliono sapere se sa fare l’accento giusto”
“Beh, se viene dall’Inghilterra, non dovrebbe essere facile per lei? Voglio dire per me è più facile fare l’accento del sud che se lo facesse, che so, un irlandese”
Perché diavolo non ci aveva pensato prima?
“Beh, lei veramente è del… Montana” disse velocemente “Quindi le è difficile fare l’accento inglese… come se un inglese volesse parlare con accento del sud, e dovesse imparare le differenze tra l’accento del sud e quello del nord” non pensava che la sua spiegazione fosse sul serio coerente.
“Beh, è molto carino da parte tua William” disse Joyce, mentre Rupert continuava a guardarlo come se cercasse di capire che diavolo stesse facendo.
“Cerco solo di essere utile” ripose William, arrossendo, sembrava modesto ma in realtà si stava vergognando di mentire così spudoratamente.
Joyce e Rupert erano tecnicamente la sua famiglia e lui era qui e gli mentiva perché loro non sapessero che aveva fatto sesso telefonico con la loro unica figlia per mesi.
Non era proprio un esempio lampante di moralità.Qualcosa non andava per Giles, lo capì finalmente quando il resto della cena fu svolto in silenzio.
William aveva guardato Buffy con la coda dell’occhio ogni volta che pensava che loro non stessero guardando e arrossiva dopo averla fissata per più di un secondo.
Non era questo a disturbare Giles comunque, l’idea che William fosse attratto da Buffy non era così scabrosa, era giovane e attraente e William era piuttosto giovane anche lui.
Quello che non capiva era perché aveva iniziato a comportarsi in modo strano da quando lei era entrata in casa. Non strano come un uomo nervoso attorno a una bella donna, ma più come… come se le stesse nascondendo qualcosa.
Giles non ne aveva idea ma voleva almeno cercare i capirci qualcosa prima che la serata finisse.
Per ora, pensò, avrebbe fatto del suo meglio per ignorare la cosa e godersi la cena con la sua famiglia, iniziando a conoscere il suo fratellastro.
Giles non era riuscito a trovare William per parlargli. Aveva provato molte cose diverse, ma William aveva sempre insistito che aveva bisogno di ‘rimanere nel personaggio ‘.
Lui aveva tentato di farsi spiegare qualcosa in più sulla recita, ma William era molto restio a parlare di questo, facendolo preoccupare ancora di più.
“Così, William, come hai incontrato questa amica che stai aiutando con la recita? Voglio dire, il Montana è un luogo abbastanza casuale.”
Apparentemente evitare le domande dell’uomo più vecchio non era possibile per stasera. Attentamente, pensò come mentire il meno possibile e risponde alla domanda.
“L’ho incontrata in un bar una sera, lei era, uh… stava andando oltre. Ho sentito l’orribile accento che aveva e gli ho chiesto da dove l’avesse tirato fuori. Non c’è molto da dire, temo.”
“Ci deve essere qualcosa,” lo spinse Giles. “E’ rimasta a lungo nel paese?”
William non sapeva dove voleva arrivare Rupert ma si stava iniziando a preoccuparsi.
“Non molto, amico. Penso alcune settimane. Mai stato a Londra, amore?” Spike abbandonò i suoi progetti ‘evitare Buffy ‘ di fronte all’interrogatorio del suo fratellastro.
“Veramente no,” rispose Buffy, sorridendo timidamente. “Ci avevo pensato dopo che mi era laureata, ma… solo non ci sono andata. È carina?”
E questo non era un buon piano!
Pensava già che lei fosse la sola donna più sexy che aveva mai avuto il diritto di parlare, ma ora? Ora pensava improvvisamente che era così adorabile e assolutamente bella. Lui stava sprofondando giù e sempre più giù ad ogni minuto.
“Non ci ho passato molto tempo,” rispose lui attentamente. “Ma da quello che ho visto è un grande posto. Ha tutte le robe delle persone di città, così turistiche, e cose storiche. Un pò di tutto.”
Buffy avrebbe potuto giurare che lui stava tentando di finire la conversazione ma era pazzesco perché lui le aveva fatto la domanda. Era pazzesco… vero?
Buffy decise di continuare per accertarsene, “Dove sei cresciuto precisamente, William?”
“Leeds in west Yorkshire.”
“È molto lontano da Londra?”
“Qualche ore.”
“Oh, bene, pensavo che potresti forse indicarmi delle belle cose da vedere a Londra? O, sai, se ritorna là qualvolta e io ci vado, me le mostri?”
Oh, Dio. Era la cosa sbagliata da fare. Ora lui aveva dei pensieri di mostrare Londra a Buffy. Perché sarebbero stati là insieme. Dio, era patetico.
“Sì, penso che potrei farlo. Sarebbe bello.” Solo bello, senza rivelare niente.
“Stai pensando di andare a Londra, Buffy?” chiese Joyce a sua figlia. Buffy non aveva espresso alcun vero desiderio di viaggiare prima.
“Bene, Giles è di là… e Londra…. e sai, adesso anche William sta là vicino.” Buffy sapeva di stare mentendo.
“Sono non mi aspettavo che fossi così interessata,” commentò Joyce.
“Bene, lo sono.” Lei stava tentando di non fare la burbera ma ogni volta che era in pericolo di imbarazzo, Buffy faceva così.
Niente di più fu detto mentre finivano la cena, Joyce e Giles parlarono su alcune cose di quartiere e sulla cena della festa della loro amica Sheila che aveva fatto la settimana prima, ma Buffy e Spike rimasero in silenzio per il resto del tempo.
Quando Joyce iniziò a raccogliere i piatti dopo il loro pasto, Rupert decise che era ora di agire.
“Non ti preoccupare. William e io ce ne occuperemo; ci darà un’opportunità di parlare.”
“Non possiamo aspettarci che lavi i piatti!” disse Joyce. “E’ un ospite.”
“Veramente, Joyce, non è un problema. Rupert ha ragione; ci darà un’opportunità di parlare, di recuperare.” Sebbene non era sicuro di quanto potevano ‘recuperare’ dato che non sapevano niente l’uno dell’altro.
“Bene, se sei sicuro,” rispose lei incerta.
Stavano lavando silenziosamente i piatti— apparentemente era una grande cosa per Spike per quella notte— dopo molti minuti l’uomo più vecchio alzò la voce.
“Sono dispiaciuto che non ti abbiamo invitato prima,” si scusò Giles come poteva. “Avrei dovuto mettermi in contatto prima con te.”
“Non preoccuparti, Rupert. Non è come se siamo cresciuto insieme — o che sapessimo l’uno dell’altro. Questo è già molto più di quello che molti farebbe. L’apprezzo.”
“ Joyce ha detto la stessa cosa, ma ancora io sento… rimarrai un pò, tuttavia, vero?”
‘Yeah,’ pensò Spike, ‘andrò a dormire in casa con sua figlia e cercherò di non passare ogni minuto sveglia a sognare di scoparla.’
“Forse, posso trovare un appartamento. Non vorrei restare fino a esservi di disturbo.”
“Non è così Sei il benvenuto per quanto tempo vuoi. E sono sicuro che tu e Buffy vi divertirete insieme.”
Se solamente lui sapesse.
“Ne sono sicuro. Buffy sembra una bella ragazza.”
“Lo è. Okay non è biologicamente mia figlia ma l’amo come se lo fosse.”
Perché Spike sentiva come se Rupert stava facendo un po’ il ‘padre protettivo ’ nei suoi confronti?
“Così, uh, da quanto tempo tu e Joyce state insieme?”
“Circa otto anni, siccome Buffy ne aveva approssimativamente undici. Suo padre era veramente un buon figlio di puttana.”
Spike avrebbe riso di quella frase, ma poteva vedere suo fratello lo intendeva veramente.
“Bene adesso ne ha uno.”
“Ci provo,” disse Giles. “Così, rimarrai? Almeno per un pò? So che Joyce sarebbe delusa se andassi via. Si sta comportando come se avesse trovato un figlio.”
“L’ho notato,” scherzò William. “Prometto di rimanere per un pò. Ma parlerò con Buffy prima che decida per quanto tempo. Mi assicurerò se le va bene se le invaderò la casa.”
“Sono sicuro che non le importa. È un posto grande.”
Spike non poteva dirgli la vera ragione per la quale ancora non poteva dirgli se rimaneva. E comunque aveva bisogno di vedere se fosse stato capace di vivere vicino alla ragazza.
Separato solo da pochi metri e senza dargli molte opportunità di, bene, chiamarla.
Sembrava stupido messo così. Stava per dormire a pochi passa dalla sua ragazza di tutte le notti e si stava preoccupando che non sarebbe riuscito a chiamarla.
“Penso comunque che gradirei chiederglielo. Buffy è una brava ragazza e non vorrei disturbarla in nessun modo. Le parlerò stasera.”
Né notò che William era di nuovo scivolato nella sua voce durante la conversazione.
Né notarono che Buffy era stata mandata a vedere se avessero bisogno di aiuto.Né videro che era sulla porta, con uno sguardo scioccato e spaventato.
”William sembra un ragazzo carino” commentò Joyce mentre Buffy sedeva alla tavola ora sgombra
Buffy cercò di sembrare calma per non lasciare che sua madre sapesse nulla “Si, sembra molto carino. È bello che Giles ora lo conosca”
“Sapevo che era nervoso, ma sembra che le cose siano andate bene, cioè stiano andando bene”
“Si, è una cosa dolce”
“Per questo gli ho chiesto di stare qui per un po” puntò Joyce
“Si lo so” disse Buffy
“Davvero, Buffy, ti crea molti problemi?”
Come poteva dire a sua madre che era attratta dal mezzo fratello del suo patrigno (non c’era modo in cui lo potesse chiamare zio) ed era nervosa all’idea che vivesse nella sua stessa casa?
“Penso sia solo strano. L’idea di avere un ragazzo intorno che non conosco che vive nella mia casa… per non proprip mia” corresse “ma sai cosa intendo”
“Beh, allora conoscilo. Che lui viva in casa ti darà l’opportunità. Prendila come… che ti sia data l’opportunità di fare qualcosa di divertente”
Qualcosa di divertente? Avrebbero potuto farla insieme.
‘Pensieri cattivi, Buffy. Pensieri molto cattivi!’
“Immagino tu abbia ragione. Spero di non stargli antipatica. Non vorrei rovinare le cose tra lui e Giles perchè sono me stessa” Buffy non era pronta a mostrarsi subito, cercò un altro approccio.
“Non essere sciocca, piccola. Sei una persona meravigliosa, William ti adorerà. Non preoccuparti così tanto”
Sua madre era più sveglia, o più arguta di lei?
“Allora immagino di avere un nuovo compagno di stanza” brontolò.
“Non mi sembra che sia esattamente così” scherzo Joyce
“Scusa” disse sinceramente “Sono solo nervosa”
“Non esserlo” la rassicurò Joyce “E cerca di non fare troppo con lui”
“Che intendi?” chiese, guardando ansiosamente sua madre.
“Oh, Buffy, non sono stupida. Ti ho vista battere le ciglia durante la cena-“
“Non lo stavo facendo!” negò indignata
“Come vuoi, ti prego, cerca di mantenere le cose… appropriate”
“Stai dicendo che non posso?”
“No, sei una donna cresciuta – beh quasi cresciuta, e puoi uscire con chi vuoi. Ti sto solo chiedendo di non fare nulla che possa incrinare i rapporti tra Rupert e William. Sai che ti vuole bene come se fossi figlia sua, non costringerlo a scegliere” la pregò.
“Questo discorso non era iniziato con te che mi assicuravi che non sarebbe successo?”
“Mi dispiace, non intendevo dirlo. Solo che non voglio che accada nulla di male”
“E nemmeno io!” Buffy sperò che sua madre potesse avere più fiducia in lei.
“Non fare così, Buffy” la sgridò come fosse una ragazzina.
“Vado a vede se Giles e William hanno bisogno di aiuto con i piatti” Buffy non aspettò di sentirla rispondere prima di alzarsi e andare verso la cucina.
A metà strada Buffy si fermò appoggiandosi contro un muro. Doveva calmarsi.
Sapeva che sua madre si comportava così ogni volta che era stressata per qualcosa, voleva solo che non se la prendesse sempre con lei. Ma non sarebbe entrata in quello stato perché Giles e William potessero chiedersi cosa non andava.
Prese un respiro, si calmò i nervi, cercando di rassicurarsi che andava tutto bene. Aveva diciannove anni, era perfettamente capace di dividere una casa con un uomo senza fare nulla di sessuale con lui.
Anche se era bello come William
E aveva un accento sexy.
E degli occhi bellissimi.
E sembrava così dolce.
E – gah! Doveva smettere di elencare le ragioni per cui non poteva funzionare. Perché sarebbe funzionata.
Dopo qualche tentativo di calma, Buffy decise che era pronta a entrare in cucina. Eccetto… che si sbagliava di grosso.
“Non vorrei restare fino a esservi di disturbo” si fermò un momento, non volendo interrompere, aspettando che dicessero qualcosa in cui poteva infilarsi.
“Non è così. Sei benvenuto per quanto tempo vuoi” gli stava dicendo Giles “E sono certo che tu e Buffy andrete d’accordo”
‘Si, ne sono sicura anche io’ pensò prima di schiaffeggiarsi nemtalmente, di nuovo.
Il suo rimprovero mentale le fece quasi perdere quello che William stava dicendo.
“Ne sono sicuro anche io. Buffy sembra una brava ragazza” sorrise. Gli piaceva.
Buffy aveva prestato più attenzione alla conversazione da quando William le aveva fatto un complimento. Sembrava diverso… non era certa del perché, ma qualcosa nel modo in cui aveva detto il suo nome la bloccò.
Aveva ricominciato a parlare con la sua voce normale. E anche se pure questa era sexy come l’inferno… anche di più di quanto lo era stata a cena, c’era qualcosa…
Ci avrebbe messo la mano sul fuoco che c’era qualcosa, se solo avesse saputo cosa.
“L’ho notato. Prometto di restare per un po. Ma voglio prima parlare con Buffy per decidere quanto tempo. Essere sicuro che anche a lei vada bene visto che le sto praticamente invadendo casa”
“Sono certo che a lei non dispiace, è un posto grande”
“Penso comunque che dovrei chiederglielo. Buffy è una brava ragazza e non voglio metterla a disagio. Le parlerò stasera”
’Oh Dio!’ aveva dovuto sentirlo dire il suo nome diverse volte perchè tutti I pezzi andassero a posto. Qualche altra volta, sentire Spike dire il suo nome
William…
‘Oh Dio, oh Dio, oh Dio, oh Dio. Cazzo!’ si ripetè Buffy nella mnte.
William – il fratellastro di suo padre William – era Spike. Quello Spike che lei…
‘Oh Dio’-
“Sai, io uh,” non riusciva nemmeno a mettere insieme più parole per formare una frase, “Vado, um, io andrò,” Buffy gesticolò verso la casa della piscina. Non aspettando alcun tipo di risposta dalla madre lasciò velocemente la casa.
Aveva veramente bisogno di un po’ di tempo adesso.
Finché William…o Spike, o chiunque per l’inferno fosse, rimanesse con Giles sarebbe stata bene. Aveva bisogno del tempo per capire delle cose.
E con un po’ di fortuna, sua madre avrebbe parlato con Wi— lui per un po’ di tempo.
Aveva bisogno del tempo per pensare adesso.“Spero che non ci abbiamo messo troppo. C’eravamo molti maledetti—”Giles si fermò quando vide Joyce sedere alla tavola da sola con uno sguardo piuttosto sconvolto.
“Cosa c’è che non va, cara?” chiese Giles preoccupato.
“Oh,” Joyce sospirò rumorosamente e, se William non si stesse sbagliando, piuttosto drammaticamente, “Buffy e io abbiamo avuto un’altra discussione.”
William non si aspettava che loro fossero perfetti di fronte a lui, ma apparentemente quello era ciò che stava per accadere.
“Solamente odio quando succede. Di solito le cose sono perfette,” gli spiegò lei, “Ma dei giorni non andiamo d’accordo. Non lo capisco ma non mi piace.”
William pensò che probabilmente dipendeva solo da fatto che Buffy avesse diciannove anni. Ma un’altra parte di lui sapeva che era almeno parzialmente colpa di Joyce; la Buffy che conosceva era molto matura e capace di occuparsi delle cose…
E lui era là, fingendo che non conosceva la ragazza.
“Sono sicuro che non sia niente. Probabilmente se ne sta pentendo adesso,” Rupert le disse. William desiderava che non parlassero dell’argomento mentre Buffy non era là. Non gli sembrava giusto nei suoi confronti— specialmente quando si sentiva come se lo incolpassero.
A chiunque altro sarebbe sembrata una conversazione normale, senza colpa ma Spike era ipersensibile quando riguardava Buffy. Che lui se ne rendesse conto o no.
“Lo so. Solo mi manca quando lei era la mia piccola ragazza perfetta e passavamo insieme tanto tempo.”
‘Bene, se ti aspetti che sia una ragazza perfetta non meravigliarti di discuterci così tanto, ‘ pensò lui ‘Nessuno è perfetto. Anche se lei è molto vicina ad esserlo. ‘ Aggiunse rapidamente.
“Dovresti essere solo felice di avere una qualche relazione e che lei è così vicina,” disse William, tentando di non sembrare ostile.
“Oh hai ragione, William. Sono dispiaciuta. Devi star pensando che sono orribile. Con… sono dispiaciuta,” si scusò rapidamente Joyce.
William fece in modo di scusarsi un pò. “Non c’è bisogno di scusarsi. Stava tentando solo di offrire un po’ di prospettiva.”
“Grazie. Qualche volta ne ho bisogno. Quindi, avete fatto una bella chiacchierata?”
“Si,” rispose Rupert. “William parlerà con Buffy se è d’accordo, veramente, che lui rimanga nella casa. E deciderà se cercare un appartamento o no.”
“Veramente?” chiese Joyce felice.
“Sì, voglia assicurarsi che le vado bene. Può essere strano avere qualcuno in casa con se. Penso che sia meglio se le parlo prima. E,” Non voleva vivere là — se questo non avrebbe fatto ricadere la colpa su Buffy, “Suppongo che ci voglia del tempo per vedere se viviamo bene insieme.”
“Quello ha senso. Ma rimarrai almeno nella zona?” Lei stava spingendo e tutti lo sapevano.
“Non ho preso ancora preso una decisione definitiva, ma per ora…” Non finì la frase, lasciando il resto dell’affermazione alla loro immaginazione.
“Hai bisogno di stabilirti ora forse rimani per un drink?”
Forse era la scelta del codardo, ma non si sentiva particolarmente coraggioso al momento.
“Sicuro, posso rimanere per una drink. Va bene.”
Mentre Rupert versò da bere, una coca cola per Joyce e una po’ di scotch per loro, William tentò di non pensare a quello che Buffy stava facendo in quel momento.
Aveva bisogno di distogliere la mente da lei; e cosa c’era di meglio di un po’ d’alcol per farlo?
Sì, non era una cosa intelligente ma per stasera non stava cercando l’accettazione al club dei secchioni.Un drink si trasformò in due che si trasformarono in tre e adesso, un ora più tardi, William— un leggermente ubriaco William— sedeva ancora nel soggiorno con Joyce e Rupert.
“Penso che farò meglio a portare la mia roba nella casa,” Il liquore apparentemente gli diede un po’ di coraggio— oppure l’aveva fatto smettere di pensare.
“Suona bene…” Joyce sembrava abbastanza brilla, sebbene William non poteva capire come. “Hai bisogno di aiuto?”
“Farò da solo. Sono solo alcune valigie e realmente ne ho bisogno per stanotte in ogni modo; posso fare da solo.”
“Va bene, buona notte William.”
“Oh, prima che vada,” fece una pausa, “Su cosa te e Buffy avete discusso— non importa se non me lo vuoi dire è… solo così so a cosa vado in contro mentre sono nella casa con lei.”
“Oh! Naturalmente. Lei ed io stavamo avendo una piccola e sciocca discussione su te che vai a vivere là. Era preoccupata di rovinare tutto… o almeno penso che era per quello,”finì, pensando intensamente.
“Che è successo precisamente, amore?” chiese Rupert, salvando William dal dovere trovare un modo gentile per chiederlo.
“Oh, bene, stavo tentando di dirle che non avrebbe rovinato nulla. Non so cosa è successo veramente. Voi non lo sapete?”
Adesso Spike era confuso.
“Perché dovremmo saperlo?” chiese William.
“Bene, dopo che si innervosì con me, mi ha detto che sarebbe venuta a d aiutarvi con i piatti. Se ne è andata per alcuni minuti e poi è tornata, con un comportamento strano, e mi ha detto che se ne stava andando.”
“Bene non è mai venuta là… quando è successo?”
“Solo alcuni minuti fa. Mi chiedo cosa sia successo… era molto sconvolta quando è andata via,” finì Joyce pensierosa.
Spike stava tentando di pensare a quello che poteva essere successo – e improvvisante lo capì— o, almeno, pensava di saperlo.
Pensando a quello che stavano dicendo che l’avrebbe potuta fermare dal entrare nella cucina, si rese conto di una cosa.
Aveva smesso di usare il suo accento fasullo.
Era tornato a parlare come sempre.
E lei l’aveva sentito.
Buffy l’aveva sentito e adesso sapeva.
Senza pensare mormorò una scusa rapida a Joyce e Rupert e lasciò la casa, afferrando rapidamente le borse dalla macchina.
Buffy l’aveva sentito… e l’aveva riconosciuto.
Buffy sapeva che lui era Spike.
Lei sapeva chi lui fosse.
Cazzo.
Era tempo di pensare per Buffy
Non era la cosa migliore che sapeva fare, ma doveva.
William era il fratellastro di Giles.
William era fratello di Giles.
Giles era sposato con sua madre.
Giles era suo patrigno.
Giles era, per intenti e speranze, suo padre.
William era il fratello dio suo padre.
Ma questa conclusione non le sembrava giusta.
Perché se lui era il fratello di suo padre sarebbe stato suo zio, ma non lo era veramente. Non era realmente collegato a lei più di Rich, il suo vicino di casa.
Ma allo stesso tempo lo era. Non del tipo ‘sarebbe sbagliato per noi due stare insieme’, ma nel ‘se distruggo tutto, Giles sarà ferito’.
Quindi, qualunque cosa fosse non poteva finire con loro due che si odiavano perché avrebbe messo Giles in una posizione che non meritava.
Doveva fare attenzione, qualunque cosa facesse.
Ma c’era davvero bisogno di fare attenzione?
“Voglio dire, chi puo dire che li… chi dice che lui possa volermi?” iniziò a parlare tra se, senza accorgersene “E se” iniziò “E se le nostre ‘conversazioni’ fossero davvero solo un modo in cui si divertiva? Certo, si comportava come se ci fosse altro. E a volte abbiamo solo parlato… ma… probabilmente sono solo una puttana per lui” si convinse.
Ultimamente aveva iniziato sul serio a pensare a se come a una prostituta e ora applicava questi pensieri alla situazione attuale. Era stupido pensare che Spike potesse davvero essere interessato a lei.
Non c’era modo in cui poteva innamorarsi di una coe lei.
Meritava meglio che lei.
E ovviamente lo sapeva.
Aveva cercato di evitare che lei capisse chi fosse. Il falso accento, dirle di chiamarlo ‘Spike’. Erano modi per fermare la connessione.
Ma presto o tardi doveva sapere che avrebbe capito.
Doveva solo prendere il controllo della situazione prima che lo facesse lui. Non lo avrebbe lasciato rifiutarla.
Gli avrebbe dato quello che voleva da lei.
Se vedeva in lei una puttana, qualcosa da cui trarre sesso e lei era attratta da lui – forse più che attratta… gli avrebbe dato quello che voleva, quello che si aspettava da lei, e in questo modo avrebbe avuto qualcosa da lui.
Con quella dolorosa decisione, Buffy si sedette e aspettò che arrivasse.Quando dopo mezz’ora lui ancora non era arrivato, Buffy decise alzare un po la posta.
Scavando nel proprio armadio trovò il suo sexy baby doll di seta rossa. Non notò l’ironia che qualcuno che considerava se stessa una prostitute dovesse cercare in fondo all’armadio per della biancheria sexy.
Una volta trovata, andò verso il bagno (non mentiva riguardo la doccia) e fece una doccia veloce, sistemando le parti appropriate.
Stranamente, anche mettendo il baby doll e il perizoma coordinato mentre si asciugava I capelli, non le passò mai per la mente di essere nervosa.
Avrebbe avuto senso esserlo. Aveva fatto sesso solo con un uomo prima ed erano passati tre anni.
Angel non era qualcuno a cui voleva pensare ora. Fermò i pensieri mentre abbassava la testa per asciugare i capelli alla base.
Certo, Angel e suo padre, il suo vero padre, erano il motivo per cui lei ora aveva il lavoro che aveva. Ma si rifiutava di pensare a loro.
E, quasi inconsciamente, era per quello che non capiva l’assurdità di ciò che stava facendo.
Buffy si sfregò la lozione idratante lungo le braccia, l’aroma di pesca riempì la stanza. Cercò di chiarirsi la mente, focalizzando l’attenzione nella sua preparazione.
Mentre metteva la lozione sulle gambe, passava le ginocchia e saliva con le dita sulle cosce, non faceva che pensare a Spike.
Si sfregò le mani sui fianchi, e ricominciò a pensare.
Era lavata e profumata, i suoi capelli erano asciutti, la sua pelle era soffice.
Raggiunse il suo profumo preferito, sedendosi nel suo angolo del trucco in camera.
Invece poi tornò al bagno, per prendere il suo profumo preferito in assoluto, che sapeva di pesca e si abbinava bene con la crema per la pelle.
Si sedette al suo angolo del trucco ombreggiando leggermente gli occhi e applicando un po di gloss alla vaniglia sulle labbra, facendole luccicare sensualmente.
Profumata e splendente nei punti giusti, Buffy decise che era pronta. Almeno fisicamente.
Decidendo che la preparazione mentale non era pronta ad arrivare, Buffy andò alla camera degli ospiti, quella che immaginava Spike avrebbe usato, e sedette sul letto. Grazie all’eccessiva ospitalità della madre, nessuno aveva dormitò lì da quando ci viveva lei e le lenzuola venivano cambiate ogni settimana.
Non che si aspettasse che potesse essere usato per quello che aveva in mente Buffy.
Il pensiero che si sbagliasse delle intenzioni di Spike con lei non le passava nemmeno per la mente, mentre rimaneva sul letto cercando di essere più sexy che poteva.
Spike era, mentre portava le due piccole valigie attraverso il cortile nella casa della piscina, pronto a confrontarsi con una Buffy adirata. O una Buffy che gridava. O una Buffy sconvolta e che piangeva. Qualcosa che gli indicata che era arrabbiata, o ferita a causa sua.
Quello che non si aspettava era il benvenuto che trovò.
La casa era silenziosa mentre entrò in quella che sperava fosse la porta anteriore e vide tre porte sul lato opposto del soggiorno. Una era aperta e portava al bagno e quella infondo era lievemente aperta. Ancora con le valigie in mano, Spike si tolse le scarpe— togliendosi gli stivali da combattimento in favore di un bel paio di pelle, sperando di fare buona impressione — e si diresse verso la porta leggermente aperta.
Apparentemente, pensò, era la stanza di Buffy. Si guardò rapidamente intorno, si perse nel profumo di pesca e le decorazioni da ragazza nella stanza. Buffy non era là; suppose che fosse uscita dopo la discussione con la madre.
William si diresse verso l’ultima porta, sapendo che doveva essere la seconda camera da letto.
E lì trovò il benvenuto che non si aspettava.
Riuscendo ad aprire la porta senza mettere giù le borse, entrò, girato di schiena come mise le valigie lungo il muro prima di girarsi per accendere la luce.
E in quel momento sorpreso da Buffy che letteralmente saltò su di lui.
Lui certamente non ce la stava aspettando, ma non stava per obiettare.
Con le braccia piene dell’evidentemente ragazza molto ansiosa, Spike armeggiò lungo il muro finché trovò l’interruttore e lo colpì leggermente.
La luce servì solo ad aumentare il piacere della situazione.
Buffy aveva le gambe chiuse ermeticamente sui suoi fianchi e lo stava baciando e succhiando lungo il collo, era vestita— se si poteva dire così— con un piccolo vestito sexy. Di merletto rosso. Cazzo, amava una donna in rosso. Specialmente questa donna, decise.
Inciampando leggermente, le attenzioni di Buffy lo facevano faticare a rimanere stabile in piedi, a piccoli passi si diresse verso letto e ci cadde di schiena con Buffy sopra di lui.
Appena lei registrò dove erano, si fermò e si alzò, solo di pochi centimetri dal letto.
La mente che non trattava propriamente ancora delle cose, Spike poteva solo pensare ‘Voglio la ragazza ‘ e così allungò le mani, ma Buffy gliele scacciò.
“Uh uh uh, Mister. Non così veloce.”
“Buffy,” la implorò lui, “Amore.”
“Resisti. Ti farò stare bene, ma non ancora.” Disse lei per poi sorridergli furba e provocante, ma non aveva idea se davvero aspettare ancora— potesse essere un atto sexy.
“Perché no?” chiese lui petulante, tentando di toccarla, ma lei spinse facilmente via le sue mani ogni volta. Non era così coordinato, ma essere di fronte a quel piccolo pezzo in biancheria intima lo stava distraendo maledettamente.
“Voglio vederti prima.”
Lui non sapeva quanto tempo sarebbe stato capace di resistere. “Mi puoi vedere più che bene, adesso andiamo” ordinò.
“No - no,” si appoggiò ancora di più. “Voglio vedere prima,” ripeté.
Buffy sapeva di non aver idea di quello che stava facendo. Aveva, determinato dalla sua ‘professione’ durante il corso degli ultimi mesi, dedusse cosa dire e ‘fare ‘ dopo che tutti i vestiti erano stati tolti e per l’atto attuale stesso. Ma questi preliminari? E con la persona nella stanza? Lei si sentiva persa e sperò che Spike non ridesse di lei e della sua ingenuità.
Quando lui vide che non avrebbe desistito, si arrese.
“E cosa vuoi vedere, gattina?”
“Te” era tutto ciò che seppe dire. Lei per un secondo pensò di aver inteso qualcosa di più profondo in quella risposta, ma spinse via il pensiero appena lo registrò.
Togliendosi rapidamente i calzini, Spike si mise in piedi, sull’orlo del letto.
“Vuoi aiutarmi?” chiese lui.
Perché era maledettamente nervosa? Questo non era niente, non veramente. Stava per fare sesso con Spike. Era solo scopare. Niente di più.
Prendendo un profondo respiro mentale, guardò Spike, provando a essere sicura di se… e lo sguardo nei suoi occhi l’aiutò e lo rese impossibile allo stesso tempo.
Non stava pensando a questo come a solo sesso, ma se quello era tutto ciò che poteva avere— tutto quello che doveva avere? Allora era meglio non rovinarlo.
“Ho detto che voglio vederti. Quindi penso di essere quella che ‘guarda’ qui.”
“Posso farlo,” sorrise lui, non avendo mai sognato che si sarebbe mai trovato a fare questo… con lei.
Lui era contento di come si era vestito, la camicia e i pantaloni eleganti con una bella cintura gli davano molte più scelte quando iniziò a spogliandosi che i suoi soliti t-shirt e jeans.
Lentamente si sbottonò la camicia e Buffy camminò più vicina a lui mentre lo faceva, fece scorrere la mano in giù sul suo torace, delusa quando questo rivelò un’altra maglia sotto.
“Non è giusto,” sporse le labbra lei, strofinandosi contro lui.
“Non può vedere tutto subito, lo devi bramare almeno un pò, resisti” l’avvertì lui.
“Bene,” mormorò lei, ancora sporgendo le labbra ma avanzando di nuovo un pò, le mani che strascinavano leggermente ancora lungo il suo torace.
Spike non poteva aiutarsi; si inclinò in avanti e rapidamente la baciò sulle labbra. Il modo in cui sporgeva le labbra era troppo adorabile.
Quello che nessuno di loro, specificamente lui, sembrò non comprendere era che questo era il loro primo vero bacio.
Prima sulla porta, Buffy l’aveva baciato lungo il collo, ma non l’aveva baciato realmente. Questo, comunque…. questo era vero.
E Dio, era bello.
Spike si lamentò profondamente mentre Buffy fece scorrere la piccola lingua calda lungo le sue labbra. Come spinse la lingua nella sua bocca, lui pensò che non si era mai sentito prima così… perso in un’altra persona.
Si stava quasi dimenticando il suo piano, si allungò e la tirò contro di se, volendo baciarla di nuovo.
Finché lui non si tirò via ansando per aria, per ritornare al suo piano. Le mise le mani dolcemente vicino al collo e la spinse leggermente indietro.
“Devo finire lo show, amore.”
Buffy si fermò e si inclinò contro il cassettone che era al lato della porta, mettendo un po’ più di distanza tra loro. Lei sorrise e sventolò la mano in un gesto che indicava di continuare con lo show.
Spike aprì e rimosse la cintura prima di sbottonarsi i pantaloni. Allora si fermò e guardò Buffy che lo stava guardando ansiosa. Decidendo stuzzicarla un pò, si tirò via la camicia dai pantaloni sbottonati e la tirò sulla sua testa.
Buffy sapeva che la faceva sembrare un’eroina di romanzo d’amore, ma non poteva fermarsi dall’ansimare mentre il suo torace venne scoperto. Aveva immaginato che fosse sexy, definito, e vedendolo aveva confermato solamente le sue intuizioni, ma… Buffy stava ancora trattando con i suoi pensieri quando lui sorrise furbo e lentamente si aprì la cerniera dei pantaloni.
Chiedendosi cosa ci fosse di sbagliato in lei quando diverrebbe così maledetta eccitata, Buffy si afferrò al cassettone dietro a se, fermandosi fisicamente dal muoversi verso Spike.
Lei stava cercando di essere paziente e aspettare che avesse finito. Ne valeva la pena.
Lui si girò, stuzzicandola un’ultima volta, e uscì lentamente dai suoi pantaloni. Il suo sedere era bello, decise rapidamente, ma un’altra perlustrazione fu bloccata quando lui si voltò e tutti i pensieri le uscirono dal cervello.
Era fottutamente bello.
Era l’uomo più bello che avesse mai visto – anche se non aveva esattamente visto molti uomini. E lui lo era veramente, bellissimo.
Il suo viso perfetto, gli zigomi così marcati, occhi blu brillanti e un torace perfettamente scolpito, mani che scorrevano sui propri fianchi per attirare la sua attenzione…
Ora, sapeva che non aveva dormito con molti uomini, non aveva mai guardato film porno, quindi le sue esperienze con gli uomini nudi e il loro, uh, bagaglio erano estremamente limitate, ma Spike…
Spike era più grande degli uomini normali.
Il suo membro era bellissim, largo, leggermente rosso come fosse arrabbiato (okay, più di un po, ma cercava di moderare i toni) gli spuntò fuori dai pantaloni. Non potè impedirsi di guardare mentre si muoveva lentamente apposta.
Continuando a guardarlo, Buffy andò verso di lui.
“Penso che mi piaccia ‘vederti’” gli disse con uno sguardo sexy.
“E’ abbastanza perché ti veda io ora?” ritorse
“Abbastanza perché tu debba solo aspettare un altor po” disse spingendolo sul letto.
Lui iniziò a obbiettare, ma lei lo zittì mettendogli una mano sulla bocca ed accarezzadogli il torace, facendo quello che poteva per ignorare la sensazione del suo membro contro il sedere.
“Voglio giocare un po” si chinò a baciarlo e baciarlo dove il mento incontrava l’orecchio, sussurrandogli “Mi lascerai giocare?”
“Ti lascerò fare tutto quello che vuoi” rispose con voce roca, eccitandosi all’istante. Buffy lo baciò e succhiò il suo orecchio sentendo gemiti e maledizioni che diceva a denti stretti, implorandole di muovere i fianchi solo un po di più, e piagnucolando quando lei rifiutò.
Era bellissima e le mise le mani tra i capelli per portare la bocca sulla sua. Fottutamente bella. La più bella donna di tutto il mondo. E decise di dirglielo.
“Sei la ragazza più bella di tutto il mondo. Lo sai questo?” le mormorò e lei si spostò a baciargli il torace.
Ma ogni ulteriore dichiarazione fu fermata mentre lei mordeva leggermente un suo capezzolo
“Così?” chiese prima di muoversi più giù, scivolando i fianchi su di lui.
Non le rispose, ma le prese i fianchi più saldamente e la spinse rudemente contro di se, facendo sussultare lei.
“O così?” le ritorse la domanda.
“Uh huh” rispose, decidendo che si erano già presi abbastanza tempo e volendo togliersi il baby doll.
Ma quando prese l’orlo, Spike la fermò.
“Lascia, amore” fu lui a toglierglielo e a guardarla, i suoi bellissimi seni tondi salivano e scendevano col suo respiro, finchè lei non si sdraiò lungodistesa sul letto, con lui sopra di lei.
“Sei bellissima” le disse di nuovo, guardandola come se veramente l’ammirasse.Lo sguardo nei suoi occhi la sorprese, ma lo prese come un modo in cui un uomo guarda una donna con cui sta per fare sesso, niente di più.
“Posso?” chiese gentilmente, sdraiandosi su un fianco col viso vicino al suo stomaco. Trattenne le dita accanto al suo perizoma aspettando una risposta
Buffy si limitò ad annuire, sospresa quando invece di toglierglielo semplicemente, baciò delicatamente lungo il lembo, e facendo una scia su di lei mentre le toglieva le mutandine.
Era più attento e amorevole di… chiunque con cui fosse mai stata, qualcosa che non voleva analizzare ora, e poi era solo un tratto caratteristico di Spike, qualcosa che faceva con tutte le altre donne. Non voleva pensare a quante potessero essere.
Spike non riusciva a credere che questo stesse accadendo, anche muovendosi vicino alla sua femminilità pensò di stare sognando.
Buffy lo fermò, non era pronta per questo. Il sesso lo poteva rendere impersonale, ma quello… non poteva farcela.
“Non ora” gli disse quando lui la guardò senza capire “Voglio te dentro di me ora” spiegò.
Spike arricciò la lingua lascivo “Posso fare entrambe le cose”
“Già, già” mormorò “Vieni qui” gli prese le braccia per tirarlo a se, in modo che fosse sopra di lei “Ti prego” mormorò lei.
Spike, senza rompere il contatto visivo, si posizionò alla sua entrata.
“Posso?” chiese e quando lei allacciò le gambe attorno a lui, si spinse dentro di lei.
Buffy tentò, invano, di trattenere un sussultò stupito al leggero dolore che sentì quando lui entrò. La verità era che era passato tanto tempo dall’ultima volta che ci aveva pensato, ma non si aspettava che potesse far male.
“Stai bene, gattina?” la guardò preoccupato mentre lei sussultava, era più stretta di quanto avesse potuto immaginare.
“B-Bene” gli disse, riprendendosi. Come per darne prova si spinse contro di lui, mozzandogli il fiato per la sensazione.
Quando vide che stava bene, iniziò a spingere dentro di lei, e lei incontrò le sue spinte donandogli sensazioni che non aveva creduto possibili.
“Cazzo, Buffy. Sei così buona amore. Così dannatamente buona”
“Non fermarti Spike, non fermarti” ansimò.
Ansimarono e grugnirono per diversi minuti mentre spingevano l’uno contro l’altro, finchè Buffy parlò di nuovo.
“Più forte Spike! Ti prego, Spike, più forte!” gli implorò all’orecchio.
Quando strinse le gambe intorno a lui mordendogli delicatamente l’orecchio, perse il controllo e iniziò a pompare contro di lei più forsennatamente, facendo scontrare la testiera del letto contro la parete.
Spike la baciò rudemente e continuò le sue spinte finchè non la sentì iniziare a contrarsi e contorcersi attorno a lui.
Sentendo il proprio orgasmo arrivare si spostò dalla sua bocca e nascose il viso sul suo collo e, Buffy poteva giurare di averlo sentito, ruggì mentre lei sussultava per il proprio rilascio, stringendolo più che poteva.
“Bellissimo” mormorò contro la sua pelle collassando sopra di lei “Amore, amore, bellissimo” non era neanche conscio di quanto fosse vicino ad ammettere il suo amore per lei.
E nemmeno Buffy, credeva fosse un altro dei suoi modi di dire…
Ancora sepolto dentro di lei, Spike la strinse e rotolò per non esserle addosso.
“Non lasciarmi, Buffy” mormorò rendendola nervosa.
Non disse niente, ascoltò mentre il suo respiro rallentava e si addormentava. Cercò di stare sveglia… sapeva che doveva, ma ogni volta che sentiva il calore del suo corpo e la sicurezza che le infondeva si convinceva a stare qualche minuto di più. Ma prima di rendersene conto si addormentò anche lei.
La pallida luce rosa del sole tinse con tracce porpora quando sbirciò nell’angolo delle ombre, disse loro che alba non era troppo lontano… e, Buffy stava lasciando il letto.
Era in piedi con solo delle infradito rosse, cercando dove aveva gettato il babydoll la notte prima.
Individuandolo sul cassettone, andò velocemente a prenderlo e se lo infilò dalla testa prima di voltandosi e saltare quando lo vide appoggiato sui gomiti sul letto.
“Cosa sta facendo alzato?” chiese lei frenetica, tentando di lisciare la piccola biancheria intima, sperando invano che si allungasse in qualche modo di alcuni centimetri…. o metri.
“Potrei farti la stessa domanda.” Lui lo voleva dire in modo sarcastico, quando l’aveva pensato all’inizio, ma dopo avere sentito il tono e visto lo sguardo sul suo viso, uscì molto più minaccioso.
“Io…” ‘Sei forte, Buffy, ‘ si disse lei. “Non volevo addormentarmi qui. Scusami. Adesso andrò nella mia stanza.” Senza un’altra parola, cominciò a camminare verso la porta, ringraziò le sue stelle fortunate che la stava lasciando andare; non era sicura di riuscire a dare una spiegazione sul perché stava andando via.
Ma prima che riuscisse a fare cinque passi, Spike si mise in piedi di fronte a lei, rendendole impraticabile la porta. Senza menzionare che la sua nudità la distraeva.
“E perché, amore?” chiese lui, guardandola in modo accusatorio.
“Perché,” cominciò lei, guardando un punto sul muro— era pronta a farlo, finché non doveva guardarlo negli occhi. “La notte scorsa è stato divertente, ma quello è tutto ciò che era: divertimento. Non è come se stessimo iniziando qualcosa qui o qualsiasi cosa. Io dormirò nella mia stanza e tu dormirà qui. Non volevo addormentarmi qui, mi dispiace.”
Anche se, quando si era svegliato e l’aveva vista radunare i vestiti e strisciare fuori dalla stanza di mattina così presto, lui se lo aspettava…. anche se…. faceva ancora male.
E era abbastanza intontito da non tentare di fermarla mentre lei lo oltrepassò e uscì dalla stanza per andare, presumibilmente, nella sua camera da letto.Pensando realmente a niente, Spike camminò di nuovo al letto e si sedette sull’orlo, fissando la porta chiusa per molti minuti in silenzio prima di lasciarsi cadere di schiena sul letto.
Lui tentò di convincersi che non gli importava. Che, come lei aveva detto, era stato divertente. Che era riuscito a fare sesso con una donna incredibilmente attraente.
Ma quello è tutto ciò che era stato, sesso. E con Buffy, la sua Buffy, voleva così tanto che fosse qualcosa di più. Voleva che ci fosse— amore — dietro a questo. Voleva essere stato capace di dirle che l’amava mentre l’aveva portata al piacere; voleva sentirsi rispondere nello stesso modo da lei. E che le lo pensasse.
E, scioccamente, era ciò che pensava sarebbe accaduto. Aveva pensato che… Dio era stato uno stupido, ma aveva pensato che loro avessero sviluppato qualcosa durante tutte le telefonate e che, la notte scorsa, finalmente era l’arrivo alla realizzazione.
Buffy stava solo facendo il suo lavoro, ora lui lo comprese. Tutte quelle volte che aveva sentito che lei si apriva, permettendogli di conoscerla, stava facendo quello che lei pensava necessario per farlo chiamare.
Le lacrime scivolarono silenziosamente dai suoi occhi mentre fissò il soffitto senza vederlo.
Si supponeva che fosse felice di aver trovato una donna sexy che gli offriva del sesso senza doversi legare ogni volta che voleva…. quello era ciò che si supponesse dovesse fare.
Era un uomo, dopo tutto.
Ma sopra quello, era William. E gli faceva male pensare che lei non sentiva niente per lui. Che tutto era stato solo lavoro.
Le lacrime continuarono silenziosamente mentre bestemmiò per essere di nuovo un pazzo per amore. E per essersi bruciato.
Di nuovo.* * * Dopo che praticamente corse nella sua stanza per non dare a Spike l’opportunità di fermarla di nuovo, Buffy andò in bagno aprì i rubinetti fino a che gradualmente l’acqua si scaldò, spruzzando fuori dalla doccia.
Aspettò che il vapore cominciasse a salire, informandola che l’acqua era calda, prima di togliersi il vestito mise una mano nella doccia per esaminare la temperatura.
Era la temperatura giusta, abbastanza calda per rilassarsi ma non da scottarla.
Buffy stava entrando nella porta aperta della doccia quando questo la colpì improvvisamente, così duramente che per la prima volta seppe cosa significava la frase ‘come una tonnellata di mattoni ‘ .
Inciampando indietro sulla porta finché non la colpì con il sedere facendola scuotere, Buffy scivolò, nuda, sul pavimento. Attraendo ermeticamente le gambe al torace e avvolgendo le braccia intorno alle ginocchia, mise il viso tra le braccia piegate e pianse.
Voleva dire che stava piangendo, ma questo era molto più che solo piangere. Stava piangendo come se il suo cuore si stesse rompendo. Il che sembrava incredibilmente melodrammatico, ma sembrava anche essere vero.
Aveva sentito veramente qualcosa per William, i sentimenti forti che si erano sviluppati nel corso di tutte quelle telefonate. E sembrava che si preoccupasse per lei. Ma suppose che era solo un modo per tenerla buona, così lei l’avrebbe ‘soddisfatto’.
Se avesse avuto dei dubbi su quel fatto— e non ne aveva - la sua prontezza di saltare nel letto con lei li avrebbe schiacciati.
Lei non diede credito al fatto che lui l’avesse fatto perché la voleva disperatamente.
Invece il suo cuore si ruppe al fatto che ancora un altro uomo non la voleva veramente.
Tirando su col naso e strofinando rudemente gli occhi con le mani, Buffy decise che avrebbe avuto il controllo di questa relazione. Tutte le altre l’avevano lasciata senza possibilità di scelta. Non avrebbe lasciato che Spike fosse quello che avrebbe preso tutte le decisioni.
Avrebbe continuato a fare sesso perché era l’unica parte di lui che poteva avere e perché era una cosa che poteva controllare.
Sì, avrebbe funzionato perfettamente, concluse, alzandosi e avanzando nella doccia ancora caldo. Non avrebbe permesso a Spike di farle del male. Non come gli altri che aveva avuto.
* * * Ma mentre lui pensava ciò— che per lei era fare semplicemente il suo lavoro durante tutte quelle telefonate— seppe che non era la verità. O almeno, si rifiutò di credere che lo fosse.
Buffy aveva solo pensato che era quello che doveva fare. Se era spaventata perché, come gli aveva detto, non pensava che qualcuno l’avrebbe mai amata, o se fosse preoccupata per il padre…. qualunque cosa fosse, stava cercando di renderlo cauto; tenerlo insignificante.
Le stava per provare che non era insignificante e che non doveva aver paura. E avrebbe usato il suo piano contro di lei —o, per lei. Avrebbe usato il sesso per mostrarle che lui si preoccupava per lei, o piuttosto che l’amava.
Glielo avrebbe provato.
Tutta questa cosa di relazione di solo sesso sarebbe stata più facile, pensò Buffy, se sua madre non fosse così intenzionata a trattare William come fosse suo figlio. Era il fratello di suo marito ma lo trattava decisamente più come un figlio, forse per la differenza di età, che era più vicina a quella di Buffy che a quella di Giles, o forse solo perché era in un momento difficile.
Pensava alla prima opzione perché William sembrava stare bene quando gli aveva parlato, e non ci avrebbe più pensato.
Per quello che Buffy ne capiva, Spike se la stava cavando perfettamente e non aveva bisogno di aiuto da loro – per niente. Per quello che le importava, poteva tornare in Inghilterra.
O così continuava a ripetersi.
E lei effettivamente continuava a ripeterselo, ancora e ancora durante il pranzo che Joyce aveva fatto per tutti e Quattro. Sembrava una sitcom degli anni cinquanta. A parte per il fatto che due di loro avevano fatto sesso… beh, e anche la mamma e Giles – non lasciò che quel pensiero si concludesse nella sua testa, rifiutando di pensare che sua madre facesse sesso.
Riuscì a evitare William tutto il giorno, o per le cinque ore e mezzo passate da quando si erano svegliati. Evitare era una capacità di cui era grata. Per qualche motivo ancora non era pronta ad affrontarlo, per questo l’invito a pranzo era stato perso con qualcosa di diverso dalla gioia – di molto diverso.
Sua madre voleva ovviamente che tutta la famiglia stesse insieme. E apparentemente da subito. Oh, che gioia!
L’intera situazione era molto più facile da affrontare quando non le veniva costantemente sbattuto in faccia che Spike era il fratello di suo padre.
Buffy non era esattamente una brava cristiana, e nemmeno una brava ragazza al di là del cristiana, ma le faceva comunque senso pensare di dormire con suo zio.
Per cui avrebbe continuato a pensare a lui come fratellastro del suo patrigno da ora, almeno nella sua testa.
“Oh cara” disse Joyce mentre William la raggiungeva nel patio esterno dove aveva sistemato la tavola da pranzo. Sembrava esausto, positivamente “Buffy non ti ha tenuto sveglio ieri notte, vero?”
William non sapeva esattamente cosa rispondere a questo.
“So che russava quando era più piccola, spero che ormai abbia smesso. Mi dispiacerebbe se perdessi il sonno per questo”
Decidendo di non mentire, rispose solo “No, Buffy non russa più”
“Allora dev’essere per il fuso orario” mormorò Joyce compassionevole.
“Probabilmente” accordò notando che Buffy li stava raggiungendo.
Cercava di sembrare completamente sveglia e felice. Ma William poteva vedere dietro al trucco accuratamente applicato che era esausta come lui.
Il che perversamente lo rendeva più lieto. Significava che non era rimasta immune alla loro notte insieme come voleva fargli credere – come lei voleva credere.
“Buongiorno Buffy” disse incurante, apparentemente “è bello vederti, amore. Spero che tu abbia avuto una buona notte di sonno.
Se non fosse stato per l’ultima parte, Buffy avrebbe giurato che si stava comportando in modo civile, che aveva accettato tutto quello che gli aveva ditto quella mattina… ma data l’ultima parte, e con un occhiolino che lei non si perse, decise che era una malignità positive, senza doppio senso.
“Veramente, non ho dormito molto bene” poteva giocare anche lei a questo gioco, se ne rendeva conto “Non ero molto… comoda… non è stato molto bello”
‘Ooh giochi col fuoco gattina’ pensò Spike, sapendo che però avrebbe rinunciato facilmente “Davvero? Quando ti ho vista, mi sembrava fossi appagata –err volevo dire sveglia” fines di correggersi.
“Immagino che così sembrassi, allora. Posso essere una brava attrice quando voglio.” Ritorse freddamente. Non era carino che lui la provocasse su questo “Immagino che tu semplicemente non mi conosca… per saperlo”
“Giusto” ammise “Non ti conosco… per ora. Ma conto di imparare a conoscerti davvero bene, amore. Aspetta e vedrai. Vivo con te dopotutto” sorridendo quando si accorse che la discussione aveva attirato l’attenzione di Rupert e Joyce.
“Bene, ma sai, sono certa che tu abbia cose da fare durante il giorno e visto che abbiamo camere da letto separate e tutto, non credo che ci vedremo molto” non potè impedirsi di aggiungere.
“Beh, certo che avete camere da letto separate, nessuno si aspetta che voi passiate così tanto tempo insieme” si inserì la madre “Ma io mi aspetto di certo che un po di tempo insieme lo passiate”
“Certo, sii ospitale Buffy” aggiunse Giles
“Oh, Buffy è molto ospitale….” Disse Spike, come se i due fossero arrivati a una resa quando sapevano solo loro due cosa intendeva realmente “Deve solo lasciarsi andare”
“Decisamente, William” disse Rupert, felice di vedere che suo fratello e sua figlia andassero così d’accordo
”Potreste smettere di parlare di me mentre io sono qui? È imbarazzante!” Buffy sapeva che era una reazione eccessiva per i suoi genitori, ma Spike rise.
“Calmati, amore. Stavamo solo facendo una conversazione amichevole, che per caso era su di te. Niente di male”
“Beh, smettete comunque” brontolò, prendendo posto a tavola “Non dobbiamo mangiare, pensavo fosse un pranzo in famiglia”
“Si Buffy” disse sua madre autoritaria ma calma “Possiamo mangiare ore. Ma” aggiunse “Vorrei davvero che fossi più carina con William”
“Oh” Buffy stava fumando di rabbia, Spike fingeva non fosse successo nulla, le lanciava sorrisi maliziosi, sommato al suo rifiuto di lasciarla innervosirlo la fecero scoppiare “Sono stata MOLTO carina con ‘William’. Perché non gli chiedete quanto sono stata carina con lui ieri notte?”
“Oh, davvero?” chiese Giles “Cos’avete fatto?”
Buffy aspettò ansiosamente la sua risposta, sorpresa di non dover aspettare molto e che lui non sembrò battere ciglio.
“Ho pensato fosse giusto passare un po di tempo insieme, sai conoscerci l’un l’altro eccetera. Ma Buffy voleva giocare a un gioco, e così abbiamo fatto. La femminuccia pensava che io non conoscessi le regole, che avrebbe vinto. Ma ho anni di pratica rispetto a lei, ci gioco quasi da quando sono nato, conosco tutte le regole – tutti i trucchi. E vincerò io – cioè, ho vinto. Ho vinto il nostro piccolo gioco, è stato divertente” aggiunse, sorridendole.
“Non fai qualcosa? Come un lavoro, sai? “ chiese Buffy incredula e seccata quando vide Spike ancora seduto sul divano che guardava la tv e leggeva -- in qualche modo contemporaneamente.
Sapeva che se fosse stato nella stessa situazione in cui era Giles, allora aveva ereditato una grande somma di soldi quando aveva compiuto i diciotto e anche di più nel suo trentesimo compleanno, tutto dalla parte del padre.
E visto che l’ultima data era stata solo tre anni fa, si immaginò che aveva molti soldi e poteva fare a meno di lavorare per un pò, ma...
Non le piaceva che lui le fosse intorno tutto il giorno, ogni giorno.
“Ho un lavoro, gattina”, la informò lui, non alzando lo sguardo dal libro.
“E cosa è? “ chiese lei ansiosa.
“Sto recensendo questo libro.”
“Spike, decidere quello che pensi di un libro non è un lavoro.” Lei non poté impedirsi di alzare gli occhi; era così stupido qualche volta.
“Visto che mi hanno chiesto una recensione che metteranno nel maledetto Post.” Quando vide che lei non l’aveva capito, spiegò ulteriormente, “ Il Washington Post e altri piccoli quotidiani corrono per avere una mia recensione del libro, amore.”
‘Okayyy’, si corresse lei. ‘Perché deve avere un lavoro che lo fa rimanere a casa tutti i giorno? ‘
“E non è che tu abbia un lavoro, bionda”, Lui intendeva dire un lavoro di ‘giorno’ ma appena le parole gli uscirono dalla bocca lui comprese come l’aveva detto.
“Non ho un lavoro? “ chiese lei, e lui seppe di essere nei guai. “Oh, dimentichi così rapidamente”, rimuginò. “Ti mostrerò il mio ‘ lavoro ‘, Spike.”
Adesso era realmente dentro— non sapeva come, ma lo sapeva dal suo sguardo.
Lui decise che rimanere dove era e comportarsi come se nulla fosse successo fosse la scelta migliore. Non c’era molto che poteva fare lì.
L’intera conversazione era incominciata in modo abbastanza innocente, decise Buffy; stava tentando solo di farlo uscire di casa così l’avrebbe lasciata per un po’ in pace. Non voleva dire niente. Ma l’aveva fatto.
William che stava concentrando la sua attenzione sul libro non notando che Buffy si avvicinò al divano.
Ma notò quando si mise a gambe divaricate sulla sua vita.
“Cosa stai facendo, pet? “ chiese lui nervoso mentre appoggiò il libro sul tavolino da caffè e rivolse l’ attenzione a Buffy.
“Pensavo che fosse ovvio”, rispose lei.
“Mi prendi in giro.”
“Tu pensi che io non ho un lavoro”, spiegò lei. “Ti mostrerò solo che tipo di lavoro ho.”
Era passata una settimana da quella prima notte; una settimana dove era accaduto molto meno di quello che si aspettavano.
Spike non era sicuro di volerlo fare, ma in qualche posto profondo della sua mente sapeva che tipo di effetto avrebbe avuto su Buffy. E inoltre, c’era il suo piano.
Spike sorrise e aspettò finché lei si inclinò giù e lo baciò prima di parlare. “Questo non è il tuo lavoro”, disse semplicemente quando lei si tirò via.
“Sì, non mi stai pagando”, scherzò Buffy, rifiutando di leggere qualcosa in più.
“Buffy--” l’avvertì pericolosamente, “Non è quello che intendevo.”
Ma lei non era pronta per quello. “Zitto, Spike.”
Lei soffocò la sua protesta baciandolo mentre si abbassò ulteriormente prima di sganciargli la cintura.
“Buffy--”
“Spike.”
Lui aveva la sensazione che non avrebbe vinto questo particolare round.
“Almeno possiamo andare nella tua stanza? O nella mia? “
“No”, disse Buffy, mettendo il piano in azione. “Voglia stare giusto qui. Inoltre, così avrai una migliore idea di quello che è il mio lavoro.”
Buffy si aprì rapidamente la camicia, sperando che la vista del torace nudo lo avrebbe distratto—
‘Gesù’, pensò lui. ‘Porta mai un reggiseno? ‘
-- mentre lei decretò l’altra parte del suo piano.
Prese il telecomando dal tavolino del caffè e pigiò qualche tasto prima di sedersi di nuovo.
“Cosa stai facendo? “ chiese Spike quando vide quello che stava mettendo, ancora leggermente distratto dai suoi seni che stava rimbalzando leggermente mentre si inclinò tra il divano e il tavolino.
“Di nuovo, pensavo che fosse ovvio.” Tentò Buffy con tono leggero.
“E’ un porno, amore.”
“Bene... duh. Quindi? “
“Buffy, non voglio guardarlo mentre sono con te.”
“Per l’atmosfera, per renderti eccitato e tutto.” Lei tenne la parte pensando che non era molto diversa dalla donna che si stava lamentando sullo schermo e che questo era il modo per mostrarglielo.
Qualunque cosa le stava per dire non era qualcosa a cui Buffy era molto interessata così si alzò semplicemente e si tolse i pantaloni. Spike era contento che si era un po’ allontanata--
Okay, così non si stava per togliere le mutandine... cercava di ucciderlo?
Lui alzò le anche quando lei si inclinò giù per tirargli i pantaloni fino alle ginocchia.
C’era qualcosa in questa ragazza che faceva si che i suoi pensieri razionali volassero fuori dalla finestra. Sapeva che non doveva star facendo questo, sapeva che avrebbe danneggiato la loro relazione, ma non trovava un modo per fermarsi.
Spike si aspettò che indietreggiasse, ma invece mise agilmente il ginocchio su un suo fianco, vicino allo schienale del divano, e scivolò sul suo corpo.
Se non fosse stato già duro come una roccia, sentire i suoi capezzoli scivolare dolcemente per il suo corpo l’avrebbe reso così. Servì solo a farlo diventare ancora più duro.
“Può fare qualcosa per me, Spike? “ chiese lei mentre era distesa sopra lui, l’erezione incastrata tra loro.
Lui era pronto a prometterle la luna in quel momento. “Qualsiasi cosa.”
“Guardalo”, disse lei indicando con la testa a sinistra verso la televisione, aspettando che lo facesse.
“Piuttosto guardo te”, ragionò lui.
“Non preoccuparti”, disse lei e si sedette di nuovo, sgridandolo quando il suo sguardo si girò per seguirla. “Guardalo”, ordinò.
Buffy aspettò finché lui non obbedì girando la testa di lato, guardando la scena erotica che era sullo schermo, prima di prende il suo membro tra le mani.
“Buffy... ci serve un--” cominciò lui, la lussuria che lo confondeva gli fece finalmente registrare qualcosa.
“Un preservativo? “ chiese lei, aspettando finché lui accennò col capo. “Pensi onestamente che qualcuno come me non usi la pillola? “ lo prese in giro.
Lei girò la testa verso la televisione per non aspettare più, e, come lui rivolse di nuovo l’ attenzione a questa, affondò in giù sulla sua asta.
Spike alzò ciecamente le mani per accarezzarle solo i seni per essere fermato da Buffy che le trasportò alla sua vita.
“Per favore, gattina”, disse lui mentre ,muoveva le mani su e giù al ritmo della sue anche, girandosi a guardarla.
Buffy si fermò completamente.
“Guardalo”, ordinò lei di nuovo, aspettando finché la sua attenzione ritornò sullo schermo prima di muoversi di nuovo.
Spike non voleva guardare quello che facevano sullo schermo considerando quello che stava accadendo nella stanza molto più interessante. Non voleva guardare una donna con i capelli castani e eccessivamente acconciati che si strofinava un cubetto di ghiaccio lungo i seni che avevano visto evidentemente il bisturi di un dottore più di una sola volta.
Era una donna nuda, sicuro, ma quello era tutto ciò che era. Vederla stuzzicarsi i capezzoli mente adesso era seduta sul grembo di un uomo, dopo aver messo il cubetto di ghiaccio, piuttosto provocantemente, in bocca di lui,permettendole di bagnarsi le dita; non gli faceva nessun effetto.
La brunetta iniziò a contorcersi come l’uomo pompò prima uno, poi due, poi tre dita in lei ad un ritmo che aumentava l’avrebbe dovuto accendere, ma alzò solo la sua esperienza. Ma tutto quello che voleva erano guardare Buffy.
Voleva sentire lei lamentarsi, erano i suoi seni che voleva vedere rimbalzare mentre piegava la testa indietro e cavalcava le sue dita.
Decidendo di mandare all’inferno le regole di lei, Spike afferrò più forse le anche di Buffy, e invertì le loro posizioni.
“Spike? “ chiese lei, sorpresa che la sua tattica non aveva funzionato.
”Non voglio guardare loro” sirpose, fissando ansiosamente tutto il suo corpo “Voglio guardare te” continuo, mormorandoglielo con voce roca nell’orecchio “Guarda tu loro” disse convinto
“Ma-“
“No” la sfidò “Tu guardi loro, io guardao te”
Buffy doverosamente voltò la testa per guardare lo schermo, senza sapere cos’altro fare. Non riusciva a tenere il controllo delle cose quando era coinvolto Spike.
Aspettò finchè non fu sicuro che lei stesse guardando lo schermo prima di iniziare a muoversi dentro di lei.
“Continua a guardare” disse, ordendole il collo mentre lei sussultava e tentava di voltarsi verso di lui.
Volendo fare qualunque cosa lo portasse a continuare a muoversi, si voltò verso lo schermo.
Le sue spinte diventarono lente e profonde, a malapena usciva da lei prima di tornare indietro lentamente… dolorosamente lento. Buffy cercò di stringere le gambe attorno ai suoi fianchi mentre continuava a baciarle e succhiarle il collo, sperando che avrebbe accelerato il ritmo, ma lui non rinunciava così facilmente.
“Ti piace Buffy?” le chiese, la sua voce era come seta, e aveva il respiro sul suo orecchio “Ti piace vederla contorcersi e gemere così?” le disse togliendole i capelli dal viso, lieto che Drusilla avesse giocato con lui giochetti del tipo che non poteva venire finchè non voleva lei “Ti fa eccitare, piccola?”
Spostò la testa per morderle un capezzolo, succhiarlo e leccarlo fino a farlo diventare turgido.
Così intrattenuta dalla sua voce e dall’immagine di quello che diceva, Buffy non spostò la testa dalla scena sullo schermo.
“Ti piace vederlo mentre la lecca così?” l’uomo e la donna si erano mossi verso il letto ed era arrivata un’altra ragazza, giovane e bionda, che si era sdraiata di fianco alla donna di prima accarezzandole il seno.
“Ti piace?” le chiese ancora, questa volta aspettava una risposta.
Buffy si limitò ad annuire, ma lui continuava a rallentare le spinte e smise di attorcigliare I fianchi mentre restava dentro di lei, per sottolineare che voleva una risposta.
“Si” disse lei, ansimando “Mi piace”
“Scommetto che ti piace anche stare con quella ragazza… ti piace avere due persone che lavorano su di te, vero piccolo? Avere me che ti lecco mentre qualcun’altra ti succhia i capezzoli rosa che hai”
Buffy non aveva mai nemmeno pensato di fare qualcosa di sessuale con una ragazza prima – forse aveva pensato a baciarla, ma tutto lì. Ma l’immagine che Spike le aveva appena dipinto? Non sapeva se era per lui, o per la situazione attuale, o qualcos’altro, ma la stava facendo diventare eccitata… e bagnata.
“Ti eccita anche solo pensarci, scommetto” suonava come se la stesse provocando quando aumentò la velocità delle spinte e cambiava l’angolazione ogni volta.
Buffy sapeva che non le importava.
“Si potrebbe metterle una cinghia e lasciare che ti scopi anche lei, scommetto che ti piace” era ancora al suo orecchio, senza lasciarle alcun dubbio su cosa stesse sussurrando.
Buffy hemette quando le morse l’orecchio mentre spingeva dentro di lei completamente, forte e veloce.
”Mi lasceresti guardare?” chiese, muovendosi dal suo collo al suo torace “Mi lasceresti guardare mentre ti spinge così forte da alzarti dal letto e tu urli per averne di più? Mentre allacci le gambe intorno alla sua vita sottile, I tuoi capezzoli scontrano contro I suoi?”
Buffy gemeva e si contorceva ormai, lo sguardo fissato sullo schermo dove l’uomo stava ancora leccando le zone intime della donna, e ora usava anche diverse dita mentre lei gemeva e si contorceva come stava facendo anche lei.
Spike sentiva che era vicina, e a essere sinceri anche lui non era certo di quanto ancora potesse durare. Così appena qualche secondo dopo che l’attrice gridò il suo orgasmo Spike aumentò le spinte.
Buffy non distolse mai lo sguardo dall’uomo e la donna che scopavano sullo schermo, o alla bionda che stava sdraiata dietro di loro che si masturbava mentre li guardava. Con tutta la recente esperienza di Buffy, questa era la cosa più sexy che avesse mai fatto.
Mise un braccio attorno al collo di Spike mentre l’altro rimaneva a terra come paralizzato, e in qualche modo questo aggiungeva fascino. Il fatto che gli attori e lei erano nudi mentre Spike era quasi completamente vestito la eccitava oltremodo. Era in qualche modo… sporco… illecito.
“Spike, ti prego!” implorò, anche se aveva incrementato le spinte e la zip dei suoi denim sbatteva ogni volta contro di lei.
Spike raddoppiò i suoi sforzi, spingendo dentro di lei ancora più forte e veloce di prima, baciandola e mordendola dall’orecchio ai capezzoli mentre lei continuava a guardare il trio allo schermo.
L’uomo stava pompando dentro la donna con un ritmo brutale e Buffy non potè trattenere un piccolo urlo come del resto fece anche Spike. Non erano loro sullo schermo, ma stavano facendo la stessa cosa mentre lei la guardava…
La donna gettò indietro la testa mentre l’uomo gemeva e rantolava, nascondendo la faccia nel cuscino accanto alla sua testa mentre veniva, la bionda gridò il suo rilascio qualche secondo dopo accasciandosi su di loro.
“Guarda me, piccola” disse Spike mentre Buffy era a un secondo dal venire lei stessa “Voglio che vedi chi ti sta facendo venire”
Suonò incredibilmente possessivo per entrambi, ma lei si sentiva comunque obbligata, incapace di trattenere la sorpresa quando vide lo sguardo nei suoi occhi. Ma gettò via subito le sensazioni di preoccupazione concentrandosi invece su quello che lui le stava facendo.
“Posso sentirlo” le disse “Posso sentire quanto sei vicina. Vieni per me piccola” e l’ultima spinta dei suoi fianchi fu accompagnata da una spinta di lei prima che iniziasse ad urlare per il piacere del proprio rilascio, seguita da Spike quasi subito.
Passarono molti minuti prima che riparlassero. “Quello era... “ cominciò Spike, incapace di trovare la parola; sapendo di suonare incredibilmente banale e sdolcinato al momento, ma non gli interessava.
“Grande? “ chiese Buffy. “Fantastico? “
“Di più, maledettamente brillante.” Caddero di nuovo in un silenzio comodo, solo pensando.
Buffy era felice del modo in cui il giorno stava avanzando. Era bello. Nessuna pressione, solo un po’ di divertimento. Era un fottuto divertimento.
Rise quando si rese conto del doppio significato ma rifiutò di dirlo a Spike mentre la guardò dubbioso.
“Vieni fuori a cena con me venerdì.”
Bene, questo le fermò la risata.
“No”, disse lei semplicemente e tetra.
“Cosa intendi con ‘no’? “
“Che non posso venire a cena con te venerdì”, spiegò lei.
“Bene, ci andremo sabato.” Lui non avrebbe ceduto facilmente.
“Spike, io non posso uscire con te venerdì o sabato o un altro giorno.” Tentò Buffy di essere calma, ma spiegarglielo, specialmente nella posizione in cui erano, non era molto facile.
“Perché no? “ continuò lui, non muovendo un muscolo, sapendo che lei avrebbe tentato di scappare se lui si fosse mosso in quel momento.
“Perché—non possiamo sederci? “ Non poteva fare questo con lui così vicino.
E forse lui lo sapeva.
“No”
“Spike--”
“Io non mi alzerò, Buffy. Non finché non mi dici perché non possiamo andare fuori. Se mi alzassi adesso, tu correresti nella tua stanza, chiudo la porta a chiave e io non scoprirò mai il perché.”
“Te lo direi”, disputò lei.
“Sì, dopo qualche giorno quando avrai l’opportunità di pensare ad una risposta adatta.” Non si sarebbe arreso-- perché lei non se ne accorgeva?
Se lei gli avesse dato credito, cosa che non stava facendo, non l’avrebbe ammesso che era vero; come la conosceva bene.
“Io non lo farei! “ tentò di suonare oltraggiata anche se era ciò che stava pensando di fare.
“Bene, allora dimmi la ragione--siccome ne hai una— giusto adesso, poi mi alzerò.”
‘Pensa Buffy, pensa! Andiamo, non sei una ragazza stupida, puoi trovare una ragione... senza dire perché sei una prostituta e ciò è tutto quello che meriti, lui lo pensa ma non vuole sentirlo ‘, l’avvertì la sua mente.
“Non sono idonea a uscire con qualcuno in questo momento” disse lei.
“Non sei idonea”, lui la prese in giro. “Sei fuori di testa? Abbiamo scopato già due volte, ma non ‘sei idonea per uscire con qualcuno in questo momento ‘? “ Non poteva credere che era quella la ragione che gli stava dando.
“Bene, allora perché non smettiamo solo di ‘scopare’” Lei lo disse con così tanto sentimento che lui la fissò. Non era quello che voleva dire... non voleva perderlo completamente, ma...
Quello che gli aveva detto l’aveva ferita; aveva passato tutto il tempo dalla prima volta a convincersene--che lui la voleva solo per il sesso--ma sentirgli fondamentalmente dire la stessa cosa l’aveva ferita.
Non era che Spike voleva scopare. Non c’era modo per lui di convincerla che lei valeva questo se non avevano nessun tipo di relazione--- bene, non era adesso che voleva cominciare.
Prima di tutto, se lui avesse agito--o reagito--meglio la prima notte, allora forse sarebbe stato in grado di iniziare una relazione normale con lei--forse. C’erano, dopo tutto, ancora quelle telefonate da prendere in considerazione.
Ma ora che le cose erano cominciate, e specialmente dopo oggi, finite; finirle in favore di una normale relazione, sarebbe stato considerato da Buffy solo come un rifiuto.
E quello avrebbe danneggiato la cosa oltre il poterla riparare, temeva.
“Non è quello che intendevo, amore.” tentò di spiegarglielo dolcemente. “Pensavo ad una semplice cena sarebbe stato carino. Ma se non ti va un appuntamento, allora quello che abbiamo è più che abbastanza.”
Vedi? Lei sapeva tutto quello che lui voleva da lei era il sesso.
L’ultima affermazione glielo provava ancora di più.
Qualche altra persona avrebbe saputo che Buffy stava torcendo e cambiando le cose finché non andavano come si aspettava, si sentiva confortata quando queste la ferivano, ma era arrivata così lontano nella negazione che non poteva vederlo... anche se voleva.
“Bene. Posso alzarmi adesso? “ Lei aveva bisogno di allontanarsi da lui, almeno per un po’ di tempo. Fermarsi dal volerlo. Non era un bene volere cose che non poteva o non doveva avere.
“Chiaramente, pet. Non voglio che tu pensi che ti stavo tenendo qui--” lei lo guardò male—”anche se letteralmente lo stavo facendo. Stavo solo cercato di avere una risposta da te prima che scappassi via.”
“Bene, hai la tua risposta”, gli disse lei.”E adesso puoi alzarti.”
Buffy girò la testa, rifiutando di guardarlo mentre lui si sedeva in ginocchio, i pantaloni ancora intorno alle ginocchia, la camicia raggrinzita da dove lei l’ aveva spinto e tirato--- ma soprattutto tentò di ignorare l’evidenza che volendo era più che pronto a partecipare ancora a quello che stavano facendo prima.
Spike tentò di abbottonarsi di nuovo i pantaloni, ma il suo pene era semi eretto e i pantaloni si incastrarono sulle sue ginocchia.
Buffy si assicurò di essere vestita adeguatamente e raccolse il resto delle sue cose prima di andare nella sua camera da letto, chiudendo la porta a chiave.
Spike solo si sedette sul divano, i pantaloni agganciati e ascoltò il clic della serratura; tutto nella piccola casa era silenzioso.
Lui desiderò che questo smettesse di essere così complicato. Non era completamente sicuro che quello che aveva fatto fosse intelligente-- non il chiedere di andare a cena, ma piuttosto il prima.
Lui voleva essere capace di mostrarle che si preoccupava veramente per lei, voleva più da lei, ma... era solo così facile essere coinvolta da lei. Lui aveva bisogno... aveva bisogno di avere più controllo la prossimo volta--no, non qualche tipo di controllo, il controllo di lui e delle sue azioni.
È probabile che Buffy pensasse che lei avesse vinto questo round—per l’inferno, è probabile che l’avesse anche vinto, ma avrebbe vinto lui la prossimo volta.
Quindi quando loro stavano insieme era più che... bene, scopare, ma aveva bisogno di mostrarle che ci potevano essere più che semplici accoppiamenti tra loro due.
Doveva solo attendere l’opportunità, che conoscendo Buffy--e la conosceva, nessun dubbio su quello --non sarebbe tardata ad arrivare.
Si, certo, era un idea rischiosa… ma sarebbe stato divertente.
I suoi genitori erano fuori città – era da questo che le era sorta inizialmente l’idea – ma il suo piano era cambiato all’ultimo minuto e ora loro, beh, c’erano.
Non significava comunque che avrebbe dovuto rinunciare al piano. Anche se era potenzialmente più pericoloso ora.
Come aveva detto, sarebbe stato divertente. Se lei e Spike dovevano avere una relazione puramente sessuale, se ne sarebbe approfittata il più possibile.
Anche se poteva essere un po’ rischioso.
William sapeva di non stare arrivando sul serio a Buffy – non che l’avesse pianificato, almeno. Aveva sperato l’ultima volta che avevano fatto sesso che sarebbe riuscito in qualche modo a raggiungerla, almeno prima che le cose erano iniziate. Lei era stata così intenta a provargli in qualche modo che lui non voleva fare sesso con lei – che lui voleva solo un po’ di sesso – che aveva sentito la necessità di provarglielo. Beh, non era ancora certo al cento per cento di cos’avesse provato. Ma sperava comunque lei sapesse che c’era qualcosa per lui, che lui voleva stare con lei.
Non credeva comunque che lei lo sapesse. Era per questo che voleva sinceramente provarglielo nella successiva volta in cui ne avesse avuta l’opportunità.
“Spike?”
Forse l’opportunità sarebbe arrivata prima di quanto si aspettasse
“Si amore?” era ancora seduto sul suo letto, leggendo l’ultima recensione di nuovo prima di inviarla “Puoi entrare per la cronaca” la chiamò, cerchiando un errore con la penna rossa.
“Grazie” disse eseguendo “Pensavo-“ si fermò quando vide che stava lavorando “Oh! Scusa, non volevo interrompere; voglio dire hai del lavoro da fare e io dovrei lasciarti solo ora” balbettò, senza esattamente capire perché lo stesse facendo.
“Aspetta!” sapeva di suonare disperato “Sto finendo. Cosa volevi chiedermi?”
“Stavo andando a fare una nuotata – vivi nella casa della piscine, puoi anche usare la piscine a volte”
“E tu… vuoi assicurarti di non annegare?” voleva che glielo chiedesse, forse in quel modo poteva capire che era l’idea del tempo con lei più che l’idea della piscina in se a spingerlo ad accettare.
“No” disse lei roteando gli occhi “Mi chiedevo se volevi unirti a me”
“Penso che potrei dopo tutto questo lavoro. Sarei in buona compagnia”
“Ooh, divertente!” sbottò Buffy “Vado a mettermi il costume. Ci incontriamo fuori?” chiese uscendo dalla stanza.
“Fra un minuto” ovviamente aveva con se un costume, vista la possibilità di trasferirsi in California. Sapeva che c’era, doveva solo trovarlo. Avrebbe dovuto disfare le valige da un po’ ma continuava a non farlo.
Scaravoltò rapidamente le borse, ignorando il caos che stava creando, quasi saltando contento quando lo trovò, ma si contenne, limitandosi a un sorriso che avrebbe nascosto se qualcuno fosse entrato in stanza in quel momento. Si cambiò in fretta nella sua stanza e prese alcuni respiri per calmare i nervi mentre usciva.
In quanto ragazza Californiana, Buffy aveva diversi costumi tra cui scegliere, da quelli da indossare in mezzo ai parenti a quelli che quasi non si vedevano. Ne aveva anche uno che si era sempre vergognata di portare perché la faceva sentire troppo nuda, e ovviamente fu quello che indossò.
Si cambiò in bagno, cercando di sistemare tutti i lacchi stretti ma senza doppi nodi. Sapeva che le stavano meglio i capelli sciolti, ma non era pratico per quello che aveva pianificato, così li alzò sopra la testa tenendoli con un elastico.
Applicando un po di gloss per le labbra a prova d’acqua, decise che era pronta.
Sarebbe stato divertente.Spike era già in piscina quando lei uscì, stava nuotando a stile. Era bello, decise. Non che non lo sapesse già, ma ora, con l’acqua a gocce su di lui e i muscoli tesi… ooh, sarebbe stato decisamente divertente.
Sapendo che avrebbe rovinato l’effetto – e forse l’intero piano – se fosse semplicemente entrata in piscina, rimase sul bordo e aspettò.
E aspettò.
Anche aspettare stava rovinando il piano, quindi andò fino alla fine della piscina aspettando Spike, in piedi per quando avesse raggiunto il bordo.
Funzionò. Spike le toccò il piede mentre si preparava a voltarsi e si sorprese.
Tornò in superficie.
“Potresti uccidere in quel modo, passerotto”
“Si certo” sbottò
“Avrei potuto colpire-“ si tolse l’acqua dagli occhi e finalmente la vide per intero “Anche così potresti uccidere qualcuno”
“Così come?” finse innocente
“Sai come” fu tutto quello che disse “Esalti delle curve che sono pericolose” Buffy cercò di nascondere il rossore “Allora entri o no?” andò verso l’altro bordo aspettando la sua risposta
“Certo” sedette sul bordo prima di scivolare dentro l’acqua “Devi solo essere più paziente, signore”
“Non voglio essere maledettamente paziente” Spike si avvicinò a lei, aspettando in mezzo alla piscina.
“Sei fortunato allora, pare non sia necessario” nuotò verso di lui, fermandosi a neanche un metro di distanza “Cosa sei così ansioso di fare esattamente Spike?”
Voleva chiederle di chiamarlo William, solo una volta. Ma non lo fece. Poteva aspettare. C’erano questioni più urgenti ora.
“Niente in particolare” disse rispondendole “Solo divertirmi magari”
“Divertirti?” finse di pensarci “Al divertimento ci sto”
Spike aspettò finché Buffy non si avvicinò, uno sguardo cospirativo sul volto prima di chinare la testa sotto l’acqua.
L’oscurità spaventò un po’ Buffy e saltò quando Spike avvolse le braccia intorno alla sua schiena.
“Quale è il problema? “
“Uh huh” strillò prima di riprendersi. “E bagnato, anche. Mi hai tutta bagnata, Spike.”
“Non quello”, Spike la fermò quando tentò di voltarsi tra le braccia. “Non voglia quel genere di divertimento. Non ancora”, spiegò.
“Allora cosa vuoi fare? “ Buffy era pronta per quel genere di divertimento, ma non sapevo quello che lui voleva fare adesso.
“Pensavo che potessimo nuotare solo un po’. Dopo tutto questa è una piscina.”
“Ma quello non è divertente”, sporse le labbra, contorcendosi tra le sue braccia.
“Certo che lo è. Il sesso non è l’unica cosa divertente”, le disse. “Voglio solo che ci rilassiamo un pò, va bene? “
Buffy sentì un po’ di dolore quando lui menzionò che il sesso non era l’unico genere di divertimento; probabilmente è quello che lui pensava che lei stesse pensando.
“Okay” e lo vide spostarsi da dietro mentre nuotava all’altro lato della piscina.
Arrivando alla fine della piscina, riemerse e la guardò ansioso, “Tutto ok, luv? “
“Non voglio bagnarmi i capelli”, gli spiegò pensando al modo di non bagnarseli e mettendo attentamente il viso giù.
“Niente di quella roba da ragazze”, la sgridò. “Ti vuoi divertire e noi ci divertiremo. Adesso, vieni qui.”
Perché sembra che tutti i suoi andassero sempre dritti all’inferno?
‘Forse perché fai dei piani stupidi’, si disse mentre si tuffava sotto l’acqua e nuotava rapidamente.
Senza abbandonare completamente, Buffy scivolò sul corpo di Spike, guardandolo quando si rimise in piedi.
“Solo un po’ di divertimento? “ chiese lei.
Spike sorrise furbo, inclinandosi per baciarla. Dopo molti secondi lui le alzò le anche così da baciarla meglio.
“Vedi? “ disse lei pensando di aver vinto un pò “Non è così male.”
“No, no è così male”, rise lui e si gettò indietro facendo schizzare l’acqua così che lei s’inzuppasse.
“Tu...! Tu sei un grande.... cattivo! Quello era male! “
“Cattivello è male di soli” , scherzò lei. Lui era preoccupato che lei si sarebbe arrabbiata; il piano aveva due conseguenze, rabbia o umorismo. Poteva vedere sul suo volto che stava divenendo lentamente sul secondo.
“Ti troverò! “ lo minacciò Buffy iniziando a camminare verso lui, reso più difficile dall’acqua.
“Come se potessi prendermi.” Spike si rituffò sotto l’acqua nuotando dall’altra parte. Buffy lo sorprese affiorando solo dopo alcuni secondi.
“Ho dimenticato di dirti che sono nella squadra di nuoto del liceo? “ chiese lei schizzandolo con l’acqua. Sapeva che non poteva tirarlo sotto l’acqua così lo schizzare era il meglio che poteva fare.
“Allora è qualcosa che abbiamo in comune.” provò ad afferrarle le mani per bloccarla dallo schizzare ma non funzionò; lei gli sfuggì. “Corri alla fine”, disse.
“Ti batterò”, disse Buffy, sembrando così sicura di se, anche se lui poteva batterla, non l’avrebbe fatto. Buffy era così raramente fiduciosa in se stessa che lui non stava per mettere in pericolo quel poco che adesso lei aveva.
“Suppongo che tu eri al liceo poco tempo fa, rispetto a me”, disse Spike come chiarimento quando giunse in fondo per trovare Buffy là, che lo stava aspettando.
“E’ meglio se non mi hai fatto vincere”, l’avvertì lei.
“Non lo fatto, promesso.” stava dicendo la verità.
“Bene questo vincitore vuole una ricompensa.” Spike si sorprese quando Buffy gli avvolse le braccia intorno al collo e gli diede un bacio. Il più dolce che aveva mai dato. Ogni altra volta che lei l’aveva baciato era stato così... sessuale; sapeva quale senso dava a quei baci, ma questo era diverso.
Tanto quanto lei non avrebbe voluto, c’era emozione dietro a questo.
Non fermando il bacio, Spike aspettò fino a che Buffy non ritornò contro il lato della piscina.
“Penso che mi piace quando vinci”, disse Spike, appoggiando la fronte contro la sua mentre la teneva tra se e il muro della piscina.
“Penso che mi piace anche a me”, bisbigliò Buffy dimenticando tutto il piano e baciandolo di nuovo.
Durante il loro bacio William comprese che forse non era il luogo più adatto per fare quello; i suoi genitori—il suo fratellastro e cognata—erano solo a pochi metri. Forse, lo capì quando le sue gambe corsero attraverso le sue e poi gli si avvolsero intorno la vita.
Era stupido farlo lì, ma era la prima volta che Buffy gli stava permettendo di baciarla come voleva; questa volta non stava tentando di provare qualcosa a se stessa. Non c’era modo che usasse il senso comune o la logica in quel momento.
Buffy si staccò dopo un pò e lasciò cadere le gambe dalla sua vita, deludendo William.
“Non andare da nessuna parte”, disse lei vedendo lo sguardo di lui che non aveva fatto nessun tentativo di nascondere. “Solo vuoi... fare qualcos’altro.”
Non c’erano domanda su quello che lei voleva dire mentre sentì la mano di lei muoversi giù dal suo collo e fermarsi in cima al suo costume.
Ah, così la Buffy che doveva provare qualcosa era tornata, William meditò.
“Uh-uh”, le fermò la mano, rimettendola sopra il suo collo, dove era prima “Non adesso.”
“Spike? “
“Non ci deve essere sempre del sesso tra noi,” le disse.
“Non puoi dire che non mi vuoi”, obiettò lui. “Posso sentirlo.” lo tirò più vicino e si strofinò contro lui.
“Amore.” la tirò un po’ indietro, mettendole una mano sulle anche e bloccandole il movimento, “Ti voglio. Quello che sto dicendo è non adesso. Non tutto quello che facciamo deve trasformarsi in sesso. Solo divertiamoci.”
“Ma il sesso è divertente.”
“Bene, solo divertiamoci senza sesso.”
“Spike”, disse lei, “pensa veramente che ho indossato questo abito solo per indossarlo? Era fatto perché tu mi volessi.”
“Ed è riuscito molto bene. Ma non voglio che pensi che tutto ciò che voglio da te sia solo sesso.”
Lei gelò quando lo sentì, pensando che potesse in qualche modo leggerle i pensieri e ecco perché lui aveva detto quello. Non c’era modo che l’avesse potuto intendere.
“E se fosse il sesso quello che voglio? “ chiese Buffy.
“Allora è semplice”, decise lui. “Tu tiene le mani giusto dove sono e permettermi di lavorare.”
“Cosa? “ non era completamente sicura di quello che le stava suggerendo.
“Lo vedrai”, disse Spike... e lei lo vide.
Lei sapeva che lui stava per farlo; non c’era molto altro che poteva fare muovendo la mano in quella direzione. Ma la prese un po’ di sorpresa. Veramente non aveva mai...
“Spike? “ lei gli chiese di nuovo.
“Shh, luv” bisbigliò lui e la baciò, le dita che si muovevano ulteriormente nel fondo del bikini.
Buffy si lamentò sentendo simultaneamente la sua lingua in bocca e le sue dita che si muovevano in lei.
Si aspettava che lui ficcasse le dita in lei più velocemente, più duramente, qualsiasi cosa ma non quello che faceva. Le dita si muovevano in lei, lentamente colpendo tutti i posti giusti e facendola lamentare.
Buffy strinse le braccia intorno alle spalle in un tentativo di fare qualcosa, qualsiasi cosa, portarlo più vicino a se. Sentì il sorriso di Spike contro la sua bocca, ma non se ne preoccupò.
Lui la fermò quando lei tentò di avvolgere di nuovo le gambe intorno; non poteva più resistere.
“Per favore? “ lo implorò, staccandosi dai loro baci.
“Permettimi di fare a modo mio”, disse lui. “Permettimi di fatti sentire bene, gattina.” sembrò che stesse per obiettare e fu la sua volta di chiederle, “Per favore? “
Lui era troppo vicino al chiederle di avere fiducia così lei non gli rispose a voce.
Spike prese la sua mancanza di obiezione come un’accettazione e continuò le sue assistenze, ancora una volta baciandola. Era contento che Buffy non dicesse niente altro mentre lentamente la portò verso l’orgasmo.
Molto minuti più tardi quando sentì Buffy stringergli le dita e staccarsi dalla sua bocca. Nessuno di loro pensò alle persone che abitavano là mentre lei quasi gridava di piacere prima di baciarlo di nuovo.
“Te l’avevo detto”, disse lui quietamente quando finì il bacio. Ci vollero pochi secondi mentre il suo sguardo si trasformasse da un tenero ad un sorriso furbo.
“Oooh, tu! ‘ lo spinse riuscendo a spingerlo sotto l’acqua.
Ma lui la tirò sotto con se e così ancora una volta cominciò il loro gioco acquatico.
Stavano facendo colazione in famiglia, contro i desideri di Buffy. Non pensava che i suoi pensieri potessero essere così confusi, e non era sicura di come affrontare la situazione.
“Oh, Buffy? William? Qualcuno di voi ha sentito niente ieri notte? Rupert e io pensiamo di aver sentito un rumore l’altra notte, ma Rupert poi mi ha detto che l’avevo immaginato”
Quando Giles lo guardò, William pensò che il suo fratellastro potesse sapere di più su quello che succedeva.
“Buffy e io siamo andati in piscina ieri notte. L’ho inzuppata qualche volte, forse l’avete sentita lamentarsi come una bimba” spiegò
‘Sarebbe bravo a nascondere una rela--cattiva Buffy! Non pensare che William sarebbe bravo a nascondere una relazione. Voi non avete una relazione. Nè l’avrai’
“Beh, sono lieta che fosse solo Spike” Buffy non notò di aver usato il soprannome “che era cattivo. Se succedeva davvero qualcosa e non controllavate...
Sapere che sua madre avrebbe investigato da ora in poi l’avrebbe aiutata a non ricaderci con lui.
“Primo: Spike? E secondo: ho voi due per controllare, non devo preoccuparmi di niente”
Niente piano.
“Spike è solo un soprannome, Joyce” spiegò quando vide che Buffy non stava rispondendo “Visto che io e Buffy viviamo insieme non aveva senso continuare a essere formali”
“Ci perdonerai se continuiamo a chiamarci col tuo vero nome?” chiese Giles, intendendo se e sua moglie.
“Certamente. Non mi aspettavo altro”
Buffy si chiese se l’avrebbe lasciata chiamarlo Spike se si fossero incontrati in circostanze diverse. Non importava però, le circostanze erano quelle.
“Posso scusarmi?” chiese improvvisamente Buffy
“Ma Buffy” protestò la madre “Non abbiamo neanche iniziato veramente a mangiare” era vero, i piatti erano ancora pieni delle uova e salsicce che Joyce aveva preparato.
“Lo so e mi dispiace. Solo che non mi sento di mangiare ora. Non sto molto bene”
“Immagino che puoi allora” disse riluttante, notando che Buffy sembrava un po giù di corda “Ma solo se prendi il tuo piatto e prometti che cercherai di mangiare qualcosa”
“Posso farlo” disse Buffy, alzandosi “Scusatemi se ho creato altri problemi”
“Assolutamente, cara” la rassicurò Giles, anche se sua madre non fu così svelta a concordare “Riposati e guarisci presto”
William pensò di sapere cos’aveva in realtà Buffy, ma non ne era certo.
“Posso venire con te” offrì “Non è bello se stai sola mentre sei malata”
“No!” protestò troppo forte, facendoli guardarla in modo strano “Penso di aver solo bisogno di riposare”
“Okay, beh, se ti serve qualcosa...”
Buffy già anticipava quanto sua madre le avrebbe parlato di quanto William fosse dolce. Si, era dolce. Ed era quello il problema. Si supponeva che fosse un idiota, come lo erano stati gli altri.
“Starò bene” disse lasciando la casa, portando il piatto con se come promesso.
La guardarono tutti silenziosamente, mentre lasciava la casa, senza dire niente per diversi momenti.
“Allora William” Joyce ruppe il silenzio “Buffy è gentile con te, vero?”
“E’ un ospite eccellente” disse “Ci stiamo divertendo molto”
“Mi piace che voi due andiate a nuotare e fate altre cose insieme. Stai certo di poter usare la piscina quando vuoi. Non devi aspettare lei”
“E’ più bello avere compagnia” e lo intendeva davvero “Ma lo ricorderò, a volte è bello nuotare di mattina presto, qualche vasca almeno.”“Non sapevo che nuotassi, William” Joyce era lieta che avessero trovato un buon argomento per la conversazione, uno che non coinvolgesse sua figlia che capiva sempre meno a ogni giorno che passava.
“Ero nella squadra di nuovo al liceo. Per un po’ anche in università, ma non seriamente, mi concentravo di più sulle mie classi”
“E hai fatto qualche competizione?” Rupert sapeva di dover continuare la conversazione, anche se non era molto sicuro di cosa dire.
“Quelle scolastiche. Ne abbiamo vinta qualcuna. Sono arrivato alle finali o come le chiamano negli ultimi due anni, mi ha aiutato con le borse di studio”
“Allora dovevi essere bravo” disse Rupert, lieto di riuscire a dire qualcosa.
“Immagino” rispose un po impacciato “Era solo qualcosa in cui mi ero trovato bene. Non l’ho più fatto ultimamente”
“Oh, e perchè?” si chiese Joyce.
“Il solito: ho incontrato una ragazza e lei non pensava fosse una cosa molto bella, e alla fine ho smesso per farla felice”
“Mi dispiace che sia successo”Joyce si rese conto che gli era triste parlare di come la donna l’aveva trattato “Spero tu sappia che dovresti essere libero di fare quello che vuoi”
Suonava tanto come diceva sua madre.“So che non era la cosa migliore per me. Lei voleva che fossi qualcuno diverso da me stesso. Ammetto che mi aveva convinto, e anche ora ho qualche dubbio, ma ho incontrato qualcuno non molto tempo fa che mi ha dato nuovi scopi”
“Oh? Sarebbe troppo invadente chiederti che cosa?” chiese Joyce
“No affatto, ora il mio scopo e dimostrarle che sono buone persone così come sono, che hanno un’orribile visione di se stessi e voglio cambiarla”
“E’ molto nobile da parte tua, William” intonò Rupert.
“Oh, non lo so. È iniziato come scusa per distrarmi, non avevo proprio le più nobili intenzioni”
“Ma le hai cambiate, questo è importante” argomentò
“Immagino”
Il resto del pasto fu accompagnato da sprazzi di lievi conversazioni, su attualità, su cose che avevano sentito dire o su cui erano curiois. Niente di sofisticato, ma William ne fu lieto. Era stato maledettamente vicino parlando di quella ‘persona’ da poter finire per far capire di chi parlava.
“Ma lo trattenne. Forse un giorno avrebbero potuto sapere... un giorno, ma non oggi.
“E’ stata una fantastica colazione, Joyce” disse finendo di mangire “Grazie”
“Oh, ma figurati. Pensavo solo che sarebbe stato carino ritrovarci di nuovo, mi spiace che Buffy non potesse restare” aggiunse.
“Sono certo che stia bene”
Buffy non stava bene.
Lei e William si erano divertiti la sera prima. Divertiti.
La sera prima Spike le aveva provato che poteva passare del tempo con lei, divertirsi a fare cose con lei, che non coinvolgevano il sesso. L’unico ‘sesso’ capitato era stato voluto da lei e praticato da lei... niente da lui.
Aveva provato diverse volte. Lui non lo voleva, voleva solo... divertirsi.
Il che le sconvolgeva tutto quanto. Si supponeva che lui volesse solo sesso da lei, ovunque e in qualunque momento lo offrisse.
Si supponeva, ma non era così.
E ora lei era sola a preoccuparsi di relazioni e del perchè voleva più sesso di liu. Forse aveva solo dimenticato chi, o meglio cosa, lei fosse.
Doveva ricordarglielo.
William pensò che forse Buffy non si sentiva molto bene—infatti rimase nella sua stanza per tutto il resto della giornata, rispondendo solo con un ‘io sto bene’ quando tentò di capire cosa aveva.
Quindi, decise di lavorare su alcune revisioni e sperando che Buffy non fosse sconvolta come lui. E che, lasciandola sola, stesse facendo la cosa giusta.
Ma questo lo rendeva nervoso. Erano passati anni da quando era incerto su cosa fare... in termini di una donna, o in generale.
O almeno da quando l’aveva ammesso--subcoscientemente o altrimenti. Dru aveva fatto un grande lavoro a renderlo Spike, dandogli il vanto – sicuro aveva bisogno di essere grande e cattivo. Ma, come stava tentando di mostrare a Buffy, era ancora William che sperava di star facendo la cosa giusta.‘Bene’, pensò Buffy, ‘sono stata capace di evitarlo per tutto il giorno, così nessun cambio nella mia mente solo perché sembra così bello e... bene, innocente.’
Okay, forse Spike non sembrava innocente, ma... ingenuo forse. Non sembrava che la vedesse per quello che lei era; stanotte comunque sarebbe cambiato.
Ci era voluto un po’ di tempo per prepararsi--vestita e mentalmente preparata--ma non c’era niente che adesso avrebbe bloccato ‘ la missione.’ La missione di provare a William quello che lei era e vedere se la voleva lo stesso.Era una buona cosa--una cosa molto buona--Buffy decise mentre si mise sul letto di Spike mentre dormiva pesantemente.
Telefono? Controllato. Cuscino? Controllato. Vibratore? Controllato. Biancheria intima sexy? Controllato. Biancheria intima? Non controllato.
Bene, era pronta.
Il letto era una replica esatta di quello nella sua stanza--i suoi genitori non erano molto creativi--così aveva già provato e sapeva precisamente come posizionarsi. Mettendo il cuscino che aveva preso dalla sua stanza dietro a se, Buffy si inclinò attentamente contro il piede. Si mise per essere nel posto giusto tra il seduto e il disteso e arruffò i capelli intorno al cuscino; aveva bisogno di sembrare bella.
Buffy accese il telefono e chiamò. Come il telefono cominciò a suonare dall’altra parte, Buffy accese il piccolo vibratore e lo mise in posizione.
Pronta, mettilo, e.... vai.
Spike non era sicuro di quello che l’aveva svegliato; era nel mezzo di un sogno molto bello che comporta lui e Buffy, e poi si era svegliato. Non era molto sicuro del perché.
Almeno non prima di adesso. Quando finalmente aprì pienamente gli occhi e si adattò all’oscurità seppe tre cose: la prima cosa era cosa l’aveva svegliato; la seconda era che certamente poteva sentire nel sonno; e l’ultima ma definitivamente non l’ultima, sapeva di essere duro come una roccia.
Buffy era posizionata alla fine del letto e si stava scopando con il vibratore e si era messa in modo che lui potesse vedere tutto quello che stava accadendo. Poteva vedere la cosa che scivolava dentro e fuori lei, liscia e luccicante dai suoi succhi. Poteva vedere l’altra sua mano che colpiva leggermente il suo capezzolo attraverso il merletto sexy che indossava. E poteva vedere bene lo sguardo sul suo volto. Il viso arrossato, il suo labbro inferiore gonfio per esserselo mordicchiato e tirato in bocca, e i suoi occhi.... Dio, i suoi occhi. I suoi occhi erano mezzi chiusi ma lo stava guardando, intensamente completamente.
Ma lei era anche al telefono. Il suo dito si mosse dal torace e risalì a tenere il telefono che stava tenendo con la spalla.
“Oh sì”, si lamentò. “Per favore. Fottimi! “ E cominciò a muoversi più veloce contro il... la cosa.
Lei adesso stava dicendo qualcos’altro, qualcosa a chiunque era sull’altra lato di quella linea telefonica che la faceva ‘sentire così bene’, ‘sentire così bene’, ma lui non stava ascoltando. O, lui non stava cercando.
Ne aveva bisogno--Oh Dio, cosa stava facendo?
Spike si alzò, ma era al limite. Stava tentando di non farlo ma Buffy era distante pochi centimetri dall’impalarsi sul suo cazzo. Che, nonostante le sue proteste mentali era duro.
Prima che avesse l’’opportunità di reagire o capire perchè stava accadendo tutto quello, Buffy stava rimbalzando su e giù, sfottendosi su di lui. E lui non lo voleva, ma Dio era bello. Nessuna questione sulle circostanze, questa era ancora Buffy.
Lui le afferrò le anche, aiutandola a guidare i movimenti, alzando le proprie anche per incontrare le sue.
“Ti faccio diventare duro? “ bisbigliava lei mentre si inclinava sul suo torace fino ad appoggiarsi quasi contro. Spike iniziò a rispondere quando comprese che lei non stava parlando con lui. Stava parlando con chiunque che l’inferno maledetto era a quel maledetto telefono. “Lo faccio? “ chiese. “Perché tu mi fai bagnare tutta. Rendi la mio piccola e stretta fica tutta bagnata.” sfoderò l’ultima parola così che fini per lamentarsi.
“Ohhh! “ si lamentò Buffy, muovendosi ancora più velocemente, strofinandosi contro lui ogni volta che le loro pelvi in incontravano. “Mi fai... mi fai sentire così maledettamente bene! “
Solo qualche attimo più tardi lei stava frignando su quanto era vicino... e Spike non poté più resistere. Afferrò ermeticamente le sue anche e li invertì, ficcando rapidamente e duramente in lei. Buffy dopo un pò stava gridando parole inintelligibili mentre raggiungeva l’orgasmo e Spike seguì dopo poco.
Spike seppellì la testa nei suoi capelli, sulla sua spalla quando sentì qualcosa di duro lì.
Il telefono.
Il maledetto telefono. Come era riuscito a dimenticarsene?
Ma quando lui la guardò negli occhi Spike seppe che Buffy non se ne era dimenticata. Non era stato per lui. La realtà cadde su di lui... come una maledetta tonnellata di mattoni. Era stato solo... conveniente.
Spike si alzò quanto rapidamente poteva e corse nel bagno— bene, il meglio dopo poteva andare nella ‘tempesta’ con il pene semi-duro e una Buffy nuda e ansimante nel letto.
Per la prima volta nella vita che desiderava di avere qualcosa in più a letto. Desiderò avere più maledetto controllo. Qualcosa... qualcosa per resistere alla ragazza che voleva frantumare il suo cuore.Era andato precisamente come voleva lei. Quindi perché aveva le lacrime? E perché si sentiva come una persona orribile? Okay, forse conosceva la risposta all’ultima domanda: Perché lei era una persona orribile.
Ora anche Spike lo sapeva.
Quindi doveva essere felice; finalmente era riuscita a far vedere a Spike chi era veramente. Non ci sarebbero stati più inganni, decise con una risata senza gioia.
Non avrebbe dovuto fargli così tanto male.
Perchè gli importava?
Era la domanda che Spike si era chiesto almeno un centinaio di volte durante la notte.
Aveva pensato e ripensato a ciò che era successo, il chè era facile visto che non era successo molto. Si era svegliato con Buffy che si masturbava con un vibratore e qualunque cosa la persona al telefono stesse dicendo, aveva visto che era diventato duro e pronto e aveva deciso che scopare lui sarebbe stato meglio che farlo con qualche giocattolo.
Quindi si tornava alla domanda. Sapeva che la notte prima non aveva assolutamente nulla a che fare con lui, era semplicemente meglio di un pezzo di plastica, non c’era particolare profondità in questo.
Ma non era come se Buffy gli avesse fatto capire che era ciò che pensava. Lui sapeva che lei non voleva lui.
E quindi, di nuovo, perchè gli importava?
La risposta più facile era che odiava fallire e sembrava che stesse fallendo il suo piano di mostrare a Buffy che gli importava di lei. Ma non era solo questo. In realtà... era quello che sul serio credeva. Si erano divertiti molto in piscina e Buffy sembrava aver colto il messaggio che le cose erano belle anche senza coinvolgere il sesso, per lui.
Quindi, o lui non aveva spiegato il messaggio quanto pensava, o a lei non piaceva il messaggio.
Più ci pensava, più sembrava vera la seconda opzione.
Quindi a lui importava, gli importava perchè si stava innamorando di una ragazza che aveva così poca stima di se da essere determinata a spezzargli il cuore solo perchè confermasse la sua idea di se. Non pensava di essere abbastanza forte da aver a che fare con questo... con lei.
E seriamente, stava facendo più male che bene? Iniziava a pensarlo.
Apparentemente un po’ di successo sembrava peggio di un fallimento. O almeno era quello che Buffy aveva deciso nelle ultime poche ore. Aveva ottenuto ciò che voleva, Spike sapeva che lei non era abbastanza per lui, che ora era buona solo per il sesso. Ma aveva pianificato di ricordargli che questo era ciò che pensava lui.
Non sembrava che lui lo pensasse. Huh.
Riportò l’attenzinoe al film che stava guardando e decise che stava leggendo troppo tra le righe. Doveva solo lasciare che le cose continuassero così ed essere lieta che fossero sistematel.
Okay, la situazione iniziava a essere irritante. Spike non aveva detto niente da quando era uscito dalla sua stanza circa un ora prima. Il chè, okay, normalmente sarebbe andato bene... se lui fosse stato qualcun altro. Ma su, lui era Spike. Spike che non riusciva a stare zitto.
Qualcosa non andava.
E lei ne aveva abbastanza.
“Cosa stai facendo?” chiamò dal suo posto sul divano. Ma se stava aspettando una risposta sarebbe stata delusa. Spike, che si stava preparando una tazza di cereali, alzò la tazza e poi tornò a sistemare la colazione.
Okay, quindi ovviamente non stava funzionando. Tornò a guardare il film.
Spike aveva decisamente bisogno di darci un taglio. Non poteva parlare a Buffy e, beh... quello sarebbe stato un problema finchè avessero continuato a vivere nella stessa casa. Quindi doveva trasferirsi.
Non sapeva nemmeno perchè era fuori dalla sua stanza. Qualche sorta di bisogno masochistico di vedere di persona che lei non stesse male. Sapeva che non lo sarebbe stata, ma per qualche ragione doveva vederlo.Forse non sarebbe riuscito a rimanere nel magico mondo della negazione a lungo, se non altro.
“Spike? Vuoi guardare un film?” interruppe i suoi pensieri neanche venti minuti dopo aver posto la prima domanda.
Si voltò e vide che Buffy lo stava guardando, così scosse la testa negativamente, ancora non pronto a parlarle. E gli sembrò che questo piano funzionasse.
Ma Buffy lo fermò di nuovo, proprio prima che tornasse in camera.
“Oooh” fece il verso “Non parlerò a Buffy perchè ha urtato i miei...” si fermò, quasi senza finire la frase prima di vedere che Spike era già entrato in camera e aveva chiuso la porta “Sentimenti” finì piano. ‘Cazzo’ pensò, ‘non doveva essere ferito, doveva essere arrabbiato. Arrabbiato dannazione ma non ferito!’
Avrebbe fatto meglio ad essere una situazione temporanea. Perchè...
‘No’ decise lei. ‘Non importa se è arrabbiato o ferito o quali diavolo siano i suoi sentimenti. Non ha diritto di farmi sentire in colpa per questo! È colpa sua per essere così stupido... e, e... ingenuo! Si’ acconsentì a se stessa ‘Colpa sua’.
E con quel discorso dalla logica distorta, Buffy decise di essere arrabbiata con Spike invece di preoccuparsi di cosa provasse. Se non le avrebbe parlato, nemmeno lei avrebbe parlato con lui.
“Ti ho detto che non mi ha risposto!” Buffy sapeva di suonare immatura ma non le piaceva che sua madre non le credesse.
“Buffy” spiegò sua madre, trattantola esattamente come una bambina “Devi scusarmi se non credo che un uomo di trentatré anni compiuti si rifiuti semplicemente di rispondere ad un invito per il pranzo”
“Beh, l’ha fatto”
Joyce non fece neanche caso alla risposta, andò semplicemente a bussare alla porta di William. Ignorò Buffy che mormorava ‘Te l’avevo detto’ quando William non rispose.
“William?” chiamò, bussando ancora.
Questa volta in nemmeno cinque secondi la porta si aprì.
Si scusò quando capì chi stava bussando “Scusami, Joyce. Non intendevo ignorarti”
Buffy capì dal tuo tono che intendeva ignorare te, ma sua madre non sembrò notare niente di sbagliato. Dio, era proprio come lei! Tutte le colpe a Buffy. E ora Spike la stava aiutando! Stupido Spike! Buffy si sedette sul divano e mise il broncio mentre sua madre e Spike continuavano a parlare.
“Non c’è problema, non pensavo lo stessi facendo. Buffy non voleva distogliersi dal suo film, immagino” guardò la figlia, che continuava a cercare di ignorarli “Volevo chiederti se volevi venire a pranzo da noi domani? So che sembra che sto prendendo tutto il tuo tempo quindi se hai già dei piani posso capire”
Il modo in cui aveva detto ‘da noi’ gli fece supporre che Buffy fosse inclusa, così pensò ad un modo di uscirne.
“In effetti dovrei seguire una conferenza domani nell’ora di pranzo. Mi piacerebbe unirmi a voi ma penso di dover rifiutare questa volta”
“Non c’è problema” lo rassicurò “Del resto, sarà bello avere del tempo da sola con Rupert, non vuole mai uscire ma aveva già acconsentito a questo” Joyce sembrava realmente felice, non notando la reazione degli altri due nella stanza. Beh, non subito.
“Non preoccuparti William” promise “Buffy ti lascerà solo a fare il tuo lavoro. E Buffy, togli quel broncio, non sei più una bambina. E non dirmi di nuovo che William ti stava ingnorando”
Ma questa volta non perse lo sguardo di William... di colpa.Decise di non dire nulla, invece avrebbe parlato a suo marito tornata a casa “Ci vediamo per pranzo più tardi, Buffy” disse, con un affermazione e non una domanda, lasciando la casa nella piscina.
Né Buffy né Spike si guardarono l’un l’altro mentre Joyce andava via, lui era tornato nella sua e aveva chiusa la porta e lei era tornata al film.
E così che Giles li trovò due ore dopo quando, lievemente preoccupato e un pò disturbanto dalla conversazione con la moglie, li andò a vedere.
“Buon pomeriggio,Buffy”, la salutò piacevolmente. “Ti stai godendo il film? “
Buffy aveva iniziato un altro film-- ringraziando il Cinemax.
“Si, ci sono molti grandi film oggi. È bello avere un giorno rilassante ogni tanto.”
“E’ meraviglioso, cara. Adesso per favore rimani qui mentre parlo con William.”
Buffy era preoccupata per quell’ultima affermazione. Non sapeva perché voleva che lei restasse lì… mentre lui parlava con William.
“Certo”,disse lei sebbene sapeva che non era esattamente una domanda ma più un ordine.
“William”, Rupert non avrebbe bussato se fosse stata sicuro che era... uh, vestito. “Gradirei per favore parlare con te.”
“Entra,” disse William a Giles chiudendo la porta dietro a se così da impedire a Buffy di sentire quello che si dicevano.“William, mi piacerebbe se ti unissi con me nel mio studio per un drink”, disse Giles appena aveva chiuso la porta.
“Sì, naturalmente.” Spike sapeva che c’era qualcosa dietro lo sguardo del fratello. Non era una cosa opzionale, né qualcosa d’allegro. Era più che un solo un pò preoccupato.
“Bene, bene. Ti va bene andare adesso? “
Di nuovo seppe che non era una domanda “Certo.”
Spike lo seguì fuori dalla stanza, sorprese quando si fermò a chiedere a Buffy se gradirebbe unirsi a loro.
“Non è legale, Rupes. Non puoi offrire dell’alcol a una ragazza,” obiettò Spike prima che Buffy avesse l’opportunità di rispondere.
“Io”,spiegò Giles, “Posso offrirle qualunque cosa scelgo. E’ mia figlia.” con quella Spike seppe che era nei guai.
“Naturalmente, mi dispiace. Non intendevo niente di male.”
“Meglio così. Adesso, Buffy, vorresti unirti a noi? “
Per una volta Buffy era contenta di aver un pranzo con sua madre. “Non posso, mi dispiace. Mamma e io abbiamo un pranzo”, spiegò.
“Sì, sì, non so come l’ho dimenticato. William, se mi segui”
‘Bene’, pensò Buffy mentre lo guardò andare. ‘William avrà quello che si merita.’
“Cosa gradisci bere? “
“Qualsiasi cosa va bene,” rispose William volendo tenere le cose più piacevoli possibile.
“Qualsiasi cosa? “ gli chiese Rupert, “Veramente? Non dovresti fare un po’ più distinzioni, William? Dovrai avere una preferenza... o prendi solo tutto quello che ti viene offerto e decidi dopo se ti piace o no? “
William sapeva che la domanda era molto più che sul drink che voleva, ma non era sicuro cosa era il ‘più’ che intendeva. “Un po’ di soda andrebbe bene”, fine rispose alla fine.
“Si preoccupato di maneggiare dell’alcol? Suppongo che un vero uomo può bere primo di giorno.”
“Um, sicuro” rispose Spike, veramente sapendo verso cosa andava.
Giles versò ad entrambi il drink— William non era sicuro di quello che aveva l’uomo più anziano —e camminarono verso le sedie di cuoio nell’angolo della stanza--ma nessuno di loro si sedette; rimasero solo in piedi contro le schiene delle sedie.
William centellinò il suo drink e guardò il fratello mentre Giles centellinava il suo drink e fissava William. Dopo alcuni momenti, il fratello più grande ruppe il silenzio.
“C’è qualcosa che gradiresti dirmi, William? “ chiese lui brusco.
“Credo di no.” Spike non sapeva cosa l’aveva offeso, ma aveva fatto evidentemente qualcosa.
“Sapevi che mia moglie è venuta a parlarmi dopo che ti aveva invitato a pranzo? “ Rupert provò una diversa angolazione, ancora più adirato con il suo fratellastro.
‘Okay’, pensò Spike, ‘Così si suppone che questo mi dia l’idea di cosa ho sbagliato, ma... ‘
“Non ne ero consapevole. Non avevo compreso che il pranzo era così importante -- posso tentare di chiamare al lavoro e --”
“Non ha niente a che fare col maledetto pranzo ! “ lo interruppe Giles. “Ha”, spiegò con voce bassa, “che fare con Buffy.”
“Con Buffy? “ chiese Spike nervoso.
“Sì, pirla, con Buffy. Cosa gli hai fatto? “
“Cosa intendi? “ chiese William attento.
“Sai bene quello che voglio dire, ma per qualche ragione te lo dirò lo stesso. Joyce è venuta a dirmi che Buffy non chiederti di pranzare e che dopo che lei ha bussato alla tua porta e te la chiesto – che ha solo visto considerato Buffy ostinata. Ma mi ha anche detto che Buffy ha detto che la stai ignorando... Joyce non ci crede”, lui fece una pausa per un minuto, guardando William negli occhi, “Ma io si.”
“Oh”, disse William realizzando. ‘Rupert sa che stavo ignorando Buffy.... ma non si suppone che lui sappia il perchè.’
“Sì, ‘oh’”, si prese in giro. “Joyce, se credesse a Buffy, penserebbe solo ad un tipo di disaccordo e che lo risolverete... “ ma non finì il pensiero.
“Ma questo non è quello che pensi tu? “ A Spike non piaceva essere sgridato--o quasi sgridato - -per qualcosa dove non era stato lui a sbagliare, ma non era molto quello che poteva dire per difendersi.
“So che c’è qualcosa tra Buffy e te. Non sono sicuro di cosa sia o cosa è accaduto per far disgregare le cose così, ma so che non è buono.”
“No”, concordò William, “Ma in tutta franchezza, Rupert, non conosci la situazione, così... “
“Credo di sapere abbastanza. E voglio che sai che Buffy è mia figlia. È probabile che non ha il mio sangue ma io l’amo come se lo fosse; tu puoi avere il mio sangue, ma io non resterò qui in piedi mentre le fai del male”, disse Giles. “Devi comprendere che ci sono dei sentimenti che devi considerare.”
Lui aveva fatto in modo d’essere bravo, d’essere diplomatico e lasciare che Rupert dicesse qualunque cosa che voleva. Ma adesso? Aveva passato del tempo tentando di mostrare a Buffy che la voleva – tutto di lei—ma lei non gli aveva creduto... O forse gli crede troppo. Lei veramente gli aveva frantumato, malgrado tutto, il cuore e ora lui era qui.... e gli aveva detto di stare attento al suo cuore.
In qualche altra situazione avrebbe riso per l’ironia ma adesso non poteva.
“So bene che i sentimenti vanno considerati-” Per qualche ragione ignota non poteva far del male a Buffy. “Me ne vado”, decise.
Veramente era la prima decisione che aveva mai preso così velocemente. Era una persona incredibilmente impulsiva, ma lui pensava alle cose per almeno un secondo o due. Ma non adesso; con questo aveva deciso subito.
“Scusa? “ gli chiese Giles. Non era quello che si stava aspettando; non era in nessun modo preparato per questo. Joyce l’avrebbe ucciso.
“Me ne vado, torno dove ero prima probabilmente. Vado adesso ad impacchettare le mie cose e me ne andrò alla fine della giornata.”
Il pranzo di Buffy con sua madre fu relativamente indolore. Joyce aveva accettato le sue scuse per non aver chiesto a William del pranzo, Buffy pensò che era meglio scusarsi che cercare di spiegare.
Ma ora doveva tornare a casa e le ultime parole di Joyce continuavano a rimbombarle nella testa “Buffy” aveva detto “William non è tuo padre, o niente del genere” e Buffy sapeva cosa questo implicasse “Non trattarlo come se lo fosse”
Beh, era troppo tardi per quello, no?
O sua madre aveva ragione e lei avrebbe dovuto dare a Spike, no, William, una possibilità?
Forse, solo forse avrebbe potuto iniziare, anche se sarebbe stato difficile, a scusarsi per quello che era successo l’altra notte. Sarebbe stato almeno un inizio. In effetti lui non le aveva dato ragioni di pensare che fosse come... come gli altri uomini nella sua vita, poteva cercare di sistemare.
Il mondo odiava Buffy Summers?
Perchè iniziava sul serio a pensarlo. Appena aveva deciso di scusarsi con William, era tornata a casa e aveva trovato... questo.
“Cosa stai facendo?”
Spike alzò gli occhi sentendo la sua domanda, ovviamente non l’aveva sentita entrare “Sto...” non era preparato per questo. Non sapeva cosa dirle. “Sto tornando a casa” andò dritto al punto. Non era il modo migliore ma era il meglio che poteva pensare adesso. Del resto, non era sicuro di voler essere carino.“In Inghilterra?” Buffy era scioccata, più scioccata di quanto probabilmente fosse mai stata, la domanda era la prima cosa che le era passata per la mente, per quanto irraizonale ed irrilevante fosse.
“Non così lontano, torno solo verso Est, dov’ero prima di venire qui” sarebbe tornato dove stava, non c’erano nemmeno tutte le sue cose in California quindi non c’era molto da impacchettare.
“Non puoi andare” disse Buffy dopo diversi momenti di silenzio, guardandogli la schiena mentre stava già camminando.
“Ah si?” chiese, e lei non riuscì a sentire niente di dolce nella sua voce.
“Si” rispose con cautela, diventando incredibilmente insicura quando si voltò a guardarla.
“E perchè, amore?” quasi sputò l’ultima parola.
Buffy non rispose per almeno un minuto, lasciandoli entrambi a guardarsi a vicenda.
“Era quello che pensavo” disse, ridendo ironico.
“Aspetta! Spike” cercò di nuovo di fermarlo quando prese le sue valige dalla stanza “Io...” di nuovo non riuscì a dire niente per diversi momenti, e lui iniziò ad andarsene di nuovo prima che lei finisse. “Mi dispiace per l’altra notte”
“Ti dispiace?” chiese, senza crederci nemmeno in parte “Ti dispiace di avermi trattato come il tuo fottuto giocattolo o perchè non sarò più qui per farlo?”
Buffy andò oltre le sue crude parole “Non è quello che intendevo-”
“Oh davvero? Allora cosa esattamente stavi cercando di dimostrarmi l’altra notte?” le diede ancora qualche momento per rispondere, e quando non riuscì a farlo continuò “Affrontalo, l’unica ragione per cui mi vuoi qui è per dare ai tuoi ‘clienti’ una prestazione più ‘soddisfacente’. Sono solo un po’ meglio di un pezzo di plastica a batterie”
“No, non è questo il motivo” disse
“Davvero? Allora qual’è?”“Io... te... perchè,” iniziò, ma lui la interruppe.
“Non puoi farlo, vero? Non puoi dirmi che sbaglio, e vuoi sapere perchè? Perchè non sto sbagliando, ecco il perchè. Ora” iniziò a girarle intorno mentre parlava “Me ne sto andando e tu puoi continuare a fingere di essere una brava ragazza con i tuoi ingenui genitori che ancora pensano tu lo sia”
“Non gliel’hai detto?” chiese, sorpresa di quel fatto.
“Dirgli cosa?” chiese arrabbiat, odiando tutta la conversazione. “Dirgli che la loro piccola perfetta Buffy si sta prostituendo notte dopo notte per dei soldi extra completamente non necessari? Che cavalca il primo corpo caldo che si rende disponibile?” ignorò il dolore nei suoi occhi, era troppo arrabbiato “Vuoi che io gli dica questo?”
“No” rispose “E non è...”
“Risparmiatelo, principessa. Non ti lascerò usare ancora i tuoi giochi mentali e... non puoi andare in giro a distruggere la testa della gente e spezzargli il cuore. Non funziona così”
“Io non... è solo” cercò di dire qualcosa, qualunque cosa per spiegarsi.
“Sai cosa” disse, raggiungendo la porta “Non mi importa. E’ ovvio che non sai neanche cosa stai facendo, e non starò qui ad aver a che fare con questo casino”
Buffy sapeva di dover sembrare una completa idiota, ma ancora non sapeva cosa dire. Almeno non abbastanza in fretta, Spike era fuori dalla porta e se n’era andato prima che lei parlasse. E quello che fece dopo le sembrò ancora più patetico. Cadde a terra e iniziò a piangere.Era un classico, una cosa da bambine e... stupida, ma non riuscì a smettere. Aveva detto che le dispiaceva, cosa che non faceva da molto, molto tempo. E non era stato sufficiente. E quello che aveva detto... sapeva di essere un disastro, ma sentire qualcuno dirlo... sentire lui dirlo...
Così pianse, e pianse.
Spike non voleva che le cose andassero in quel modo. In effetti, non si aspettava che andassero in alcun modo. Buffy doveva essere con sua madre fino a dopo che se ne fosse andato. Ma ora... ora aveva tutte quelle parole che le giravano in testa. Dio, l’aveva chiamata prostituta, beh quasi, ma comunque...
Cos’aveva fatto?
Sarebbe davvero stata meglio senza lui intorno. Nel suo intento di vincere il suo cuore e provarle che aveva il suo, aveva distrutto tutto. Aveva ferito la ragazza.
Si, sarebbe decisamente stata megilo senza di lui.
Si supponeva che Buffy dovesse essere felice. Si supponeva che fosse così, e allora perché non lo era? Aveva di nuovo la sua casa per se ed era tornata a lavorare dopo la sua semi-vacanza di due settimane. Tutto ritornava a come era stato prima... prima che Spike fosse venuto. Quindi perché improvvisamente non era quello che voleva?
Buffy aveva chiamato brevemente il suo capo dopo che aveva smesso di piangere e gli aveva detto che avrebbe lavorato regolarmente adesso e sperò che i pochi giorni che non aveva lavorato non sarebbero stati un problema. Lui l’aveva rassicurata che non era un problema e che era felice di averla indietro. Apparentemente le persone--gli uomini specificamente—gli piaceva l’innocenza di Buffy; la stessa cosa che cercava di nascondere.
La casa adesso le sembrava così solitaria; qualcosa che non si era aspettata potesse accadere. Mentre Spike era là sembrava così piena e occupata, ma adesso che se n’era andato sembrava così vuota. E solitaria. Buffy non poteva capire perché dopo mesi e mesi che viveva da sola, solo alcune settimane con Spike le facevano desiderare qualcuno con cui vivere.
Non solo qualcuno, Buffy si corresse. Lei voleva Spike là. Aveva bisogno di superarlo. Spike se n’era andato e aveva bisogno di accettarlo e superare il tutto.
Lei aveva bisogno di tornare la Buffy che era prima di aver parlato con Spike.
Adesso doveva capire come fare.
****
Il biglietto l’aveva pagano molto ma Spike era riuscito ad ottenerlo solo ore dopo che aveva detto a Rupert che se ne sarebbe andato. Il volo di quattro ore gli aveva dato il tempo per pensare, ma lui non era così sicuro che fosse un bene. E più ci pensava e più sembravano deplorabili le parole che aveva detto a Buffy.
Dire che non voleva ferirla sarebbe stata una bugia; in quel momento voleva maledettamente che soffrisse. Come fece. Era un uomo adulto, per l’inferno, aveva trentatre anni, ma ancora non poteva controllarsi quando era innamorato. Lui si innamorava troppo forte e troppo velocemente... e per qualcuno che non lo voleva. Dei giorni voleva chiudere tutto—se stesso e qualsiasi cosa era Buffy--in una stanza insieme e solo... gridare.
Aveva fatto un sogno sull’aereo. Cosa c’è di maledettamente sbagliato con voi maledette donne? Cosa per l’inferno vi prende? Perché fate le cagne che mi torturano? Loro erano tutte la che lo prendevano in giro. Ma anche con Drusilla e Cecily, sapeva di volere solo Buffy.
Cosa c’era di sbagliato in lui? Voleva la ragazza che non gli dava niente, solo dolore — bene, c’era stata diverso piacere, ma lei aveva fatto in modo di farglielo guardare come una cosa dolorosa.
Desiderò che non fosse accaduto niente quella notte. Se avesse potuto liberarsi di quella notte... allora, anche le grida e l’andare via e le parole odiose, poteva guardare ancora in modo affettuoso gli eventi; invece di guardarlo con disprezzo.
Lei era una ragazzina di diciannove anni... una ragazza... ma aveva molto potere su lui... lui, un uomo adulto... aveva tutto il potere, e lei lo sapeva.
Lo sapeva e l’avevano usato per romperlo; rompersi. Aveva una bassa stima di se stessa anche se aveva una incredibile forza.
Forza che aveva usato per farlo sentire misero.
Lui poteva solo sperare che un giorno o l’altro, qualcuno fosse stato abbastanza forte per aiutarla ad usare la sua forza in modo migliore. Era solo una vergogna che non poteva essere là per vedere il risultato.
****
Rupert Giles stava cominciando a pensare di aver commesso un errore.
Un grande, grande errore.
Aveva avuto la conversazione con William pensando di fare la cosa giusta, adesso non n’era così sicuro. William se n’ era andato, immediatamente infatti, qualcosa che non si aspetta che accadesse. Joyce era arrabbiata con lui perché William se ne andava e che non l’aveva aspettata -- per parlare con William--e Buffy—era lei apparentemente la fonte del problema. E Buffy... Sì, Buffy, la sua cara, cara figlia; stava avendo la reazione peggiore.
Mentre Joyce mostrava la rabbia e il dolore per il giovane che era andato via, Buffy stava tentando di nasconderlo, fingere che non gli interessava. Giles poteva vedere che lo faceva ancora. Lei era già stata tradita una volta da due uomini nella sua vita e stava prendendo questo come un terzo.
Quello che lo sorprese era che non era arrabbiata con lui ma con William. E solamente William.
Lui era sicuro quando William era corso fuori dal suo studio che Buffy sarebbe andata là a sgridarlo in pochi minuti, o Joyce. Ma nessuna di loro era venuta, non per molte ore.
Joyce entrò per annunciare la cena e gli chiese cosa era accaduto visto che Buffy l’aveva informata che William se ne era andato.
Rupert gli aveva spiegato che aveva parlato con William che non era esattamente sicuro perché l’uomo se n’era andato—non tirando fuori la possibile ‘ relazione’ in cui credeva che i due giovani fossero coinvolti o quello che aveva detto a William.
Era una bugia e lui lo sapeva, ma pensava che sarebbe stato per il meglio. Chiese a Joyce di non far sapere a Buffy che aveva parlato anche con William e lei fu d’accordo, entrambi pensavano che sarebbe stato più facile.
Ma Buffy non aveva gridato contro lui, non gli aveva spedito neanche qualche odiosa occhiataccia durante la cena. William non le aveva detto nulla.
Lui non era sicuro di quello che significava ma sapeva che voleva dire qualcosa. Ma non aveva bisogno di dedurlo adesso; William se n’ era andato, Joyce l’avrebbe superato, e Buffy sarebbe stata meglio. Sarebbe andato tutto bene.
Ever since you’ve been gone
(Da quando te ne sei andata)
The lights go out the same
(Le luci si spengono ugualmente)
The only difference is
(L’unica differenza è)
You call another name
(Tu chiami con un altro nome)
To your love
(Il tuo amore)
To your lover now
(Il tuo amante adesso)
To your love
(Il tuo amore)
The lover after me
(Il tuo amante dopo me)
And time goes by so slowly
(E il tempo passa così lentamente)
The nights are cold and lonely
(Le notti sono fredde e solitarie)
I shouldn’t be holding on
(Io non dovrei aspettare)
But I’m still holding on for you
(Ma io sto ancora aspettando te)
Parte 2 - Affermazione
Due settimane dopo la partenza di Spike.
Doveva smettere di piangerlo, era quello che alla fine si ammise. Per questo sarebbe andata al Bronze quella sera. Non di andava da mesi e mesi, ma sarebbe stato un buon modo di... beh, tornare nel mondo.
O almeno trovare un ragazzo che la tenesse occupata.
Trovò i vestiti che aveva messo via quando aveva iniziato questa nuova vita, quelli di pizzo e pelle. Mise dei pantaloni di pelle rossi, e un top stretto di pizzo nero. Non era il meglio che aveva, ma non uscendo da tanto tempo come lei sarebbe andato benissimo. I capelli le ricadevano sulla schiena il leggere onde e il suo unico trucco era un ombreggiatura nera sugli occhi e rossetto scarlatto.
Ora doveva trovare qualcuno che apprezzasse lo sforzo.
Il Bronze non era lontano, non quando avevi una macchina almeno. E visto che questa volta Buffy non aveva amici che l’accompagnassero, camminò per almeno un miglio verso il locale, lieta di aver scelto gli stivali bassi.
Arrivò poco dopo le otto, presto in effetti, ma voleva avere il tempo di scegliere quello che voleva. Per la maggior parte erano ragazzi del liceo a quell’ora, che si divertivano prima di andare a dormire. Non si ricordava che ci fossero così tanti bei ragazzi al liceo quando ci andava lei, comunque.
Ordino da bere, solo una coca, e sedette a uno dei tavoli scrutando la pista da ballo.
Non era nemmeno a metà del bicchiere prima che un giovane ragazzo andasse verso di lei. Non era uno dei più carini del locale ma come primo ballo andava bene. Riccioli bruni, occhi marroni, e dei vestiti divertentei. Era adorabile, purtroppo non le piaceva.
“Io” iniziò fermandosi davanti a lei “penso che tu sia molto bella stasera” stava arrossendo “e mi chiedevo se ti va di ballare?”
Normalmente avrebbe rifiutato ma non stasera, stasera doveva solo divertirsi... e poi le sarebbe dispiaciuto mandarlo via. “Quanti anni hai?”
“Sedici” mormorò
“Beh, se mi dici il tuo nome penso di poter ballare con te”
“E’ Chris” le disse, sorridendo contento.
“Su Chris, andiamo a ballare”
Buffy danzò con lui per una canzone e decise di rimanerci per la seconda quando le spiegò che era lì con i suoi amici, e dopo che la sua ragazza lo aveva lasciato la settimana prima, lo prendevano in giro che non fosse capace di trovarne un altra. Buffy gli spiegò che non poetva uscire con lui, ma potevano ballare per un po... e lui ne fu contento. Anche lei lo era, per una volta, stare con qualcun altro ti faceva stare meglio con te stesso. E poi era solo un ballo.
Buffy ballò per il resto della sera, ma nessuno colse il suo interesse. Bramava ancora William, che lo ammettesse a se stessa o no. intorno alle undici iniziò seriamente a pensare che i ragazzi più carini se ne fossero andati, arrivò una persona nuova e iniziò a ballare con lei.
Non le chiese di ballare con lei, iniziò semplicemente a farlo.
E questo le piacque.
E sorprendentemente, le andò perfettamente bene che quel qualcuno fosse una ragazza.
Sopotutto, questa sera era la sua serata di divertimento, per fingere che Spike se ne fosse completamente andato dalla sua testa.
“Mi dirai il tuo nome?” chiese Buffy alla ragazza, a metà canzone.
“Dipende” rispose “Se mi lasci fare questo”
Buffy fu nervosa per un secondo mentre aspettava di scoprire cosa ‘questo’ fosse, ma si rilassò quando la ragazza si mosse solo più vicina a lei, danzando in modo più provocatorio. La sensazione di ballare con una donna era nuova per Buffy ma non completamente spiacevole, decise.
“Immagino di si, allora” rispose la ragazza alla prorpia domanda “Il nome è Faith” sussurrò al suo orecchio.
“Buffy” disse lei.“Nome interessante, B”
“Sono una ragazza interessante” scherzò lei.
“Lo vero” disse danzando ancora più vicina, scivolando con il corpo su quello della ragazza.
Buffy e Faith danzarono per altre due canzoni, Buffy non notò l’attenzione che stavano attirando ma Faith si. Dopo la canzone finale, Faith chiese a Buffy se voleva qualcosa da bere.
“Sorprendimi” disse Buffy, sorprendendo se stessa. Lei non beveva, ma poteva approfittare che Faith avesse più di ventun’anni e probabilmente le avrebbe preso qualcosa di alcolico. Oh, beh, l’alcool ti fa dimenticare le cose, no? Forse ne aveva bisogno.
Buffy trovò un tavolo, quello che lei stessa occupava prima, in cui sedere aspettando che Faith tornasse.
“Ecco qui, B” arrivò in fretta con i bicchieri “Ti ho preso... beh, una sorpresa” ghignò.Buffy guardò il bicchiere curiosa, era abbastanza scuro nel locale per non capire di che colore fosse, così non aveva idea degli ingredienti.
“Bevi” ordinò Faith mentre ingollava il suo in un unico sorso rapido.
Guardando ansiosamente il suo drink ancora una volta. Prese un respiro portando il bicchiere alle labbra. ‘Posso farlo’ pensò bevendo.
Non riuscì a trattenere lo sguardo disgustato per il sapore. Guardò Faith, che rise “Cos’era quello?” chiese.
“Una sorpresa” fu la risposta “Allora, B, vuoi dirmi cosa ci fai qui?”
“Cos’è, hai una di quelle linee di aiuto o roba del genere?” chiese
“No. solo che capisco che non è tutto culo e camicia... quindi?”
“Culo e camicia?”
“Hai capito. Allora, cos’è?”
“Niente” insistette “Va tutto bene”
“Si certo” rise “Raccontamente un altra. Su dai, ti prendo un altro drink” Faith tornò al bar.
“Niente più sorprese!” gridò Buffy dietro di lei.
Buffy e Faith avevano bevuto e ballato molto, Buffy che aveva bevuto abbastanza alla fine della notte, ancora non aveva detto a Faith cosa la stava infastidendo, ma si stava divertendo. Era giusto quelli che affermavano che l’alcol fa dimenticare, apparentemente.
“Un ballo ancora”, la implorò Buffy, tirando Faith sulla pista.
“Nu-uh, biondina. È passato il tempo e ti porto a casa”, Faith tentò di trascinare Buffy fuori dalla porta.
“Ma non voglio andare”, Buffy sporse le labbra, precipitando di nuovo contro un muro. Faith che si stava bilanciando tirando Buffy perse l’equilibrio da Buffy che cadeva e si trovò contro lei. “Vedi, neppure tu”, disse Buffy quando lei sentì Faith caderle contro.
“No, no, no”, protestò Faith, ma Buffy aveva le braccia intorno la vita di Faith a quel punto.
“Per favore? “ disse Buffy inclinandosi a baciare Faith.
Ma Faith la fermò, girando la testa di lato e tirandosi indietro quanto lontano poteva da Buffy. “Andiamo B. Hai bevuto e ti portera a casa così puoi dormire.”
“Nessuno mi vuole? “ Buffy non aveva ascoltato una sola parola di quello che Faith aveva detto.
“Ahh”, mormorò Faith tirando Buffy a se stessa e abbracciandola ermeticamente, “Così adesso vediamo quale il problema. Non è che non ti voglio, dolcezza. Abbiamo passato una notte divertente, ma era quello: divertimento. Non so chi altro ti ha fatto pensare che non ti volesse, ma sono sicura che la stava usando solo come scusa. Sei una grande ragazza, Buffy. Lascia che ti porti a casa e poi potremmo essere amiche, va bene? Ho la sensazione che potresti avere il bisogno parlarmi ogni tanto.”
“No”, disse Buffy, “L’apprezzo, ma penso di dover solo capire.”
“Sicura? “
“Sì”, disse malinconica Buffy, “Ma grazie per l’aiuto e per la notte divertente.”
“Fidati è stato un piacere. Adesso, so cosa stai pensando ora, ma ti porterò a casa. Sono sicura che puoi riprende la tua macchina domani.”
“Non sono venuta in macchina”, disse Buffy come si ricordò il fatto. “Ho camminato.”
“Bene, lo rende solo più facile, suppongo; comunque ti porto lo stesso a casa. Se solamente mi segui.”
“Grazie Faith”, disse Buffy sincera, lasciando che Faith la conducesse fuori.
****
Lui non era qualcuno da cui era particolarmente attratta, ma tre anni fa sarebbe stato definitivamente il suo tipo. E da allora che era in tutto questo, Buffy si immaginò che forse doveva ritornare alle sue vecchie abitudini e doveva vedere cosa succedeva.
Alto, ben fatto, con spalle larghe e capelli castani, sembrava più di chiunque altro come Angel. Ma forse era davvero ciò di cui aveva bisogno.
“Riley? “ chiese Buffy andando al suo tavolo per la prima volta-- era lui quello che andava sempre al suo.
“Buffy? “ lui la guardò ansioso; stava cercando il coraggio di chiederle di ballare. Aveva ballato con lei molti volte ma era ancora nervoso ogni volta che doveva parlarle.
“Gradiresti sederti con me? “ sapeva che forse era stupido considerato che era con i suoi amici, e non la conosceva, e perché vorrebbe sedere con lei? Ma pensò che gli avrebbe dato una chance. Era il momento.
“Ragazzi”, guardò i suoi tre compagni, “Ci vediamo a casa.”
Buffy ghignò, non era stata rifiutata di nuovo, ma il suo ghigno si affievolì leggermente mentre Riley gettò possessivamente il braccio intorno alle sue spalle e sembrava leggermente... soddisfatto quando i suoi amici lo presero in giro. Ma si sentì di nuovo bene quando si sedettero e cominciarono a parlare. Riley era un ragazzo dolce--bello, semplice, e dolce.
“Quindi, Riley”, disse Buffy quando si erano seduti. “Non abbiamo mai avuto un’opportunità di parlare molto. Pensavo che sarebbe bello parlare un po’ prima di ballare di nuovo o altro.”
“Sarebbe bello, Buffy”,disse lui sincero. “C’è qualcosa di specifico che vuoi sapere, o....? “
“Bene non ho in mente niente di particolare, così perché non cominci tu”, Buffy non voleva sembrare goffa così decise di lasciarlo cominciare e poi seguirlo.
“Bene”, cominciò prima di sorridere timidamente, “Come: Quanti anni hai? Sei di Sunnydale? Vai a scuola? Cosa stia studiando? Quale è il tuo colore preferito? “ chiese.
Buffy rise in risposta, ma si fermò quando lo vide arrossire e seppe che era serio. “Scusa”, si scusò, “non mi aspettavo così tante domande. Vediamo se posso rispondere a tutte. Ho diciannove anni, sono di Sunnydale, non vado a scuola e il mio colore preferito probabilmente è il porpora. Scusa se non ti ho detto molto, suppongo che non sia interessante.”
“Sono sicuro che sei molto interessante”, le disse. “Forse non ho fatto le domande giuste.”
“Forse no. Perché non rispondi anche tu a tutte le domande e intanto tenterò di pensarne di nuove.”
“Ho ventidue anni—ventitre il mese prossimo, sono dell’ Iowa, sono qui per la scuola. Sto andando alle UC Sunnydale e mi laureo quest’anno. Sto laureandomi in economia aziendale e quale era l’ultima? Oh, sì, il mio colore preferito è il blu.”
“Iowa? Veramente? Quale parte in particolare? “
“Fostoria”, le disse lui. “È una piccola, piccola città--solo duecento persone—nord ovest dell’Iowa, quasi al confine Settentrionale.”
“Wow”, disse Buffy, “Piccolo! E come era con la scuola? Cioè, con 200 persone... “
“C’era un asilo infantile fino al liceo. Ma, sì, era piccolo. È bello comunque; Conosci letteralmente tutti in città--è come avere una famiglia enorme.”
“Sarebbe bello qualche volta. Ritornerai dopo la laurea? “
“Non ne sono ancora così sicuro. Voglio dire, se torno la tornerà tutto come prima? Non voglio che tutto sia così prevedibile... Ma poi penso che sarebbe bello, così veramente non ne sono molto sicuro.”
“Bene, hai tempo per decidere. E anche se non torni subito dopo la laurea, ci puoi tornare più tardi, no?”
“Giusto. Gradiresti qualcosa da bere, Buffy? “
“Solo una coca cola, grazie”, rispose lei decidendo di stare lontana dall’ alcol per quella notte.
“Allora torno subito,” Riley si diresse tra la folla, verso il bar. C’era una vera folla e il cameriere al banco stava prendendo clandestinamente prima gli ordini delle ragazze, così Buffy aspettò un po’ che Riley tornasse con le bibite.
Era bello. Nessuna aspettativa, nessuna preoccupazione di lui su come l’avrebbe trattata per il suo lavoro- non conoscendo il suo lavoro non poteva giudicarla. Era un inizio pulito, fresco.
Precisamente ciò di cui aveva bisogno.
Cinque settimane dopo.
Spike era a casa.
Eccetto che non gli sembrava più casa. Gli mancava avere Buffy intorno. Stupido, si, specialmente dopo tutto quello che gli aveva fatto. Ma era vero.
Tutto sembrava calmo e solitario ora. Era come se per qualche settimana avesse avuto una famiglia, ne fosse parte di nuovo, e ora era tornato ad essere solo. Ed era così che sarebbe rimasto, almeno per un po. Non aveva detto a nessuno di loro dove andava, non a Rupert, non a Joyce e certamente non a Buffy. Joyce aveva il suo numero di cellulare ma era era l’unico modo in cui potevano contattarlo.
Decise che una rottura pulita sarebbe stata meglio di una lunga e dolorosa separazione.
E, Dio, era lieto di aver scelto l’opzione ‘migliore’, avrebbe odiato vedere come sarebbe stato fare diversamente.
Era contento di essere vicino alla città, il chè gli dava qualcosa da fare. Distrazioni, almeno durante il giorno. Era già stato in dieci musei e quattro gallerie d’arte. E aveva passato giorni e giorni alla biblioteca locale leggendo libri diversi da quelli che doveva recensire, cosa che non faceva da mesi.
E aveva anche preso un secondo lavoro. Lavorava quattro giorni a settimana in una libreria. Era solo qualche ora al giorno, veramente, niente che potesse disturbare il primo lavoro. Ma era carino. Lo teneva occupato.
E poi, essere occupato era diventata la cosa migliore da fare.
“William? Potresti aiutare queste signorine?” era Anya, la giovane proprietaria della libreria.
Spike alzò gli occhi per vedere due giovani donne estremamente annoiate, che sembrarono illuminarsi al suo sguardo.
“Come posso aiutarvi belle ragazze?” pensava che qualche appuntamento lo avrebbe distratto, e non li avrebbe avuti se non flirtava un po’.
La più alta delle due, una bellissima bruna, parlò per prima “Il suo” puntò la bionda “ragazzo vuole un libro... qualcosa di vecchio e ci hanno consigliato di venire qui” Spike cercò di non reagire a quanto palesemente gli battesse le ciglia, decidendo che forse quest’appuntamento non sarebbe stato difficile da ottenere.
“Beh, sono sicuro, signorina...” attese lei per la risposta.
“Chase. Cordelia Chase”
“Bene, sigorina Chase” iniziò di nuovo “Potete chimarmi Spike... e sono sicuro di potervi essere molto utile...”
“Allora puoi dirci dov’è il libro o no?” interruppe Harmony, confusa dall’occhiata furente di Cordelia.
“Calma, Harm” iniziò “Sono sicura che ci aiuterà. Sii più paziente”
“Voglio prendere il libro per Mark, okay?” chiese di nuovo.
“Beh, lascia che Spike ci mostri dov’è” Cordy cercava di continuare a parlare con lui il più possibile.
“Ne sarei felice” disse lui “Ditemi qual’è il titolo”
“E’... qualcosa di militare... sulla guerra mondiale penso” rispose Harmony
“Sai almeno quale delle guerre mondiali?” cercò di chiarire e Cordelia cercò di metterglisi accanto, roteando gli occhi alla stupidità di Hamony, anche se ad essere onesta non lo sapeva nemmeno lei.
“La seconda penso. È di un tipo con un nome strano... come, uh... oh, Rupert qualcosa” ricordò alla fine.
Non solo Spike sapeva esattamente di che libro stesse parlando, ma gli diede uno spiacevole ricordo di Buffy. Decise che avrebbe certamente tentato di prendere il numero di telefono di Cordelia Chase prima che lasciasse il negozio.
O almeno, cambiò improvvisamente idea, forse avrebbe potuto prendere il numero di Harmony. Si, certo, era l’idiota più irritante che incontrava da un po’, ma... assomigliava vagamente a Buffy.
Non lo aveva notato all’inizio ma solo un secondo prima quando aveva sorriso, e non un sorriso stupido ma uno vero, gli aveva ricordato qualcosa.Cordelia stava flirtando in modo spudorato ma lui aveva cambiato il suo obbiettivo, voleva uscire con Harmony.
“Certo che questa è una cosa molto gentile da fare per il proprio ragazzo” Spike guardò Harmony e sorrise, contento quando lei arrossì sotto la sua attenzione “A questo Mark devi piacere molto”
Non si aspettava di vederla così delusa improvvisamente “Non è così invece!” piagnucolò, gettandoglisi inaspettatamente tra le braccia “E’ per questo che gli voglio prendere un regalo, per dimostrargli che posso essere una brava fidanzata! Invecchierò presto” mise il broncio “E ho bisogno di un ragazzo!”
“Allora non penso che dovresti prendergli un regalo ... non se lui non ti apprezza” la consolò Spike, strofinandole leggermente la schiena.
“Ma poi non avrei un ragazzo” argomentò.
“Mi piacerebbe portarti fuori a cena” offrì Spike, ammaliato da quanto era stato facile.
“Davvero?” chiese con le lacrime agli occhi, guardandolo.
“Ovviamente, chiunque sarebbe felice di avere una ragazza come te” mentì, sperando di prendere il suo consenso.
“Oooh!” piagnucolò Cordelia “Tu... me ne vado”
“Perchè?” chiese Harmony, e Spike vide quanto stupida fosse.
“Oh, non importa” Cordy era esasperata dalla sua amica “Ci vediamo dopo, sono certa che Spike ti darà un passaggio a casa”
“Davvero?” chiese Spike, come se fosse stato lui a offrirlo.
“Uh, si, certo. Io stacco tra venti minuti, perchè non vai a cercare un libro da comprare così il mio capo non mi uccide per aver perso un cliente? Poi ti porto a casa”
“Okay!” sorrise Harmony, e Spike si sentì leggermente male per quello che stava facendo. Far rompere una poveretta e il suo ragazzo solo per poter uscire con qualcuna che gli ricordava Buffy.
Cordelia se n’era andata e Spike si chiese se avesse chiesto di uscire alla ragazza sbagliata, ma decise che per una volta poteva sacrificare la personalità per l’aspetto.
Stava per uscire con una cerebrolesa. E solo perchè gli ricordava Buffy abbastanza da poter fingere di non averla sul serio lasciata.
Harmony stava facendo impazzire Spike con il suo rumore. La donna non sapeva mai quando stare zitta. Aveva ventinove anni ma Spike poteva giurare che si comportava come una liceale; ascoltando ogni pettegolezzo e chi l’aveva detto a chi. Sapeva di essere un completo sciovinista, stava con Harmony perché era simile a Buffy e per qualche scopate occasionale--ma non gli interessava molto al momento.
“Spikey! Non mi ascolti? “ la voce di Harmony irruppe nei suoi pensieri.
“Naturalmente, pet”, l’assicurò lui. “Solo, uh, sono stato distratto dalla tua bellezza”, mentì. “ cosa stavi dicendo?”
“Ahh”, tubò Harmony “Sei un ragazzo dolcissimo! Vieni qui.” in contraddizione con le sue parole camminò attraverso il soggiorno per sedersi sul grembo di Spike. “Ti amo così tanto orsacchiotto biondo! “
Spike realmente desiderò che lei non usasse cose come quelle. Si supponeva che fosse solo qualcosa di divertente--o se non divertente, almeno superficiale. Ma Harmony non lo vide così.
“Spikey? “ disse Harmony a bassa voce, le dita che giocavano lungo il suo torace.
“Sì, Harm? “ chiese lui alzando le sopracciglia.
“C’è ancora tempo? “
Spike gelò e tentò di pensare a come uscirne fuori. “Un tempo per cosa, pet? “ chiese anche se sapeva precisamente di cosa stava parlando.
“Per, sai”, lei mosse il dito lungo il suo torace, inclinandosi per tentare di baciarlo, “quello di cui abbiamo parlato la settimana scorsa.”
Pensi che Harmony ti crederebbe se dicesse che hai sviluppato un’amnesia negli ultimi due minuti? Nah, anche lei non era così stupida. Almeno pensava. Ma quello voleva dire che Spike doveva prendere una decisione.
Lui e Harmony stavano insieme regolarmente--almeno una volta alla settimana negli ultimi due mesi. Quindi era questo che si aspettava.
Sesso.
Se fossero stati chiunque altro sarebbe già accaduto, ma non lo erano. Loro erano loro. E c’era Buffy... Buffy, Buffy maledetta Buffy. Perché c’era sempre lei nella sua maledetta vita? Da quando gli aveva parlato la prima volta, lei gli aveva messo a soqquadro il mondo. Dio, stava uscendo con una donna solo perché erano lievemente simili, ma senza farci sesso perché pensava di star tradendo Buffy.
Era l’ultimo pensiero--che lui stava tradendo Buffy-- che prese la decisione per se. Cosa stava tradendo? Buffy non lo voleva, lo aveva reso perfettamente chiaro. Harmony, d’altra parte stava rendendo perfettamente chiaro che lo voleva.
Quindi quale era il problema?
‘Sì, Spike’, si chiese silenziosamente, ‘quale era il problema? ‘
Il problema era che voleva ancora Buffy. Ma quello non sembrava interessargli troppo... se mai potesse. Lui poteva volere Buffy quanto voleva, per tutto il tempo che volva ma non avrebbe cambiato niente. Buffy non lo voleva e adesso non faceva parte della sua vita.
Aveva bisogno di andare avanti.
E andare avanti sul sesso con la sua ragazza. Erano passati più di tre mesi da quando aveva lasciato la California, e per Dio; era più che abbastanza.
“Lo facciamo adesso? “ le chiese Spike. “Adesso va bene per te? “
“Oooh”, strillò Harmony attaccandolo di baci. “E così perfetto! “
“Andiamo allora, pet”, ringhiò Spike mentre invertiva le posizioni, mettendo Harmony sul divano sotto di se e la baciò.“Oh, Spikey”, mormorò Harmony quando furono sul sofà “E’ così perfetto. Ti amo! “
Lui fece quello che faceva sempre quando gli diceva cose del genere, la baciò, sperando che la distraesse.
Non funzionò.
“Perché non mi ami? “ chiese lei con più curiosità che malinconia nella voce.
Non pensava che la verità andava bene: ‘Perché sono ancora innamorato di Buffy e sembra che sono capace di amare solo una donna alla volta.’ Così, di nuovo, mentì.
“Sto molto attendo a dire quello... dopo la mia ultima ragazza.” veramente non era una bugia completa.
“Aww, mi dispiace per quella troia.”
“Non la chiamare così! “ sibilò Spike “Non parlare di lei così.”
“Ma non hai appena detto che..? “ Harmony era confusa—anche se non era un avvenimento raro.
“Non l’ho chiamata così— perché non lo è. Adesso vuoi parlare di questo? Sono sicuro che ci sono cose migliori che possiamo fare che parlare della mia ex. Non la pensi così, dolcezza? “
Spike aveva fatto sesso con Harmony non più di due volte quel pomeriggio, ma lei andò via dopo le nove quella notte. Era stato... divertente. Voleva che ci fosse un’altra parola per descriverlo, voleva dire che l’aveva amato o era stupendo o emotivo o qualcosa di diverso dal divertente. Spike non era qualcuno che di solito dormiva con donne che non amava, ma bene... come aveva detto (a se stesso), amava Buffy.
Lui amava Buffy; Dio sapeva che non doveva dopo il modo in cui l’aveva trattato. Ma il fatto era, l’amava ancora e pensava che l’avrebbe fatto per il resto della sua vita. E quello voleva dire che non sarebbe riuscito ad amare nessun’altra.
Forse lo rendeva strano ma quando il suo cuore batteva per una donna non c’è n’erano altre. Lo faceva soffrire, credere che l’amore, l’amore reciproco, contraccambiato non esisteva. Ma era quello che faceva.
Quindi sì, aveva fatto sesso con Harmony, probabilmente l’avrebbe fatto regolarmente adesso poiché lei era la sua ragazza, ma non l’avrebbe amata. Avrebbe dovuto dirglielo da quel giorno. E anche se era un idiota senza cervello, non meritata di essere tenuta all’oscuro. Non per sempre almeno.
Forse poteva trovare un modo, tempo, fingere almeno. Anche se lo rendeva uno stronzo. Non voleva passare il resto della vita da solo, ed era quello che sarebbe accaduto a meno che o potesse trovare veramente Buffy o doveva imparare a mentire e dire alle donne che le amava.
Forse aveva bisogno di andare in terapia o qualcosa, perché stava per avere una vita molto deprimente se avesse amato per sempre solamente Buffy e vedere le altre donne come qualcosa di puramente fisico, solo per il sesso.
Soprattutto, decise, che aveva bisogno di smettere di pensare a Buffy. Come se Buffy fosse la più bella di tutte le donne che aveva mai visto? Cosa che lei arrivava dentro lui più di chiunque altra? Per l’inferno, cosa se aveva avuto con lei il miglior sesso che avesse mai avuto— e non aveva niente a che fare con il suo lavoro?
Nessuna di quelle cose gli importò quando guardò al semplice fatto che Buffy non lo voleva, e che averlo intorno la faceva solo soffrire.
Era per il bene di entrambi se lui avesse iniziato a farla uscire dalla sua mente, fingendo d’averla dimenticata.
Riley non era proprio la persona più divertente con cui una ragazza potesse uscire. Non era nemmeno nella lista dei primi cento. Però era carino, e sicuro, cioè ciò che Buffy voleva. Era anche abbastanza simile ad Angel da poter fingere di stare ancora con lui, vedere giuste tutte le cose che aveva visto sbagliate.
Era anche molto più attenta di quanto non fosse mai stata con Angel e cercava di essere una buona ragazza per Riley. Uscivano solo da due mesi così non era sicura al cento per cento di quale sarebbe stato il perfetto comportamento da fidanzatina.
Faceva quello che voleva lui ogni notte, andava dove voleva andare, mangiava dove e cosa voleva lui, era completamente sottomessa. E che lo ammettesse o no, non le dispiaceva.
“Riley?” chiese mentre andavano da casa sua alla macchina per il loro appuntamento.
“Si, tesoro?”
Odiava che lui la chiamasse tesoro ma non gli disse niente “Mi chiedevo se potevamo andare al Bronze dopocena? Non ci andiamo da tanto”
“Oh” disse Riley suonando deluso “Speravo che potessimo tornare qui dopo cena”
“Forse possiamo fare entrambe le cose” suggerì Buffy, ancora non abituatasi a tornare a casa con lui. Non facevano sesso, ma era comunque qualcosa a cui abituarsi.
“Sarebbe carino” concesse Riley “Andremo al Bronze per un po’ e poi torneremo qui”
“Grazie” disse Buffy.La Mazda blu di Riley li portò al ristorante in pochi minuti. Riley voleva prendere una delle ‘sue’ macchine (che in realtà erano di Giles) perchè erano più ‘in’, ma lei ancora non glielo voleva concedere. Voleva che Riley uscisse con lei perchè gli piaceva lei, non per i soldi del suo patrigno. Voleva che le cose fossero il più normale possibile.
Riley non apriva la porta per lei, nè quella della macchina ne quella del ristorante, ma lei non se lo aspettava da lui.
“Prenotazione per due” disse alla cameriera “Sotto il nome di Finn, Riley Finn” Buffy voleva fargli notare che non era James Bond ma si trattenne.
“Certamente. Da questa parte signore” Buffy fu ignorata dalla giovane donna mentre la coppia veniva guidata al tavolo. Si chiese se Riley lo avesse almeno notato. Spike l’avrebbe notato, iniziò a pensare, fermandosi prima di pensare troppo.
“E’ stata gentile” commentò Riley una volta seduti.
“Si” mormorò Buffy “Certo”
“Cosa, dovrebbe andarmi bene che tu balli con altri ragazzi al Bronze ma non posso parlare ad altre donne?”
“Era ballare Riley. E come hai detto, ballavo. Prima che uscissimo. E puoi parlare con chi vuoi ma non aspettarti che io sia d’accordo che sia gentile una donna che mi ignorava mentre flirtava apertamente con te”. Apparentemente la ragazza sottomessa se n’era già andata.
“Gesù, Buffy, cos’hai stasera? È per... lo sai?”
“No Riley, non ho le mie cose” era così irritante a volte “Possiamo semplicemente cenare e andare al Bronze?”
“E poi a casa tua” puntò
“Si, poi da me”
“Vuoi sul serio andare al Bronze?” chiese Riley quando Buffy finì il dolce.
“Vuoi sul serio andare a casa mia?” rispose Buffy
“Bene” sbottò “Possiamo andare?”
“Quando ho finito il caffè” disse Buffy.
“Ci metti una vita a mangiare” si lamentò, poi scusandosi comprendendo cos’aveva detto “Scusami. Penso di essere io quello irritabile stasera”
Riley non si sarebbe mai accorto che lei era arrabbiata con lui “Beh abbiamo il conto pagato, quindi perchè non calcoli la mancia mentre finisco?”
“Puoi finire il caffè mentre finisco di pagare” disse fingendo di non aver appena ripetuto il suo suggerimento.
“Certo” disse neutrale, ormai voleva solo finire la cena.
“Allora, B, vuoi ballare?” Buffy si voltò sorpresa quando sentì la domanda. Lei e Riley erano al Bronze da circa mezz’ora e lei era già pronta ad ucciderlo, quindi la domanda di Faith era ben accolta.
“Torno dopo la canzone, Riley” disse al suo ragazzo “O forse dopo qualcuna”
“Buffy, pensavo che fossimo d’accordo che non avresti più ballato con altri”
“A, non ho mai detto che ero d’accordo. B, lei è Faith”
“Gezù, grazie biondina” scherzò Faith
“Sai cosa intendo” disse Buffy, dando le spalle a Riley e andando verso la pista da ballo.*******“Sembra che ci stiamo lavorando bene il tuo ragazzo” sussurrò Faith avvicinandosi a Buffy. Avevano ballato per quasi tre canzoni intere e ora si stavano divertendo.
“Non penso” disse Buffy guardando verso Riley “Sembra più arrabbiato che geloso secondo me”
“Chi dice che non era quello che intendevo?” chiese Faith con un sorriso “Sembra che al soldatino proprio non piaccia che balli con altri. Sai, molti ragazzi si ecciterebbero... o cercherebbero di unirsi a noi. O entrambi”
“Riley non è il genere. È strano con queste cose” spiegò.
“Era quello per cui eri così abbattuta?”
“No” disse Buffy triste, pensando di nuovo a Spike e a come Riley fosse diverso.
“Bene. Sapevo che avevi più testa. Non fare troppo con questo qui. Penso che tu debba trovare uno più... degno”“Cosa? È il tuo scopo personale salvarmi?” chiese incredula.
“No, penso solo che tu abbia bisogno di ricordare alcune cose, e non sono sicura che tu abbia altri che te le ricordino”
“Si, non più”
“Allora almeno pensaci, okay?”
“Okay” disse Buffy, mentre la canzone finiva e Faith cambiava partner, lasciandola tornare al suo stupido ragazzo.
“Cosa stavi facendo, Buffy?” cheise Riley quando tornò al tavolo.
“Ballavo con un amica” disse calma.
“Le ragazze non ballano con le amiche in quel modo”
“Beh, io si” spiegò con calma “Allora vuoi andare o no?” chiese, terminando la conversazione.
“Si, perfavore” disse, improvvisamente molto contento.
Quaranta minuti più tardi sedevano sul divano di Buffy. Beh, più che seduti erano sdraiati. Riley aveva proposto di guardare un film per cercare di provarci, senza nemmeno fingere di guardare il film prima. Normalmente questo sarebbe stato bello per Buffy, o almeno divertente. Di solito.
Negli ultimi dieci minuti Riley aveva cercato di infilarle la mano nei pantaloni. E negli ultimi dieci minuti, lei lo aveva fermato.Ormai stanca che lui non cogliesse il messaggio, Buffy prese entrambe le sue mani e cercò di tenerle. Ma erano più grandi delle sue e le tolse rapidamente dalla stretta, ovviamente non gli andava l’idea.
Fu un minuto più tardi, quando con un ditò entrò nei suoi pantaloni, che Buffy scoppiò.
“Sei stupido o ti stai sforzando di fare il tacchino?” gridò Buffy mentre se lo toglieva di dosso, risistemandosi i vestiti e rimanendo in piedi accanto al divano. Riley, sbilanciato dal suo spostamento, cadde a terra.
“Cosa stai facendo?” chiese, guardandola da dove sedeva sul pavimento “Di che parli? Perchè un tacchino?”
“I tacchini annegano se alzano gli occhi quando piove” spiegò distrattamente prima di concentrarsi “E come cosa sto facendo io? Cosa stavi facendo tu!” quando la guardò senza capire decise di dover spiegare “Cos’è tutto quel lavoro con la mano?”
“Con la mano? Ma che diavolo, Buffy! Usciamo da due mesi e ti arrabbi con me perchè cerco di toccarti?” chiese come se fosse la cosa più assurda del mondo.“Um, si” disse “Se non ti dico che puoi, tieni le mani lontane da me”
“Se non mi dici che posso?” sbottò “Ti prego, Buffy. Una ragazza come te non ‘dice’ a un ragazzo quando può toglierle i pantaloni. È una cosa scontata”
Buffy aprì la bocca, pronta a rispondere, quando comprese cosa stava dicendo. Non sapeva cosa dire.
“Oh su” continuò “Ho visto il modo in cui ballavi con i ragazzi, e Dio, Buffy, anche le ragazze, al Bronze. Ho guardato nel tuo maledetto armadio, e quei vestiti che nascondi dai tuoi genitori, tutta la pelle, la roba stretta e corta. Ti prego, Buffy, non fingere di essere qualcosa di più di una puttanella”
Davvero non sapeva cosa dire, ma sentiva la rabbia ribollirle nelle vene.
“Ho visto puttane più pudiche di te, dolcezza”
“Ooh!” disse cercando di bloccare quella parola dalla sua coscienza “vai all’inferno fuori da casa mia e vedi di stare lontano da me!”
“Su, Buffy, non fare così” cercò di calmarla.
“Riley Finn, fuori da casa mia” disse di nuovo, con più forza questa volta.
Quando comprese che lo diceva sul serio e che non avrebbe cambiato idea, Riley prese la giacca dalla sedia accanto al divano e andò alla porta. “Buona fortuna a cercare di fingere di essere qualcosa di diverso da quello che sei” le disse andandosene, senza neanche chiudere la porta dietro di se”
Questa volta, dopo che un uomo se n’era andato dopo averla insultata brutalmente, Buffy non pianse. Questa volta non aveva fatto male perchjè, questa volta, sapeva di avere ragione lei. L’ultima volta forse non lo sapeva, almeno non completamente, ma questa volta si. E quindi, invece di essere ferita, o triste, o arrabbiata, o altro sulla scala delle emozioni, era solo irritata.
“Che bastardo” sbottò dopo aver sbattuto la porta “Tutto ‘ooh, guarda come faccio la grande uscita’ dopo essere stato così stronzo, solo perchè non volevo fare sesso con lui”
Ma nemmeno quello era giusto, comprese. Non poteva essere una puttana se non faceva sesso con lui. No, si disse, era solo Riley. Sarebbe uscita domani... o presto, e... e avrebbe mostrato a se stessa che era ancora quella la vera lei.
Non era ancora pronta a lasciar andare quell’etichetta.
Buffy si stava addormentando e stava pensato, per la prima volta, che forse non aveva fatto niente di sbagliato con Spike. Forse lui la stava prendendo male perché non era precisamente quello che lo voleva che fosse.
Forse reagiva in modo eccessivo. Sì, quella era una possibilità, decise di ripensarci la mattina dopo. Era troppo stanca adesso per pensare troppo.
* * *
Buffy poteva sentire quello che sembrava come qualcuno che ansimava... e un lamento? Era abbastanza sicura, ma...
Attenta a quella che avrebbe trovato, Buffy aprì gli occhi. E decise prontamente che l’avrebbe dovuto fare prima.
Spike era seduto in fondo al letto; e era completamente nudo. Ed era anche meglio quello che stava facendo. Una mano stava pompando su e giù sul suo pene, rapidamente si stava indurendo mentre si inclinava contro il letto, la lingua tra le labbra mentre se le leccava. E poteva vedere le gocce di sudore che comincia a formarsi sul suo sopracciglio e solo quel piccolo pezzo d’umidità le ricordarono altre... cose umide.
Buffy seguì la sua mano che andava su e giù sul suo pene, spargendo il liquido che usciva dalla punta mentre si muoveva su e giù.... su e... giù.... su.... giù.... e giù.. guardò la sua mano, la guardò così attentamente mentre si muoveva, quasi duramente ma ancora con la finezza che associava a questo uomo, si chiese cosa stava facendo con l’altra mano. Non l’aveva vista prima e adesso era stata curiosa.
Ma quando vide dove era l’altra mano--o quello che stava facendo, desiderò, disperatamente, di non essere stata così curiosa. La curiosità uccideva veramente il gatto.... o i gattini in questo caso.
Quando vide che teneva il telefono all’orecchio, sapeva che lui era.... che stava lavorando. Che tutti quei lamenti e ansiti e parole mormorate di piacere non erano per lei.
Erano per chiunque fosse sull’altra lato di quella linea telefonica. Per chiunque lo stava pagando. Chiunque per cui stava lavorando almeno temporaneamente.
Non per lei.
Mai per lei. Non veramente.
Quella conoscenza le arrivò nel profondo. Non doveva sentirsi così per qualcuno.... per qualcuno che... chi era quasi una prostituta-- bene almeno nel senso tecnico della parola ‘ sesso per soldi. ‘
Non doveva, ma lo faceva.
Ma prima che avesse un’opportunità di chiedergli di andare via... o chiedergli cosa stava facendo.... cosa stava pensando; prima che avesse l’opportunità di fare qualcosa, lui si stava muovendo verso lei. Il telefono ancora tenuto ermeticamente nel suo orecchio destro, ma adesso era inclinato su lei, il suo braccio sinistro e gomito destro a sostenerlo.
E prima che lei sapesse quello che stava accadendo e come doveva comportarsi... lui era dentro lei.
Si muoveva dentro e fuori, velocemente e duramente, e si sentiva così maledettamente bene che per molti minuti non vide nient’altro. Non poteva vedere nient’altro; niente oltre il sentirlo -- lungo e duro – scivolare dentro e fuori lei.
“Mi fai diventare così duro”, ansimò lui, “Lo sai? Mi fai diventare così maledettamente duro.... Solo te, luv. Solamente te.” Buffy sorrise per le sue parole, chiudendo gli occhi.
“E sei così stretta... e bagnata, gattina”, bisbigliò lui, lamentandosi, colpendola tanto quanto le parole che usava.
Buffy sapeva che doveva guardarlo adesso, sgroppando più e più volte sotto di lui, gli occhi chiusi ermeticamente mentre lei si lamentava e ansimava, ma non se ne preoccupò. Non voleva altro come Spike la faceva sentire e come lei lo faceva sentire.
Era divino.
Prima che se n’accorse lei alzava le anche contro le sue selvaggiamente mentre sentì il suo orgasmo avvicinarsi. “Per favore, Spike”, lo implorò a bassa voce.
“Cosa vuoi che faccio? “ chiese di nuovo notevolmente composto.
“Sai cosa voglio”, rispose. “Per favore”, provò di nuovo “Per favore fammi venire, Spike! “
“Mi fai sentire così bene, luv”, bisbigliò, vicino al suo orecchio e quando si tirò quasi completamente fuori e rientrò duramente, spalancò gli occhi-- mentre gridava rauca per l’orgasmo più forte che avesse mai provato --il suo mondo crollò su di lei.
C’era il telefono.
Il cattivo telefono che aveva dimenticato.
Silenziosamente bestemmiò contro il telefono... o quello che voleva dire, piuttosto.
Spike non lo stava facendo con lei, lei era stata solo un caldo corpo conveniente che lui aveva usato.
Anche mentre lui stava respirando pesantemente contro il suo collo, dopo essendo venuto in lei. Buffy non poteva sostenere il suo tocco. Usando tutta l’energia che aveva, lo spinse via, non preoccupandosi di dove o come sarebbe caduto, e praticamente corse verso il bagno chiedendo la porta dietro a se.
Era il suono della porta che sbatteva che la svegliò. Se ci pensava, realmente non aveva senso che un suono nel suo sogno l’aveva svegliata dal sogno. Ma lo fece. E Buffy era molto sveglia adesso.
Armeggiando nel buio per trovare l’interruttore della lampada, sbatté le palpebre una volta per la luce brillante e si mise su così da mettersi seduta contro la testata del letto. Buffy fece dei respiri profondi mentre chiudeva gli occhi e posava la testa contro il muro, tutto nel tentativo di riprendere il controllo del suo cuore che correva... e della mente.
Aveva fatto un sogno dove, aveva visto che donnaccia completa e assoluta – per non menzionare che persona orribile-- era, aveva cambiato il posto con Spike.
Adesso sapeva quello che lui aveva sentito quella notte. Sapeva quello che doveva pensare di lei. E non solo, ma adesso sapeva, senza possibilità di dubbio, che era vero.
Prima aveva potuto fingere di volerlo, ma adesso non poteva negarlo. Non aveva detto una sola parola quando Spike se n’era andato via quel giorno ed era la verità assoluta.
Lo aveva trattato come un giocattolo sessuale; non meglio del piccolo vibratore che nascondeva nel cassetto della biancheria intima. Sicuro si sentisse meglio, ma lei non l’aveva trattato meglio. E quando comprese quello che aveva fatto, che aveva fatto consapevolmente... aveva usato un’altra persona per il sesso, senza pensare alla persona o comunque ai suoi sentimenti.... Aggiungendo che ci aveva guadagnato dei soldi da questo..
Che facesse sesso con qualcuno... con chiunque, per soldi... per definizione, la rendeva una prostituta. Non c’era niente da obbiettare.
Veramente, avrebbe dovuto renderla molto più triste di quanto aveva fatto. Decidere che non era una grande cosa, ma tutto quello che Buffy poteva riuscire a sentire era... intirizzimento. L’aveva accettato tempo fa e questo era solo uno degli ultimi passi per eliminare anche i più piccoli dubbi che aveva in mente.
Buffy non ci aveva mai pensato, sul fatto che quella notte non era al telefono con qualcuno. Aveva preparato il telefono, ma non c’era nessuno nell’altra parte quella sera. Ma quello non sembrava importare; sembrava solo un dettaglio.
Aveva creduto di far vedere a William chi era veramente. Ma, addirittura adesso capì di essersi comportata molto peggio di quello che era, che poteva fare sesso con lui mentre ‘lavorava’ e parlava con qualcuno altro...
L’aveva fatto per convincerlo che lei era una prostituta, ma alla fine? Alla fine aveva fatto un lavoro maledettamente eccellente, e aveva convinto solo se stessa.
Con il ricordo del sogno nella mente, Buffy anzò al Bronze con l’intento di fare... qualcosa per non poter dubitare mai più della sua... condizione.
Mai dire che Buffy non è brava ad abbattersi da sola.
Solo non fategli sapere che lo sta facendo, è ovvio quanto si odia... quanto fa si che Buffy odi Buffy.
Il Bronze era quasi pieno, dopo tutto erano quasi le undici di un venerdì era. Tutti dalla Sunnydale High e dalla UC Sunnydale erano lì a rilassarsi dopo una settimana di lezioni, accantonando ogni odiato compito almeno fino al mattino dopo.
Ricordò la prima notte in cui era venuta al Bronze, e trovò posto esattamente allo stesso tavolo, iniziando ad aspettare. Avrebbe lasciato venire chiunque. Sedette e attese.
Qualche ragazzino del liceo le chiese di ballare, uno di loro era incredibilmente genuino e davvero voleva solo ballare con lei, ma gli altri due sembravano avere qualche sfida coi loro amici e sperare di avere qualcosa di più. Ma Buffy sapeva che non avrebbero avuto fortuna. Non importa cosa cercasse di provare alle persone, o a se stessa, lo avrebbe fatto con qualcuno di almeno maggiorenne. Non avrebbe fato a nessuno la possibilità di incriminarla di stupro
Fu lì che qualcuno di nome Parker venne al suo tavolo e Buffy si rese conto di cosa doveva fare... o per lo meno di cosa stava facendo.
“Posso prenderti da bere?” le chiese quando vide che il suo drink era quasi finito
“Sarebbe carino” rispose Buffy
“Ti piace qualcosa in particolare?” cercò di essere ammaliante.
“Cosa ne dici di sorprendermi?” rispose, ripetendo quello che aveva detto a Faith settimane prima. Sperava che questa volta la conclusione fosse più positiva.
“Posso farcela” sorrise flirtando e andando al bar.
Buffy si appoggiò allo schienale mentre aspettava che tornasse, compiaciuta della propria decisione.
“Ci siamo” tornò più velocemente di quanto si aspettasse “Un-”
“Uh uh” Buffy lo interruppe alzando un dito “Non è una sorpresa se mi dici cos’è, no?”
“Immagino di no” rise, guardando Buffy prendere il bicchiere senza esitazione e berne una grande sorsata.
Parker rise di nuovo, di più questa volta, quando Buffy fece una smorfia per il sapore della bevanda.
“Penso di essere lieta di non averti chiesto cos’era” mormorò, asciugandosi gli occhi lacrimanti, e contro il proprio giudizio (ma hey, tutto questo era contro il suo giudizio, aveva smesso di ascoltarlo mesi fa) prese un altra sorsata.
Per quello che sembrava un bicchiere innocente, o magari addirittura te, era piuttosto pesante.
“Sei sicura di volerlo bere così velocemente?” chiese Parker preoccupato “Non sembra che sei abituata a bere e...”
“Oh” disse Buffy, mentre l’alcool iniziava a fare effetto “C’è molto di me che non sembra a guardarmi”
“Sul serio?” chiese, intrigato.
“Già” rispose Buffy, bevendo ancora.
“Un esempio?”
“Forse più tardi” rispose “Balliamo adesso” disse bevendo in fretta la fine del suo drink prima di alzarsi.
Non credendo alla sua fortuna, Parker seguì l’ondeggiante (per la musica o per l’alcool) ragazza verso la pista da ballo.
“Mi piace questa canzone” gli disse Buffy sistemandosi attorno a lui. Era una canzone lenta ma questo non avrebbe fermato Buffy dal mostrargli che poteva essere divertente. Si spinse più forte contro di lui anche se non era necessario e mosse i fianchi contro i suoi in un modo, per l’intera durata della canzone, che lo stava facendo diventare matto. Se non avessero fatto qualcosa di più, dopo.
Parker cercò di spingere Buffy verso un angolo più buio del locale, ma lei lo fermò.
“Non ancora” rispose “Un altro ballo” lui iniziò a protestare ma lei interruppe di nuovo “Non ti ho ancora dato quell’esempio” disse, con uno scintillio maligno nei suoi occhi. Così lui attese.
A metà della canzone successiva, Buffy scivolò sul corpo del ragazzo nel modo più sexy che le veniva in mente, deciso che era il momento di dirglielo “Che ne dici di sapere cosa faccio? Per vivere?”
Non in grado di comprendere la successione degli eventi, rispose “Certo”
“Devi chiedere allora, lo provocò”
“Cosa fai per vivere, Buffy?” chiese, pensando che la ragazza ubriaca avrebbe detto di essere una segretaria o qualcosa del genere.
“Sono una prostituta” gli sussurrò all’orecchio
“Cosa?!” sbottò, pensando che lo stesse prendendo in giro, punendolo per qualcosa che non si era reso conto di aver fatto male.
Ma no, comunque. “Uh huh” rispose Buffy “E’ quello che faccio. Faccio sesso con gli uomini per soldi. Dammi cinquanta dollari e ti faccio un pompino” disse, così casualmente da non rendersene conto nemmeno da sola.
“Sei seria?” chiese, ora curioso.
“Certo che lo sono. Non è qualcosa di cui scherzare, ti sembra? Vuoi?”
“Penso che tu la risposta la sappia” le disse, prendendo già fuori il portafogli.
Buffy alzò la mano, aspettando che le desse il biglietto da cinquanta prima di metterselo nella gonna e guardarlo
“Vieni” disse, prendendogli la mano e portandolo in uno degli angoli più bui del locale
“E’ un pompino il massimo che posso avere?” chiese, dopo essersi appoggiato con la schiena contro un muro con lei in piedi di fronte a lui.
“Non essere pretenzioso, signorino” Buffy non aveva ancora pensato di spingersi così in avanti, così gli diede la prima risposta che le veniva in mente.
Non sentì niente, emotivamente, mentre allungò la mano per slacciargli i pantaloni. Mentre toglieva di mezzo pantaloni e boxer, si mise sulle ginocchia.
Pompò il suo memnro con le mani mentre cercava di inumidire al bocca il più possibile, il che sembrava più difficile del solito in quel momento.
Quando pensò che fossero entrambi pronti, lo prese in bocca. Era da un po’ che non lo faceva così’ si prese un momento per sistemare il ritmo, ma le mani di lui nei suoi capelli l’aiutarono.
“Oh si” mormorò lui “Succhiami! Succhiami forte, piccola!”
Buffy sentì le lacrime uscirle dagli occhi chiusi ma le trattenne più che poteva. Meritava questo.
Ma quando lo sentì colpirle la gola, non ce la fece più.
Buffy cadde al’indietro, non notando il male che le fecero le mani di lui ai capelli, il movimento improvviso lo aveva colto di sorpresa.
“Cosa cazzo?” ruggì lui “Cosa stai facendo?”
“Non posso!” urlò Buffy, con le lacrime che cadevano per il suo viso senza controllo.
“Sei una puttana” ruggì lui e Buffy cadde ancora più indietro usando i piedi per spingersi via da Parker.
Tentò di alzarsi ma prima che potesse, Parker si era lasciato cadere in terra e le stava tenendo le gambe contro il pavimento con il corpo. “Uh, uh, uh” la sgridò, mettendo quasi tutto il suo peso su lei quando tentò di spingerlo via. “Le prostitute come te non dovrebbero cambiare idee! Io prenderò ciò per cui ho pagato.”
Buffy tentò di gridare mentre sentiva la sua mano che le teneva le mani sopra la testa — come aveva fatto a non notare quello che stava succedendo?— abbassandosi spinse la gonna intorno alla sua vita. Tentò di gridare, ma Parker pigiò la bocca contro la sua duramente, facendole male.
Lui stava spingendo l’altro lato della gonna, quando Buffy comprese in che guaio era. Non sapeva cosa fare, come farlo fermare ma quando la sua mano ritornò al suo lato sinistro e arrivò alle sue mutandine, Buffy sapeva che doveva provare tutto quello che poteva.
Come tolse la mano, lei si rivolse all’’azione, Buffy simultaneamente morse duramente la sua lingua e gli tirò una ginocchiata più forte che poteva dal movimento limitato che aveva.
Ma anche con la corta distanza che aveva disponibile per muovere la gamba, fu sufficiente perché lui non aveva più la stoffa dei pantaloni per proteggerlo dal suo assalto. Aggiungendo che Buffy aveva trovato improvvisamente più potere e forza che normalmente aveva, e fu abbastanza per Parker con il sangue che gli gocciolava dalla lingua tagliata.
Buffy spinse come poteva, più forte che poteva e quasi pianse per il sollievo quando riuscì a sbatterlo lontano da se.
Non aspettando di vedere in quali condizioni era l’uomo e senza raccogliere la borsa o il cappotto o la biancheria intima, Buffy saltò su e attraversò la porta del club, tirando solamente la gonna in giù dopo essere uscita.
Nel vicolo dove si era fermata, il tacco della scarpa si ruppe, facendole torcere la caviglia; e non stava piangendo più.
Mentre riprendeva a camminare verso casa, Buffy si tolse le scarpe, gettandole in un cestino dell’immondizia. Tirò la gonna corta giù più che poteva, tentando ad ogni passo di tirarlo ancora più giù.
Si sentiva maledettamente esposta agl’occhi di tutti.
Erano passati dieci minuti quando si accorse che stava camminando nella direzione sbagliata.
Quella semplice realizzazione sembrò sbriciolarle l’ultima briciola di calma che si era costruita attentamente, e prima che se ne rendesse conto la sua visuale si offuscò dalle lacrime.
Per alcuni minuti tentò di asciugarle ma quando comprese che questo la faceva piangere solo più forte, e così lasciò scorrere mentre proseguiva per la direzione giusta.
Buffy era contento di essere in ritardo. Era tornata a casa senza che nessuno vedendola la fermasse; era grata per quello, non sapendo se sarebbe riuscita a gestire qualcuno che le chiedeva cosa era successo.
Si supponeva essere una parola.
Mentre Buffy si spogliava e aprisse l’acqua della doccia, gettando i vestiti nell’immondizia, rifletté di nuovo su quello che aveva fatto iniziare tutto.
Sapeva che era colpa sua ma per qualche ragione aveva bisogno di castigarsi ricordandosi solo il come.
Aveva cominciato ha uscire con Angel quando aveva solo quindici anni, giovane, solo adesso se ne rendeva conto. Specialmente dato che lui aveva diciannove anni all’epoca.
Stavano insieme da quasi un anno e, per il suo sedicesimo compleanno; era uscita di casa dopo la festa per andare al suo appartamento. I suoi genitori le avevano impedito nella settimana precedente di vederlo, pensando che non era giusto che lei stesse con qualcuno così grande — non alla sua giovane età. Ma era giovane e innamorata, e in nessun modo avrebbe lascito che la loro disapprovazione e la fermassero.
Come un regalo di compleanno per se stessa — e come un modo per non permettere ad Angel di lasciarla per una delle ragazze dell’ università dove lui andava — Buffy decise che sarebbe stata la prima volta.
L’aveva fermato in precedenza, non pensando di essere ancora pronta… non era sicura al cento percento di essere pronta ma sapeva che doveva farlo.
Quindi quando arrivò là, all’una di mattina, aveva detto ad Angel di aspettarla nella sua camera da letto. Se si fosse aspettata che lui avesse messo in dubbio quello che stava facendo, ne sarebbe rimasta delusa. Appena la portò nel letto e la baciò e si mise sopra lei.
Buffy inizio ad essere colta dal panico quando lui giunse al bottone dei pantaloni, ma sapeva che doveva superarlo. Pensando che gli ci voleva solo un po’ di coraggio e che qualche minuto in più l’avrebbe aiutata, l’aveva fermato.
“Voglio fare qualcosa per te prima,” gli disse, lieta quando lui ghignò prima di rotolando sulla schiena e aprirsi i pantaloni.
Anche ora Buffy non si permetteva di ricordare tutto, evidentemente non si era punita abbastanza. Ma nessuna questione sul fatto che lei aveva provato duramente— e durante il corso degli ultimi tre anni aveva certamente solo provato — ma non poteva bloccare le parole che lui aveva detto.
Gli c’ erano voluti molti minuti per venire e Buffy, non aveva goduto un secondo di questo. Non si sentiva giusta. E quando lui era venuto, lei non sapeva che fare. Improvvisamente con la bocca piena di questo caldo liquido e non sapeva che fare.
Angel non fu d’aiuto, la guardava solo in modo assente. Prima che potesse decidere, il bisogno di respirare prese il sopravvento e corse in, sputando nel lavandino.
Lei sperò che fosse giusto.
Ma per Angel non lo era. Sembrava molto scontento quando lei ritornò nella stanza.
“Dio, Buffy” mormorò, “Hai succhiato il mio cazzo peggio di una prostituta da cinque dollari.”
E che, quella sola frase, era il motivo per cui lei era così adesso. Perché non pensava che avrebbe mai potuto riuscirci.
Le fece molto male sentire dirle quello, sentire che non poteva accontentarlo sessualmente. Anche quando avevano avuto dei rapporti — qualcosa che adesso era bloccata nella sua mente, aveva fallito. Suo padre aveva lasciato sua madre per qualcuno di molto più giovane e tutto le diceva che era a causa del sesso.
Buffy non voleva che le succedesse. Non voleva avere un bambino con un uomo che un giorno o l’altro poteva decidere, anche se erano una famiglia, di andarsene da loro perché non era abbastanza brava a dargli piacere. Non avrebbe mai fatto quello al suo bambino.
Quindi eventualmente aveva trovato un lavoro, decidendo che forse quello sarebbe stato abbastanza per aiutarla a sapere dove sbagliava; aiutarla a sapere quello di cui aveva bisogno per farlo bene.
Forse se lei poteva occuparsi delle parole, sarebbe stata capace di occuparsi anche delle azioni.Buffy avanzò nella doccia e fece del suo meglio per schiarirsi la mente mentre si lavavav, fregandosi duramente, tentando di togliere la sensazione di Parker e quello che le aveva fatto.
Ma non poteva smettere di pensare, ‘Tu l’hai fatto. Tu l’hai fatto, Buffy. Hai preso quel lavoro e questo ti ha reso una prostituta. È tutta colpa tua. ‘
Singhiozzando uscì ancora bagnata e nuda, dal bagno. Mentre passava davanti al comodino afferrò una bottiglia e si mise sul letto.
Era cominciato come una parola. Solo una parola. Ma in qualche modo, era diventata quella. C’era differenza tra essere chiamata prostituta ad esserlo davvero. E stasera aveva attraversato la linea.
Non sapeva se poteva tornare indietro.
Svitò il tappo della bottiglia che aveva afferrato e si mise una manciata di pillole nella mano. Prendendo il bicchiere d’acqua che teneva sempre vicino al letto, ne ingoiò quante poteva, soffocandosi su alcune. Ma quello non la fermò; Buffy prese le poche pillole rimanenti e le ingoiò, le lacrime che ancora le scorrevano per il viso.
Finché non mise il bicchiere d’acqua sulla tavola, vide la cosa che stava evitando di guardare, ma che aveva lasciato in primo piano solo come un genere di punizione e un promemoria di come lei fosse orribile.
Era una fotografia che sua madre aveva fatto. Lei e William erano seduti alla tavola e lui stava tenendo un libro mentre lei si metteva lo smalto. Ricordò quando era successo anche se non ricordava che gli avevano fatto una foto. Si stava applicando il finale strato di lustrini nelle unghie quando aveva sentito che lui la stava fissando. Aveva guardato su arrossendo quando vide lo sguardo sul suo volto.
Lei aveva scherzato sul fatto che lui doveva tenere la roba sessuale nascosta con i suoi genitori così vicini e lui le aveva detto solo che era bella. La foto era del sorriso che Buffy aveva tentato di nascondergli dopo.
Era possibile che fosse solo una parola? Sicura che quella foto era stata fatta prima… prima della stasera, ma Spike conosceva tutto e finché lei non aveva rovinato tutto, lui la voleva ancora. Era possibile che lei potesse aggiustare tutto… aggiustare lei?
Anche mentre il sonno tentò di raggiungerla e sommergerla, Buffy armeggiò con il telefono vicino al letto. Usando tutta la forza che aveva, pigiò un solo bottone e lo tenne all’orecchio.
“Mamma, per favore” non fu capace di aggiungere altro mentre perdeva coscienza.
Joyce lasciò la cena. Rupert era già a casa, probabilmente dormiva visto che quella sera era malato. Avrebbe voluto aver fatto lo stesso. Madeline non era una delle sue migliori amiche ne una delle più divertenti.
La cena era stata incredibilmente noiosa. Ma siccome ci si aspettava che Joyce restasse fino alla fine, lo aveva fatto.
Ora pensava che era stata una decisione intelligente. Se se ne fosse andata prima come voleva, avrebbe già spento il telefono e forse sarebbe stata a letto addormentata ora. E non avrebbe ricevuto la chiamata di Buffy...
Sua figlia sembrava così persa che aveva detto due parole prima che il telefono cadesse a terra, senza più sue notizie. Ma Joyce sapeva che qualcosa era assolutamente sbagliato.
“Buffy! Buffy, piccola... su per favore, tesoro! Buffy!” senza sentire risposta dopo quasi trenta secondi la chiamata era stata disconnessa, e Joyce riagganciò. Sperando di fare la cosa giusta, chiamò subito a casa, aspettando che rispondesse il marito mentre teneva con mano tremante il volante della macchina.
Non era sicura di cosa stesse succedendo ma sapeva che qualcosa non andava con sua figlia “Dannazione, Rupert, rispondi al telefono!” dopo due squilli stava per riagganciare, quando sentì la sua risposta.
“Joyce? Cosa c’è?” chiese con voce impastata per essersi svegliato pochi secondi prima
“Qualcosa non va con Buffy!” Joyce sapeva di stare urlando ma non le importava.
“Cosa? Cosa c’è che non va?”
“Non lo so... ma devi andare a controllarla, chiama prima un ambulanza, okay? Magari prendi con te il telefono mentre vai così gli puoi dire che cosa ti serve? Voglio dire non vorresti dover uscire e poi chiamare-”
“Joyce, tesoro, come sai che qualcosa non va con Buffy?”
“Mi ha chiamata” spiegò ansiosa
“E non ti ha detto qual’era il problema?”
“No! È questo il punto... senti, ti spiego più tardi. Vai adesso, ti prego” implorò.
“Certo” disse andando di sotto col telefono in mano
“Grazie, Rupert. Ti prego dimmi subito cosa non va... e sbrigati!”
“Sto già andando” sapeva che doveva essere una cosa seria perchè Joyce fosse così preoccupata “Devo riagganciare per chiamare l’ambulanza, okay? Se succede qualcosa prima che torni, te lo faccio sapere subito”
“Grazie” disse riagganciando, concentrandosi sulla guida. Sapeva che fare un incidente ora non sarebbe stato bello e doveva andare per Buffy.
Le attraversò la mente di chiamare William ma decise che era meglio aspettare prima di sapere la situazione, e sapere se c’era una reale ragione per contattarlo. Non era sicura del perchè avesse pensato di chiamarlo... forse lo shock della situazione.
E sapeva di dover arrivare a casa presto... subito.
“Buffy!” chiamò Giles correndo nella casa della piscina. Un senso di terrore lo aveva pervaso appena terminata la chiamata con Joyce, ed era aumentato avvicinandosi alla casa. Forse sperava che il suo grido la facesse venire da lui. Sperava di vederla arrivare da lui, guardandolo come se fosse pazzo.
Se solo fosse successo
Quando raggiunse la porta senza sentire rumori all’interno, iniziò a preoccuparsi sul serio. Fortunatamente aveva pensato di portare con se la chiave, ma mentre girava la maniglia si rese conto che non ce n’era bisogno. Era aperta.
E fu lì che si rese conto che qualcosa andava davvero male.
Buffy, per qualche ragione, era sempre stata la prima ad accertarsi che tutte le porte della casa fossero chiuse. Tutte le finestre, e che le chiavi fossero fuori dalle serrature. Non sarebbe mai andata a dormire senza chiudere a chiave la porta. Non era da lei.
Più rapidamente che potè, aprì la porta mentre diceva all’operatore del 911 che era certo di aver bisogno di un ambulanza, anche se ancora non riusciva a dire il motivo. Lo stavano facendo diventare matto con il rifiuto di partire senza sapere tutta la situazione.
“Non so perchè diavolo mi serve!” argomentò “Ma è così. Se aspetto di darle l’esatta ragione, potrebbe essere troppo tardi” tentò di spiegare mentre andava in camera. “Dio, fa che non sia troppo tardi” mormorò quando vide Buffy sul letto, nuda, con la bottiglietta di medicinali vuota a terra. Ma quello che sul serio lo spaventò, oltre al viso bianco della figliastra, era il telefono a terra a pochi centimetri dal suo braccio penzolante senza vita oltre il letto.
Buffy non si era addormentata.
“Mia figlia ha cercato di uccidersi” disse, dando finalmente una ragione all’operatore “Mi serve un ambulanza! Subito!”
Aveva già dato il suo indirizzo, e ora che l’operatore sapeva la situazione rispose “Ce ne sarà una in venti minuti, signore”
“Ventu minuti? È troppo tempo!”
“E’ il massimo che possiamo fare” rispose la donna pazientemente.
“Allora la porto io. E se è sul serio troppo tardi giuro che me la pagherete!” disse Giles agganciando il telefono e correndo all’armadio di Buffy. Prese un vestito con cui coprirla mentre cercava di svegliarla, e la prese tra le braccia, portandola alla macchina.
“Shh, Buffy, starai bene tesoro. Ti porto dal dottore e lui ti farà stare bene di nuovo. Starai bene, Buffy” disse, rassicurandosi da solo.
Una volta sistemata nel sedile di fronte, voleva essere capace di tenerla d’occhio anche mentre guidava, andò dritto verso l’ospedale. Appena raggiunta una strada dritta che poteva percorrere senza concentrarvi tutta la sua attenzione, chiamò Joyce.
“Joyce, amore, ho trovato Buffy”
“Sta bene? Ti prego dimmi che sta bene, Rupert” implorò frenetica.
Anche lui lo avrebbe voluto, ma non c’era motivo di mentirle “La sto portando all’ospedale” spiegò “L’ambulanza ci avrbbe messo troppo tempo. Vieni direttamente là”
Joyce acconsentì, e un momento più tardi lui era di nuovo concentrato sulla strada e su sua figlia.
Non avrebbe lasciato che le accadesse nulla di male.“Non posso!” urlò Buffy, con le lacrime che cadevano per il suo viso senza controllo.
“Sei una puttana” ruggì lui e Buffy cadde ancora più indietro usando i piedi per spingersi via da Parker.
Tentò di alzarsi ma prima che potesse, Parker si era lasciato cadere in terra e le stava tenendo le gambe contro il pavimento con il corpo. “Uh, uh, uh” la sgridò, mettendo quasi tutto il suo peso su lei quando tentò di spingerlo via. “Le prostitute come te non dovrebbero cambiare idee! Io prenderò ciò per cui ho pagato.”
Buffy tentò di gridare mentre sentiva la sua mano che le teneva le mani sopra la testa — come aveva fatto a non notare quello che stava succedendo?— abbassandosi spinse la gonna intorno alla sua vita. Tentò di gridare, ma Parker pigiò la bocca contro la sua duramente, facendole male.
Lui stava spingendo l’altro lato della gonna, quando Buffy comprese in che guaio era. Non sapeva cosa fare, come farlo fermare ma quando la sua mano ritornò al suo lato sinistro e arrivò alle sue mutandine, Buffy sapeva che doveva provare tutto quello che poteva.
Come tolse la mano, lei si rivolse all’’azione, Buffy simultaneamente morse duramente la sua lingua e gli tirò una ginocchiata più forte che poteva dal movimento limitato che aveva.
Ma anche con la corta distanza che aveva disponibile per muovere la gamba, fu sufficiente perché lui non aveva più la stoffa dei pantaloni per proteggerlo dal suo assalto. Aggiungendo che Buffy aveva trovato improvvisamente più potere e forza che normalmente aveva, e fu abbastanza per Parker con il sangue che gli gocciolava dalla lingua tagliata.
Buffy spinse come poteva, più forte che poteva e quasi pianse per il sollievo quando riuscì a sbatterlo lontano da se.
Non aspettando di vedere in quali condizioni era l’uomo e senza raccogliere la borsa o il cappotto o la biancheria intima, Buffy saltò su e attraversò la porta del club, tirando solamente la gonna in giù dopo essere uscita.
Nel vicolo dove si era fermata, il tacco della scarpa si ruppe, facendole torcere la caviglia; e non stava piangendo più.
Mentre riprendeva a camminare verso casa, Buffy si tolse le scarpe, gettandole in un cestino dell’immondizia. Tirò la gonna corta giù più che poteva, tentando ad ogni passo di tirarlo ancora più giù.
Si sentiva maledettamente esposta agl’occhi di tutti.
Erano passati dieci minuti quando si accorse che stava camminando nella direzione sbagliata.
Quella semplice realizzazione sembrò sbriciolarle l’ultima briciola di calma che si era costruita attentamente, e prima che se ne rendesse conto la sua visuale si offuscò dalle lacrime.
Per alcuni minuti tentò di asciugarle ma quando comprese che questo la faceva piangere solo più forte, e così lasciò scorrere mentre proseguiva per la direzione giusta.
Buffy era contento di essere in ritardo. Era tornata a casa senza che nessuno vedendola la fermasse; era grata per quello, non sapendo se sarebbe riuscita a gestire qualcuno che le chiedeva cosa era successo.
Si supponeva essere una parola.
Mentre Buffy si spogliava e aprisse l’acqua della doccia, gettando i vestiti nell’immondizia, rifletté di nuovo su quello che aveva fatto iniziare tutto.
Sapeva che era colpa sua ma per qualche ragione aveva bisogno di castigarsi ricordandosi solo il come.
Aveva cominciato ha uscire con Angel quando aveva solo quindici anni, giovane, solo adesso se ne rendeva conto. Specialmente dato che lui aveva diciannove anni all’epoca.
Stavano insieme da quasi un anno e, per il suo sedicesimo compleanno; era uscita di casa dopo la festa per andare al suo appartamento. I suoi genitori le avevano impedito nella settimana precedente di vederlo, pensando che non era giusto che lei stesse con qualcuno così grande — non alla sua giovane età. Ma era giovane e innamorata, e in nessun modo avrebbe lascito che la loro disapprovazione e la fermassero.
Come un regalo di compleanno per se stessa — e come un modo per non permettere ad Angel di lasciarla per una delle ragazze dell’ università dove lui andava — Buffy decise che sarebbe stata la prima volta.
L’aveva fermato in precedenza, non pensando di essere ancora pronta… non era sicura al cento percento di essere pronta ma sapeva che doveva farlo.
Quindi quando arrivò là, all’una di mattina, aveva detto ad Angel di aspettarla nella sua camera da letto. Se si fosse aspettata che lui avesse messo in dubbio quello che stava facendo, ne sarebbe rimasta delusa. Appena la portò nel letto e la baciò e si mise sopra lei.
Buffy inizio ad essere colta dal panico quando lui giunse al bottone dei pantaloni, ma sapeva che doveva superarlo. Pensando che gli ci voleva solo un po’ di coraggio e che qualche minuto in più l’avrebbe aiutata, l’aveva fermato.
“Voglio fare qualcosa per te prima,” gli disse, lieta quando lui ghignò prima di rotolando sulla schiena e aprirsi i pantaloni.
Anche ora Buffy non si permetteva di ricordare tutto, evidentemente non si era punita abbastanza. Ma nessuna questione sul fatto che lei aveva provato duramente— e durante il corso degli ultimi tre anni aveva certamente solo provato — ma non poteva bloccare le parole che lui aveva detto.
Gli c’ erano voluti molti minuti per venire e Buffy, non aveva goduto un secondo di questo. Non si sentiva giusta. E quando lui era venuto, lei non sapeva che fare. Improvvisamente con la bocca piena di questo caldo liquido e non sapeva che fare.
Angel non fu d’aiuto, la guardava solo in modo assente. Prima che potesse decidere, il bisogno di respirare prese il sopravvento e corse in, sputando nel lavandino.
Lei sperò che fosse giusto.
Ma per Angel non lo era. Sembrava molto scontento quando lei ritornò nella stanza.
“Dio, Buffy” mormorò, “Hai succhiato il mio cazzo peggio di una prostituta da cinque dollari.”
E che, quella sola frase, era il motivo per cui lei era così adesso. Perché non pensava che avrebbe mai potuto riuscirci.
Le fece molto male sentire dirle quello, sentire che non poteva accontentarlo sessualmente. Anche quando avevano avuto dei rapporti — qualcosa che adesso era bloccata nella sua mente, aveva fallito. Suo padre aveva lasciato sua madre per qualcuno di molto più giovane e tutto le diceva che era a causa del sesso.
Buffy non voleva che le succedesse. Non voleva avere un bambino con un uomo che un giorno o l’altro poteva decidere, anche se erano una famiglia, di andarsene da loro perché non era abbastanza brava a dargli piacere. Non avrebbe mai fatto quello al suo bambino.
Quindi eventualmente aveva trovato un lavoro, decidendo che forse quello sarebbe stato abbastanza per aiutarla a sapere dove sbagliava; aiutarla a sapere quello di cui aveva bisogno per farlo bene.
Forse se lei poteva occuparsi delle parole, sarebbe stata capace di occuparsi anche delle azioni.Buffy avanzò nella doccia e fece del suo meglio per schiarirsi la mente mentre si lavavav, fregandosi duramente, tentando di togliere la sensazione di Parker e quello che le aveva fatto.
Ma non poteva smettere di pensare, ‘Tu l’hai fatto. Tu l’hai fatto, Buffy. Hai preso quel lavoro e questo ti ha reso una prostituta. È tutta colpa tua. ‘
Singhiozzando uscì ancora bagnata e nuda, dal bagno. Mentre passava davanti al comodino afferrò una bottiglia e si mise sul letto.
Era cominciato come una parola. Solo una parola. Ma in qualche modo, era diventata quella. C’era differenza tra essere chiamata prostituta ad esserlo davvero. E stasera aveva attraversato la linea.
Non sapeva se poteva tornare indietro.
Svitò il tappo della bottiglia che aveva afferrato e si mise una manciata di pillole nella mano. Prendendo il bicchiere d’acqua che teneva sempre vicino al letto, ne ingoiò quante poteva, soffocandosi su alcune. Ma quello non la fermò; Buffy prese le poche pillole rimanenti e le ingoiò, le lacrime che ancora le scorrevano per il viso.
Finché non mise il bicchiere d’acqua sulla tavola, vide la cosa che stava evitando di guardare, ma che aveva lasciato in primo piano solo come un genere di punizione e un promemoria di come lei fosse orribile.
Era una fotografia che sua madre aveva fatto. Lei e William erano seduti alla tavola e lui stava tenendo un libro mentre lei si metteva lo smalto. Ricordò quando era successo anche se non ricordava che gli avevano fatto una foto. Si stava applicando il finale strato di lustrini nelle unghie quando aveva sentito che lui la stava fissando. Aveva guardato su arrossendo quando vide lo sguardo sul suo volto.
Lei aveva scherzato sul fatto che lui doveva tenere la roba sessuale nascosta con i suoi genitori così vicini e lui le aveva detto solo che era bella. La foto era del sorriso che Buffy aveva tentato di nascondergli dopo.
Era possibile che fosse solo una parola? Sicura che quella foto era stata fatta prima… prima della stasera, ma Spike conosceva tutto e finché lei non aveva rovinato tutto, lui la voleva ancora. Era possibile che lei potesse aggiustare tutto… aggiustare lei?
Anche mentre il sonno tentò di raggiungerla e sommergerla, Buffy armeggiò con il telefono vicino al letto. Usando tutta la forza che aveva, pigiò un solo bottone e lo tenne all’orecchio.
“Mamma, per favore” non fu capace di aggiungere altro mentre perdeva coscienza.
Nonostante i suoi sforzi, Joyce era frenetica quando arrivò al pronto soccorso dell’ospedale venticinque minuti dopo. Pregando, mentre correva a cercare il marito.
Non ci volle molto tempo per trovarlo; la stava aspettando davanti alle porte scorrevoli. E Buffy non era con lui.
“Dove è? Dove è la mia bambina?” singhiozzò.
“Shh, Joyce va tutto bene. Si stanno occupando di lei adesso. Siamo arriva qui dieci minuti fai; volevo solo essere sicuro di trovarti.”
” Perché non sei con lei?” chiese in tono accusatore. “Perché l’hai lasciata sola?”
“L’ho avrei voluto, amore. Loro l’aiuteranno e poi la potremmo vedere. Il dottore dovrebbe uscire da alcuni minuti per farci sapere come sta,” spiegò pazientemente, non lasciando che l’irritazione lo sommergesse perchè sapeva che lei non lo intendeva. Almeno non con lui; era solo spaventata.
“Che è successo?” trovò il coraggio di fare la domanda che le girava per la testa sin dalla telefonata di Buffy.
Era la domanda che Rupert temeva di dover rispondere. Non voleva essere lui a dirlo alla moglie, che la sua unica bambina aveva tentato suicidio. Ma più di altro non voleva che glielo dicesse qualcun’altro.
“Ti vuoi sedere?”
“No! Voglio solo che mi dici cosa è successo!”
“Buffy a prese quelle pasticche che aveva usato quando si è fatta male alla schiena.”
“Ma sono forti… molto forti. Perché le ha prese adesso?”
Sperava che lei lo capisse da sola ma era quello il caso; non adesso. “Le ha prese tutte, amore.”
“Lei…. Perché lei avrebbe — Oh, Dio!” finalmente si rese conto di quello che le stava dicendo. “La mia bambina ha tentato di uccidersi! Oh Dio!” Joyce crollò sul pavimento della stanza d’attesa in singhiozzi, non interessata agli sguardi che stava attirando.
“Devi ricordare che comunque,” ragionò lui, “Ti ha chiamata. Voleva aiuto, Joyce. Non voleva morire.”
“Allora perché?” gli chiese lei. “Perché la fatto?”
“Io non lo so. Buffy c’è lo dovrà dire. Ma la cosa importante è che lei ci ha chiamato e le daremo aiuto. I dottori stanno facendo tutto quello che possono adesso. Andiamo a sedersi, okay? Quindi quando sarà ora potremmo parlare con Buffy.”
“Sì, sì,” borbottò lei. “Quello suona come una buon’idea.”
Joyce seguì il marito ad un gruppo di sedie nell’angolo, volendo allontanarsi dalle persone il più possibile. Rimasero seduto molti minuti, aspettando che il dottore venisse a comunicargli notizie sulla condizione di Buffy, prima che si ricordasse di qualcosa che aveva pensato quando era in macchina.
“Rupert?” Gli disse a bassa voce.
“Si?”
“Perché sento come se dovessi chiamare William?”
Decidendo che questo non era né il tempo né il luogo, per alcuni chiarimenti, scelse la risposta semplice . “Suppongo perché è come di famiglia — al meno per poche settimane lo è stato. E questo è qualcosa di grande… penso che dovresti chiamarlo se vuoi. Sono sicuro che apprezzerebbe.” sperando che quell’ultimo cosa fosse vera.
“Penso che andrò adesso,” spiegò, estraendo il cellulare mentre camminò di nuovo verso le porte scorrevoli. “Mi farai sapere se il dottore viene?”
“Naturalmente,” disse lui guardandola mentre attraversò lentamente le porte. Stava facendo un buon lavoro, ma lui poteva dire che stava andando verso un‘altra sconfitta dal rompersi completamente. Pregò, non per la prima volta quella notte, che Joyce potesse parlare di nuovo con sua figlia.
William era addormentato; erano dopo tutto le tre di mattina a New York. Il tintinnio del suo cellulare — che aveva dimenticato di spengere— lo svegliò, facendolo iniziare a borbottare nel sonno.
Per non svegliare la ragazza, afferrò rapidamente il telefono e gli rispose un pò intontito, “Pronto?”
“Oh, William! Sono così contenta che hai il telefono acceso. Sono dispiaciuta se ti ho svegliato” si scusò rapidamente. Il tono della voce e l’ora così tarda l’aveva fatto immediatamente sedere e cercare la camicia
Ma le parole dopo gli fecero bloccare la sua ricerca e lo mandarono nel soggiorno dove potesse avere un po’ di luce… e stare lontano da Harmony.
“È Buffy.”
Un milione di pensieri orribili gli attraversarono la mente. Vide Buffy ferita e insanguinate; la vide piangere; vide che diceva tutto a loro… vide un milione dei peggiori scenari che non avrebbe neppure ammesso di pensare.
“Cosa…. Cosa gli è successo?”
Non sicura di quanto dirgli, visto che non aveva molte informazioni “E’ all’ospedale, William.”
“Sta bene?” non poteva nascondere la preoccupazione nella voce. Dopo tutto amava ancora la ragazza.
” Oh, William,” Joyce stava piangendo. “La mia bambina ha tentato di uccidersi.”
Quelle sette parole lo facevano inciampare contro il bancone sotto shock. Buffy? La sua Buffy? No, non poteva essere giusto. Come era possibile che quella ragazza che aveva così tanta vita in lei potesse….
“Sarò là tra qualche ora. È in una stanza o…?” si mise sul pavimento appoggiando la testa sui mobili; gli occhi chiusi per tenere lontane, le lacrime.
“Non ancora, i dottori stanno ancora… Non ancora,” gli disse lei. “Posso fartelo sapere. Allora potrai decidere se venire—“
“No!” disse lui troppo velocemente, “Sto venendo adesso. Pensi di potermi lasciare un messaggio sul cellulare e dirmi in quale stanza sarà messa ?”
“Certo” iniziò lei a dire, ma lui la interruppe.
“Ci vediamo tra qualche ora Joyce.” forse avrebbe dovuto dire qualcosa per confortare lei e il fratello, ma tutto quello a cui riusciva a pensare in quel momento era Buffy. Lui non poteva. Aveva bisogno di andare là.
“Harm!” gridò lui senza preoccuparsi dell’ora. “Svegliati. Me ne vado,” stava ancora gridando mentre tornava in camera. Finché era concentrato nel buttare fuori Harmony e nell’ andare all’aeroporto non poteva piangere. Almeno quello era il piano.
“Cosa? Spikey? Torna a letto,” borbottò lei sonnolenta.
“No!” gridò di nuovo, “Devo andare. Che vuol dire che tu devi andartene. Adesso alzati! Andiamo, ti chiamo un taxi.” quando tornò alla porta, lei ancora non si era mossa, lui fece il giro per la stanza e accese ogni luce e quando lei bestemmiò e seppellì la testa sotto il cuscino, lui urlò. “Per l’inferno maledetto, donna! Alzati. Devo andare via e non ti lascerò qui.”
Harmony finalmente sembrò svegliarsi abbastanza per comprendere il tono della sua voce. “Quando ritornerai?” chiese mentre si alzava e iniziava a spazzolarsi i capelli.
“Non c’è tempo per quello,” la fermò lui mentre gli gettava il suo vestito. “E non tornerò.”
“Che vuol dire che non tornerai?” si bloccò lei mentre si stava rivestendo.
Dopo che finì di mettersi il vestito e afferrasse i venti dollari, la condusse alla porta. “Voglio dire che non ritornerò. E’ stato bello finché è durato ma devo andare a vedere la mia ragazza— Addio, Harmony.”
Lei tentò di replicare ma lui aveva chiuso la porta prima che potesse dire qualsiasi cosa.Non stava mentendo ad Harmony, non sarebbe tornato. Sarebbe rimasto per rimanere questa volta. In qualche modo, avrebbe dato delle— vere —prova a Buffy che lei valeva la pena. Questa volta l’avrebbe fatto. Di quello non aveva dubbi.
Rapidamente si mise la t-shirt e le scarpe prima di mettere quanti vestiti poteva nella valigia. Afferrando la borsa da lavoro e il portafoglio dopodieci minuti fu fuori dall’appartamento; non si preoccupò se i suoi capelli fossero in disordine e se tutto quello che indossava era un pantalone e una t-shirt.
Era determinato.
Chiamò l’aeroporto e riservò un volo mentre era in taxi. Era costato molto ma era sul volo che partiva alle sei di mattina. E dopo che aveva spiegato che la sua fidanzata aveva avuto un incidente ed era all’ospedale, e poteva morire, loro gli riservarono il volo delle cinque di mattina.
Dio, sperava che la parte ‘poteva morire’ fosse una bugia. Il resto non era sicuro -- non con i piani che aveva.
Parte 3 - Il perdono e’ la chiave dell’infelicita
Il dottore che uscì più di un ora dopo dal pronto soccorso, spiegò cos’era accaduto a Buffy.
“Signor e Signora Giles, vostra figlia ha avuto un overdose di antidolorifici. Rilassanti dei muscoli, nello specifico. Ora, prendendone la dose consigliata la maggior parte delle persone accusano sonnolenza, ma prendendone tante quante ne ha prese vostra figlia... avrebbe facilmente potuto ucciderla.
“E’ una fortuna che l’abbiate portata così in fretta. Il suo sistema non ha avuto abbastanza tempo per assorbire tutta la medicina. Probabilmente era già incoscente per qualcos’altro che aveva preso prima, una delle pillole che ha fatto effetto prima delle altre o forse altre cose” non disse che era decisamente ubriaca e che questo aveva accelerato il processo “Comunque sia abbiamo fatto una lavanda gastrica per togliere ogni medicinale e le stiamo tenendo pulito il sangue. Le infermiere la stanno sistemando in una stanza ora, aggiustando i monitor, ma appena hanno finito potete vederla”
“Grazie dottore” cercò di dire Rupert, ma Joyce non riuscì.“Deve rimanere qui stanotte?”
“Almeno questo, signora Giles-”
“Summers, sono la signora Summers”
“Mi scusi signora. Come dicevo, signora Summers, dobbiamo tenere sua figlia in osservazione per almeno una notte. Per legge chi ha tentato il suicidio deve essere monitorato per un giorno e parlare con uno psichiatra del nostro staff. Alcuni sono tenuti sotto controllo psichiatrico per la riabilitazione, ma siccome sua figlia è maggiorenne sarà una sua scelta”
“Grazie dottore” disse Joyce, lieta di sapere almeno cosa sarebbe successo a sua figlia “Qualcuno può farci sapere quando possiamo vedere Buffy?”
“Sarà al quarto piano, non sono ancora certo in quale stanza ma se salite vi faranno sapere”
Dopo un ultimo ringraziamento da Giles, Joyce e lui andarono verso l’ascensore. “Pensi che ci sia un telefono che posso usare là?” chiese
“Sono sicuro che ci sia, ma perchè?”
“Ho detto a William che quando avevamo il numero della camera di Buffy gliel’avrei detto. Vorrei chiamarlo”
“Oh, lui vuole chiamarla?”
“Che intendi?”
“Perchè altro vorrebbe il numero della sua stanza se non per chiamarla?”
“Sta venendo qui e vuole sapere dove andare”
“Sei sicura che sia la decisione giusta?” chiese Rupert alla moglie
“Perchè non dovrebbe? Sai qualcosa Rupert? Qualcosa che non mi dici?”
“Forse prima che William venga qui, dovresti parlare con Buffy di quello che è successo tra i due prima che se ne andasse. E non farle sapere subito che sta arrivando, potrebbe essere la cosa migliore”
“Cosa non mi stai dicendo?” chiese Joyce di nuovo mentre uscivano dall’ascensore
“Meglio che lo spieghi lei. Non sono nemmeno sicuro dell’intera storia. Tutto quello che so è che forse non è la cosa migliore che veda William adesso”
L’assistente di volo aveva appena bussato alla porta per la sesta volta, ma non ci fece molto caso. Spike era arrivato all’aeroporto in tempo record, aiutato dai taxi e dal fatto che erano le tre del mattino, e aveva preso il primo volo. Apparentemente lo sguardo che aveva lanciato alla donna che vendeva i biglietti le aveva fatto capire che doveva assolutamente perenderlo.
A pochi minuti dall’inizio del volo aveva avuto bisogno di usare il bagno dell’aereo, ed era ancora lì a pochi minuti dalla discesa a Los Angeles.
Era stato bene dall’appartamento all’aereo, ma era quasi svenuto dopo essersi guardato nello specchio del bagno.
Tutto gli era crollato addosso. Uno sguardo al dolore sul suo viso e non poteva più negare il motivo per cui era lì...
Buffy.
L’aveva lasciata. Questo non poteva negarlo. E non aveva mai sul serio pensato che fosse la decisione sbagliata, fino a quel momento. Era colpa sua, forse non interamente ma se fosse rimasto avrebbe potuto... forse avrebbe potuto fermarla.
Non sapeva cos’avrebbe fatto se...
Stare lontano da lei era stato difficile ma almeno sapeva che lei c’era, che era ancora viva. Non era sicuro di cos’avrebbe fatto se non avesse più potuto avere quella certezza.
Quando l’assistente bussò irritata per la settima volta, annunciando che doveva lasciare il bagno perchè stavano atterrando, Spike decise che forse, solo forse, avrebbe potuto sedersi tra le altre persone per il resto del volo.
Il suo telefono suonò appena lo riaccese, cioè appena i piloti dissero che poteva, facendogli sapere che aveva un messaggio. Sperò che fosse joyce.
Ed era lei dicendogli che la sua amata Buffy era in ospedale... e che poteva andare a farle visita.
Cercò di chiamarla da dentro il piano ma il telefono non prendeva segnale. Come poteva prendere il segnale per dirgli che aveva ricevuto un messaggio ma non per chiamare, non lo sapeva proprio.
Attese che tutti quelli di fronte a lui uscissero dall’aereo, ma con se aveva solo una borsa quindi non doveva attendere l’arrivo dei bagagli.
Appena uscito dall’aeroporto, chiamò la sua segreteria telefonica.
Quasi rise, perchè ridere era meglio di piangere, per il sollievo quando Joyce gli diceva che Buffy stava bene e stava nella stanza 417. Gli disse che avevano cercato di lasciar detto che poteva vederla, ma le infermiere non lo avrebbero lasciato passare se lei o Rupert non lo riconoscevano di persona.
Sperando che i taxi in California fossero veloci come a New York, uscì dall’aeroporto e disse all’autista di andare al Sunnydale General Hospital. Sottolineò che era urgente e che doveva essere lì il prima possibile.
“Non ti preoccupare, Buffy, amore” promise silenziosamente “Sarò lì tra pochi minuti. Vengo a prendermi cura della mia ragazza ora... non lascierò che ti succeda di nuovo, piccola”
“Oh, piccola” disse Joyce quando le fu finalmente consentito di vedere la figlia, con Rupert dietro di lei “Sono così felice che stai bene. Ero tanto preoccupata, Buffy. Non so cos’avrei fatto se ti avessi persa, e poi ho avuto la tua chiamata e sapevo che qualcosa non andava bene e che non potevo fare niente e ho chiamato Rupert perchè ti trovasse... sono felice che stai bene, tesoro”
Buffy era stata capace di trattenersi quando le infermiere le avevano detto cosa stavano facendo e che doveva stare in ospedale per la notte, anche se era terrorizzata dagli ospedali fin da quando suo cugino era morto oltre dieci anni prima. Ma il balbettio di sua madre la distrusse.
“Mi dispiace mamma, io non volevo sul serio” okay, in quel momento lo voleva eccome, ma ora si rendeva conto che non era la cosa giusta.
“Non dispiacerti” la rassicurò “Avevo solo paura. Ma stai bene ora. Tutto va bene... sarai a casa domani e tutto andrà di nuovo bene”
Buffy forzò un sorriso “Certo”
Buffy e Giles si abbracciarono e le disse che le voleva bene e che era contento che stesse meglio. Poi guardò Joyce e disse che andava a cercare qualcosa da bere.
“Buffy, mi sono resa conto prima che non ti ho mai chiesto come ti sentissi quando William se n’è andato. Non è stato molto materno da parte mia, mi dispiace. E poi Rupert ha detto qualcosa... che forse avrei dovuto chiedertelo... oh, sai” disse, cambiando idea “Non importa. Perchè non ti riposi soltanto?”
“Mamma?” chiese Buffy “Posso dirti perchè Spike se n’è andato? Non voglio più tenere il segreto”
Sembrava così timida e piccola che Joyce andò immediatamente a sedersi accanto a lei “Certo, tesoro. Puoi dirmi tutto quello che vuoi”
“Ma devi promettermi di non odiarmi... io... non ero una buona persona”
“Non potrei mai odiarti tesoro” la rassicurò
“Lo so, ma... sono stata orribile, mamma. Orribile con lui. So che mi odia e... e mi odiavo anche io e ho pensato che avrei potuto salvarlo se gli facevo vedere che non lo meritavo. Ero così sicura che a lui non importasse... invece si, mamma, a lui importava sul serio di me. E gli ho spezzato il cuore perchè non riuscivo a capirlo”
“buffy? Vuoi dirmi la storia dall’inizio?” sentì che forse era qualcosa che Buffy doveva sfogare per riprendersi del tutto.
“Hai promesso però, promesso di non odiarmi”
“Promesso piccola, non ti odierò mai”
“Ha un po’ a che fare con Angel... beh, molto in effetti. So che tu e Giles pensate che io abbia smesso di vederlo quando me l’avete detto, ma... um, non l’ho fatto” arrossì, e si chiese come avrebbe raccontato il resto della storia “Al mio sedicesimo completanno, io... ho fatto sesso con lui... beh quasi... era più che altro sesso orale” non sarebbe mai riuscita a dire la parola ‘pompino’ davanti a sua madre. Mai.
“Non pensavo sul serio che avessi smesso di vederlo, ma non ho mai pensato... hai mai fatto sesso con lui?”
“no, mai. Lui, um, non vorrei dirti queste cose perhcè è piuttosto imbarazzante soprattutto visto che sei mia madre... ma è cruciale per il resto della storia e...” prendendo un grande respiro, Buffy raccolse il coraggio “Mi ha detto che ero peggio di una prostituta da cinque dollari”
Joyce inizio a cercare di consolarla, ma Buffy aveva detto di doverle raccontate tutta la storia, così si trattenne.
“Allora ho pensato... papà ha detto di essersene andato per” evitò di dirlo, tanto sua madre avrebbe capito “E io... non volevo che succedesse ai miei figli. Così ho deciso che in qualche modo... sarei migliorata. Non ho fatto niente per molto tempo, solo pensato a cos’avrei dovuto fare. Ma un po’ di tempo fa... sai quelle linee telefoniche di cui parlano nel retro dei giornali per uomini?”
“Vuoi dire sesso per telefono, Buffy?” cercò di nascondere l’indignazione ma fallì miseramente.
“Si, quelle. Ho lavorato per una di quelle. Speravo di poter imparare qualcosa... per fare... meglio”
“Okay” iniziò Joyce “Non ti dirò che approvo tutto questo perchè ti assicuro che non è così. Ma capisco le tue ragioni. Voglio sapere però cosa centra William in tutto questo. È meglio che non ti abbia ferita, Buffy”
“Non l’ha fatto... beh, non realmente. Lui... qualche mese prima che venisse in casa, um, mi ha chiamato”
“Come ha fatto-” la interruppe sua madre “Non pensavo sapesse chi era Rupert fino a poco prima che venisse da noi”
“Non mi ha chiamato per quello... lui, uh” odiava fare questo a William “Mi ha chiamata a lavoro. Non sapeva chi ero. E non mi aspetto che mi credi, ma abbiamo sul serio iniziato una relazione. A lui importava sul serio di me e voleva sapere cosa non andava quando non sembravo felice e... gli importava” disse come se fosse la cosa più bella del mondo.
“Davvero credi che fosse qualcosa di più di... quello che facevano tutte le altre ragazze su quelle linee? Che gli importava di te?”
“Si, sul serio” disse convinta.
“Sei pazza, Buffy” le fece male sentirselo dire da sua madre, specialmente quando provava a essere così aperta. Ma doveva continuare lo stesso, per la sua pace mentale.
“Ed era l’unico che volevo chiamasse. Fingevo con tutti, ma con lui...”
“Oh ti prego, Buffy. Questo non è qualcosa che ho bisogno di sentire”
“Si invece!” insistette “Devi sentirlo perchè devi sapere che Spike, William è l’unico uomo che mi abbia mai fatto sentire come se gli importasse di me” vide l’espressione di sua madre diventare più aperta “E poi quando si è fatto vedere a casa... mi ha riconosciuto per primo e...”
“Ecco perchè faceva quelle stupide voci”
“Si, non voleva che io capissi mentre c’eravate voi, voleva aspettare di potermi parlare, in privato”
“Tu te ne sei accorta, vero? Quando sei andata in cucina?” improvvisamente il comportamento di Buffy aveva senso.
“Si, l’ho scoperto... e sono stata... non so, stupida. Mi sono convinta che mi aveva chiamato solo perchè ero la figliastra di Giles e che vedesse tutto come un grosso scherzo. O che pensava che io fossi una prostituta... ma apparentemente non era così. Ho cercato di convincermi che era quello che voleva. Ho fatto sesso con lui diverse volte e in tutte lui ha cercato di dimostrarmi che gli importava di me... forse mi amava. Ma ero talmente stupida che non l’ho visto. L’ho tormentato così tanto da farlo andare via.
E ho fatto così tanto per convincerlo che ero una prostituta... e ho fatto un buon lavoro. Non posso dirti cos’ho fatto, perchè non posso dirlo a nessuno, ma... l’ho convinto e ho convinto me. Così dopo Riley... te lo ricordi, no?”
“Si, me lo ricordo, tesoro”
“Ha cercato di fare sesso con me e gli ho detto che non potevo... e lui... mi ha chiamato in tutti i nomi possibili e mi ha detto che mi sono comportata come una sgualdrina al Bronze e che non potevo comportarmi come facevo e poi non fare sesso con lui. Mi ha chiamata prostituta anche lui...”
“Vuoi dire che anche William ti ha chiamata così, Buffy?” questo era decisamente un punto a sfavore.
“Non preoccuparti, mamma. Sono io che gliel’ho messo in testa e l’ho fatto arrabbiare, non arrabbiarti con lui per questo, per favore”
“Ci proverò, ma...”
“Lo so. Ma se posso perdonarlo io, puoi anche tu?”
“Immagino di si”
Buffy sorrise “Comunque, dopo Riley... dopo tutto quello che è successo con Riley, io, um, sono tornata al Bronze e ho incontrato un ragazzo di nome Parker. Ieri notte. E mi sono ubriacata... non so con cosa, gli avevo chiesto di sorprendermi.
E, um, io... lui mi ha chiesto cosa facevo... e io gli ho detto di essere una prostituta. Lui non mi ha creduto e gli ho detto che per cinquanta dollari...” si bloccò
“Puoi firmelo, tesoro” la rassicurò, sapendo che non voleva realmente sentire ma probabilmente doveva.
“Gli ho detto che per cinquanta dollari gli avrei fatto quello che ho fatto a Angel...” questo era il massimo del dettaglio che poteva ammettere “E ho iniziato a... sai... ma lui diceva delle cose e io non facevo altro che pensare che non ero io... non potevo farlo, mamma. Non potevo. E... mi sono fermata e lui si è arrabbiato e... ha cercato di violentarmi” iniziò a piangere di nuovo, anche se aveva tentato di trattenersi. “Sono uscita da là e ho iniziato a correre a casa ma sono andata dalla parte sbagliata e non avevo le scarpe perchè ho rotto il tacco e le ho gettate via e... non riuscivo a smettere di piangere. Pensavo solo a come avevo rovinato tutto... continuavo a pensare che era tutta colpa mia.
Poi quando sono arrivata a casa, ho fatto una doccia, ho cercato di pulirmi... ma riuscivo solo a ricordare quello che era successo con Angel e quella notte con William... l’unica di cui non posso raccontarti... era tutta colpa mia”
“Tu non sei una prostituta, buffy” insistette sua madre
“Ma la ero, mamma. La ero sul serio... ho fatto casino e la sono stata. E ho preso la bottiglietta mentre uscivo dalla doccia... non trovavo un modo di tornare la brava ragazza che ero. Le ho prese tutte perchè pensavo che non ci fosse modo... di tornare a essere me stessa. Non sapevo come uscire da questo casino che avevo fatto della mia vita”
“Ma poi mi hai chiamato, piccola” le ricordò
“lo so... sentivo le medicine che facevano effetto e ho visto la foto che hai messo nella mia stanza... di me e William. Era la prima volta in cui mi sono resa conto che mi amava... che non ero qualcuno con cui faceva sesso... e sapevo che se credeva in me così tanto, allora forse c’era modo di stare meglio. Così ti ho chiamata”
“Buffy, non voglio mentire. Queste sono cose che mi crea problemi sentire e su alcune dovrò fermarmi molto tempo a pensare... ma” continuò quando vide Buffy sbiancare “ma il punto è che tu me le hai dette e che io ora le so. E ora possiamo lavorarci insieme. Staremo meglio, tesoro... ti aiuterò”
“Grazie, mamma” Buffy si sporse e abbracciò la madre come poteva.
“Ora esco a vedere cosa sta facendo Rupert. Perchè non ti riposi? Io starò qui fuori nella sala d’aspetto... sono sicura che se ti serve puoi chiedere alle infermiere di uscire a cercarci. Ma per ora, ti serve sul serio un po’ di sonno. Ti voglio bene” le baciò la fronte “Ci vediamo tra poco”
Buffy fu lasciata sola di nuovo e questa volta si sentiva sia sollevata per aver detto tutta la storia a sua madre, sia esausta per la stessa ragione.
Ma ora sapeva qualcos’altro che non poteva più essere nasconsto. Era tornata sotto controllo e doveva trovare William per scusarsi con lui.
Non era così illusa da pensare di poter sul serio ricominciare, ma almeno doveva fare in modo che la perdonasse.
“Joyce, cara” la chiamò Rupert dopo la quarta tazza di caffè. Sedevano nella sala da ore, aspettando “Mi sono preso la libertà di chiedergli di non consentire a William di vedere Buffy, tenerlo confinato in quest’area”
“Perchè hai fatto una cosa del genere?” era compeltamente attonita “Sta volando fin qui specificatamente per vederla e non vuoi lasciarlo?” non si aspettava questo da suo marito.
“Precisamente” iniziò a spiegare le sue ragioni, ma la moglie lo interruppe.
“E’ assurdo, Rupert! Il ragazzo viene qui per vederla, nel mezzo della notte. È folle pensare di non fargliela vedere!”
“Joyce, amore, non asi tutta la storia-”
“Oh, so tutta la storia, più di te. Buffy vorrebbe vedere William, e vedrà William. Punto”
“Beh, se sai tutta la storia, allora ti pregherei di spiegarmi perchè William se n’è andato”
“Beh, Buffy non mi ha raccontato tutta la storia, ha detto che è qualcosa che vuole che resti tra loro due, ma-”
“Vedi, non sai tutte le circostanze. Per Dio sa quale ragione, tua figlia sta cercando di proteggere mio fratello...”
“E ora improvvisamente lei è mia figlia e William è tuo fratello? Mi sembra di ricordare che eri perfettamente pronto a scegliere Buffy a lui qualche mese fa”
“E chi dice che non lo sto facendo ancora?”
“Così pare”
“Beh allora ti dico che sono ancora dalla parte di Buffy, e cerco di proteggerla. So che è successo qualcosa tra di loro quel giorno in cui mi ha detto che William non le parlava. Ho cercato di parlare con lui nel mio ufficio. Beh, ad dire la verità ho cercato di parlare con entrambi ma William ha fatto di tutto per tenerla nella casa della piscina. Voi due avevate quel pranzo così l’ho lasciata stare e ho parlato con lui. Gli ho detto che non sapevo cosa stesse succedendo ma sapevo che non si stava comportando correttamente con lei. Gli ho detto che era come figlia mia e doveva farci attenzione... gli ho detto che i sentimenti vanno presi in considerazione, quelli di Buffy... e lui mi ha detto che avevo ragione e ha lasciato il mio studio. E poi se n’ andato. Non gli importa di lei, Joyce, non te ne accorgi?”
“Veramente, Rupert, credo che il discorso sia contrario. O almeno è quello che Buffy voleva che William credesse”
“Di cosa stai parlando?”
“A William importava molto di Buffy” lo fermò quando cercò di interromperla “So che pensi di sapere tutta la storia, ma hai mai chiesto a uno dei due cosa stesse succedendo? O ti basi solo sulle tue osservazioni?” Quando non rispose, lei continuò “Come pensavo. Ora, ho appena parlato con Buffy e capisco almeno il settanta percento della situazione. Dico settanta perchè so solo la parte di Buffy e ha ammesso di non starmi dicendo alucune cose. Non so se le va bene che ti dica queste cose, specialmente quando sembri così intento a dire che è figlia MIA... sono successe delle cose con Angel-”
“Lo avevo detto che non andava bene per lei!”
“Si, e il nostro proibirle di vederlo sembra aver scatenato tutto questo. Non posso impedirmi di chiedermi se sarebbe comunque andata a trovarlo quella sera se non avessimo cercato di impedire la relazione...”
“Quale sera?”
“E’ una cosa che Buffy dovrà dirti. Ma sono tranquilla nel dirti che quella sera ha rovinato la stima che Buffy aveva di se. E diciamo solo che William voleva una relazione con lei ma Buffy non si sentiva meritevole così ha fatto di tutto perchè William concordasse con lei”
“Penso comunque che Buffy stia cercando di proteggerlo in qualche modo. Non capisco perchè dovremo consentirgli di vederla. Le farà male di nuovo. Non aveva obbietatto il giorno in cui gli ho detto che doveva tenere in considerazione i suoi sentimenti.”
“Veramente, Rupert, hai detto che i ‘sentimenti’ vanno presi in considerazione, non hai mai detto che intendevi quelli di Buffy. Non lo hai specificato quindi posso tranquillamente dirti che non ho mai concordato con te nel pensare che fossero i suoi di cui dovresi preoccupare... pensavo ai miei”
“Cosa ci fai qui William?” chiese Giles, tutta la rabbia trattenuta si mostrava nella sua voce.
“Huh, pensavo che Joyce o la tua imaginazione te lo avessero già detto. Sono qui per vedere Buffy”“Al diavolo che lo sei!”
“Ragazzi, ragazzi!” cercò di fermarli quando vide la furia tra loro “Rupert, sapevi che William stava arrivando. E sai che penso sia giusto che veda Buffy, e visto che so più di te della situazione e - come hai fatto notare - lei è mia figlia, vale quello che dico io”
“Hai intenzione di rinfacciarmelo per sempre? Cercavo solo di provare un punto, sai che penso a Buffy come figlia mia”
“Non cambierò idea. E tu” si voltò verso William, notando che pensava di cavarsela facilmente “Se fai del male alla mia bambina sarà meglio che voli di corsa a New York! So di quello che è successo tra di voi più di quanto una madre vorrebbe e so che ti importa di lei-”
“lo prometto” giurò
“Ti credo. Ma credo anche che lei abbia fatto un buon lavoro nel farti male. Quindi se per qualche motivo non puoi averci a che fare, è meglio che vai perchè non lascierò che nessuno ferisca la mia bambina”E non lo farò” promise e chiese in quale stanza era. Così finalmente poteva annullare la paura che sentiva nello stomaco... la paura di rifiutarsi di andarsene prima di aver visto Buffy con i suoi occhi, e sapere che stava bene.
Lei era addormentata quando Spike entrò nella sua stanza. Buffy sembrava così quieta, pensò... non c’era modo che l’avrebbe svegliata. Inoltre, probabilmente aveva bisogno di riposo dopo la notte che aveva avuto.
Ma quello non voleva dire che se ne sarebbe andato.
Le sedie dell’ ospedale non erano conosciute per il loro conforto ma era la migliore scelta che aveva al momento perché non era sicuro della reazione di Buffy se si sarebbe seduto sul letto. O, attualmente, non era sicuro di molte cose.
Dopo la loro ultima conversazione, immaginò, che lei lo odiava. Ma se lo aspettava dopo quello che lui le aveva detto. Solo sperava che potessero superarlo.
Per fortuna, appena stava riuscendo a stare relativamente comodo sulla sedia di plastica--o che la metà bassa del suo corpo si stava intirizzendo, Buffy iniziò a muoversi.
“Non sapevo che le medicine fossero così buone”, stava borbottando lei ma in modo abbastanza chiaro che la capì.
“Di cosa stai parlando, amore? “ si stette sulla sedia, non sicuro se lo voleva più vicino o no.
“Mi aveva detto che mi avrebbero dato qualcosa per aiutarmi a dormire ma deve essere forte se mi fanno sembrare che tu sia qui.”
“Io sono qui”, le disse lui chiedendosi cosa si dava alle persone che tentavano il suicidio impasticcandosi,cosa gli davano per dormire?
“Sì, sicuro”, rise con tutta l’energia che aveva. “Se ti aspetti che io creda che Spike sia qui? Dopo tutta la merda che gli ho lanciato? Andiamo, anche le mie allucinazioni non possono essere così stupide.”
“Mentre tu sbattevi sul lavoro... bene, ti comportavi come una puttana--”
“Oooh, adesso anche la mia testa mi sta insultando. Bel lavoro Buffy.”
“Non crederai mai che sono veramente qui, vero pet? “
“Perché dovrei? Sono solo io e il mio stupido cervello che ci puniamo un po’ di più.”
Okay, così quello che lui aveva fatto era veramente stupido. La cosa più stupida che poteva dare in quella determinata situazione; possibilmente la cosa più stupida l’aveva fatta l’anno scorso—che aveva determinato il suo anno --ma ancora la faceva.
La fece ancora perché per quanto fosse stupida, era anche giusta. Era giusto baciarla.
Cosa per l’inferno stava facendo? Buffy poteva occuparsi di questo. Non poteva affrontare questo!
Questo non doveva accadere.
“Cosa per l’inferno stai facendo? “ chiese quando la sua bocca fu di nuovo libera.
“Ti mostro che sono vero.” il meglio che era riuscito a inventarsi.
“Non puoi solo... cosa pensi che basta la tua presenza qui e che ricominciassimo a scopare? “ lui la considerava una prostituta; e adesso che era spezzata si sarebbe preso il pieno vantaggio.
“Dio, Buffy! Cosa per l’inferno è sbagliato con te? Tutto quello che ho fatto è stato baciarti e torni con la routine ‘io sono una prostituta, scopami, ma poi permettimi di farti sentire in colpa’. Godi di fottere il cervello di tutti i ragazzi o sono l’unico che ha questo onore? “
Lei non gli rispose, solo si allontanò sul letto dell’ospedale; le macchine che continuano a segnalare.
“Ti volterai verso me? Vengo qui... Dio, vengo qui pensando che di poterti aiutarti... sai perché me ne sono andato “ non le diede l’opportunità di rispondere. “Pensavo, ‘ecco una ragazza di cui mi sono maledettamente innamorato; o posso salvarla’ ma tutti quello che facevo era fotterti. Ecco perché me ne sono andato, dannazione. Perché ti facevo star male. Non lo vedi? “
Un’infermiera venne alla porta ma Buffy gli fece un sorriso rassicurante.
“E oltre al chiamarmi prostituta, come mi hai fatto male? “
“Pensavo di potertelo mostrare, quando facevamo sesso, mi preoccupavo di te veramente... e pensavo che la sera nella piscina stavo facendo dei progressi, ma... poi... “
“Poi sono andata e ho fatto il mio grande ‘fottimi’ della notte”, finì per lui.
“Non stavo facendo niente di buono, così me ne sono andato.”
“Buon per te.”
“Non ho bisogno di essere preso in giro, sto tentando di spiegarmi e tu stai tentando di farmi pensare, di nuovo, che sei una puttana”
“Non lo sono? “
“No”
Buffy non sapeva cosa dire. Quanto doveva perdonarla lui per far si che lei perdonasse se stessa?
“Spike, devi tornare a casa.”
“Sì? E perché? “ gli chiese.
“Perché ne ho bisogno... non posso capire le cose se continuamente sono... “ in verità non sapeva precisamente perché non potesse rimanere là. “Solo perché si, va bene? Ho bisogno che te ne vai a casa.”
“Fingerai di dare credito al fatto che avremmo potuto avere qualcosa se non fossi così spaventata? “
“Dio, Spike, perché continui a parlare se non sai neppure la metà delle cose?”
“Non è che tu mi stia offrendo delle informazioni, pet. Posso sapere solo quello che mi dici.”
“Bene, non ti dirò il resto visto che sembra che non lo vuoi sapere--”
“Andiamo, Buffy, per favore... “
“No! “ sapeva che aveva iniziato a gridare e questo avrebbe fatto si che sarebbe venuta un’altra infermiera ma non gli interessava. “Come hai detto, sei venuto qui solo per fare sesso. E ehi, mi sembra si essere arrivata all’orlo del sesso. Voglio dire, ciao, tento di a uccidermi-- non posso arrivare peggio di così.”
Poteva sentire tutta la sua rabbia -- e vedere -- il suo dolore.
“Ma il meglio che posso fare è andarmene.”
“Precisamente. E ho bisogno di farlo solo con le persone che hanno a cuore i miei sentimenti e che mi vogliono bene.”
Lui voleva ricordarla che amava. Ma sapeva che non doveva dirlo.
“Bene, Buffy, andrò a casa.”
“Grazie.” tentò di non preoccuparsi mentre lui raccolse la borsa e cappotto e lasciò la stanza.
E ancora di più, Buffy cercò di non pensare a quello che lui aveva detto. O più specificamente, una delle cose che aveva detto.
Nel momento l’aveva ignorato tentando di fingere – con lui e con se -- che non gli importava, ma adesso non poteva tenerlo fuori dalla sua mente. Quando solo il silenzio gli tenne compagnia, le parole le girovagavano per la mente.
... La ragazza di cui mi sono maledettamente innamorato; posso salvarla. Lui voleva veramente aiutarla--o almeno aveva voluto. E maledettamente innamorato.... maledettamente innamorato.... innamorato... Spike era innamorato di lei. Bene, quando era venuto a casa lo era stato; ma non poteva immaginare che lo sentiva ancora dopo tutto quello che lei gli aveva fatto passare.
Il dolore che stava attraversando era per colpa di se stessa.
Spike l’aveva amata e lei aveva rovinato tutto. Adesso lui la considerava come una prostituta da odiare invece di una ragazza da amare.
Se quella non era un incentivo per farla cambiare—ritornare a essere quella che era-- non sapeva quale poteva essere.
Erano passate tre ore da quando aveva letteralmente mandato via Spike, e Buffy si stava ancora fisicamente trattenendo dal chiedere a sua madre il suo numero di telefono.
Voleva chiamarlo e implorarlo di tornare. Perchè stesse lì con lei. Non era pronta ad ammetterlo prima ma averlo intorno la faceva sentire al sicuro
Certo aveva paura di come la faceva sentire e di cosa lei poteva far sentire a lui, ma come persona esterna si sentiva protetta da lui. ‘E’ una cosa come fratello e sorella’ decise ‘puoi divertirti con loro quanto vuoi, ma lascia che qualcun altro ci provi e...’ Poteva aver paura di Spike quanto voleva, ma quando qualcos’altro la spaventava, voleva lui per tenerla al sicuro.
Sapeva che, per quanto fosse stata dura con lui, probabilmente non avrebbe voluto più nemmeno parlarle. E in effetti qualcuno che aveva fatto tutto come lei non meritava perdono. Lo sapeva, sapeva che nella sua paura e confusione aveva probabilmente rovinato ogni possibilità che lei e Spike avevano, ma non poteva pensare a un modo di farle diverso.
Rimaneva il fatto che lei non era ancora pronta ad aver a che fare con lui. E poi lui l’aveva baciata e lei era stata persa. In più di un senso.
Una parte di lei, una grande parte di lei, voleva chiedergli di restare. Voleva implorarlo di rimanere lì con lei e tenerla, tenerla al sicuro.
Ma una piccola parte della sua testa che era ancora capace di pensare razionalmente sapeva che se lo teneva lì erano pericolosamente vicini a far tornare le cose com’erano. E non sarebbe stato bello per nessuno dei due. Per quanto lo volesse intorno, non poteva finchè non era capace di contenersi o comportarsi con lui.
Ma doveva comunque fermarsi dal chiedere a sua madre il suo numero.
Aveva cercato di pensare a cose più importanti, o almeno risolvibili, per il momento. Come cosa l’aveva fatta decidere di prendere tutte quelle pillole. O, più importante, perchè e come avrebbe fatto a non ripeterlo.
Sapeva che, per quanto disastrata fosse, non voleva morire. Forse la sua vita non era diventata come aveva sognato quando giocava a ‘casa’ da ragazzina, ma era la sua vita. Era quello che aveva fatto e doveva affrontarlo. E forse, solo forse, poteva aspirare a qualcosa un po’ più vicino a quello che realmente voleva.
Ora probabilmente era un momento buono come un altro per pensare a questo, visto che al mattino avrebbe incontratono uno degli psicologi dell’ospedale. Avrebbe potuto avere qualcosa da dirgli.
Si era già immaginata come fare. Suo padre aveva lasciato sua madre, a sentire lui era perchè, sue parole, lei non riusciva a ‘compiacerlo’. Da quando lo aveva sentito, si era preoccupata di come sarebbe stata in grado di ‘compiacere’ il prorpio marito perchè non se ne andasse. Non era riuscita a rendersi conto di altre cose che sua madre potesse aver sbagliato, quindi aveva inteso le sue parole come ‘sesso’, e poi il tono che aveva usato indicava sempre quello.
Così, quando Angel le aveva parlato in quel modo, le aveva fatto male, supponeva, perchè l’aveva colpita sul vivo, sulla sua paura più segreta: la paura che sua figlia perdesse il proprio padre per qualcosa che lei, Buffy, non era capace di fare.
Sembrava logico, nel casino che c’era nella sua mente, per iniziare il lavoro. Stava leggendo un giornale dal dottore un giorno, non riusciva neanche a ricordare il titolo, quando aveva letto l’avviso. Aveva visto quegli avvisi milioni di folte nella sua vita ma non vi aveva mai prestato attenzione. Questa volta però era stata abbastanza vicina al ‘problema Angel’ da far si che lei strappasse la pagina e la portasse a casa con lei.
La chiamata iniziale, per chiedere del lavoro, era stata strana. Era cerca che avessero capito che non era quella che diceva di essere e non l’avrebbero assunta. Ma non fu così.
L’altra donna trovò Buffy perfetta per il lavoro e, dopo aver preso informazioni, le aveva dato un numero da chiamare ogni sera, con cui l’avrebbero rintracciata.
Quello fu dieci giorni prima che Buffy iniziasse sul serio, il tempo necessario a confermare tutte le informazioni e a organizzarsi. I dieci giorni più ansiosi della sua vita. Aveva preso il telefono almeno venti volte per chiamare e venti volte aveva riattaccato, ma poi ogni volta aveva ricordato come si era sentita per il divorzio dei suoi genitori e si diceva che doveva farlo per i propri futuri figli.
Le prime settimane erano state infermali. Buffy balbettava le parole a ogni chiamata ed era sicura che gli uomini non vi trovassero alcun piacere, lei di sicuro non ne trovava. Era sicura di rendersi ridicola. Ci volle un uomo eccessivamente entusiasta a insegnarle la lezione che le fece mantenere il lavoro.
Quelle chiamate non erano per il proprio piavere, no, erano per quanto lo sapeva recitare. Finchè poteva dare una performance convincente, gli uomini non avrebbero notato la differenza. Il che, immaginò, avrebbe potuto servirle anche nel matrimonio.
E le cose andarono così fino alla chiamata di Spike, fino a quel momento fingeva ogni gemito e sospiro e diceva tutto quello che volevano che dicesse. Certo, aveva anche le strumentazioni utili, ma non le usava mai. Diventava sempre più insensibile col tempo che passava. Si stava lentamente uccidendo.
Finchè non era arrivato Spike.
A lui importava. E non solo di quanto lo eccitasse. No, gli importava di lei. Era anche l’unico a capire quando fingeva e quando no, il chè era ironico visto che era l’unico con cui non fingeva.
In qualche modo, poteva fingere durante le loro chiamate che non parlasse con lei solo perchè gli era capitata la linea. Poteva fingere che gli importasse sul serio. E a volte non doveva nemmeno fingere. C’erano giorni in cui lui le parlava e basta. Sembrava migliore di chiunque altro nella sua vita, capace di dire quando qualcosa non andava in lei.
‘Se solo lui avesse saputo quanto non andavano le cose’ pensò. ‘Forse non gli sarebbe importato’.
‘Ma lui ti ama’ si ricordò. Per questo gli importava.
Certi giorni Buffy riusciva davvero a uccidere la voce nella sua mente, e forse era quello che l’aveva portata alle pillole.
Era così tanto più facile essere distrutti quando tutto il tuo essere è d’accordo nell’essere distrutto. Ma quando quella piccola voce nella tua testa obbietta? Quando cercava di dirti che potevi sistemare le cose, sistemare te? Allora era troppo difficile.
Era troppo difficile avere dubbi, avere speranze.
Forse cercava solo di uccidere quella voce o ucciderle tutte perchè sapeva che quella dannata voce non se ne sarebbe andata. Ma per quanto potesse provare, non rinunciava. Non completamente.
Allora forse doveva davvero cercare di uccidere se stessa o forse, in un momento di eccessivi danni emotivi, aveva pensato che fosse un buon modo di fermare la voce nella sua mente.
Qualunque fosse il motivo, sapeva che non l’avrebbe rifatto. Si era fermata questa volta, o almeno si era aiutata, perchè si era resa conto che a Spike importava sul serio di lei. Anche se non l’avrebbe amesso a lui, poteva vederlo. E anche solo questo le dava la forza di sperare che forse, un giorno, anche a qualcun altro poteva importare di lei.
E lei sarebbe stata viva per vederlo.
Alle sette della mattina dopo, un’infermiera svegliò Buffy; che voleva che facesse pipì alle prime ore del giorno. veramente non era molto giusto.
“Non si suppone che dovreste aiutarmi a stare meglio? E quello non comporta il sonno? “ gli chiese imbronciata all’infermiera che le stava prendendo la pressione sanguigna.
“Mi dispiace, dolcezza”, disse l’anziana donna gentilmente, “Devo visitarti al cambio del turno. Abbi fiducia in me, non mi interesserebbe troppo se cominciassimo più tardi, ma sarebbe alle undici. È presto, lo so, avrei potuto farti dopo, ma il dottore ha insistito che fossi la prima”.
“Bene, non sono generosi”, mormorò Buffy tentando di tornare a dormire adesso che la donna aveva fatto.”
“Dovrebbero arrivare per le dieci-- tenterò di farti riposare dopo.”
“Grazie”, le disse Buffy comprendendo che la donna stava facendo del suo meglio per aiutarla.
“Prego. Tenta di rimanere sveglia adesso.”
Ma Buffy non poteva dormire perché dopo qualche minuto il sogno che aveva fatto le ritornò in mente.
E cosa sognava di solito? Specialmente sognava cose che comportano Spike.
Questo era uno-- non era un sogno ma un incubo orribile—dove non c’era Spike, ma sapeva che era per la vocina-- che sembra prendesse forza ogni giorno in più—che cercava di dirle qualcosa.
Era come attraversare un tunnel... o come le persone dicevano sempre camminare per i corridoi nei brutti film horror. I muri sembravano piegarsi e ondeggiare come il mare e un arcobaleno di colori ballato lungo i muri e il pavimento. Quando Buffy arrivò, a quella che apparentemente era la sua destinazione, era solo nauseata dalla piccola camminata.
Tutto quello che voleva fare era sedersi e pensò che avrebbe realizzato il suo desiderio quando vide un bel soggiorno di fronte a se.
La stanza sembrava ancora ondeggiare così gli ci volle un po’ di sforzo per giungere la sedia nell’angolo della stanza. Ma una volta che si sedette, tutto sembrò fermarsi; i muri smisero di muoversi, i colori sparirono, e la sua attenzione si fu concentrata completamente su una scena nel centro della stanza-- che non aveva notato quando era entrata.
Una parte di lei sapeva che questo era un sogno, ma ancora non poteva guardare quello che stava accadendo -- ma anche se tentò, non riuscì a distogliere l’attenzione. Nell’angolo della stanza, una bambina stava accovacciata. Era una bella bambina, pensò Buffy; approssimativamente di sette o otto anni, luccicanti e lisci capelli castani che quasi le arrivavano alla vita, con un piccolo vestito estivo di un blu adorabile. Buffy non poteva vedere altro della bambina, ma in qualche modo sapeva istintivamente che era la sua bambina, sua figlia.
Ma non era quello che la faceva desiderare di distogliere l’attenzione o alzarsi dalla sedia e correre per la stanza.
La ragione per cui la bambina, sua figlia, stava accovacciandosi nell’angolo era che un uomo, di approssimativamente sei piedi (1,83 metri) la stava dominando, la mano pronta a colpire.
Buffy osservò il sangue che sembrò apparire dal niente sul labbro della bambina. Guardando mentre l’uomo abbassò il braccio e colpiva la bambina sul viso per quello che non era evidentemente la prima volta, Buffy sentì dolore fisico per la sua inabilità visto che non faceva niente per fermarlo. Tentò di gridare ma non uscì nessun suono.
“Per favore, papà! Non farmi male”, poteva sentire la bambina implorare e mentre Buffy guardò, contusioni e tagli cominciarono a formarsi in posti diversi del suo corpo; come se gli stessero mostrando come veniva abusato la ragazzina --la sua bambina.
“Penso di no”, la stuzzicò lui ma con tale odio nella voce che Buffy letteralmente rabbrividì. “Questo è ciò che avrai da me, baby. Questo è quello che avrai sempre.”
“Ma sei il mio papà! “
“E sono un cattivo, cattivo”, accentuò ogni parola con un ceffone sul suo viso, “Un uomo che non ha nessun problema a far del male alla sua bambina.”
“Non ci ami? “ chiese lei, il sangue che scorreva giù dalla sua fronte che era stata tagliata in qualche modo—facendo si che sbattesse gli occhi per mandare via le lacrime e il sangue.
“Per niente. Ma non ti preoccupare, la tua mamma è brava a scopare così non vi lascerò prima di due anni.”. prese la bambina dalle braccia e la girò, mettendola in qualche modo di fronte a Buffy mentre la teneva rudemente per le braccia, i suoi piccoli piedi che penzolano sopra il pavimento. “Non è che la Mamma”, la parola fu detta in un tono così beffardo che Buffy pianse di nuovo, “Lei non pensava di meritare qualcuno meglio di me, vero? Penso di essere il meglio che lei poteva avere. Ma la beffa, dolcezza è che non mi permetterà mai di andarmene. Mai.”
Anche se Buffy era completamente sveglia e vide l’infermiera entrare nella stanza, i lamenti della bambina gli riecheggiavano nelle orecchie.
Alle dieci le lacrime di Buffy erano quasi asciutte e sapeva che era ora di parlare con uno psicologo.
“Voglio solo sapere una cosa” disse Buffy appena seduta nell’ufficio.
“Perchè non me ne parli e vediamo cosa posso fare?”
“Se acconsento a stare qui per qualche altro giorno, posso dire di rimanere solo altri due giorni e poi tornare a casa? O è una cosa che se dico che resto decidete voi quando vado?”
“Questo dipende. Di solito se acconsenti a restare, l’assicurazione pagherà solo se fai come noi suggeriamo...”
“Ma?” chiese Buffy.
“Sembra, dalla breve chiacchierata che abbiamo avuto, che tu stia procedendo bene e odierei forzarti ad andare a casa ora solo perchè non rispondo alle domande come vorresti”
“Quindi posso dire di rimanere altri due giorni e poi andare a casa? E l’assicurazione pagherà?”
“Si, Buffy, possiamo farlo”
“Grazie” disse dolcemente, sistemandosi più comodamente sul divano “Ora ti dico in cosa vorrei che mi aiutassi”
“Continua...”
“Ho spinto via Spike, William, perchè pensavo di essere troppo disastrata e di non andare abbastanza bene per lui. E in un certo senso penso che sia ancora vero”
“Non vorrei interromperti, ma perchè?” chiese il dottore.
“E’ più grande di me e ha pianificato la sua vita. Ha un lavoro che gli piace, gli... gli serve qualcuno che conosca se stesso, non qualcuno come me che va in mille direzioni diverse cercando di capire quale prendere”
“Gli hai mai chiesto se è questo ciò che vuole?”
“No... non gli ho mai dato tante possibilità. Voglio dire, ha detto che vuole me, ma...”
“Ma?”
“Stavo cercando allora, beh a dire il vero fino a ieri” scherzò debolmente “di convincere me stessa che lui volesse solo fare sesso con me, che non gli importava sul serio di me”
“E ora? Vedi le cose in modo diverso?”
“Beh, vedi, ho fatto questo... sogno l’altra notte. Più che altro un incubo”
Quando Buffy non disse niente, il dottore la spronò a continuare.
“Posso solo dirti che mi ha mostrato che devo smettere di essere così cattiva con me stessa e comprendere che mandare via i bravi ragazzi e pensare solo a essere brava a fare sesso... mi porterebbe solo una vita infernale”
“Potrebbe aiutarti se mi dici esattamente qual’era il sogno così potremmo magari vedere se ha dei significati nascosti. Qualcosa che verrebbe fuori più avanti e causarti dolore”
“Okay” disse Buffy, ancora a disagio “Ero in questa casa... immagino fosse casa mia. Dopo aver percorso il corridoio, sono arrivata a questo... salotto, penso, tutto formale. Mi sono seduta su questa sedia e poi era come se non mi potessi muovere. Ho visto questa ragazzina attraverso la stanza, ed era così bella. Volevo avvicinarmi a lei, o chiamarla ma non potevo dire niente e non potevo muovermi.
Sapevo che era mia figlia... e che era in pericolo, ma non potevo fare niente!” Buffy non notò le lacrime che avevano iniziato a scendere silenziosamente dal suo viso “E poi improvvisamente, o almeno così mi è sembrato, c’era quest’uomo... quest’uomo enorme in piedi di fronte a lei... ma non di fronte a me, capisci? Come di fronte a lei ma potevo vedere tutto quello che succedeva... lui... lui... oh Dio, è stato orribile. La stava colpendo e lei piangeva e c’era... c’era del sangue e lui continuava a colpirla. E nel modo in cui anche le persone più orribili non si sognerebbero mai di fare... colpire una bambina... la colpiva così forte e lei era così piccola!”
Buffy si fermò per alcuni momenti, prendendo alcuni resrpiri mentre le lacrime rendevano difficile continuare a parlare.
Ma fece in modo di finire comunque “E poi lei gli ha chiesto... gli ha chiesto cosa stava facendo... e se non le voleva bene. Le ha detto qualcosa tipo ‘certo’ che non voleva bene a lei... o a me. E che era divertente farle male o qualcosa del genere. Dio, era un mostro. E poi... le ha detto qualcosa come ‘almeno tua madre è una buona scopata’ e poi” Buffy era troppo intenda nella storia per far caso al linguaggio che stava usando “E poi si è voltato ed era come se stesse dicendo tutto a me... diceva che avevo talmente poca stima di me che non pensavo di poter fare meglio ed è per questo che l’avevo sposato... ed era tutta colpa mia. Ha detto che non se ne sarebbe andato e che avevo causato io quel dolore alla bambina, l’avevo messa in pericolo perchè ero maledettamente disastrata!”
Buffy non notò la sua scelta di parole finchè il terapista non le chiese “Maledettamente?”
“Oh” arrossì “Immagino di averlo imparato da Giles... beh, probabilmente Spike. Già... è la cosa che ho distrutto di più” Buffy vide la reazione che il dottore non riuscì a nascondere abbastanza in fretta “Si, lo so” disse consapevole “Sono finita qui praticamente per una missione di auto distruzione, mi sono prostituita una sera, quasi mi hanno stuprata, ho cercato di uccidermi e dico che è quella la cosa che ho distrutto di più. Ma è vero... è quello di cui mi pento maggiormente. Forse perchè ha fatto male a lui mentre il resto ha fatto male solo a me... e ai miei genitori, lo so... ma... mi odiavo tantissimo. E poi era lui che aveva a che fare col mio sogno”
“Era lui l’uomo nel sogno?” chiese il terapista quando Buffy non continuò.
“No!” assicurò Buffy “Spike è... beh, è l’antitesi dell’uomo nel mio sogno. È l’unico che ha tentato, e tanto, di mostrarmi che invece lo meritavo. Mi amava e ha cercato di dimostrarmi che... ha cercato di farmi vedere che non ero così orribile come mi ero convinta. Ha fatto tutto questo e io ho solo cercato di distruggerlo.”
“Pensavo che fosse troppo buono per te?”
“Penso di si... ma allo stesso tempo mi sono auto convinta che voleva solo sesso da me. Penso che fosse più facile per me se la pensavo in quel modo, finchè negavo i miei sentimenti non mi facevo male... o qualcosa del genere”
“Ha funzionato?”
“No, per niente. L’ho mandato via, probabilmente ora mi odia, e quasi mi sono uccisa”
“Si, ma ora sai che hai bisogno di cambiare la tua vita”
“Beh... non puoi dire a nessuno quello che ti dico, giusto?”
“Tutto resta tra te e me”
“Allora... puoi dirmi perchè, nonostante io sia così orribile... perchè voglio ancora lui?”
“Spike?”
“Si, perchè voglio ancora Spike? Voglio ancora che mi ami?”
Buffy era a casa.
E Dio era bello. Vero, era stata solo alcuni giorni all’ospedale ma si sentiva già soffocare. Voleva solo uscire da là; voleva tornare a casa e alla sua vita. O, piuttosto, andare a ricostruirsi una vita. Come era prima non andava certamente bene e adesso lo sapeva. Ma l’unica cosa che poteva fare era solo ricostruirla. E non poteva fare molto all’ospedale.
La sua casa sembrava solitaria... Gli mancava Spike. Ma avrebbe solo.... o lo faceva? Veramente?
Prima che potesse fare un altro passo verso la porta, si girò e attraversò il prato diretta alla casa dei
suoi genitori. Nonostante il fatto che voleva andare a casa per stare lontana da tutte le persone all’ospedale, non poteva rimanere sola proprio adesso. Almeno non ancora.
“Mamma! “ gridò mentre entrava. “Giles! Ci siete? Pensavo che forse potrei rimanere qui per un pò; andare a casa solo qualche ora o qualcosa”, alla fine stava mormorando mentre attraversava la casa per cercarli.
Buffy salì lentamente i gradini, immaginandosi che il minimo che poteva fare era far piano finché non lì avesse trovati e avesse scoperto se la volevano intorno per il momento o no. Passare per la sua vecchia stanza le portò molti ricordi. Poteva ricordare tutte le volte libera da preoccupazioni che parlava al telefono con Sasha; discutendo sull’ultima ‘catastrofe’ a scuola e su cosa facevano lei e Angel. Ricordò anche sua madre che era entrata nella sua stanza la sera, dopo il suo compleanno, ringraziandola perché lì aveva ascoltati su Angel. Joyce disse che sapeva che non era stato facile per Buffy lasciare il suo ragazzo ma lei rispettava sua figlia perché aveva avuto fiducia in loro e aveva fatto quello che era giusto.
Se Buffy non si fosse sentiva così spezzata e schiacciata quella notte-- non avrebbe tentato così duramente di capirlo, quello che Angel aveva voluto dire, era probabile che avrebbe rotto poi e là e avrebbe detto a sua madre tutto. Era stata una tortura star seduta là e ascoltare la madre dirle che era orgogliosa di lei di aver fatto qualcosa che invece Buffy non aveva fatto.
Buffy si sedette pesantemente sul letto mentre tutti i ricordi felici del liceo la sommersero. Stavo sul letto distesa di traverso, il telefono contro l’orecchio mentre parla con Katey o Sasha--ma più di tutto ricordava che dopo tutto quello che era successo Angel, aveva tentato così duramente di tenere la facciata. Poteva ricordare come aveva pensato tentato di fingere duramente pensando che forse tutto sarebbe migliorato
Ma anche le svampite con cui usciva iniziarono a notare un cambiamento in lei. Alla fine dell’ anno da matricola si erano tutte separate--o almeno lei con il resto di loro. Quell’estate era stata orribile per Buffy—all’inizio. Per la prima volta nella sua vita non c’erano dieci milioni di persone intono a lei ad ogni ora del giorno. Ma verso agosto cominciò ad adattarsi, ad essere abituata.
Che era stato un bene, ma quando la scuola riprese un mese più tardi aveva abbandonatoli suo primo gruppo di amici. Buffy si immaginò che li avrebbe potuti vedere; ma dopo tutto non li aveva visti durante tutta l’estate. Ma era ancora tormentata.
Per alcune settimane. Finché fu capace di intirizzirsi. E da allora in poi lei divenne lentamente la Buffy che era stata fino ad alcuni giorni fa. Aveva perso il suo interesse nella scuola. I voti precipitarono e rimandò il frequentare l’università. Non fece la cheerleader, non faccia attività. Tutto di vitale in Buffy scomparve e divenne una persona completamente diversa da quello che era stata in tutta la sua vita.
E adesso stava quasi per rifarlo di nuovo—cambiare quello che era. Perché era un cambio completo da quella che era ma non era neppure completamente quella che era stata anni fa. Lei... lei adesso era più vecchia e più saggia ed era una persona diversa. Doveva solo essere una brava persona diversa.
Lasciati i ricordi, Buffy camminò silenziosa verso la camera da letto della madre e di Giles. Vide la porta chiusa e sentì le voci avviluppate-- stavano discutendo--e sapeva che doveva solo tornare in casa sua. La loro porta era chiusa e stavano parlando, non aveva bisogno di molti segnali per sapere che doveva pensare agli affari suoi. Non era difficile scendere silenziosamente le scale-- aveva imparato tempo fa a come strisciare fuori senza fare un suono--e presto Buffy stava attraversando il prato.Sì, nascondersi così nel bagno non era la cosa più virile da fare ma Spike non era pronto a lasciare quel posto o il porto sicuro. Era veramente spaventato di rivedere la donna che stava aspettando certamente sull’altro lato. L’ultima volta che l’aveva vista aveva fatto un lavoro giusto essendo un coglione e avendola fatta incazzare. E ora era qui per far funzionare le cose... era spaventato.
Ma era il momento, avevano deciso per qualche ragione di affrontare la musica. Perché l’avevano deciso? Non era come la musica--Spike si fermò quando comprese che si stava fermando di nuovo.
Chi sapeva che una ragazza potesse terrorizzarlo così?
Prese un ultimo respiro, aprì la porta più lentamente e silenziosamente che poteva, ascoltando i rumori mentre usciva nella stanza principale.
Lui era a casa ed non era più il momento di scappare.
Buffy sperò di poter superare il sentimento di ‘essere sola e depressa’ che sembrava sperimentare, perchè apparentemente sarebbe stata da sola per un po’. Forse poteva distrarsi guardando un film, era sempre stata una cosa che catturava la sua attenzione compeltamente dopo un po’.
Forse uno dei canali della satellitare poteva andare bene... o doveva cercare tra i suoi dvd.--
C’erano delle scatole nell’appartamento. Scatole che in qualche modo non aveva notato nel suo giro della casa. Da dove--
Ora, Buffy non era mai svenuta prima nella sua vita ma ne era tremendamente vicina adesso.
“Spike?”
* * *“Salve, Joyce, Rupert. Lieto di vedervi entrambi” William aveva sperato che prendessero da bere o qualcosa nella caffetteria quando era uscito, ma non aveva avuto quella fortuna.
“Devi aver preso il primo volo” notò Joyce, parlando delle cose che non aveva mai avuto la possibilità di nominare con lui prima “per essere arrivato così in fretta”. Guardò suo marito perchè si mettesse in testa che William aveva di certo provato di tutto per essere arrivato lì il prima possibile, anche dall’altra parte del paese.
“Sono sicuro che era solo un caso che il biglietto fosse disponibile, vero William?” Giles non voleva ancora concordare con sua moglie nel concedergli il punto.
“Veramente, ho essere pronto a uscire in un tempo ragionevole. Ho fatto pena ai responsabili e mi hanno aiutato a prendere il primo volo” evitò cautamente, e avrebbe continuato ad evitare, il discorso su cos’aveva dovuto dire alla donna che vendeva i biglietti.
“E si sono semplicemente fatti prendere dalla pena per te?”
“L’aspettos” si indicò “Non è per il volo. E gli ho detto che la mia ragazza era in ospedale e non sapevo quanto fosse seria e dovevo uscire da lì. Quindi, un ragazzo patetico con una buona ragione per salire sul volo...
“Buffy non è la tua ragazza” sbottò Rupert“Devo proteggerla” è mia da amare.
“Beh hai fatto un lavoro orribile, o sbaglio?” disse Rupert “Ti rendi conto di dove sei? Ha cercato di uccidersi!”
“Per questo sono tornato” disse Spike usando lo stesso tono del suo quasi fratello “E non me ne vado questa volta”“Assolutamente no, te ne vai quando diciamo che te ne devi andare. È casa nostra e lei è nostra figlia!”
“Rupert, perchè non gli lasci la possibilità di spiegare? Sono sicura che William ha una buona ragione per essersene andato. Vero William?” chiese
“E’ così” rispose “Io, perdonate il linguaggio, ma ho mandato tutto all’inferno, non ce la facevo più”
“Ti prego!” sbottò Giles
“Pensavo di poter aiutare Buffy, ho fatto tutto quello che riuscivo a pensare. Ma la ragazza era più cocciuta di qualunque donna avessi mai conosciuto e non ce l’ho fatta... ogni volta che facevo un passo avanti lei mi rimandava indietro due volte più forte. Ho pensato di stare facendo più danni che altro, per questo me ne sono andato. Scappato. A quel tempo, pensavo che fosse la cosa migliore, pensavo che era quello che dovevo fare. Per aiutarla. Ma ora mi rendo conto... sono tornato e non me ne vado finchè non sarà la donna felice e solare che so che può essere e mi chieda lei di andarmene. Me ne vado solo quando Buffy si è rimessa a posto. E solo se lei vuole che me ne vada”
“E dove pensi di stare mentre resti qui?”
“Beh, veramente pensavo-”
“Non posso crederci! Ti aspetti che ti invitiamo a tornare a casa nostra dopo che quasi hai fatto uccidere nostra figlia!”
“Santo Dio, Rupes, ti stai comportando come se l’avessi portata nel bosco e l’avessi lasciata a un branco di lupi. Chi dice che se restavo non l’avrebbe fatto comunque? E magari sarebbe andata anche meglio”
“Meglio?! Quindi pensi che la sua morte sarebbe stata meglio?”
Spike cercò di ignorare la domanda assurda, sapeva che aveva bisogno di essere arrabbiato con qualcuno almeno per un po. Ma lui, Spike, sapeva anche che doveva terminare questa conversazione, sapeva che abeba bisogno di capire se lo lasciavano stare di nuovo nella casa in piscina o se doveva trovare un altro posto dove stare.
“Joyce? Posso parlare con te un momento?”
“E’ proprio qui, perchè non le parli” Giles ancora non aveva finito.
“Si, certo” disse Joyce dolcemente “Andiamo a sederci là” condusse William verso una serie di sedie dall’altra parte della stanza, dando a suo marito uno sguardo furibondo “E’ una cosa privata, Rupert. Non sembri in grado di sopportare una conversazione senza accusare e gridare contro William e ci parlerò in privato per un minuto. Non seguirci”
In qualunque altro giorno si sarebbe preoccupato per l’aumento della tensione con la sua presenza nella coppia, ma oggi doveva pensare solo a Buffy, e questa era una parte evidentemente necessario.
“Joyce, so che ora dovresti odiarmi, io stesso i odio. Ma... non posso lasciarla di nuovo. Ero debole prima ed è colpa mia se lei ora è...” le emozioni che era stato in grado di controllare fino a quel momento sembrarono rompersi e iniziò a piangere “se ha cercato di... Dio, ha cercato di uccidersi ed è colpa mia-”
“No, William” lo rassicurò Joyce, tenendogli la mano.
“Ma non sai cos’ho fatto” obbiettò.
“Probabilmente so più di te. Buffy mi ha detto molto di quello che è successo tra voi due... e alcune delle ragioni per cui lo ha fatto. Non è colpa tua”
“Non mi convincerai che non lo è. Ho fallito con lei, l’ho lasciata quando aveva bisogno di me e ho fallito”“William, quel che è fatto è fatto. E Buffy starà bene. Se hai intenzione di aiutarla quanto penso... non sarai molto d’aiuto se ti biasimi costantemente. Se vuoi aiutarla... non è colpa tua”
“Non avrei dovuto lasciarla. Io-”
“William? Perchè te ne sei andato?”
“Perchè pensavo di ferirla più di quanto la stessi aiutando”
“Lo credi ancora?”
“Non lo so... non capisco cos’avrei potuto fare diversamente ma... avrei dovuto sapere cosa fare”
“Nessuno di noi lo sapeva. Nessuno di noi aveva tutte le risposte. Sei tornato ora e questo è importante. Se ti importa di mia figlia-”
“Io l’amo”
“Penso che tu la possa aiutare... e, anche se odio ammetterlo, penso che tu possa aiutarla più di me e Rupert”
“Anche se chiedo di tornare nella casa della piscina?”“Specialmente questo.”
“Rupert, è anche casa mia e mentre potrei non avere tanti soldi quanti ne hai tu, ne ho abbastanza. Se non sei d’accordo su questo” Giles non era stato d’accordo quando Joyce era tornata dicendo che William tornava a trasferirsi “Mi trasferirò io da un altra parte. Posso trovare un altro posto per noi, una casa dove posso stare vicino alla mia bambina, un appartamento... qualcosa. William dovrà abitare ovunque abiti Buffy e io voglio essere vicina a questo posto qualunque esso sia, da adesso. Se non sei d’accordo, allora puoi vivere da solo. Non mi farai scegliere tra il nostro matrimonio e la salute di mia figlia. È stata mia per vent’anni e sarà mia finchè non morirò. Non farmi scegliere, non sono sicura che la mia scelta ti piacerebbe”
“Beh, William” suonava ancora arrabbiato come momenti prima “non sembra che io abbia molta scelta--”
“Non farlo. Non cercare di far sentire in colpa lui--”
“Va bene, Joyce. So che quello che faccio è giusto e se lui non lo capisce... finchè non interferisce può dire quello che vuole”
“Spero tu capisca quanto mi sto pentendo di averti aperto la mia casa” e poi Giles se n’era andato, dicendo a sua moglie che doveva stare via per un po’ e di chiamarlo se succedeva qualcosa a Buffy o se lei aveva bisogno di lui.
“Mi dispiace William. Lui non intende sul serio la maggior parte di quello che dice. È scoss per Buffy... veramente, ha paura e quando ha paura e si sente impotente come ora tende a lasciarsi andare troppo. Non è mai stato così male, mi dispiace”
“Beh la situazione non è mai stata così difficile, lo riconosco. Finchè non fa qualcosa come spararmi nel sonno sono sicuro che non ci saranno problemi”
“No! Non lo farebbe” promise “Gli serve solo un po’ di tempo”
“Ti va bene sul serio che torno nella casa della piscina?”
“Penso che sia quello di cui Buffy ha bisogno”
“Spike? “
“Ehi là”, disse Spike con voce calma mentre si dirigeva al suo lato. Lei lo guardò, era un pò instabile sui piedi così Spike le mise attentamente un braccio intorno e la condusse al divano e l’aiutò a sedersi. “Stai tremando, pet”, osservò, più a se stesso che a lei visto che sembrava che non lo stesse molto ascoltando.
“Buffy? “ chiese dopo alcuni minuti di silenzio. “Stai bene, gattina? “
“Io... uh... sei qui”, disse semplicemente lei.
“Ci sono, luv. Ci sono.”
“Perché? “ chiese allora, ma lo interruppe prima che iniziasse a spiegare, “Voglio dire hai detto che stavi andando a casa. Ricordi che gran bella discussione abbiamo avuto? “
“Sì, ricordo anche che mi hai ordinato di andare a casa.”
“Quindi hai solo finto di essere d’accordo con me? “ perché, perché sembrava arrabbiata? Non credeva di esserlo.
“Non stava fingendo, bella. Avevi ragione, dovevo andare a casa.”
“Quindi è per quello, per quanti giorno rimani? O sei già andato a casa per un po’ e adesso sei tornato?”aveva bisogno di sapere quanto sarebbe rimasto.
“Nessuna delle due... o se volesse torcere un po’, suppongo che potrei dire il secondo, ma--”
“Spike, dimmi solo quanto tempo rimani qui.”
“Rimango.”
“Giusto, ma per quanto tempo? “
“Rimango. Sono qui e rimango.”
“Perché non rispondi solo alla domanda? “ era frustrata ma lui poteva anche sentire un tocco del dolore.
“Perché sono spaventato da morire che tu mi riderai in faccio o mi odierai o.... mi butterai fuori a calci.”
“E perché la possibilità di buttarti fuori a calci sembra che ti infastidisca di più di quella che ti odio?”era sinceramente curiosa.
“Il tuo odio mi spezzerebbe il cuore, luv. Ma sono terrorizzato di essere buttato fuori a calci dalla tua vita. Che non mi permetterai di aiutarti.”
“Spike... mi puoi dire solo qualunque cosa stai cercando di dirmi? Tutto questo vago e allusioni mi stanno confondendo.”
Spike sedette sul divano per un’ altro minuto prima che di alzarsi e cominciasse a camminare per la stanza, ancora senza risponderle. “Dio, entro qui sapendo precisamente quello che ti voglio dire e poi nel preciso momento in cui ti vedo, dimentico tutto. Perché? Perché, sembri la persona che riesce a mandare tutti i miei piani dritti all’inferno? “
“Spike”, Buffy si inclinò sull’orlo del divano, catturandogli il polso con la mano.
Spike guardò le sue dita che gli circondavano il polso e il suo corpo intero sembrava solo... piegarsi.
“Sono così dispiaciuto, Buffy”, mormorò, senza fare una mossa per guardarla.
“Spike”, gli tirò leggermente il polso. “Siediti qui con me, okay? Suppongo che abbiamo bisogno di parlare d’alcune cose e non posso farlo con te in piedi e che non mi guardi.” lui le si sedette vicino ma senza guardarla. “Adesso, tre cose: Perché ti dispiace; quanto tempo è che sei qui; e perché sei tornato nel primo posto? Voglio dire, perché sei ritornato? “
“Perché sono qui? “ chiese come se la domanda fosse così assurda che non poteva rispondere. “Perché pensi che sono qui? Pensi che io--beh dopo il modo il cui me ne sono andato quella è una domanda stupida. Tua mamma mi ha chiamato, dolcezza. Mi ha detto quello che era successo e sono venuto perché lo volevo. So tutta la roba che ho detto quando me ne sono andato... ma non la intendevo, Buffy. Veramente non lo intendevo “
“Avrebbe avuto senso se l’avessi fatto, la maggior parte se non tutto era vero.”
“No! Non nemmeno pensarlo. Per favore non lo fare, luv; non potevo sopportarlo. Rupert mi ha parlato quel giorno, ricordi? “ lei accennò col capo. “ Mi ha detto che eri sua figlia e che io era un completo estraneo.... e mi ha detto anche che ‘i sentimenti dovevano essere presi in considerazione ‘”, imitò l’accento di Giles. “Io... io ero scioccato, e dopo... e non potevo sopportarlo, suppongo. Gli ho detto che me ne sarei andato e... avrei voluto che fossi ancora con tua mamma. Sapevo che se eri là mi avresti imprecato dietro perché me n’andavo, rendendola tutta colpa mia. Ma tu... tu eri là, luv e... ero così arrabbiato e così... ferito e ti ho detto tutte quelle cose... che non erano vere.”
“Sì, lo erano, Spike. Stavi cercando di mostrarmi che mi volevi bene e io ero.... io stavo facendo tutta quella merda stupida. A causa della roba nel mio passato stavo tentando di convincerti, che non era —che io non ti volevo. E dopo quella notte... dopo quella notte qualsiasi cosa mi avresti voluto dire era più che meritata.”
“Non c’è scusa per quello che ti ho detto… solo vedendo quello che ti ha fatto.”
“Spike? “
“Sì? “
“Guardami e ascoltami: Questo. Non. E’. Colpa. Tua.”
“Ma io--””
“No, io ho fottuto tutto”, sorrise appena lo disse, anche se era seria. “Lo fatto veramente, veramente... hai tentato… hai tentato così duramente e ogni volta che iniziavi a convincermi io ti rimandavo indietro. Non molto di quello che è successo in quelle poche settimane era giusto.... perché non ho permesso che lo fosse.”
“Non mi convincerai che questa non è colpa mia.”
“Spike, io... io sono quella che ha preso quelle pillole e sono quella che ha fatto tutto ciò che mi ha condotto a quella decisione.”
“Io non ti ho fermata, comunque.”
“Non sono sicura che potessi essere fermata.”
“Ma se non mi fossi presentato--”
“Spike? Avevo un appuntamento con un ragazzo, non ho fatto sesso con lui e mi ha chiamato prostituta e mi ha prese in giro. Suppongo che era così convinta che ero una prostituta--non pensare che sia per quello che mi hai detto; è probabile che l’avrei pensato lo stesso... ho fatto un buon lavoro nel convincermi che ero una prostituta che ho tentato di dormire con una ragazza e ho finito per fare quello che tutti pensavano chi io sono”
“Cosa intendi? “ non era sicuro di voler sentire la risposta ma voleva saperlo.
“Ho trovato un ragazzo, ho ballato con lui, gli ho detto che ero una prostituta e gli offrivo un pompino per cinquanta dollari.”
“E.... e l’hai fatto? “ non voleva sentire quella risposta veramente.
“Per un minuto. Ho cominciato e--” non si sorprese quando lui si alzò dal divano sentendo la sua confessione ma si sorprese quando lui corse nel bagno e lo poté sentire vomitare.
Stava piangendo quando arrivò alla porta del bagno. “Quindi adesso ti disgusto così tanto? O....? “
Spike era inclinato contro la vasca, seduto sul pavimento; copiando la sua azione di prima la tirò con se sul pavimento. Buffy all’inizio lottò mentre la tirava tra le sue braccia, ma si fermò quando sentì i capelli bagnati dalle sue lacrime.
“Sono così dispiaciuto. Ero debole e incasinato e... sono solo così dispiaciuto, luv.” continuò a mormorare scuse inintelligibili nei suoi capelli.
“Quindi io non ti... “
“Mi disgusti? Dio no, luv, per niente. Sono solo dispiaciuto che... so che hai detto che non è colpa mia, ma almeno parzialmente l’ho è. Non sapevo che cosa, e me ne sono andato pensando che fosse meglio... sarei dovuto rimanere.... avrei dovuto sapere cosa fare. Capisco se non vuoi vedermi mai più.”
“Spike? Non penso che riuscirò a convincerti che non è colpa tua ma credimi almeno quando ti dico che io non ti incolpo? Mi credi? “
“Suppongo che posso farlo.”
“Potrei... dirti quello che è successo? Prima di tutto questo e… e dell’altra notte? “
“Puoi dirmi qualsiasi cosa”nessuno dei due pensò di alzarsi dal pavimento del bagno, felici di darsi conforto a vicenda.
“Un paio d’anni che ho cominciato ha uscire con questo ragazzo... Angel. Aveva un paio di anni più di me ma non mi preoccupava; non mi interessava. Era il mio primo vero ragazzo e io ero...ero una delle ragazze più popolari della scuola, e mi creava molto successo aver un ragazzo più grande. A mamma e Giles non è piaciuto quando l’hanno scoperto... e guardando indietro posso capire il motivo”, Spike tentò di ignorare che era più grande di lei anche rispetto a quel tipo. “Quando hai quindici anni, e fondamentalmente stai insieme ad un ragazzo dell’ università... quindici anni non sono abbastanza per... il mondo di occuparsi di quello. Almeno per me non lo erano.
Quindi, sì, a mamma e Giles non piaceva. E dopo un po’ quando videro che era più... quando pensarono che stava diventando più serio mi chiesero di smettere di vederlo. Io urlai -- e urlai, sono stata così cattiva quella sera con loro. Sono sicura che era quell’ ansia adolescenziale e gli dissi che li odiavo e che mi stavano rovinando la vita... ma alla fine dissi che l’avrei fatto. E lo feci. Ma per il mio sedicesimo compleanno... scappai di casa e andai a trovare Angel.
Pensavo di poter provare che si sbagliavano e che avrei dimostrato a tutti che ero grande abbastanza; che ero cresciuta.” a William non piaceva la direzione della la storia -- poteva quasi indovinare quello che Buffy stava per dirgli. “Andai a trovare Angel e... avevo l’intenzione di fare sesso con lui ma poi... quando le cose iniziarono a diventare calde, e fui spaventata. Quindi, pensai che mi bastava solo un po’ di tempo per calmarmi e che sarebbe andato tutto bene. Io, uh... “
Dio, lei non sapeva come andare avanti, poi decise di prendere un approccio diverso. “Decisi che il sesso orale non era veramente sesso, così io... “ gli lasciò capire quello di cui stava parlando.
“Ma non sapevo veramente quello che stavo facendo e quando lui... non me lo aspettavo—veramente non ci avevo pensato e non sapevo cosa fare. Quindi corsi in bagno e lo sputai nel lavandino… Lui mi ha guardato come se l’avessi deluso quando ritornai nella stanza. Mi disse… ha finito per dirmi che ‘gli avevo succhiato il cazzo peggio di una prostituta da cinque dollari ’,” citò e sentì Spike irrigidirsi.
“E hai lo stesso dormito con lui?” nonostante la domanda, il tono le lasciò intendere che stava solo chiedendo e non giudicando.
“Mi disse… mi disse che alcune ragazze non sapevano quello che facevano. Pensavo che, bene, che l’avevo fatto veramente male quindi… mi sentì in dovere di farlo. Quindi, sì, ho dormito con lui. Una delle esperienze peggiori della mia vita. Dopo… ha solo detto che doveva incontrare qualcuno e se n’è andato. Gli chiesi come era stato — gli chiese se ero stata brava… sai ero nervosa e cercavo un po’ di rassicurazioni… lui mi ha detto solo e qualcosa del tipo ‘non facciamolo di nuovo ‘.
Io… dio, avevo quindici anni e non ero mai uscita con nessuno prima così ho creduto a lui e a… mio papà, quando se n’e andò, diceva che lo faceva perché mia madre non riusciva a dargli piacere… so che sono stata rovinata più da quello che disse che da tutto quello che è successo tra noi per il sesso… non pensavo che potessimo fare del sesso, ero solo così… distaccata che quello non è ciò che arrivò a me.
Mio padre se n’è andato perchè— detto da lui— mia mamma non era abbastanza brava sessualmente e… il fatto che ci aveva lasciata mi aveva ferito molto, e ho capito di non volerlo mai far passare ad un mio figlio. Quindi è per questo che ho iniziato a fare quel maledetto lavoro. Pensavo che potevo ‘imparare ‘ come posso essere migliore.”
“E’ probabile che questo non sia il momento adatto, ma: non hai bisogno di ‘imparare ‘ niente Buffy. Sei maledettamente perfetta; la migliore.”
“Veramente?” non poté impedirsi di chiederlo.
“Veramente.”
Buffy continuò con un sorriso sul viso, “dopo ero… così sicura che tutto volessero solo il sesso da me perché così era molto più facile. Perchè… mi spaventi William. Nessun uomo ha mai finto di volermi bene tanto quanto lo fai tu.”
“Non fingo.”
“Sto cominciando a vederlo. Beh, sai tutto quello che è accaduto con te… ovviamente. E che sono stata con Riley e ho tentato portare Faith a dormire con me. E ti ho detto qualcosa di Parker e… sei sicuro di voler sentire il resto?”
“Se vuoi dirmelo, allora voglio sentirlo.”
“Dopo che ho… ho cominciato a — a – a farlo, ma… non potevo. All’improvviso ho capito quello che stavo facendo e solo non potevo—non potevo farlo.
” A Parker non piaceva quel pensiero… mi disse che non potevo cambiare idea così… voleva quello per cui aveva pagato. Ho tentato di fuggire, ero sul pavimento e tentavo di spingerlo vi ma lui… lui si è messo sopra di me e…” Buffy stava balbettando sempre di più come proseguiva con la storia, i ricordi ancora chiari nella sua mente. “Mi teneva giù e mi ha tirato su la gonna e la biancheria intima e…” Spike la strinse inconsapevolmente, “ero cosa spaventata, ma mi… sono riuscita a liberarmi una mano e…sono risuscita a liberarmi e—sono corsa via e… dio, mi sono rotta la scarpa,” rise, ma era una risata nervosa. “E stavo tentando di tornare verso casa ma dopo che stavo camminando per dieci minuti ho capito che avevo sbagliato strada… Alla fine sono tornata su quella giusta e… tornata a casa mi sono fatta una doccia— per tornare pulita di nuovo. Ma tutto quello che facevo era pensare a quello che era accaduto con Angel, e allora mi sentivo giù… ma Angel e Riley e Parker e…. ho capito di essere isterica. Ed ero spaventata, ero spaventata di non riuscire a migliorare; a sentirmi meglio. Pensavo che— suppongo che pensavo che ero andata troppo lontana da poter essere… sistemata.”
“Ma hai chiamato tua mamma, vero? Non lo eri completamente, luv.”
“Si…beh, c’è questa foto nella mia stanza che Mamma a messo là. Quando stavamo pranzando o qualcosa e… tu mi guardavi, in quella foto, come qualcuno che ci teneva veramente a me e io… pensavo che… che se potevi volermi bene e potevi guardarmi così. Allora forse… potevo essere sistemata.”
“Oh, luv, non sei spezzata.”
“Si, però mi sento così,” la sola affermazione gli fece aumentare le lacrime.
“E io ti assicuro che non sei. E se ti senti veramente così? Ci lavoreremo insieme… ti faremo tornare di nuovo felice, Buffy.”
“Sì, ma…”
“Ma cosa?”
“Ma come ci lavoriamo insieme su qualsiasi cosa quando sarai a New York?”
“Non ci ritorno, gattina.”
“Che intendi?”
“Rimango qui con te. Non ti lascerò questa volta. Siamo insieme per questo, vero?”
“Lo farai davvero? Anche dopo… dopo tutte le cose che ti ho fatto, rimarrai qui e… verrai a trovarmi qualche volta?”
“Più che solo qualche volta,” lui si chiese se lei avesse capito. “Rimarrò di nuovo qui.”
“Qui, qui?” gli chiese Buffy.
“Spero che ti vada bene perché non ho intenzione di lasciarti. Sei una brava ragazza Buffy— e una brava donna e… non posso vivere se devo lasciarti di nuovo da sola.”
“Non devi rimanere qui perché ti senti obbligato, Spike. Sto vedendo almeno una volta alla settimana quel terapeuta, ho mamma e Giles… e so anche che non voglio essere quello che ero. Non devi rimanere.”
“Sì, lo faccio. E ne ho bisogno perché voglio vederti al sicuro. Niente sugli obblighi. E inoltre non posso tenerti fuori dalla mia mente per più di due maledetti secondi— anche quando ero a miglia di distanza… e dopo questo.. mi considerano un egoista.”
“Tu un egoista?” chiese Buffy e sembrava che lo trovasse divertente.
“Bene, sì. Mi preoccupavo se dovevo tornare a New York o dovunque. Senza chiedermi veramente quello che pensavi. Vedi? Completamente egoista.”
“Sicuro,” scherzò Buffy , sapendo che lui stava tentando solo di non farla sentire in qualche tipo di colpa per farlo rimanere.
“Quello che intendo è, non possiamo trovare un posto più comodo dove sederci? Sono un uomo anziano e sai questo non ve bene per la mia schiena,” Spike voleva tenere un tono leggero; la leggerezza che prima non c’era mai stata veramente. Questa volta non era una cosa qualunque.
“Andiamo vecchio. Andiamo a sederci divano.”
“Oi! Non sono un vecchio! Sono anziano, ma non un vecchio.”
“Così mi stai dicendo che ti consideri più un anziano che un vecchio?” Buffy si voltò a guardarlo mentre uscivano dal bagno, lui leggermente dietro a lei.
“Bene quando l’ha metti così,” Spike non finì la frase.
“Penso di sì. Adesso vieni, vecchio.” non gli interessava che lei stesse ridendo di lui. Buffy stava ridendo di nuovo e quel fatto eclissò il possibile senso d’ imbarazzo che avrebbe potuto sentire.
“Spike?” chiese Buffy appena furono entrambi seduti sul divano, la testa di lei appoggiata sulla sua spalla mentre lui le accarezzava i capelli.
“Hmm?”
“Va bene se… non penso di essere pronta per iniziare qualcosa. Ma voglio… forse possiamo essere solo amici per un po’?”
“Amici per un po’… va benissimo. Forse è il modo in cui avremmo dovuto iniziare?”chiese lui sapendo come si stava sentendo lei.
“Sì,” concordò Buffy, “sarebbe bello.”
“Buffy? Non mi odiare se te lo chiedo, ma… non stai lavorando ancora, vero?”
“No. Quel lavoro può essere elencato ufficialmente sotto ‘primo lavoro ‘. Anche se,” disse dopo averci pensato un po’, “Non penso veramente che mai vorrò… voglio dire, non ho precisamente l’impressione di voler emettere, sai?”
“Lo so. Era solo una domanda.”
“Okay, ragazzo delle domanda” a Buffy piaceva questa sensazione… questa sensazione solo di… esserci.
“Rupert non ha delle pistole, vero?”
Buffy come risposta cominciò a ridere.
“Ehi! Ho una ragione per volerlo sapere…. Quindi, c’è l’ha?” chiese lui quando lei finalmente smise di ridere.
Tutti gli scatoloni di Spike arrivarono il giorno seguente e ora finalmente viveva del tutto con lei. Piaceva ad entrambi com’era.
Non c’erano questioni sessuali questa volta, ma piaceva ad entrambi. Non c’era neanche la sensazione che dovesse per forza succedere qualcosa, a cui Buffy era grata. Aveva paura che il suo volere Spike avrebbe condotto a problemi con il loro ‘solo amici’ ma sembrava funzionare tutto bene
Ora era il secondo mese da quando Buffy era tornata a casa e finalmente aveva trovato il coraggio di chiedere a Spike, o William come aveva iniziato a chiamarlo, la domanda che cercava di chiedergli da un mese o di più.
“Spike, potresti venire dal dottore con me oggi?” era più facile chiamarlo dottore che terapista.
Spike aveva fatto molta fatica a non tempestarla di domande sulle sedute con lo psicologo nonostante il suo estremo interesse, forse non aveva nascosto la curiosità abbastanza bene.
“E’ una tua cosa privata, non vorrei invadere, amore. E poi, sono sicuro che c’è molto da fare qui”
“Spike? Davvero non lo chiedo per beneficio tuo. Vorrei che venissi ma non voglio costringerti per questo che chiedo. Se non vuoi andare allora okay, resta qui. Ma se lo faii” spiegò “non dire che lo fai solo perchè ti sembra... appropriato o roba del genere”
“In questo caso mi piacerebbe molto venire”
“Vedi, Spike? Devi essere onesto con me. Se non volessi averti con me non te lo avrei cheisto”
“Immagino che abbia senso”
“Dannazione si che lo ha!” lo prese in giro.
“A che ora è l’appuntamento?”
“Domani alle due”
“Bene. Possiamo pranzare prima?”
“Mi piace l’idea. Hey, vuoi aiuto a preparare il pranzo ora?” indicò gli spaghetti che stava preparando e andò ad aiutarlo quando lui le diede il consenso.
“Quindi, Buffy, lui è William” disse la dottoressa Michaels quando entrarono entrambi il pomeriggio seguente.
Buffy notò lo sguardo che le stava dando “Si, le ho detto che ti chiami William. Quanto credi che possa pensare io sia messa male se parlo costantemente di Spike?”
Spike comprese che aveva ragione ma non glielo disse.
“D’accordo!” concesse “Ti chiamo Spike tutto il tempo. Lei sa solo che il tuo nome è William quindi cerca di essere gentile, okay?” si voltò verso la dottoressa per conferma.
“Ho pensato che sarebbe stato presuntuoso da parte mia iniziare a chiamarti per soprannome” confermò il dottore.
“Meglio che dire che la mia Buffy è messa male” disse Spike per scherzare, anche se era dannatamente serio e sia Buffy che la psicologa lo sapevano.“Assolutamente no” gli assicurò “E anche se gli psicologi fossero autorizzati a dire che le persone sono ‘messe male’ non lo farei, Buffy non corrisponde alla descrizione. È una giovane donna molto intelligente”
“Maledizione se lo è”
Buffy comprese che erano tutti ancora in piedi all’entrata della stanza e condusse Spike verso il grande, confortevole divano. Una delle cose che le piaceva del vedere la dottoressa Michaels era che il suo ufficio era così... rilassante; una grande poltrona morbida, il divano e la scrivania dietro cui sedeva la dottoressa rendevano tutto molto meno tetro di un ospedale.“Si, sediamoci” la dottoressa notò quanto William e Buffy sedettero vicini. Sapeva da quello che diceva lei che la relazione era completamente platonica, ma immaginava che fosse solo in senso fisico. Se si parlava di sentimenti... beh, allora non avrebbe mai descritto la loro relazione come platonica.
“Buffy, hai detto a William, Spike, perchè lo volevi qui oggi o-?”
“Speravo potessi aiutarmi con quella parte, sono nervosa”
“Non devi essere nervosa a dirmi nulla, piccola” la rassicurò Spike, prendendole la mano “Qualunque cosa tu abbia da dire, sono qui per te”
“Vedi, in realtà è proprio questo il punto... che posso”
Spike non coglieva “Non capisco qual’è il problema”
“Voglio smettere di vedere la dottoressa Michaels e parlare di tutto a te invece” disse prima che il nervosismo avesse la meglio.
“E lei dottore? Pensa che sia una buona idea?” Spike non stava mostrando nessuna emozione e questo preoccupava Buffy, si aspettava una reazione di qualche genere.
“Penso che Buffy si senta a suo agio da dirle le cose ed entrambi non pensate che questo possa danneggiare la vostra relazione, quindi penso che ne valga la pena”
“Huh” disse lui, sembrando pensieroso. Certo gli aveva detto che Buffy poteva parlargli di tutto. Ma poteva sul serio? Se aveva problemi con lui, se le diceva qualcosa che non andava, se la feriva... lei sarebbe stata capace di parlargliene? Se facevano questa cosa e lui diventava l’unica persona con cui lei potesse parlare, e poi lei non si sentiva di raccontargli qualcosa, sarebbe di nuovo andato tutto male?
Se la feriva, emotivamente, mentalmente, di nuovo?
Non avrebbe avuto nessuno lì conscio di cosa succedeva, nessuno a cui raccontare i suoi segreti.
“Buffy?” chiese la dottoressa allo sguardo ansioso della ragazza “Perchè non ci dai un minuto e poi spieghi le tue ragioni a William?”
“Perfetto” disse Buffy grata dell’opportunità di avere un attimo per se.
“William” chiese la donna quando Buffy fu uscita “Sei a tuo agio con questa decisione?”
“Cosa?”
“Non voglio che acconsenti solo perchè Buffy è nella stanza. Se è qualcosa che non puoi gestire o non senti che sia las celta giusta per voi due-”
“Non è questo... solo uno shock, penso”
“E perchè mai?”
“Beh... lei veramente non dovrebbe nemmeno volermi avere intorno e ora non solo vivo con lei e lei mi lascia essere suo amico, ma ora... sentire che pensa di potersi fidare di me così tanto...”
“Si?”
“Non so se posso farlo”
“Questo è comprensibile, sarà impegnativo e alcuni non si sentono a proprio agio a conoscere così tante informazioni su-”
“No, io... se non riuscissi a fare abbastanza... a farlo bene? Se lei avesse bisogno di qualcuno che l’aiuti sul serio e io non posso? Io non posso... non posso farle del male di nuovo”
“Se, con la consapevolezza di cosa io e Buffy abbiamo discusso negli ultimi mesi, non pensassi che questo sia il meglio per lei, gliel’avrei detto. Se non ne sei certo, allora ascolta le ragioni di Buffy e poi puoi prendere la tua decisione”
“Ma se dico no lei sarà distrutta”
“Forse all’inizio, ma se non puoi farlo, allora non sarebbe la cosa giusta e penso che col tempo se ne accorgerebbe”
“Bene” disse Spike, ancora perso nei pensieri.
Spike rimase seduto mentre la dottoressa andava a riprendere Buffy. Poteva farlo? Poteva farlo nel modo giusto? Non era una domanda su se voleva, sapeva che lo voleva, avere tutta quell’apertura e quella fiducia da Buffy. Ma non era certo di essere il meglio per lei.
Prima che se ne rendesse conto Buffy era di nuovo seduta accanto a lui, guardandolo, e iniziando la sua spiegazione “Ora mi sento come se stessi trattenendo tutto quello di cui voglio parlare da una settimana. Come se non potessi sul serio dirtele perchè tu ti aspetti che ne parli a lei. E poi sento che tu non sai tutto e se non sai tutto come posso sapere cosa senti per me? Come posso sapere se mi accetti veramente quando sai solo una parte della verità? E non mi piace qualcuno che non... che non c’era al primo posto quando avevo bisogno di aiuto. La dottoressa Michaels è grande, ma... tu c’eri. Tu sai tutto quello che è successo e sai quando ho sbagliato. Voglio dire, tu sai se mi ricordo le cose nel modo giusto o se mi rendo i ricordi troppo facili o difficili. Io...” non poteva ancora dire quello che voleva, “Mi importa sul serio di te Spike e io... voglio che sia tu a starmi vicino in tutto questo, quello a cui posso dire tutto e che può aiutarmi. Ma solo se vuoi... non se non vuoi. E capisco se non vuoi, voglio dire sono veramente messa male e dirti di aiutarmi a sistemarmi è impegnativo e...”
“Non sei messa male, amore”
“Non sono neanche il ritratto della normalità”
“La normalità è soggettiva” scrollò le spalle e poi tornò serio “Sei sicura che vuoi me per questo?”
“Se tu lo vuoi, si”
“Allora sembra che dovrò ricordarmi le lezioni di psicologia dell’università” scherzò.
Chi sapeva che il sabato mattina potesse essere così… cambiamento di vita. Avevano deciso di mettere da parte un ora alla settimana, il sabato mattina alle otto, per parlare. Nessuno altro impegno poteva essere preso e non rispondevano al telefono, era —in ogni modo — solo per loro due. Parlavano per tutta la settimana, ma questo era un modo per assicurarsi di non dimenticare niente.
E Buffy pensò che aveva fatto più progressi così in soli due mesi e mezzo che non con lo psicologo. Spike era, infatti, un uomo molto più intelligente di quello che pensava possibile — e molto perspicace.
Sia che fosse disposta ad ammetterlo o no, Buffy aveva sempre saputo che lui sapeva — o aveva la capacità di conoscerla – meglio di tutti; e la stava aiutando più di quello che si aspettava.
“Giochiamo alle venti domande,” disse Buffy mentre erano seduti sui lati opposti del letto come parlavano.
“Cosa è, pet?”
“Cosa ‘venti domande ‘?”
“Sì.”
“Tu mi fai venti domande e io te ne faccio venti — alternando le domande; così.”
“Questo ‘gioco d’azzardo ‘ serve a qualcosa?”
”Conoscere qualcosa in più sull’altra persona, duh!”
Nonostante quello che pensava, lui amava davvero questo lato di Buffy; amava vederla così allegra e… a cuor leggero.
“Cominci tu o io?”
“Tu,” decise Buffy.
“Bene,” ci pensò per un minuto. “I tuoi colori preferiti?”
Buffy iniziò a ridere e nonostante i sforzi, William ne fu infastidito. “Cosa c’è di così divertente? Mi hai detto di farti una domanda; non è colpa mia, se non ho trovato di meglio.”
“Non è questo,” l’assicurò lei. “Solo amo fare questo con i ragazzi— la loro prima domanda è sempre: ‘quale è il tuo colore preferito? ‘ o ‘lo faresti mai con una ragazza? ‘.”
“Così, posso ritentare?”
“Certo,” concordò Buffy.
William sembrò pensarci duramente per un minuto e Buffy stava iniziando a domandarsi se gli avesse chiesto a qualcosa quando finalmente fece la domanda. “Così, lo faresti con una ragazza?”
Buffy lo schiaffeggiò sul braccio e alzò gli occhi.
“Non puoi portare la mia mente su quel soggetto e aspettarti che non te lo chieda. È tutta colpa tua; mi ci hai portato tu”
“Abbastanza giusto,” concesse lei. “Bene, suppongo che veramente non lo so.”
“Lo devi sapere.”
“Ma non lo so perchè… bene, dopo tutto quello che è successo… per adesso, per me il sesso non sarà più una cosa casuale; farò sesso con qualcuno con cui avrò una vera relazione. Quindi, anche se penso che sarebbe divertente… no.”
“Così, non una cosa a tre?” scherzò lui, aspettandosi che lo schiaffeggiasse di nuovo, ma sorprendendolo, lei rispose davvero.
“Non più di uno. Sarà divertente, ma penso che sarai troppo gelosa, capisci?”
“Capisco precisamente quello che vuoi dire, luv.” e lo faceva; se e Buffy avrebbe voluto fare sesso, non era sicuro di poterla dividere così. Anche se l’idea di lei e l’uccello di un altro non gli piaceva.
“Okay, adesso la faccio io la domanda,” disse vivace Buffy, mettendo il piatto vuoto sul pavimento vicino al letto. “Quale è il tuo colore preferito?” chiese appena si rigirò verso lui.
“Ehy! Hai appena detto...”
“Lo so. Non ho detto che non potevi chiederlo, ho detto solo che era prevedibile.”
William la fulminò con lo sguardo per alcuni secondi prima di fare un ghigno. Amava Buffy felice.
“Devo dire nero.”
“Il nero non è un colore,” obiettò Buffy.
“Certo che lo è!!”
“Ve bene,” Buffy alzò di nuovo gli occhi.
“Seconda domanda… Posto preferito dove andrai quando avrai un bambino?” chiese lui.
“Hmm, è veramente una buona domanda—”
“Non sembrare così sorpresa, posso essere intelligente quando la situazione lo richiede.”
“Lo so e, beh, suppongo che dovrei dire la spiaggia. E’ così rilassante e ricordo che amava guardare l’acqua e tentare di immaginare quello che stava facendo in quello stesso momento qualcuno dall’altra parte dell’oceano. La tua domanda: stessa cosa visto che adesso mi hai incuriosita.”
“L’attico della mia casa; potresti arrivarci dalla mia stanza e io andavo lassù tutto il tempo. Non avevo precisamente i migliori genitori, bene, mamma andava bene, era papà che lo rendeva insopportabile. Strisciavo per non sentire le loro discussioni. Penso che fu quello il momento in cui mi iniziò a piacere così tanto leggere; era quasi l’unica cosa che lassù per ore.”
“Mi dispiace che dovevi subire le discussioni tra i tuoi genitori.”
“Va bene; lo superato tempo fa. Sappi che non permetterò che mio figlio lo debba subire. Giusto,” arrivò ad un nuovo soggetto, “Tempo per farti un’altra domanda. Ti è piaciuto quando Rupert ha cominciato girare intorno a tua mamma?”
A qualcun’altra non avrebbe risposto, ma “Non all’inizio, no; era abbastanza presto dopo tutta la cosa con mio papà e… non mi fidavo di Giles. Pensavo che tutti gli uomini ti ferivano. Quindi, quando cominciò a venire qui e vedevo che le cose andavano— odiavo lui e mamma a causa sua.
Ma eventualmente inizia ad aver fiducia in lui e vide che amava veramente mia madre.”
“E tu,” aggiunse lui correggendo la sua affermazione quando lei sembrò non capire, “Rupert ama anche te, pet; non solo tua madre.”
“Sì, suppongo di si.” decise Buffy per un tema più semplice, “cosa volevi essere quando eri piccolo?”
“Volevo essere un scrittore,” disse lui triste.
“Sembra che hai realizzato il tuo desiderio,” Buffy non capiva il suo tono triste.
“Non è completamente lo stesso, parlo di libri di altre persone.”
“Così ti piacerebbe scrivere uno tuo?”
“Vorrei; ma non sono sicuro di riuscirci.”
“Ma dopo aver letto tutti quei libri e sai quello che è buono e cattivo — non ti da il modo di giudicare il tuo scritto, no?”
“Non lo so; non sono mai troppo a mio agio con le persone che vedono quello che ho scritto.”
“Posso leggerlo io una volta?”
”Ci penserò,” era il meglio che poteva fare. “Adesso, e tu. Cosa volevi diventare?”
“Una pattinatrice sul ghiaccio,” arrossì mentre lo diceva.
“Eri brava?”
“Non ho mai veramente pattinato sul ghiaccio, ho solo visto delle persone che pattinano alla Tv e decise che volevo farlo.”
“Suona quasi giusto,” rispose lui pensando ai bambini e alle loro ambizioni. “E lo vuoi ancora?”
“Queste sono due domande, mister.”
“Allora me ne farai due anche te quando sarà il tuo turno. Vuoi ancora pattinare sul ghiaccio?” ripeté lui.
“No”
“E gradiresti spiegare il motivo?” la pungolò leggermente.
“Io.”
“Hmm?” chiese lui, non capendo.
“Voglio essere me stessa. Ho passato troppo tempo ad essere qualcun’altro; adesso voglio solo essere me stessa.”
“Penso che stai facendo davvero un buon lavoro, luv” gli disse Spike.
“Pensi che in qualche modo per il fatto che tu e Giles avete della roba genetica in comune e mamma fa che… che loro siano attratti l’un l’altro e perché lo eravamo anche noi?”
Lui le voleva chiedere sul eravamo ma si trattenne. “Non del tutto.”
“Veramente?” sembrava delusa.
“Veramente. Penso che qualunque cosa ci sia tra loro sia molto diversa da qualsiasi cosa c’è tra noi. Voglio dire, sei attratta da Rupert?”
“Cosa?! No…ew! Lui è come mio padre.”
“Giusto e anche se tua madre è bella non penso che la inviterò ad uscire. Sono loro e siamo noi.”
“E cosa siamo precisamente?” Buffy fece la seconda domanda.
“Siamo amici, gattina,” rispose Spike, non volendo spingere le cose troppo lontano dal correre il rischio di rovinarle. Ma la sua prossima domanda stava probabilmente per rovinare tutto. “Qualcuno era al telefono quella sera?” si odiò ma doveva sapere.
Buffy sapeva precisamente di cosa stava parlando, “No” vide che sembrava… sollevato. “L’ho messo sul chiamare il mio cellulare e l’avevo sul silenzioso nella mia stanza. Non c’era nessuno… non potevo farlo.”
“Volevi?” nessuna replica per il fatto che non fosse il suo turno.
“No… volevo dimostrati i miei punti di vista— a te e me, ma anche… questa non era qualcosa che volevo o potevo fare.”
“Grazie per quello, Buffy.”
“E’ la verità,” non voleva che pensasse che lo stava dicendolo solo per placarlo.
“Lo so, so che non mi mentiresti mai.”
“Quanti bambini vuoi?”
“Beh, penso che dovrei dire quattro, ma due di loro vicino per l’età e allora anche gli altri due vicini per età.”
” Perché?”
“Beh, escludendo il possibile scenario ‘essere fuori posto ’. E avranno un amico. Pensa a questo, dovremo dividere meno lotte,” non sembrò notare precisamente quello che aveva detto.
“Suppongo che sia giusto. Ma se noi avessimo dei bambini, per Giles sarebbe un problema,” si rese conto Buffy.
“E perché?”
“Sarebbe uno zio e un nonno, un tipo di casino, non pensi.”
“Gli diremo di chiamarlo nonno e gli spiegheremo tutto quando saranno abbastanza grandi per capire.”
“Spike, ti sei accorto che stiamo parlando dei nostri bambini, vero?”
“Così? Cosa, pensi che capiranno prima da soli?”
“No, voglio dire, ‘stiamo parlando dei nostri bambini,” tentò di nuovo.
“Okay lo so, e non vedo — Oh,” bisbigliò lui mentre si rese conto di quello che voleva dire. “Sono dispiaciuto, pet. Non dovrei star --”
“Ci pensi mai?” lo interruppe Buffy. “Prima di adesso? La verità.”
“Sì,” ammise Spike senza incontrare i suoi occhi e prendendo un’esistente filo sul copriletto, “Lo faccio. Non dovrei— io… possiamo cambiare argomento?”
“Possiamo uscire venerdì?” chiese Buffy con voce calma che nascondeva il suo nervosismo estremo.
“Sì, c’è quel film che esce e che volevi vedere, giusto?”rispose Spike pensando che lei aveva cambiato argomento. Si stava per tirare dei calci mentalmente per molto tempo per —
“No, voglio dire, possiamo avere un appuntamento venerdì, William?”
O no, decise lui.
“Cosa stai-”
“Voglio dire, se non vuoi, dimmelo. Ma io... mi sembra sia la cosa giusta da fare. Lo voglio da... ma non mi sembrava mai il momento giusto... non pensavo di essere pronta”
“E lo sei ora?”
“Penso di si” disse piano “Voglio dire, io voglio e penso che tu-”
“Io lo voglio, amore. Credimi.”
“Quindi possiamo?”
“Mi piacerebbe molto” ammise “Una sera fuori da qui. Andiamo a mangiare, a vedere un film... suona bene?”
“Suona perfettamente” gli assicurò Buffy “Quindi, qual’era la tua materia preferita a scuola?”
Spike sorrise e continuò il gioco delle venti domande, e ognuno di loro chiese molto più di venti domande quella mattina, ma non era importante, per lui, perchè Buffy gli aveva chieso di uscire.
Chi sapeva che i Sabati mattina potevano... cambiarti la vita.
Avrebbero sul serio dovuto farlo prima, decise Buffy... beh, veramente, forse no. perchè lei non era sicura che loro, o meglio lei, ne fossero pronti prima di adesso.
Ma ora? Ora era perfetto in tutta la sua imperfezione. Lasciando la casa si erano scontrati cercando di uscire dalla porta nello stesso momento. Buffy non si aspettava che lui aprisse la porta per lei e gli era piombata addosso entrando al ristorante. E si erano messi a parlare nello stesso momento aspettando il cibo.
“Cosa stiamo facendo?” la seconda volta che parlarono allo stesso momento
“Ceniamo?” tentò lui.
“Si, ma cos’è tutto quel-” gesticolò insicura di come esprimersi
“Intendi il caos del primo appuntamento?”“Si!” esclamò “Ti rendi conto da quanto tempo ti conosco? Non dovremmo comportarci così”
“Ma è diverso, gattina. Questo è noi in un appuntamento, non lo abbiamo mai fatto prima, è qualcosa di nuovo”
“Ma è nuovo bello, no?” chiese ancora insicura.
“Decisamente, amore. Ora che ne dici se smettiamo con la follia e siamo noi stessi?”
“Penso che sia una buona idea” consentì lei.
“Ti piace la tua pasta?” Spike notò che la stava divorando.
“La adoro” esclamò “Mi sono sempre piaciuti gli spaghetti, è uno dei miei piatti preferiti. Solo che non li mangio spesso perchè davvero, davvero, davvero non riesco a farli”
“Hai mai provato?”
“Da dove pensi che arrivino tutti quei ‘davvero’?”
“Immagino che non sia andata molto bene allora”
“No, per niente!”
“Che è successo?”
“Si è bruciato il tegame così l’ho dovuto gettare, un po’ del burro non so come è andato a fuoco ed è stato tutto un gran casino, sul serio”
“Immagino che dovrò mostrarti come si fa, allora”
“Davvero?” sorrise Buffy.
“Non posso portarti fuori tutte le volte che vuoi degli spaghetti, no?”
“Non è che andresti in bancarotta”
“No, hai ragione, ma mi piace anche che passiamo del tempo da soli”
“Allora, film?”
“Non penso che potresti guardare ancora un po’ il caffè senza che diventi qualcos’altro” rispose Spike.
“Davvero? Come cosa?”
“Non ci ho realmente pensato” ammise.
“Beh, per salvarti dal grande dolore e tormento di pensare-”
“Hey!”
“-andiamo al cinema adesso”
“Perchè guardiamo un film per bambini?”
“Perchè io volevo così, quindi comportati bene”
“Vorrei farti notare che sono perfettamente capace di comportarmi bene” ed era vero. Non aveva nemmeno tentato di baciarla mentre erano al cinema, indipentendemente dal film scelto. Non si erano sul serio baciati da... beh da quando era tornato, e quando fosse successo sarebbe dovuto succedere bene, non dentro un cinema.
“Certo che lo sai”
“Ovviamente. Ora zitta e guarda il film!”
Buffy roteò gli occhi in risposta ma alzò il braccio tra di loro e si accoccolò attorno a lui. Lo faceva spesso di recente quando guardavano dei film, l’aiutava ad abituarsi all’idea che... qualcosa accadesse di nuovo tra loro.
Spike l’avvicinò a se con un braccio attorno alle sue spalle e si sistemò per guardare il film, sorprendentemente carino anche per lui. Era la classica storia d’amore Disney, una favola storia con assolutamente nulla di sessuale mostrato o nemmeno suggerito. Così riusciva a cogliere la storia ma anche dare attenzione a Buffy.
Non era pronto o volenteroso di ammetterlo, ma era nervoso a morte stasera. Era la sua grande seconda occasione e non poteva evitare di pensare a modi su modi in cui poteva distruggerla. Era anche lieto che le cose fossero così leggere.
Forse, solo forse, potevano farcela.
“E’ stato davvero un bel film”
“Hai detto che sono state davvero belle molte cose, vero piccola?”
“Beh, lo intendo davvero”
“Allora vorrei dirti che ho davvero, davvero, davvero, davvero, davvero passato una bella serata”
“Sei davvero uno stupido”
“E tu sei adorabile”
“Si? Come?” non sapeva perchè improvvisamente l’avesse detto.
“Beh, per vedere un film della disney, e dire che è tutto bello”
Buffy arrossi e disse “Beh, mi piacciono i film Disney, sono dolci”
“Adorabile non è una brutta cosa, amore” giurò “In effetti, mi piace molto”“Siamo a casa” osservò Buffy quando entrarono nel vialetto, suonando triste.
“Ci siamo” confermò Spike.
“Cosa facciamo ora?” chiese
“Cosa intendi?”
“Beh, abbiamo appena avuto un appuntamento. Generalmente alla fine di questi appuntamenti entrambi vanno alle proprie case, o vanno nella stessa e...”
“Ah” improvvisamente comprese, non aveva pensato a cosa sarebbe successo tornati a casa. “Perchè non ti accompagno alla porta, ti do un bacio della buonanotte, ti accompagno dentro, e poi puoi cambiarti nella tua stanza e io mi cambio nella mia e ci guardiamo David Letterman insieme o qualcosa del genere?”
“Mi piace” confermò lei. Era il perfetto compromesso che poteva farle avere il ritorno a casa da un appuntamento e anche non rendere le cose imbarazzanti tra di loro. E non metteva pressioni perchè dovesse accadere qualcosa di più una volta entrati.
L’idea del bacio della buona notte poi non era male.
Spike l’accompagnò, lentamente, dal vialetto alla porta principale, trattenendo le cose il più possibile.
“So che forse non baci al primo appuntamento, ma speravo che potessi fare un eccezinoe per me... posso baciarti, Buffy?”
Dopotutto quello che avevano passato le chiedeva un permesso per un semplice bacio. Che però non era semplice.
“Certo che puoi, William. Mi piacerebbe molto”
Spike le diede un rapido bacio sulle labbra, un bacio che lasciò entrambi a desiderare di più.
“Buonanotte, Buffy”
“Ci vediamo presto” sorrise lei entrando in casa, chiudendo la porta dietro di se.
Spike sedette sul gradino di fronte per circa cinque minuti prima di seguirla in casa. Dal momento che non stavano andando a dormire, forse avrebbe potuto darle un altro bacio di buonanotte quando la ‘buonanotte’ sarebbe stata realmente applicabile? Si, sarebbe stato bello.
“Lo sai”, sottolineò Spike, “ penso che mi piace l’intera cosa di vivere insieme.”
“Ti piace solo perché ci porta sul divano a coccolarci abbastanza regolarmente.”
“Non negherò che è certamente una grande parte di questo.”erano distesi fianco a fianco sul divano nel soggiorno a coccolarsi da quasi un’ora e Spike era felice di continuare così per un’altra ora o due o più ore.
“Ricordi che mia madre verrà qui per ‘parlare’ per un po’, vero? “
“Certo che lo ricordo.” non era pronto a rinunciare ancora al contatto con lei così mentre parlava le baciò la linea della mascella.
“Se ti ricordi che mia madre sta venendo qui -e la porta non è chiusa a chiave e che questa è tecnicamente una parte della sua casa... allora perché la tua mano è sulla mia camicia? “
“Almeno non è nei i tuoi pantaloni”, alzò spalle.
“Spike! “ tentò di suonare oltraggiosa ma alla fine rise.
“Busserà, gattina, e lo saj. E non può vedere molto – da dietro.”
“Ma cosa penserà se ci trova sul divano? “
“Pet”, tentò di dirlo paziente, “Tua mamma sa che stiamo insieme e sa che viviamo insieme; non penso che l’oltraggerebbe se ci trovasse a pomiciare.”
“Pomiciare, suona come una parola stupida, sai.”
“Si, certo.”
“Comunque il punto non è che lo sa. È che non deve vederlo.”
“Bene”, Spike accese la televisione e prima che Buffy potesse dire qualcosa, ritornò a baciarla.Joyce arrivò là dieci minuti dopo e, come ci si aspettava, Buffy era nervosa, saltò su, di fronte a sua madre, e le spiegò che lei e Spike stavano ‘solo guardando la tv.’ Sua madre (e Spike) scelsero di non commentare sul fatto che alla tv c’era una televendita.
Avevano parlato di tonnellate di cose banali, quello che avevano fatto durante la settimana, la nuova mostra d’arte che Joyce era interessata a vedere, l’ultimo libro che William stava recensendo e la cena che loro--insieme a Giles— avrebbero fatto la settimana dopo.
Tutti evitarono il discorso di come si aspettavano che l’uomo più anziano si comportasse durante la cena; tutti speravano per il meglio ma temevano per il peggio.
Spike le aveva fatto una cena meravigliosa, iniziando mentre sua madre era là così che sarebbe stata pronta in tempo. Joyce era stata molto contenta quando William le aveva detto che una volta avrebbe cucinato anche per loro tre.Dopo cena Buffy si offrì per pulire se Spike le avesse insegnato il poker. E lui accettò.
“—Così quelle sono le carte che dovresti avere per battermi”, finì di spiegare Spike.
“Penso che devi essere un ragazzo per capire questo gioco. Voglio dire ci giocano soprattutto i ragazzi, no? È la loro settimanale cosa tra ragazzi. Quindi, vedi, non ci riesco perché sono una ragazza.”
“Adesso non rinunciare, luv. Abbiamo giocato poco, ci vuole un po’ per imparare.”
“Yeah…o sono solo stupida! “
“Non sei stupida, Buffy.”
“Ma guarda, continuo a perdere”, mormorò lei.
“Buffy, stai facendo veramente bene per qualcuno che non ha mai giocato. Adesso non abbandonare, luv, se no non migliorerai mai. Anche se continui a giocare.”
“Cosa intendi? “ chiese Buffy scetticamente.
“Voglio dire se decidi che non riuscirai mai, allora non c’è la farai -- devi pensare positivo, pet.”
“Ho un problema con quello qualche volta”, ammise Buffy ricordando i problemi più monumentali che erano sorti perché aveva abbandonato troppo facilmente.
“Nah, adesso sei molto migliorata.”
“Grazie, William.” non le permetteva mai di buttarsi giù o di non credere in se stessa.
“Perché non andiamo a dormire e domani mattina uscirò e vedrò di trovarti ‘La guida per le ragazza al poker’.”
“’La guida per le ragazze al poker? “
“Se pensi che sia un gioco da uomini, allora troverò il modo di fartelo spiegare da una donna.”
“No, mi piace il modo in cui me lo stai spiegando— solo non piace quando non capisco subito.”
“Allora dovremo giocare di più”, Spike era davvero contento che non le fosse piaciuta la sua idea, non volere perdere questa volta con lei. La verità era detta, non stava facendo del suo meglio a spiegarle le cose; così da poter passare più tempo con lei ogni sera.
“Suona bene.”
“Bene, pet, vai a letto, io chiuderò qui.”
Buffy lo guardò muoversi, spegnendo le luci e controllando che le finestre fossero chiuse prima che notasse che lei non era andata a letto. “Vai adesso è tempo per te di metterti a letto.”
Buffy si alzò e andò nella sua stanza, non dicendogli niente lungo la strada, qualcosa che lo è sorprese; ma immaginò che stava pensando a qualcosa e che non era stato intenzionale.
Spike spense tutte le luci nella parte principale della casa, lasciando la luce di fuori, chiuse le porte, si assicurò che le finestre fosse tutte chiuse, e rimise a posto le carte prima di andare verso la sua stanza per una doccia.
Tentava come poteva ma sembrava non riuscire a dimenticare il discorso che lui e Buffy avevano avuto una volta, prima che tutto questo iniziasse, su quello che lei avrebbe gradito fargli sotto la doccia; e quello che lui le avrebbe voluto fare sotto la doccia.
Non era qualcosa che si poteva dimenticare facilmente. Quasi ogni giorno doveva fare una doccia fredda.
Sapeva che c’era, naturalmente, altri modi che una bella doccia fredda per occuparsi della situazione, ma in qualche modo si sentiva male. Lui non era completamente sicuro ma sembrava che visto che stava tentando di aiutare Buffy a uscire dal passato allora neppure lui doveva pensare a quello che era accaduto poi.
In qualche modo sembrava solo sbagliato. Per il suo cervello lo era; per certe altre parti del suo corpo non sembravano avesse nessun problema con questo.
Insaponandosi rapidamente i capelli, se li sciacquo e uscì dalla doccia. Trovando il paio di pantaloni del pigiama che aveva lasciato là il giorno prima--con Buffy introno, dormire nudo come faceva da quando aveva quindici anni non era esattamente la cosa migliore-- si vestì e appese l’asciugamano prima di uscire il bagno. Non era stata una doccia lunga, ma quando uscì dalla sua stanza era contento per il breve tempo che ci aveva passato.
“Buffy? Cosa stai facendo, luv? “ appena aveva aperto la porta, aveva visto Buffy saltare e dirigersi verso la porta.
“Oh! William, ciao.”
Lei suonò così sorpresa che lui non poté impedirsi di commentare, “Suoni così sorpresa di vedermi. Questa è la mia stanza, lo sai.”
“Sì, io, uh sì, lo so. Vedi, ero solo... immaginavo che ci avresti messo di più a fare la doccia.”
“Non mi hai sentito spengerla? E cosa stai facendo qui? “
“Io ero, um, stavo pensando a della... roba; suppongo che sia per quello che non l’ho sentito”
“Eri così distratta che sei andata nella stanza sbagliata? “ chiese lui quando lei non rispose alla sua seconda domanda.
Buffy seppe che sarebbe stato più facile mentire e dire ‘sì, è andata così’. Ma lei non mentiva a William, non più.
“Davvero, no”, rispose lei coraggiosa--bene per lei era una cosa molto coraggiosa! “Ti volevo chiedere una cosa. La distrazione era che pensavo che fosse una cattiva idea e mi stavo convincendo. Ma vedi, non è una cattiva idea veramente. Almeno non penso che lo sia.”
“Cosa non è una--”
“Posso dormire qui? “ disse Buffy interrompendolo e facendolo tacere tutto insieme.
“Precisamente cosa mi stai chiedendo, Buffy? “ chiese Spike quanto calmo poteva essere.
“Beh, non intendo l’eufemistico ‘dormire’... se quella è la parola giusta. Intendevo dormire letteralmente; posso dormire qui? “
“Con me? “
“Di nuovo, non ‘dormire con te’ nel senso ‘farò sesso con te’--”
“Lo so, pet. Sono solo... veramente? “
“Se ti va bene. Io solo... l’unica notte, bene, nella memoria recente dove ho dormito bene era la prima notte--”
“Buffy... “
“No, non voglio dire per il sesso o... è stata l’unica notte dove ho dormito nello stesso letto con te, sai...”
“Lo so.”
“E beh... ho dormito così bene quella notte... “
“E’ la sola ragione Buffy? “ sentì come se lei stesse trattenendo qualcosa.
“Prometti di non arrabbiarti? “
“Tenterò”, non poteva fare una promessa che non sapeva di poter mantenere.
“Anche, ma questa non è la ragione principale... è anche perché l’ultima volta che sono stata qui con te... “ entrambi sapevano, chiaramente, quello che lei voleva dire. “Ho bisogno.... di sostituire quel ricordo con un’altro.... questo ha un senso? “
“Per una qualche ragione c’è l’ha”.
Lui ancora non le aveva risposto e lei stava iniziando a diventare veramente nervosa -- forse lasciare la stanza era il piano più intelligente.
“Quindi, uh... posso? “
Spike sapeva che era una grande cosa.
“Certo che puoi.” quando, anche dopo che era nel letto, Buffy stava ancora in piedi nello stesso posto, lui si preoccupò che avesse cambiato idea. “Vieni, gattina? “ le chiese mentre alzava l’orlo della coperta.
Qualche secondo dopo Buffy era al suo fianco che lo guarda in viso.
“Vieni qui”, disse lui correndo un grande rischio e tirandola più vicino a se.
Buffy si tese per un secondo e lui iniziò a scusarsi quando lei lo interruppe, spiegandogli con una risata sciocca, “I tuoi capelli sono bagnati.”
“Allora la prossima volta dovrò asciugarli un po’ con il phon, huh? “
“Si, la prossimo volta dovrai farlo.”
E entrambi seppero che sarebbe andato tutto bene.
Era ancora buio fuori quando il leggero movimento di Spike per la camera da letto svegliò Buffy; e non era neppure nella stanza di lui. La notte prima lui le aveva detto che aveva qualcosa da fare la mattina dopo, molto presto e che probabilmente lei voleva dormire nella sua stanza.
Lei non voleva veramente, ma il fatto che lui glielo aveva suggerito l’aveva incuriosito così aveva concordato. Comunque apparentemente l’aveva svegliata, anche se solo per errore.
“Cosa stai facendo?” chiese lei assonnata, ancora non completamente sveglia.
“Oh ti ho svegliato?” la guardò con uno sguardo di scusa e… come se fosse stato beccato?
“Va bene” l’assicurò lei. “Non che la routine di cacciatore notturno,” continuò, “non è interessante e tutto, ma… cosa stai curiosando nella mia stanza a,” guardò all’orologio, “Dio, Spike, sono solamente le quattro e dodici. Nessuno è sveglio adesso.”
“Stavo per farti una sorpresa,” si lamentò, apparentemente seccato. “Ma apparentemente sono un po’ troppo chiassoso. E ‘Cacciatore notturno ‘, pet? Non ero qui per ucciderti.”
“Non intendo quello, ma solo il cacciatore inteso come uno che cammina impettito durante la notte. Ancora, cosa stai facendo?” ancora era distesa e era difficile non addormentarsi di nuovo.
“Oh giusto,” Spike sembrò comprendere per la prima volta che ancora non aveva risposto alla sua domanda. “Beh uh, vestiti.”
“Quella non è una risposta.”
“Ho detto che è una sorpresa; non lo sarà se adesso ti dico cosa è, no?”
“Penso che mi piacciono le sorprese che non mi costringono a svegliarsi alle quattro del mattino.”
“Solo aspetta finché non sai cos’ è, poi puoi decidere se sgridarmi o no.”
“Bene,” concordò lei, “Questa cosa speciale ha bisogno di un vestito?”
Lui non ci pensò neanche per un secondo prima di rispondere, “Jeans, una camicia a maniche lunghe e questo,” gettò la sua maglia con cappuccio sopra il letto. Buffy sembrò strana ma alla fine accennò col capo, “Bene allora, andrò a fare un po’ di caffè per te, fammi sapere quando sei pronta.” e lasciò la stanza, lasciando Buffy— ancora molto confusa— seduta sul letto.
Venti minuti dopo, Buffy uscì dalla stanza vestita con un paio di jeans blu e una camicia di cotone rosa con le maniche lunghe indossando la maglia. Aveva tentato di svegliarsi abbastanza per truccarsi ma ogni tentativo di truccarsi gli occhi aveva rischiato di accecarsi così si era messa solo un po’ di lucida labbra; i suoi capelli erano tirati indietro in una coda di cavallo alta.
“Buona mattina,” mormorò sarcastica. Sorrise leggermente, tuttavia, quando Spike le diede una tazza di caffè — una grande tazza di caffè.
“Mattina anche a te, luv,” era ancora di umore molto migliore del suo. “Abbastanza giusto,” disse dopo alcuni momenti che la guardava bere il suo caffè, “stavo facendo in modo di permetterti di dormire un po’ di più, non volevo svegliarti così presto.”
“Quando volevi svegliarmi?”
“Verso le quattro e quaranta,” rispose lui.
“Sì, vedi, ancora comincia con un quattro. Nella terra di Buffy è cattivo.”
“Sono dispiaciuto, pet,” si scusò sincero. “Se non ne vale la pensa — questa sorpresa — allora puoi… non so, farmi qualunque cosa, okay?”
Al momento, sapendo che lei poteva vendicato se qualunque cosa che aveva progettando non le piaceva, era molto confortante.
“Okay— e credimi se mi hai svegliato così presto senza nessuna buona ragione, penserò a qualcosa.”
“So che lo farai. Adesso vuoi che portiamo un po’ di caffè con noi?” lui aveva notato che aveva finito la sua tazza.
“Si, grazie”
“Per favore dimmi che siamo arrivati; e non solo perché tutto questo caffè mi sta facendo desiderare un bagno. Sto iniziando a pensare alle cose che posso farti.”
“Si, me l’aspettavo,” e se l’aspettava veramente, quando la sua ragazza diventata burbera era burbera. “Saremo là in due minuti.”
“Meglio” si rimise al suo posto, sospirando.
“‘ Centro Ricreativo ‘,” Buffy lesse il segnale quando due minuti più tardi, tenendo fede alla sua parola, Spike parcheggiò.
“Vieni?” chiese lui uscendo dalla macchina.
“Spike,” disse lei dopo che l’aveva seguito fuori dalla macchina, lasciando la tazza di caffè vuota dietro a se “Sono le cinque e trenta della mattina, non voglio fare niente che viene classificato come ‘ricreativo ‘.”
“Solo abbi fiducia in me, huh?”
Buffy lo guardò molti secondi prima di addolcirsi e dargli un piccolo cenno, “Tenterò.”
“Abbastanza giusto.” le prese la mano e la condusse nell’edificio. Se Buffy non lo conoscesse meglio, avrebbe detto che lui sembrava… eccitato.
“Spike?” chiese Buffy molto, molto lentamente una volta che entrarono nell’edificio e aveva dato uno sguardo intorno.
Ora invece di eccitato, sembrava nervoso e preoccupato. “E’ qualcosa di stupido, ma ho solo pensato--”
Buffy lo interruppe con un bacio, sorprendendolo per la sua velocità e intensità — così tanto che si stava chiedendo se non potessero trovare un luogo un pò più privato. Ma guardandola in viso cambiò di nuovo la sua idea. Buffy sembrava felice.
“Sei un tale vecchio,” scherzò lei. “Grazie,” disse sincera dopo un altro bacio rapido, ridendo quando evase i suoi tentativi di prolungarlo.
“Quindi pensi che sarà divertente?” chiese lui osservando Buffy che fissava la pista per pattinare con felicità pura sul volto.
“Finché non ti prendi gioco di me… e finché nessun altro lo farà”
“Bene, ti prometto che non accadrà.”
“Capisci che non puoi promettere per le altre persone, vero?”
“Non c’è nessun altro,” spiegò lui semplicemente.
“Che vuoi dire?”
“Voglio dire che ci siamo solo noi. L’ho affittato per noi così saremo solo noi due.”
Buffy immaginava che non ci fosse nessuno perché era presto; non aveva pensato che… Spike l’avesse affittato. Per loro. Solo per loro. Doveva essere veramente il miglior fidanzato.
“È stai facendo quella cosa psicologica con me… visto che volevo essere una pattinatrice sul ghiaccio prima che mi annoiai o qualcosa?”
“Veramente, no,” rivelò lui. “Funziona anche per quello, no? Fingeremo,” decise, “quello è ciò che stavo per— fare sembra più… profondo.”
“Più profondo?”
“Profondo,” lui lottò contro la spinta di farle linguaccia, chiedendosi cosa per l’inferno gli faceva per renderlo così. Era un uomo adulto per Dio. “Andiamo a prendere i pattini.”
“Pet, non cadrai,” la persuase Spike.
“Pattini da ghiaccio, William, ghiaccio. Sai quello che vuol dire questo? Vuol dire che sono per il ghiaccio e non per pavimenti di cemento.”
“Buffy, luv” disse lui paziente, “io ci sono qui, no?”
“Bene devi essere un genere di super eroe,” scherzò lei. “Perché non ti do una medaglia?” si rifiutò di spostarsi dal suo posto.
“Quando è stato l’ultima volta che sei salita sui pattini a rotelle?”
“Pattini a rotelle? Probabilmente mai. Pattini in linea invece…”
“Si, bene, ho capito. Sono del genere antico e vecchio super eroe — vuoi solo venire qui.”
“Finisci di farlo suonare come se fossi una mocciosa,” lei sporse le labbra.
“Ci sei quasi, pet.”
“No, io non— lo sono, vero?” chiese lei desolata.
“Sai che non ti chiederei di farlo se sapessi che non potevi. Andiamo,” la esortò. “Vengo là, mi tolgo i pattini, ti posto qui, ritorno a mettermi e pattini e torno da te, ti va bene.”
“Lo faresti?”
“Certo,” rispose lui prima di iniziare a uscire dalla pista di ghiaccio, ma fermandosi quando Buffy si mise in piedi. “Così come funziona?” chiese mentre lei camminò verso lui, mordendosi il labbro inferiore e guardandosi nervosamente i piedi.
“Non lo so. È presto; mi sento strana.”
“Bene sei qui,” lui le prese le mani e l’aiutò ad avanzare sopra il ghiaccio, tenendo i suoi piedi larghi e tenendola quando iniziò un po’ a barcollare.
“Ci sono. E come è che sai pattinare, mister?”
“Non come la California, l’Inghilterra ha l’inverno.”
“California ha l’inverno,” protestò lei. “Fa freddo!”
“Buffy,” disse lui serio, “cinquanta gradi non è freddo.”
“Anche,” ancora non si arrese, “Specialmente quando è tutto piovoso e tutto umido e schifoso.”
“Schifoso?”
“Uh-huh.”
“Il fatto che può solo piovere prova solo che non è inverno— la neve è inverno, pet—”
“Così mi stai dicendo che non piove mai in inverno in Inghilterra?”
“Bene, no, piove, ma—“
“Vedi!”
“— Ma quando è stata l’ultima volta che ha nevicato qui?”
“Pensò che nevicò una volta quando mia mamma era piccola,” rispose lei debolmente.
“Io rimango della mia idea. Adesso smettiamo di discutere se in California c’è o non c’è l’inverno e torniamo al pattinaggio.”
“Vedi,” disse lei pensierosa, “stavo pensando che se avessi chiesto abbastanza cose ti saresti dimenticato della cosa del pattinaggio.”
“Non vuoi farlo?”
“No, è che... non voglio cedere,” finì lei calma.
“Non cadrai, luv. Ti insegnerò io.” aspettò che lei accennasse col capo concordante prima di iniziare. “Adesso, stai solo in piedi, come sui pattini in linea.”
“Scusa per quello,” si scusò lei sincera.
“Non ti preoccupare. Adesso... lo puoi fare, Buffy; non essere così nervosa — siamo solo te e io.”
Lui aveva ragione; era consapevole e sicura che stava per cadere sul sedere almeno una dozzina di volte, ma… erano solo lei e Spike. Non doveva preoccuparsi di sembrare stupida di fronte a qualcuno — se lui non l’aveva respinta dopo tutte le cose che aveva fatto finora, era abbastanza sicura che il fatto di non saper pattinare sul ghiaccio non l’avrebbe fatto.
“E’ solo… un tipo di divertimento.”
“Ti abituerai. Ti lascerò le mani, okay? Rimango qui, ma ti lascio.” lei rimase in piedi da sola per dieci secondi prima che lui parlasse di nuovo. “Vedi, sei grande.” pattinò lentamente indietro di alcuni centimetri lontano da lei, “Adesso voglio che cammini fin qui.”
“Uhm, William? Siamo sul ghiaccio e ho queste cose chiamate pattini,” lei non finì la frase.
“Lo so,” disse lui. “È il modo più facile per imparare; vai solo lenta.”
“Come se tentassi di andare veloce,” mormorò. Buffy si mosse lentamente attraverso i pochi centimetri di ghiaccio, alzando appena i piedi dal ghiaccio. “Ehi! C’è l’ho fatta!” esclamò felice quando raggiunse Spike.
“C’è l’hai fatta. Proviamo qualcosa in più e proveremo un po’ di pattinaggio.” Questa volta si allontanò di 10 piedi (3,05 metri) o 12 piedi (3,66 metri).
“Potrei essere Michelle Kwan! Questa roba è facile.”
“Ti viene naturale, luv.” era molto brava e imparava molto rapidamente, “pronta a fare un giro della pista con me?”
“Penso se tu sei pronto a fare un giro con me,” lei non aspettò Spike, iniziando a fare il giro per la pista con un sorriso enorme sul viso. “Andiamo lumaca!”
“Andiamo via così presto?” chiese Buffy; si stavano avvicinando le undici.
“No.”
“Okay… quando dobbiamo andare?”
“L’ho affittato fino alle tre così abbiamo un buon pezzo per più tempo.”
“Tre?! Varamente?” loro erano stati sul ghiaccio fin un po’ prima le sei — o almeno lui.
“Tre,” ripeté lui. “Ed se vuoi qualcosa da mangiare, fammelo sapere; ho un frigorifero con dei panini nella macchina.”
“Hai preparato tutto, vero?”
“Volevo che la giornata potesse andare il meglio possibile.”
“E ci sei riuscito molto bene — o comunque che la sentenza non è definitiva… stai facendo un lavoro perfetto.”
“Grazie, Buffy.”
“Così suppongo che quel posto ripagava ad ore?” erano quasi le quattro e loro erano sulla strada.
“Supponi giusto,” non elaborò.
“Così deve essere costato molto affittarlo per nove ore,” disse lei sperando di incitarlo a parlare.
“No. Non troppo,” non le disse che era per dieci ore, dalle cinque alle tre.
“Okay… bene, ti ringrazio tantissimo. Anche se non penso che potrò muovere le gambe per una settimana, è stato molto divertente — e adesso so che posso pattinare sul ghiaccio.”
“Puoi— e anche molto bene.” Il sorriso contento sul volto di lei lo ripagava di tutto — anche per i soldi che aveva dovuto pagare per quando doveva essere aperto per il pubblico. Veramente, cosa erano duemilaquattrocento dollari quando Buffy era felice e avevano passato una giornata che, senza dubbio, lei non avrebbe dimenticato? Inoltre, aveva molti soldi in banca, era giunto il momento che ne usasse alcuni.
Buffy non dormiva nella sua stanza ogni notte, ma lo aveva fatto la notte precedente così stamattina poteva provare il grande piacere di svegliarsi con lei arricciata a se. Dormire, in ogni senso della parola, con Drusilla o Harmony non era mai stato come ora.
Era come essere semplicemente così vicino a lei quando si svegliava, iniziava la giornata con una nota positiva. Almeno nelle notti in cui lei non aveva uno dei suoi incubi. Ma erano sempre meno frequenti e non ci pensava più.
Ricordava quanto si era senttio male quando aveva scoperto che Buffy non gli aveva raccontato dei suoi incubi, non prima della terza notte in cui aveva dormito nel suo letto, dopo essere svegliata da uno di quelli, aveva dovuto dirglielo. Gli aveva spiegato comunque che non erano preoccupanti e che non ci pensava se non quando accadevano. Spike aveva accettato la sua spiegazione ma le aveva fatto fare anche una promessa, che se ne aveva un altro e aveva bisogno di parlarne, sarebbe venuta da lui. E lei lo aveva fatto, e aveva aiutato perchè da quella prima notte erano decisamente diminuiti di intensità e costanza.
Avrebbe comunque voluto semplicemente prenderla tra le braccia ogni volta che qualcosa la feriva ed essere capace di farla andare via, il suo dolore gli faceva male e si stava ancora incolpando, almeno parzialmente, per tutto quello che era successo. Entrambi erano andati oltre e immaginava che un giorno presto non sarebbe più importato se fosse colpa sua.
Buffy era, come in ogni altro momento del giorno, bellissima quando dormiva. Sembrava un angelo, il suo viso era così pacifico ed era in momenti come questi che ricordava quanto fosse giovanel. Diavolo, era poco più di un’adolescente.
Loro, lui e Buffy, avevano parlato anche di questo. Aveva quattordici anni più di lei, e le aveva detto di essere preoccupato che un giorno si sarebbe stancata di lui. O che lui avrebbe voluto sistemarsi e lei non sarebbe stata pronta. Buffy, nel suo modo speciale, lo aveva rassicurato e acquietato tutte le sue preoccupazioni. Non c’era modo, aveva spiegato, in cui avrebbe mai iniziato qualcosa con lui, consentitogli di vivere con lei, se non avesse pianificato di farlo diventare di più. Non sarebbe stato giusto per lui, aveva detto, se avesse iniziato qualcosa senza pensare al futuro.
Ma lui aveva ancora paura di questo, che Buffy sarebbe cresciuta e si sarebbe resa conto che poteva avere più di lui.
“Su cosa sei così concentrato?” Buffy era sveglia ora e lo guardava.
“Niente di cui ti devi preoccupare, piccola” era quasi una bugia, ma sul serio lei non doveva preoccuparsi.
“Sicuro?”
“Certo. Allora, cosa vuoi per colazione? Penso che potrei farti qualcosa di buono oggi”
“Mi fai qualcosa di buono ogni volta che fai qualcosa. Quindi diciamo... oh, quasi ogni giorno” rispose Buffy.
“Mi piace fare la colazione per la mia ragazza. E poi così posso tenerti a letto di più” aggiunse, sperando che non venisse troppo notata la seconda parte.
“Ti ho mai detto che mi piace quando lo dici?” chiese Buffy.
“Dico cosa?”
“Chiamarmi la tua ragazza... io sto cercando di capire chi sono, sai” disse pensierosa “E mi piace che ‘la tua ragazza’ sia una parte di questo. Mi fa... mi fa sentire al sicuro”
“Ti amo” le disse prima di potersi fermare “Hey, vado a fare un po’ di colazione, okay?” le chiese quando vide che la sua ammissione l’aveva sconcertata.
“Hey!” lo chiamò, saltando sul letto appena lui lasciò la stanza. Buffy trovò William in cucina che apriva una confezione di uova.
“Ti va bene una frittata, piccola? Pensavo che potrei metterci un po’ di quelle verdure rimaste dall’ultima-”
“Spike!” lo interruppe, ma lui rifiutò ancora di voltarsi “William” lo pregò “Per favore voltati”
“Non posso” insistette.
“E perchè?”
“Non avrei dovuto dirlo” spiegò
Buffy ignorò il colpo di dolore che sentì al cuore, doveva tenere la mente fredda ora, stare male non avrebbe aiutato. “Vorresti dirmi perchè non avresti dovuto?”
“Non proprio”
“Lo farai comunque?” non le rispose per un po’ e lei non potè trattenersi “Dannazione, William! Sei tu quello adulto, che dovresti essere più maturo e tutto il resto, no? Se non lo pensavi, dimmelo. Ma non lasciarmi così”
“Buffy” disse, finalmente voltandosi ma non avvicinandosi “Come puoi pensare che io non lo intendessi sul serio?” la domanda fu chiesta in un modo che la lasciò attonita.
“Beh” iniziò sarcastica “C’è stato tutto il cambio di argomento e il correre fuori dalla stanza. Oh, e per non calcolare il ‘non avrei dovuto dirlo’”
“Mi sono spaventato, okay?” sbottò, ma si addolcì subito vedendola sussultare “Dio, Buffy, io... sto tentando così tanto di fare tutto nel modo giusto e volevo aspettare. Ma poi l’ho detto e... ho avuto paura di incasinare tutto. Allora ho pensato di uscire, sono venuto a preparare la colazione, così se volevi potevi semplicemente dimenticare e potevamo... rimanere semplicemente noi”
“Quindi lo hai fatto perchè credevi che io non volessi sentirtelo dire?”
“Si”
“E se lo volessi?” chiese speranzosa, e timida.
“Buffy?” chiese, ma sembrava più un avvertimento “Se mi stai prendendo in giro-”
“Non lo sto facendo” gli assicurò “Giuro di no” non sembrava ancora crederle così decise che, a questo punto, poteva prendere un rischio. Specialmente visto che non era così rischioso. “Ti amo anch’io, William”
Lui continuò semplicemente a guardarla, così divenne nervosa, e quando diventava nervosa balbettava.
“Sai, penso che dovremmo trovarti un nuovo cognome o qualcosa perchè beh, io chiamo sempre Giles, Giles, e lui è sposato con mia madre che lo rende quasi mio padre, patrigno, no?” continuò anche mentre Spike si avvicinava a lei “Comunque, dire Giles, anche se è solo un cognome... ‘Aspetta, c’è Giles’... mi suona strano e--”
“Buffy? Zitta” disse Spike prima di baciarla. Non era come uno dei loro grandi baci, era semplice e dolce. Ma Buffy smise di parlare come lui voleva.
“Ti amo, Buffy”
“Spike? “
“Sì, luv? “
“Bene, ti ricordi quello che ti ho detto che successe tra me e Angel, giusto? “
“Naturalmente”, come poteva dimenticarlo?
“E quello che è successo con Parker? “
Di nuovo, qualcosa che non avrebbe mai dimenticato. “Ricordo.”
“Penso che è una genere di cosa che non farei mai e poi mai di nuovo-- non precisamente la migliore esperienza di passato e tutti”, iniziò a spiegare.
“Quello è perfettamente giusto luv; inoltre, molte ragazze non sono--”
“Dio sei meraviglioso, ma quello non è ciò che sto dicendo.” Spike aspettò che finisse. “Ti volevo chiedere un favore”
“Sai che farei qualsiasi cosa per te, Buffy. Qualunque cosa --”
“Penso veramente che questo sia qualcosa che devi sentire prima di decidere.”
“Buffy, mi stai rendendo nervoso”, lei stava aspettando troppo per dirglielo.
“Mi sono trasformata in una regina del dramma, no? “ scherzò lei, ma lui poteva sentire ansia.
“No, non lo so,” iniziò lui a rassicurarla, “Sei solo nervosa--per qualche ragione.”
“Ma ho bisogno di smettere di essere nervosa-- non mi puoi promettere sempre che andrà tutto bene.”
“Lo voglio fare.”
“Lo so, ma non posso continuare così.”
“Solo provaci meglio.”
“Sarebbe più facile se la cosa stupida avesse delle migliori parole per questo! “ borbottò Buffy. “Voglio dire, ci sono delle parole che suonano troppo tecniche o altre che sembrano solo crude. È veramente stupido, voglio dire quanto può essere difficile pensare ad una parola... o anche un paio di parole, per descrivere quello che sembra piacevole. Veramente voglio dire. Se possono avere dieci miliardi di parole e frasi per il sesso loro non dovrebbero avere solo ‘sesso orale’ e ‘pompino’ per--”
“Gattina--” Spike doveva interromperla. “Se non stai chiedendo... o suggerendo... o qualunque cosa –è meglio se me lo dici adesso.”
“Bene, sono, quindi... sto solo immaginando come chiederlo, è tutto.”
“Buffy, non devi farlo. Non voglio che lo fai solo perché pensi che sia quello che voglio da te.”
“Ma mettendo da parte tutta questa roba, sarebbe qualcosa che vorresti? “
“Luv, tu e io sappiamo che non possiamo mettere da parte l’altra roba--”
“Lo so, ma se potessimo? “
“Pet? L’ha visto? E mi hai sentito l’altro giorno-- e approssimativamente cento volte da allora in poi? Io amo te, naturale che lo vorrei. Ma solo se... solo se per te va bene. Mi piacerebbe ma sarei perfettamente capace di viverci senza.”
“Spike, non posso vivere la mia vita permettendo a quei due di controllarmi. Se io... io non posso permettermi di non fare qualcosa per te, che veramente penso di voler fare solo a causa delle schifose cose che sono accadute con loro.”
“Possiamo aspettare sempre fino a che non sarai pronta, lo sai? “
“Qualche volta vorrei che non fossi così fottutamente nobile”, sebbene le parole furono aspre lei tentò di non permettere al suo tono di essere lo stesso.
“Beh, scusami se non voglio che soffri di nuovo.”
“Spike, a questo punto ho bisogno d’essere responsabile della mia vita. So che sarai là per me, ma prima o poi dovrò prendere le mie decisioni da sola.”
“So che non vogliamo dire questo... non sto cercando di farti sentire come se fossi incapace di occuparti della sua vita, Buffy. Sono solo... solo spaventato, va bene? Io odio il pensiero che ti possa ferire di nuovo e... e suppongo che sia più facile se, se lo fai, in qualche modo sia colpa mia e non tua.”
“Spike, non sarà colpa tua e neppure mia.”
“Credici o sto facendo solo l’autoritario.”
“Non sei ‘autoritario’ sei solo... protettivo e preoccupato. Mi darai una risposta senza parafrasi così posso smettere di preoccuparmi? “
“Che ne dici di dopo cena? “
“Vuoi farmi la cena prima? Se ti ci vorrà così tanto per rispondermi potresti--”
“Buffy, volevo dire ‘che ne dici di dopo cena’ per il fare, non per il rispondere.”
“Oh, così tu... “
“Vuoi farlo? Maledettamente giusto che lo faccio.”
“Hai bisogno d’aiuto per la cena? “ Buffy stava sorridendo di nuovo e Spike non poteva credere alla conversazione che avevano appena avuto. Era qualcosa che, per gli eventi passati, aveva deciso di non fare mai, ma Buffy l’aveva sorpreso di nuovo e... Dio, era magnifica.
“Sarebbe bello, luv. Puoi apparecchiare? “
“Non vuoi che mi brucio col cibo? “
“È la salsa di Alfredo, pet; non immagini un fuoco, specialmente non stasera.”
“Abbastanza giusto”, Buffy andò a prendere le posate e a metterle sulla tavola mentre Spike andò a preparare le tagliatelle con salsa.
“Angel è un individuo più stupido di quello che pensavo possibile.”
Buffy si mosse sul letto e si distese al suo fianco prima di chiedergli quello che voleva dire.
“Penso che dovrebbe essere ovvio quello che voglio dire; quell’uomo è un maledetto idiota se addirittura credeva lontanamente quello che ti ha detto. Perché, pet, se chiunque sulla Terra è migliore di te, non si pagherebbe solo cinque maledetti dollari.”
“Lo sta dicendo solo perché così lo farò di nuovo.”
“No, lo sto dicendo perché è vero. Se lo farai di nuovo sarebbe solo un bonus.” Buffy gli tirò un pugno sul braccio.
“So che è presto”, disse lei alcuni minuti dopo che nessuno di loro stava parlando, “Ma va bene se stiamo qui per... per un po’ di tempo? “
“Mi piacerebbe. Qualsiasi cosa, vuoi parlare o...? “
“Non c’è sempre? No, veramente... ho fatto qual solo... non voglio che pensi che--- le due cose non hanno niente a che fare l’una con l’altra.”
“La cosa che abbiamo fatto e quello di cui mi vuoi parlare, intendi? “
“Sì.”
“Perché dovrei pensare che sono collegati? “ Spike cominciò a mettersi seduto e a raggiungere ai pantaloni, ma Buffy lo fermò.
“Non sto dicendo che lo pensi. E puoi rimanere così? Mi piaci così”, ammise lei arrossendo profondamente.
“Finché ti piace”, rispose lui. “Parla, sto ascoltando; e non connettendo.”
“Che culo.”
“Ti piace il mio culo.”
“Beh, sì... ma non è di quello che stiamo parlando adesso, no? “
“Scusa, amore. Dimmi quello che stavi per dirmi. Sarò un bravo ragazzo e rimarrò zitto.”
Buffy posò la testa sul suo torace nudo e si sentì rilassata mentre lui le lisciava i capelli.
“Voglio tornare a scuola.”
“Pensavo che avessi finito la scuola, pet.”
“Oh, ho finito liceo. Volevo dire che adesso voglio andare all’università.”
“Quello è grande, Buffy. Tornare a scuola è un grande passo; hai già pensato a dove andare? “ tentò di nascondere la sua paura, ma fallì miseramente. Lui non sapevo cosa avrebbe fatto se lei fosse andata in qualche luogo a scuola e se lo avesse lasciato. Probabilmente avrebbe finito per seguirla.
“Non ti preoccupare così, dolcezza. Voglio solo andare al UC Sunnydale. Non penso che potrei riuscire ad andare lontano. Inoltre, è una buona scuola e mi piace Sunnydale. E alcune delle persone che si sono”, aggiunse lei.
“Puoi andare in qualche altro posto se vuoi. Ci inventeremo qualcosa... o possiamo, suppongo, fare una pausa.” una pausa che l’avrebbe fatto impazzire.
“È quello che vuoi veramente, William? “ Buffy sentiva quando duro era per dirle quello.
“Per l’inferno no, no. Ma voglio che tu sia felice e... e non ti terrò qui se te ne vuoi… andare. “
“Non mi stai tenendo qui. Hai bisogno di ficcartelo in testa, se volessi andare via, lo farei. Non sono così indifesa come ti piace credere.”
“Non volevo dire quello.” sapeva che lei gli stava mostrando qualche cosa e non ammonirlo.
“Sì, lo so. E so che sono stata io per prima a darti molte ragioni per pensare che ero l’ultima persona a cui dare in mano la mia vita. Ma... ma adesso le cose sono diverse. Io adesso sono diversa.”
“Lo so. Sto tentando di imparare, veramente sto tentando.”
“Lo so, ti amo per questo. E adesso è veramente abbastanza. Entrambi stiamo imparando a farlo.”
“Penso che lo stiamo facendo abbastanza bene. Adesso, perché non parliamo di qualcosa sull’università? “
“Beh avevo una domanda... “
“Vai avanti.”
“Mi aiuterai a guardare per i prestiti? Voglio scoprire le percentuali migliori e roba del genere; so che Giles si offrirà di pagare--o almeno penso che voglia, ma... “ Ancora non era molto sicura di dove arrivava la sua relazione con il suo patrigno.
“Ma cosa, Buffy? “
“Ma stiamo facendo del nostro meglio adesso, lui e io, e non voglio dovergli dei soldi.”
“Bene, so chi ti potrà offrire il miglior prestito”, disse Spike.
“Veramente? “ Chiese, “Di già? “
“Si.”
“Chi? “
“Io.”
“Cosa “
“Ho il miglior prestito per te.”
“Spike... non voglio avere debiti con te.”
“Hai ragione, non li avrai. Pagherò per te l’università, pet.”
“Non puoi farlo! “ protestò Buffy, sedendo leggermente così che potesse guardarlo negli occhi.
“Certo che posso. Io ho i soldi e in un altro modo finiresti per dover un sacco di soldi alla banca. Questa è la soluzione perfetta.”
“E cosa circa, io che ti dovrò dei soldi? “
“Semplice, non mi devi nulla. “
“Cosa... stai cercando di confondermi? “
“No”, lui rise, “Ma suppongo che l’ho fatto, Buffy permettimi di pagarti l’università. Non a titolo di prestito, non qualcosa che dovrai ripagare. Solo permettimi di farlo.”
“Come un enorme regalo? “
“Pet, pianifico di comprarti una casa un giorno.”
“Sai che puoi essere incontenibile? “
“Me lo hanno detto una volta o due. È un problema? “
“Solo. Non so come reagire è tutto questo.”
“Solo dimmi che mi permetterai di pagare.”
Buffy era esitante, ma i poteva dire che era qualcosa che lui voleva veramente fare. La vedeva come una semplice cosa, aveva i soldi, e lei ne aveva bisogno, così lo stava facendo per lei. E quando lo vide dal quel punto di visto gli sembrò abbastanza semplice anche per lei.
“Okay. E grazie.”
“Prego, pet. Adesso”, la tirò per farla distendere di nuovo, “Hai qualche idea su ciò che vuoi studiare? “
“Non sono veramente sicura... forse storia ma non so che tipo di lavoro mi porterebbe a fare.”
“Potresti sempre sposarti con il tipo ricco, così non dovresti lavorare.”
“Potrei”, concordò Buffy sapendo quello che lui stava veramente suggerendo. “Ma dovremo solo vedere.”
Le cose stavano andando molto bene per Buffy e Spike. Uscivano insieme da sei settimane e da due parlavano di scuola.
Giles ancora non era al cento per cento a suo agio pensando a loro due coe convinenti e si era molto arrabbiato quando gli era stato detto che avevano una relazione non così platonica. Ma teneva le sue opinioni per se dopo che sua moglie lo aveva informato cos’avrebbe scelto tra lui e Buffy se fosse stata costretta, e per esteso William.
Lanciava ancora velate frecciate a Spike e cercava di tenerselo lontano più che poteva. Nè Spike nè Buffy, che era lieta che Spike le avesse detto cosa stava accadendo, ne parlarono a Joyce, sperando che la sua rabbia potesse affievolirsi da sola.
Almeno questo non causava problemi per William come nelle prime settimane. Aveva preso tutto a cuore all’inizio, e le insinuazioni su come fosse colpa sua se Buffy aveva fatto ciò che aveva fatto non venivano prese alla leggera.
Ma William aveva detto a Buffy cosa stava succedendo e lei aveva fatto del suo meglio per permettergli di ignorare Giles. Gli ricordava che la prima volta che Giles aveva scoperto di loro l’aveva presa male ed era colpa sua se William se n’era andato. Questo aveva aiutato e Buffy aveva continuato a rassicurarlo.
Uscivano insieme quasi ogni fine settimana, e non tutti solo perchè a volte uscivano durante la settimana per avere più privacy e calma mentre mangiavano o vedevano un film. Buffy iniziava anche a uscire un po’ per conto suo. Non aveva voluto quando Spike aveva iniziato a suggerirlo, insistendo che non aveva nessuno da vedere e nessun posto dove andare. Ma William l’aveva convinta di aver bisogno di una vita al di fuori di lui e della loro relazione. Le aveva ricordato che lui stesso conosceva qualcuno a New York e in Inghilterra con cui parlava ancora, e ovviamente anche persone del lavoro. Lei non aveva nessuno di questi e sarebbe stato bello se ogni tanto usciva.
Buffy aveva in effetti visto Faith una notte quando erano al Bronze poco più di una settimana prima. Imparando dalle precedenti esperienze, aveva prima chiesto il permesso a William per ballare con lei. Lui l’aveva guardava come se fosse pazza e quasi l’aveva spinta sulla pista da ballo.
“Ti prego” aveva chiesto Faith “Dimmi che quello era il tipo di cui eri tanto presa”
“Cosa? Ti piace più di Riley?” scherzò Buffy
“Diavolo si! E spero anche tu o potrei offrirmi di togliertelo dalle mani”
“Non osare” l’avvertì
“Non preoccuparti, B. Finchè lo vuoi, è tuo”
“Lo è, vero?” certo che Buffy lo sapeva ma ora qualcun altro lo diceva “Allora, ha la reazione che ti aspetti dai ragazzi?”
“Come se non lo sapessi. Cos’hai fatto al poveretto?”
“Non lo vorresti sapere” mormorò “Diciamo solo che per quanto ero smontata io la prima volta che mi hai visto... beh con lui avevo smontato tutto dieci volte peggio”
“Poco ma sicuro qui sbagli, biondina”
“Che intendi?”
“Da come ti guarda, mi sembra che tu non abbia smontato nulla... montato forse, ma smontato no”
“Oh, ha solo in testa quella volta che mi ha chiesto se avrei mai fatto una cosa a tre e gli ho detto che magari sarebbe stato divertente-”
“Però B! Penso ci sia più di te di quello che avevo immaginato”
“-- ma che non ero sicura che dopo tutto ci sarei riuscita”
“Hai qualche questione sessuale in sospeso?”
“Più di qualche. Beh, io di solito... ci sto lavorando” ammise francamente.
“Tralasciando cosa potesse essere implicato prima, se decidi che la risposta a quella sua domanda è si, beh, io sono qui” le disse Faith come fosse niente.
“Davvero?” chiese Buffy.
“Vi siete visti voi due? Certo che si”
“Pensi di poter trattenere la tua attrazione sessuale abbastanza da girare con me un giorno?” cercò di far suonare la sua domanda seria come un gioco in caso Faith pensasse fosse pazza.
“Pensi di espandere il tuo cerchio B?”
“Spike-”
“Ti prego non dirmi che è il suo nome”
“Cosa?” disse Buffy fintamente offesa “Ovviamente non è il suo vero nome. È solo un soprannome”
“Dio, sei fortunata ragazza. Ti prego dimmi che te lo fai”
“Non ancora. Lo facevo prima di incasinare tutto ma ora... ora facciamo le cose come si deve
“Beh, farai meglio a farlo”
“Come se non volessi. Ora, posso dirti quello che tentavo di fare un minuto fa?”
“Certo”
“Spike pensa che sarebbe bello se io riuscissi a uscire anche senza di lui, ma mi annoio a stare da sola e poi penso di aver di nuovo bisogno di amici. Quindi...”
“Si, certo, ti do il mio numero dopo. Inizio sul serio a pensare che in te ci sia più che il colore dei tuoi capelli”
Lei e Faith facevano qualcosa una volta a settimana e Spike aveva ragione, la faceva sentire più indipendente. E comunque questa indipendenza non le faceva sentire meno bisogno di Spike, era un equazione interessante.
A volte Fred, un’amica di Faith, le raggiungeva quando andavano al centro commerciale. Questo era uno di quei giorni e Buffy sperava che la prospettiva di un altra ragazza e le sue opinioni potessero aiutarla con quello che voleva fare.
“Ragazze? Speravo che poteste aiutarmi a prendere delle cose”
“Che genere di cose?” chiese Faith.
“Il genere di Victoria’s Secret”
“Per uso personale o cerchi qualcosa per cui ti guardi Spike?” disse Faith mentre Fred rimaneva silenziosa.
“La seconda” rispose iniziando a essere nervosa.
“A cosa pensi?” parlò finalmente Fred.
“Victoria’s Secret va bene per la biancheria occasionale ma se B sta finalmente per dare a Spikey qualcosa, beh allora ci vuole qualcosa di diverso, no?”
Buffy non aveva idea di come Faith conoscesse il posto in cui erano finite, nè se lo volesse realmente sapere. Ma aveva procurato esattamente quello di cui aveva bisogno. Qualcosa che fosse sexy e che sapeva William avrebbe adorato ma che non costasse troppo, cosa che non le era parsa vedendo il negozio per la prima volta.
Buffy sperò che avesse ragione immaginando che anche William fosse pronto per questo. Non voleva rovinare tutto il divertimento e la spontaneità chiedendo ‘Hey, Spike? Ti va se facciamo di nuovo sesso?’
Spike era al telefono al momento con qualcuno del lavoro, parlando di un nuovo giornale, qualcosa di Inglese che apparentemente lo eccitava molto.
Sperava davvero che la chiamata andasse bene, non solo per l’ovvia ragione, ma anche perchè se non era così... si sarebbe rovinato il suo piano per la serata e poi... beh sarebbe stata stupida a mettersi in ansia da sola.
Buffy era già vestita nelle mutandine nere semi trasparenti e il reggiseno così decise di mettere sopra un abito prima di sapere com’era andata.
Circa due minuti dopo, Buffy sentì William terminare la chiamata e riagganciare.
E cambiò idea.
Spike non era sicuro di come la serata potesse andare meglio, o la giornata. Aveva passato la mattina con Buffy a cercare tra i registri dell’università e aiutandola a decidere quali classi frequentare. Poi erano andati a pranzo, in un ristorante carino lungo la spiaggia. Erano rimasti a passeggiare e a visitare i negozi vicini, non erano tornati a casa prima di un ora dalla cena. E Buffy lo aveva sorpreso quella sera, preparandogli un pollo decisamente buono.
Poi aveva avuto questa chiamata, molto più tardi del normale visto che l’uomo che aveva chiamato era a Londra e aveva voluto parlare a William prima di avere il suo meeting del mattino. Ma ora, a quasi l’una di notte, aveva finito il lavoro, finito qualunque cosa potesse dover fare, e pronto a passare la notte con Buffy, anche se non era sesso per ora era abbastanza.
Aveva già i pantaloncini con cui dormiva, lo era da ore prima di dover fare quella chiamata, quindi ora tutto ciò che doveva fare era entrare nella sua stanza e sperare che Buffy non fosse completamente addormentata. Voleva condividere la buona notizia con lei.
“Buffy?” chiese Spike, incapace di trattenere l’eccitazione nella voce. Okay, era nella sua stanza e non era decisamente addormentata.
“Spike?” sorrise lei.
“Ti rendi conto, vero, piccola, che non hai vestiti addosso?” era ancora in piedi sulla soglia, non si era mosso da quando l’aveva vista.
“Beh, ho questi addosso” indicò la biancheria. Aveva deciso un secondo prima di restare solo con quelli.
“Buffy... piccola... amore...” non sapeva cosa dire, o cosa dedurre.
“Stai per finire i nomi con cui mi chiami, vero?” scherzò.
“No per niente, ho ancora gattina e tesoro tra gli altri” recuperò andando a sedere accanto a lei sul letto “Se sto immaginando la cosa sbagliata, ti prego, dimmelo... ma se non è così... allora ora ti bacerò e non smetterò fino a domattina”
Buffy rispose muovendosi fino ad avere un ginocchio per ogni suo lato, sovrastandolo e baciandolo sonoramente sulle labbra “Farai meglio a non smettere”
“Non lo farò amore, mai” promise.
Stavano facendo bene le cose stavolta. Sapevano entrambi come l’altro vedeva la cosa ed entrambi sapevano cosa significasse. Sarebbe stata fatta nel modo giusto.
“Ti amo, Buffy” Spike ricadde sul letto, portando Buffy con lui.
Spike la stava ancora baciando quando Buffy si alzò per sedersi. Spike già non aveva la maglietta e lo stupido reggiseno impediva a Buffy di sentire la sua pelle, così raggiunse facilmente il gancio dietro e lo tolse. Sapeva che Spike la stava baciando mentre sfilava il reggiseno e sapeva che gli piaceva cosa vedeva.
Spike era deliziato dal modo in cui le ciocche dei suoi capelli le ricadevano sulle spalle coprendole leggermente il seno, pregò che lei non si tagliasse mai i capelli solo per quella ragione.
Buffy, apparentemente, sarebbe stata contenta anche di continuare solo a baciarlo, ma Spike aveva altre idee. Rotolandolo perchè Buffy fosse sotto di liu, si mosse lentamente sul suo corpo fino a raggiungere le mutandine per toglierle.
Quando notò che Buffy stava iniziando a raggiungere il laccio dei suoi pantaloni, Spike si alzò dal letto e li tolse completamente. “Buffy?” le chiese mentre era ancora in piedi “Abbiamo bisogno di un preservativo?”
“No... beh non per contraccezione”
“Allora va bene così, no?”
“Si” rispose mentre lui tornava nel letto con lei. “Farò l’amore con te, Buffy. Faremo quello che avrebbe dovuto essere dall’inizio”
Era più tenero con lei quella notte, mentre si muoveva lentamente dentro e fuori da lei, di quanto Buffy avesse mai sognato. Questo, lo sapeva, era come avrebbe voluto da ora in poi. Beh certo non lo avrebbe voluto sempre così lento e dolce, ma voleva... voleva gli stessi sentimenti dietro, voleva che questa fosse sempre una delle possibilità.
“Ti amo Spike, così tanto” sussurrò Buffy mentre le faceva l’amore. Mai prima si era sentita così tanto amata, e sperava solo che potesse continuare così sempre.
Spike si svegliò molte ore dopo che lui e Buffy si erano addormentati anche se pensava di non essere sveglio e che doveva stare ancora sognando.
Non che Buffy non gli aveva mai fatto prima quello che pensava che gli stava facendo adesso, ma… bene, lei l’aveva fatto solamente una volta e inoltre non l’aveva fatto veramente così. L’ultima volta era stata una piena di scoperta e solo un po’ di esitazione entrambe unite con un forte senso di lussuria e una sottocorrente di fiducia… e per l’inferno maledetto erano parole pensanti come ‘sottocorrente’ quando la calda bocca di Buffy era avvolto intorno al suo pene?
Tentando di non muoversi, preoccupato che questo fosse veramente un sogno e che troppo movimento lo avrebbe svegliato di sicuro, Spike prese molti respiri profondi, tentando di calmare il suo cuore in corsa. Dopo molto secondi che le sue labbra scivolavano su e giù sensualmente Spike seppe che non avrebbe resistito ancora allungo e ebbe bisogno di fare qualcosa per avvertirla che era sveglio.
“Buffy?” disse lui, la respirazione accelerata, muovendo un braccio sotto la coperta così che le sue mani stavano spingendo leggermente sulle sue spalle. “Ti devi fermare, amore.” pensava che gli uomini che dicevano ad una ragazza di fermarsi sempre prima che venissero era una cosa da pazzi perché, onestamente, quale era il motivo di un pompino se non venivi? Ma adesso voleva vederla —e più di quello che offriva alzando il lenzuolo.
Lentamente, e solo quando era sicuro che era troppo tardi, Buffy si tirò via da lui e scivolò sul suo corpo. “Ma hai detto che ti è piaciuto la scorsa volta,” disse Buffy con voce innocente, le braccia sul suo torace e il mento appoggiato sul polso mentre lo guardava.
“Bene, se tu non sei sfacciata di mattina,” disse lui quando pensò di riuscire a dire una frase – o qualcosa di simile ad una frase — senza suonare come un idiota che aveva corso la maratona.
“È il sesso,” disse lei.
“È così?” chiese Spike.
“Uh-huh,” rispose Buffy. “Mi fa sentire tutta… sfacciata.”
“Sai cosa vuol dire sfacciata?” Il modo in cui aveva detto ‘sentire sfacciata ‘ gli fece pensare che lei non era sicura di quello che voleva dire.
“Bene… non precisamente,” ammise. “Ma suppongo che non mi chiameresti così se fosse troppo cattivo.”
“Non ti chiamerei mai con qualcosa di cattivo, pet. Non adesso, quello è certo. Vuole dire che sei impertinente — intendevo quello.”
“Penso che posso trattare con l’essere impertinente,” Buffy dimenò il corpo mentre si stabilì più comodamente sopra lui.
“Penso che puoi trattare con un po’ di più,” lui alzò leggermente le anche contro le sue per finire la domanda.
“Sei sfacciato,William, sei solo birichino,” lui poteva dire che lei stava ancora rifiutandosi di chiamarlo Signor Giles a causa del collegamento mentale con il suo patrigno. Qualcosa che era perfettamente comprensibile.
“È il sesso,” disse lui — ripetendo la sua affermazione di prima— cercando di rimanere serio.
“È così?”
“Te l’ho detto, cerco di lottare contro lui, veramente lo faccio. Solo è troppo difficile quando cominci ti.”
“La nostra mancanza di vestire sta contribuendo?”
“Forse,” lui le mise le mani sulle anche.
“Allora forse dovrei andare a mettermi dei vestiti,” scherzò Buffy e iniziò a svegliarsi, sorridendo furba quando vide l’effetto che la parte inferiore del corpo che spingeva contro la sua aveva su Spike.
“Tu non andrai da nessuna parte, luv. E non ti metterai dei vestiti.” Spike li invertì così che lui fosse sopra.
“Cosa stai facendo?” chiese lei, sebbene era abbastanza sicura di sapere la risposta.
“Stava pensando a qualcosa come questo,” Spike si spinse leggermente tra le sue cosce, facendo si che separasse le gambe.
Buffy con la mano lo guidò dentro di se, “Qualcosa come questo?” Il resto della domanda fu interrotto dopo la sua spinta e il bacio. Il suo ritmo era molto più veloce, più forte e passionale — tutto i sentimenti di riserva e attenzione persi.
Presto Buffy e Spike stavano entrambi ansimando mentre lui continuava a entrare in lei, le gambe di lei avvolte ermeticamente contro la sua vita.
“Spike?” disse Buffy quando poté sentire gli inizi di un orgasmo che nasceva dentro se.
“Luv?” lui tenne l’ attenzione sul suo collo mentre lei parlava,e mordicchiandolo e succhiandolo in un modo che la rendeva selvaggia.
“Ti amo.”
“Ti amo anch’io, amore. Sono felice di riaverti.”
“E adesso tu mai e poi mai ti libererai di me,” lei strinse la presa che le sue gambe avevano su lui, attraendolo più vicino a se, ulteriore dentro, mentre sentì il piacere crescere.
“Bene, siccome non ti avrei lasciato andare da nessuna parte,” Spike si chiese come potevano continuare una conversazione quando era sicuro che entrambi erano così vicini all’orgasmo.
“Meglio così.” poteva dire che Buffy stava, più di lui, tentando di farlo durare.
“Lasciati andare. Vieni per me, Buffy” le disse lui con voce calda contro il suo orecchio. “Solo lasciati andare, amore,” disse mentre portava una mano in giù per strofinarle la clitoride. “Per favore, pet. Permettimi di sentirti venire intorno al mio cazzo, sentirti spremerlo in quella tua calda, stretta e piccola fica. Mi fai sentire così bene, come se fossi in un maledetto paradiso,” lui le tirò il lobo dell’ orecchio con la bocca e la combinazione delle sue parole, delle dita, del pene e della bocca adesso la stava facendo arrivare rapidamente all’orgasmo anche se cercava di resistere duramente. “Così baby, grida per me.” le gambe di lei strinsero ancora di più, tirandolo anche più vicino a se, la presa su lui che arrivava quasi sul doloroso. Ma il dolore era del genere piacevole e la sua vagina stava spremendo così ermeticamente il suo pene che sospettò che anche se sentisse dolore,non l’avrebbe notato sotto tutto quel piacere. Solo un secondo e alcune spinte dopo lui la stava seguendo nell’orgasmo, mormorandosi a vicenda il loro amore e adorazione contro le sue labbra dell’altro mentre la baciò.
“Non mi hanno mai sparato o non mi hanno mai arrotato con una macchina — tu mi hai fatto questo”
“Fatto cosa?” chiese Buffy confusa; erano passati molti minuti e stavano distesi insieme, i corpi ancora attorcigliati intimamente.
“Qualunque cosa che hai appena fatto,” disse lui pigramente. “Probabilmente potesti guarirmi di tutto — o al minimo farmi dimenticare che è successo.”
“Potrei farlo,” Buffy rise scioccamente, “finché tu mi fai quello che hai fatto appena.”
“Affare fatto,” lui spostò la mano dalla sua anca per prendere la mano e stringerla anche se muoversi era difficile.
“Spike?” chiese Buffy, quando era abbastanza sicura che lui era quasi addormentato.
“Hmm?” chiese lui assonnato.
“So… io so che come lo facevano prima non era giusto, ma… adesso le cose sono diverse,” ragionò lei, “ma… possiamo fare quello che facevamo?”
“Fare sesso in piscina?” scherzò lui.
“In verità, è quello che intendevo.”
Improvvisamente Spike sembrava molto, ma molto più sveglio. “Sei seria, luv?”
“Bene… si. Voglio dire… se tu —“
“Buffy, dimmi solo quello che vuoi.”
“Bene, naturalmente amo quello che facciamo durammo la notte e lo faremo di più se posso dirlo, ma…”
“Ma non vuoi fare l’amore solo nel letto?”
“E’ sbagliato?” chiese lei mordendosi il labbro nervosa.
“Gattina, quello è così lontano dal essere sbagliato.. che non è neppure nello stesso emisfero.”
“Veramente?”
“Vuoi andare a nuotare adesso?” disse lui come risposta.
Buffy lo fissò molti secondi prima di fare un enorme ghigno e baciarlo con grande appetito.
“Bene, lo vuoi?” chiese lui.
“Spike, siamo in pieno giorno e i miei genitori sono a casa,” gli ricordò lei.
Lui stava in modo definitivo cercare una casa per loro un giorno. Una con piscina.
“Stanotte?”
“Stanotte potrebbe funzionare — finché staremo silenziosi, più della volta scorsa.”
“‘ Noi?” le chiese lui. “Te sei quella che urla, pet.”
“Qualunque cosa dici. Oh, Spike?”
“Si?”
“La piscina non è l’unica scelta.”
“È così?”
“E’ così,” rispose lei, ridendo scioccamente quando lui cominciò a farle il solletico sui fianchi.
“Allora suppongo che dovremmo prenderci… un intero giorno per questo.”
“Dopo questo” dichiarò Spike “Non traslocherò più”
“Non è troppo male. Abbiamo quasi fatto comunque”
“Facile per te da dire, piccola. Non hai traslocato quattro volte in un anno”
“Immagino di no. ma questa volta... ne vale la pena, no?”
“Ne valeva la pena anche altre due volte”
“Spero bene che tu dica le due che penso io”
“Non preoccuparti amore, è così”
“Oh, Spike! Mi sono dimenticata di chiederti l’altro giorno, chi è Harmony?”
Spike non si ricordava se le aveva parlato di Harmony prima. Ma non c’erano problemi comunque perchè gliel’avrebbe detto ora.
“La ragazza che ho visto per un po’ quando ero a New York” spiegò nel modo più semplice possibile.
“Oh... huh”
“Si?”
“Ha chiamato l’altro giorno”
Come diavolo aveva avuto il numero?
“Ha detto qualcosa sull’aver cercato il tuo cognome” Buffy rispose alla domanda che non aveva chiesto. “Immagino che abbia cercato in tutto lo stato o in questa regione. Comunque ha chiamato diverse persone, e, um, una di quelle era Giles”
“Rupes gli ha dato il nostro numero?”
“Apparentemente”
“Wow” Spike non era felice al momento col suo fratellastro, non che lo fosse di recente “Aveva qualcosa da dire?”
“Beh, quando ho risposto, ha chiesto se ero quella stronza della tua ex” il modo in cui lo diceva fece comprendere a Spike che gli stava segretamente chiedendo cosa diavolo avesse detto a quella donna.
“Buffy, mi sono inventato qualche balla su una mia ex che mi ha ferito ed è per questo che non amavo Harmony. Ha cercato di chiamarti stronza una volta davanti a me e puoi stare certo che non ne è uscita incolume”
“Non era una bugia” disse Buffy
“Si che la era”“Ma io ti ho effettivamente ferito”
“E io ho ferito te. Ma non era per questo che non potevo amarla. Non potevo Buffy perchè non ho mai smesso di amare te”
“Davvero?”
“Davvero” si chiese come non ne avessero mai parlato prima “Pensi che richiamerà? Perchè se è così devo chiamarla io e dirle di smettere”
“No, voleva solo, beh apparentemente chiamava per dirti quanto non le importava se tornavi e che potevi fare ciò che volevi. Poi mi ha detto che potevamo entrambi andare all’inferno”
“Ho sempre saputo che era cortese”
“Ti prego dimmi che non è il tuo tipo di ragazza, Spike”
“Cosa? Volgare?”
“No, stupida”
“Sai che sei la mia ragazza, non c’è un tipo, solo tu”
“Si, ma comunque...?”
“No, Buffy, non mi piacciono le donne stupido. Sono uscito con Harmony perchè mi mancavi e lei ti somigliava”
“Beh buona cosa che fosse stupida, avevo iniziato a chiedermi se stessi sovrastimando la mia intelligenza in tutti questi anni”
“Sei una donna incredibilmente intelligente, Buffy. È per questo che ti trasferisci con me, no?”
“Ho vissuto con te tutto il tempo, stupido”
“Si, ma questo posto è nostro” rimasero entrambi in silenzio per qualche secondo, riconoscendo l’assoluta verità di quell’affermazione.
“Su, finiamo di fare le scatole. C’è una cosa che voglio fare prima che andiamo”
“Mi faccio una doccia, piccola. Maledetta California e questi giorni assurdamente caldi” Buffy notò quanto Spike fosse sudato per aver caricato le scatole.
“Penso che ne farò una anche io”
“Abbiamo le docce alla nuova casa. Perchè non vai a passare un po’ di tempo con tua madre prima che andiamo? È nervosa”
“Spike, non ci spostiamo neanche di due chilometri. È solo una mamma preoccupata. E poi, c’è una cosa che volevo fare con queste specifiche doccie. Beh, le mie docce in realtà”
“D’accordo. Pronta a partire in mezz’ora?”
“Puoi essere molto stressante, lo sai?” Spike si finse offeso ma Buffy lo afferrò per il braccio e lo condusse in camera sua “Hai una memoria così cattiva?”
“Evidentemente si. Di cosa stai parlando?”
“Ricordi qualche dialogo che abbiamo avuto su una doccia”
Beh, ne ricordava una ma era abbastanza certo che non fosse di quella che parlava. Ma del resto...
Buffy capì dal suo sguardo che aveva compreso esattamente di cosa parlava.
“Entra nella doccia, Spike. E non dimenticare di usare il sapone” Spike raggiunse la doccia in un lampo, dimenticando tutto il dolore e la fatica della giornata.
Aveva pensato di mettere poco sapone su di se, ma decise di voler restare il più vicino possibile alla fantasia che Buffy aveva creato, per quanto possibile.
Il sapone stava scivolando lentamente dalle sue spalle e dal suo torace lungo il suo corpo e alcune bolle d’acqua si formarono mentre l’aspettava.
E improvvisamente lei era lì, nuda e bellissima,
Spike le tenne le mani mentre lei si chinava, per non farla scivolare. In qualche modo, invece di diminuire la piacevolezza delle cose sapendo esattamente cosa stava per fare, l’anticipazione le rese migliori.
Buffy lo prese tra le mani e percorse tutta la sua lunghezza finchè l’acqua e le sue azioni non lo ripulirono dal sapone. Senza dargli possibilità di prepararsi, Buffy lo prese in bocca immediatamente.
“Ti piace Spike?” chiese spostandosi solo un momento, continuando a strofinarlo con le mani.
“Cazzo, si”
“Si, ti piace che ti succhio, vero?” di nuovo Buffy lo prese il più possibile, lentamente, facendolo uscire per riprenderlo in bocca di nuovo.
Questa volta Spiken on dovette immaginare le sue labbra attorno a lui, non dovette immaginare la sensazione della sua lingua, non dovette immaginare il suo aspetto, sulle ginocchia di fronte a lui. Questa volta, tutto ciò che doveva fare era guardare e... Dio, era meglio di qualunque fantasia avesse mai avuto.
Buffy poteva sentire che stava venendo, lui lo sapeva dal lieve sorriso sulle sue labbra prima... prima che lo inghiottisse se possibile ancora più profondamente nella sua bocca, e più forte.
E poi stava venendo.
“Ti leccherei su e giù, baciandoti la punta ogni volta finchè non diventassi di nuovo duro per me” ripetè le parole di mesi prima, prima di fare esattamente quello che aveva descritto.
Non ci volle molto prima che lei fosse in piedi di fronte a lui, più gloriosa che mai. Lo afferrò per i fianchi e si sistemò.
“Scopami, Spike”
“Dio, amore” si sentiva in grado di fare tutto e niente allo stesso momento, questa piccola e giovane ragazza riusciva a stregarlo. E lui adorava questo... “Vuoi che ti scopo qui nella doccia, vero? Proprio contro il muro”
“Ti prego, Spike” disse Buffy mentre lui l’alzava, tenendola per i fianchi.
“Su, gattina, allaccia le gambe intorno a me” Buffy eseguì “Lo senti contro di te?” oh si. Non era dentro di lei, ma lo sentiva sfregarle contro “Su, amore, prendimi in mano di nuovo e mostrami dove hai bisogno di me” non sapeva come ricordasse queste cose così bene, ma non le importava. Prendendolo come aveva chiesto, lo guidò alla sua entrata e spinse, penetrandosi solo per una parte.
“Non è bellissimo, Buffy? Averti dentro di me in questo modo?” questa volta sapevano entrambi quanto era bello.
“Si” gemette lei “Ti prego, Spike!”
“Lo vuoi forte gattina? La mia ragazza vuole giocare duro, huh?” si voltò perchè la schiena di lei fosse appoggiata alle mattonelle.
“Ti prego” sussurrò lei di nuovo.
“Così, amore, mi senti spingere dentro di te, sempre più forte. Sbattere dentro il tuo piccolo corpo, huh? È bello vero? Ti eccita, ti fa bagnare” questo era milioni di volte meglio di quanto avesse immaginato “Non è mai stato così bello vero?” non sapeva perchè continuava a chiedere domande di cui sapeva la risposta.
“No, Spike” rispose lei “Mai... più forte!” implorò, cercando di tenerlo più vicino anche se già la schiacciava contro la parete.
“Mi senti sbatterti contro il muro? Senti come non importa più nient’altro? Come tutto quello che riesci a sentire sono io che entro e esco da te?” e questa volta era vero, vero per lei. Quando era con lui, non importava come, il resto del mondo non importava più. Era solo lui, solo loro.
L’acqua scrosciava contro le sue gambe e inclinò i fianchi, voleva ancora di più.
“Così, amore, stringi quelle gambe, prendimi dentro, piccola” il suono della sua voce, la sua richiesta, e il ruggito che seguiva, e Buffy stava venendo improvvisamente, stringendosi attorno a lui.“Spike!” gridò portandolo nel suo secondo orgasmo.
“Oh, gattina. Dio, sei così buona. Proprio quello di cui ho bisogno” ancora non la lasciava andare, “Ti ho fatto male?” questa volta era libero di chiederlo.
“Non ci saresti riuscito neanche se ci avessi provato”
“Suona come una sfida, piccola”
“E sei pronto?”
“Se mi dai un momento lo sarò” ancora la teneva contro il muro.
“E sarebbe un buon addio alla casa” aggiunse lei.
“Sembra un magnifico piano”
Tre anni dopo.
Grazie alla scuola estiva e all’aiuto di Spike aveva avuto la maggior parte dei crediti, e Buffy stava per laurearsi tra pochi mesi corti, subito dopo le feste natalizie.
Stava per prendere la laurea in storia europea -- qualcosa che è veniva insegnato nelle scuole della California e, anche, in Inghilterra. Non aveva detto a William che quella era parte della sua ragione per aver scelto europea e non Storia americana. Non era sicura di quello che voleva fare, o dove, ma voleva avere tante scelte quante poteva.
Buffy ancora non era sicura di che carriera voleva intraprendere, ma stava pensando di fare altri corsi in futuro e diventare un insegnante di storia nel liceo o forse, lavorare in un museo.
Adesso tuttavia, il suo unico piano era prendere la laurea -- e poi progettare il suo matrimonio. Se Spike avesse seguito la sua idea sarebbero già sposati – per l’inferno, vivevano insieme da quattro anni. Ma Buffy non aveva voluto sposarsi durante l’università; non vedeva come poteva fare entrambe le cose allo stesso tempo.
Spike apparentemente capì perché, dopo quella prima conversazione, non l’aveva tirato di nuovo in ballo. Sicuro, le aveva comprato un anello di diamanti il primo inverno che erano nella casa, ma come le aveva spiegato quello non era un anello di fidanzamento perché il suo vero anello di fidanzamento sarebbe stato migliore.
E lo era stato. Alla fine di luglio, Spike le aveva chiesto solo alcuni mesi fa, di sposarlo. Le aveva dato l’anello di sua nonna, un bel vecchio anello con un diamante quadrato e Buffy non potesse credere alla sua bellezza. Spike le spiegò che non era il diamante più grande e se voleva qualcosa di più grande. Lei disse che portare l’anello di famiglia voleva dire tanto e inoltre, l’amava. Quindi, inutile dirlo, l’aveva tenuto.
Loro non si sposarono fino alla fine della prossima estate, lasciandole molta tempo dopo laurea per progettare tutto.
Giles non stava ancora accettando completamente la loro relazione, ma aveva lasciato gli insulti indiscreti dietro a se. Buffy supponeva che era soprattutto per sua madre. Sua madre che non poteva essere più felice per loro due. Joyce non sembrava agitata dal fatto che presto avrebbe avuto un genero quasi quarantenne, per cui William l’aveva ringraziata una volta privatamente. Lui sapeva la disapprovazione del fratellastro e questo lo stava sconvolgendo quanto Buffy e ringraziò Joyce per essere così d’appoggio, facendole sapere che sia lei che Buffy per lui aveva un valore che non si poteva esprimere.
Buffy si era fatta molti nuovi amici a scuola e lei, Willow, Xander, Fred, e Faith passavano insieme molto tempo... la maggior parte del tempo lo passava con William naturalmente.
Le piaceva avere molti più amici di quelli che aveva mai pensato di poter avere. Ancora di più, tuttavia, le piaceva avere di nuovo Spike. C’erano giorni quando lei aveva ancora dei momenti difficile , dove credeva che l’avrebbe lasciata, ma lui lo sapeva sempre e in qualche modo la rassicurava che era lui ad essere fortunato ad averla. Lei l’amava più di quello che doveva essere possibile.
Spike andava anche bene professionalmente, qualcosa che continuava a tentare di convincere Buffy che era per merito suo. Le disse che era lei quella che gli aveva dato il coraggio e che l’aveva fatto crede di nuovo in se stesso. Estremamente adulata, Buffy non era troppo sicura che doveva avere così tanti meriti.
Che era il motivo per cui era a casa da sola quel fine settimana – per il suo successo professionale. Lui era in riunione a New York col suo editore, mostrandoli quello che sperava stava per diventare il suo secondo romanzo. Il pugno, nato solo in due anni fa, era stato un grande successo, sia per la critica sia per le vendite. Tutti stava attendendo il seguito e finalmente l’aveva finito. Adesso tutto quello che dovevano accadere era che il suo editore doveva dargli l’approvazione finale.
Era felice per lui, naturalmente, ma a Buffy gli mancava terribilmente. Se solamente non avesse avuto la scuola lei sarebbe stata in grado di andarci. Ma l’aveva e così non era andata.
Ma forse...
Buffy trovò il blocco dove aveva scritto il suo numero di telefono e lo compose rapidamente. Erano le sei qui, così voleva dire che era... perfetto.Spike arrivò al telefono della camera d’albergo che stava suonando sperando che non fosse qualcuno che voleva parlargli di lavoro.
“Pronto? “
“Cosa stai indossando? “ Lei tentò di sembrare seducente.
“Buffy? “
“C’è qualcun’altra che ti chiama per farti questa domanda? “
“Bene… no, è solo--”
“Okay, quindi ricominciamo, va bene?”
“Certo”, concordò Spike, sentendosi molto meglio solo sentendo la sua voce -- e anche meglio per quello che pensava lei stesse per fare
“Quindi, cosa stai indossando?"
Fine
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